08 gennaio 2007

Saldi 2007 a Milano e leggi del marketing

Saldi a Milano 2007. Aiutiamoli.

La folla proteiforme e pachidermica che andava muovendo fronte-retro per il centro città?
Donne (o checche) isteriche allorché scoprono già venduto il loro sì il loro dannato capo che andavano aggrottando da mesi?
I saldi veri ma finti cioé fuffosi?
ecc. ecc.
Jamais. O meglio: sì ma non solo.

Da questi saldi invernali 2007 a Milano recupero già un'immagine che mi ha particolarmente disturbato.

A volte la moda é alta solo nel nostro cervello, non é propriamente alta nella misura di una maggior qualità. Eppure ci hanno indotto a pensare che sia "alta", comunque.
Tramite vari canali, certamente tramite advertising e altri messaggi perpeprati attraverso i media (vd. le sfilate, le riviste dedicate, ecc.). Tutto ciò, alla lunga, concorre a creare la marca e ad attribuirvi alcune caratteristiche distintive che la differenziano, ovvero rendono una marca riconoscibile.

Alla definizione di marca, concorre pure il packaging. Ad esempio la classica busta rigida di una griffe*. Ad esempio questa*

*

figlia probabilmente del seguente ragionamento ai fini un miglior posizionamento nella mente del consumatore (specie di quello che non ha acquistato nel negozio della suddetta griffe*):

Oro
: materiale prezioso
+
Shopping bag: medium (cartaceo) sul quale poter affiggere liberamente il proprio brand
+
Brand: vd. quanto detto sopra circa la marca
=
Busta dorata-->Opulenza-->Trasferimento di valore (barocco, sfarzo, pompa magna) al brand

ovvero,
LA LEGGE DEL TAMARRO

Ho visto questo sacchetto in giro a più e più riprese (ché gli stilisti della griffe* in questione, diciamolo, sono bravi nel loro mestiere e vendono che é una meraviglia) e ogni volta mi domandavo:
"Ma zio can, c'é davvero qualcuno che pensa che questa griffe* sia figa/in/fashion/alla moda/che giusti grazie a quel sacchetto?".

Se c'é aiutiamoli: sparategli!

*il tutto é protetto da copyright, e ci mancherebbe.

07 gennaio 2007

BEAT EPOQUE al LUCILLE, rock a Verona

LUCILLE, una rock'n'roll house a Verona di sabato e festivo...una serata trascorsa a riflettere sui motivi espliciti del declino dello stile di vita e della moda 60's, quando ancora nell'aria si poteva respirare la libertà di proporre globi luminosi sospesi al di sopra dei tavoli, strani strumenti musicali dall'ammiccante suono psichedelico a foggia di tastiere e repertorio di acconciature bizzose, riguardate, basetta in abbinamento.

I globi erano 24, le basette non si contavano. Ed era dolce perdersi in quel mare di luci rotonde a spirale avvolgente come un arma di Daltanius.

Animato da un forte e ground-based scetticismo riguardo la serata giungo in fine al LUCILLE, locale conosciuto per l'ampia porzione di suolo che in genere separa i suoi clienti e per l'offerta di vero rock'n'roll from the beat from the sixties from from from from. L'atmosfera è quella delle libertà sopra indicate a cui si aggiunge la piacevolezza di qualche birra e tequila, senza giubba di pelle o tigarto indumento ma con ardore disposto all'ascolto.

Il suolo di cui sopra sembrava drasticamente in continuo ridursi, il LUCILLE era in procinto di affollarsi, ma non tanto da divenire pazzo, il calore dell'ambiente saliva saliva e le luci giravano giravano. I globi di tenue luce bianca stavano prendendo fuoco.

Ed io..lacerato dal dubbio sospendo il giudizio e aspetto l'ascolto sondando lo spazio. Belle ragazze from sono accompagnate da up to 35 boys simili a pavoni, il banco in stile road bar pullula le tequile volano. Il ?dj? Suona per noi melodie antiche di un tempo passato fatto di ricordi e...non c'ero e non lo so, meglio di f dj comunque e della manica dei vocalist strapagati. Anni 60 ad ogni modo.


E comincia la musica..ritmata travolgente intensa, si sposa col profumo della mia birra, sembra, una musica fatta di vibrazioni riprese chitarre lancinanti su basi di trasporto certo innegabile. Molto calore per una serata che per una volta spegne il mio scettico pensare.

Ottima e classica quanto mai la performance del gruppo italiano dei GROOVE YARD per riscaldare la pista a mano a mano crescente la calca e il puzzo dei concerti. Le più buffe crature spiccano per la loro originalità, le ragazze from si scatenano ma sono inadeguato al ballo dei tempi andati, i miei piedi mi interessano poco.

La miccia è terminata e l'esplosione arriva con i THE MOVING SOUND, svedesi a tutto rock che trascinano tutti sul dancefloor, più aggressivi, più coinvolgenti una chitarra un basso le maracas la batteria e ancora lo strano strumento dalla riproduzione onomatopeicha inarrivabile ma psichedelica e d'effetto.

A chiudere i BLUE VAN, danesi ancor più arrabbiati ma meno in grade raccogliere la folla, voci acide e suoni grezzi. La serata finisce. Rimango sorpreso dalla presenza e dalla qualità dei musicanti, dalla location e dalle basette, sui globi del LUCILLE un post a parte. Forse.


Remember remember...

And now, tonight special..







06 gennaio 2007

Un altro capodanno da Butei®. Nuovi contributi dai lettori

Nuovi contributi da parte nei nostri lettori. I butei ci raccontano il loro capodanno e sentenziosi li ospita affettuosamente. Alcune considerazioni; le avventure dei Butei ai neofiti del Blog o a forestieri del magico mondo dei butei possono sembrare spesso assurde e a tratti inverosimili. Noi invece Butei fino al midollo (forse) sappiamo che fatti come quelli dei protagonisti di questa avventura potrebbero accadere in una qualsiasi serata tipo alcool-pacche-saluti-vecio-che sbronza. Tirare dritto ad una curva, rendere inutilizzabile la macchina, come gli autori del post, ti può costare almeno 3000 iuri. Smontare ed esclamare: “Somma…me son’ rampicà su pal monte…” bè, questo non ha prezzo (e comunque per tutto il resto c'è butel1card).
Del resto, parafrasando un po' il sommo Elio, per i Butei tutto è possibile, un Butel una volta è morto.

Un capodanno da butei
Flashback version: I preparativi.
ovvero quello che i butei avrebbero potuto fare ma grazie a dio non hanno fatto.

Come si sa, in ogni agglomerato umano esiste la funesta figura dell’organizzatore.
Anche tra i Butei esiste questa figura e per mia fortuna, tra Noi butei, tale ruolo è egregiamente svolto da una graziosa fanciulla che ha fatto irruzione nelle nostre vite approssimativamente quest’estate. Come si confa’ ad ogni organizzatore che si rispetti la nostra amica G*** da tempo immemore si aggirava per la dolce Verona fiutando l’aria in cerca di una valida location per degli altrettanto validi festeggiamenti di fine anno. Quand’ecco che, aggirandosi un giorno per uno dei Butei’s Headquarter, la Frinzi, la nostra G*** restò folgorata da un volantino che reclamizzava una prossima magnifica, impedibile, festa di capodanno presso l’Hotel Cristina di S. Rocco in Roverè Veronese.
Così, travolti dall’intraprendenza tipica del personaggio, ci siamo lasciati trascinare in un impresa stranamente intelligente per gli standard organizzativi propri del Butel medio: una spedizione in avanscoperta in vista del cenone di fine anno.
Caratteristica tipica dell’organizzatore è quella di coinvolgere in qualsiasi evento un numero spropositato di butei, gente che per lo più non si rivedeva dai tempi delle medie, ma che alle incessanti insistenze non ha saputo declinare la strepitosa offerta, giungendo con entusiasmo al tipico “puntel” dei Butei in Piazza Vittorio Veneto al grido di “ciao vecio com’ela? E’ a buso tempo che non ti vedevo” (vecchio schema pacche saluti ndR butel 1-2)
E così effettivamente è stato. Ritrovo fittizio ore 20:30, arrivo medio dei Butei ore 20:55. Consci che di li a poco il ritardo avrebbe toccato punte mai viste e considerando l’avanzo di n Butei aggiuntisi in regime di overbooking, si decide di dare il via ad una delle tipiche prove speciali Piazza-Ristorante (decisamente degne oramai di essere incluse nel circuito mondiale rally) con l’unica variabile, questa volta, della totale incoscienza di dove si trovi sto casso de Hotel Cristina. Fortunatamente, fiero nel suo capeggiamento di fila, sulle note della Cavalcata delle Valchirie, Butel-M* dichiara: “Io so dov’è: ci sono già stato.” infondendo una insperata fiducia nel resto della compagnia che si lancia al suo inseguimento.

Urge ora un piccola parentesi sul panorama montano che circonda la nostra bella cittadina. Per quello che mi riguarda l’approccio al fantastico mondo dei Lessini è sempre abbastanza traumatico. Il veronese benestante si schiera da tempi immemori in uno dei due partiti: Lago o Bosco. Ovverosia, la Verona-bene, da che mondo è mondo [non è vero, in realtà unicamente dagli anni ’60, ma è bello pensare che sia sempre stato così, ndr.] possiede alternativamente una seconda casa o in una delle ridenti località presenti sul Lago di Garda, o in uno dei tipici e amabili paesini arroccati sui nostri monti Lessini e pre-Lessini, una realtà quest’ultima, che gravita intorno al polo turistico per eccellenza della zona: Boscochiesanuova. Non è questo il luogo per una appassionante dissertazione sulla descrizione dei pro e dei contro delle due fazioni, ci basti sapere che il luogo che i Nostri stavano per raggiungere si trova sul versante dimenticato, per così dire, della nostra piccola Cortina in salsa scaligera. Ciò implica che una volta superati i metri 150 di altitudine sulla strada che porta a questi lidi, si ha l’impercettibile quanto opprimente sensazione di essere entrati in un tunnel spazio-temporale che ci sta lentamente riportando negli anni ’30. E proprio questa sensazione ci ha avvolto.

Tuttavia tale sbigottimento esistenziale, nel quale, eppure, i Nostri cominciavano a crogiuolarsi, è stato bruscamente interrotto dal tipico accadimento della serie: “prima o poi el dovea capitarghe”. Matteo-il-capofila ha fatto un dritto!Nooo!
“Eh butei, la strada ha curvato bruscamente, io credevo che la strada proseguisse dritta ma mi sono sbagliato, era solo una fucking simil strada sterrata. Somma…me son’ rampicà su pal monte…”.
Sconforto dei Butei.
Risultato: macchina inutilizzabile parcheggiata a bordo strada.
Già ma che strada? Dove siamo? Cazz* abbiamo sbagliato strada!
La situazione comincia ad essere drammatica: ore 22:30, i Butei dovevano essere al fantomatico Hotel Cristina alle ore 9:15 e non sanno dove stracazz* sia.
Puntuale arriva la telefonata di una parte della carovana che al grido di: “Mc Gyver ce l’abbiamo noi!” Presuntuosamente dichiarava di trovarsi davanti all’hotel in attesa che li raggiungessimo. Giungiamo ad una soluzione di compromesso dandoci appuntamento “a quello stop che c’è là” (ndR Butel 1-2 le indicazioni dei Butei fanno invidia al più preciso dei Tomtom go navigatore satellitare. Conosciuto anche come el tonto).
Scrutando le stelle e osservando i muschi sugli alberi, i Butei riescono in qualche maniera a ritrovarsi, e successivamente, come un’oasi nel deserto, giungono finalmente ad un benzinaio e di li a poco al famigerato Hotel.
Orrore: come ampiamente previsto siamo stati catapultati in un universo parallelo, in cui il tempo si è fermato, in cui le belle “gioine” erano belle nel ’34.
Veniamo accolti dall’affermazione: “La cucina è chiusa.” . Zio boa, pensano i Butei, ma pronta arriva una parziale smentita: “Se volete possiamo farvi delle pizze.”. Proposta più che ragionevole. L’amabile oste riesce però a deliziarci con una serie di colpi di classe in materia di “servizio alla veronese” (rinomato per la sua affabilità) che culmina con la consegna in tavola di una “mascarpone e rucola” senza rucola [una mascarpone sostanzialmente; verrà abbandonata alla terza fetta, ndr.], seguita dall’affermazione “emo finio la rucola”. Zio boa.
I Butei trangugiano il trangugiabile e si rituffano a capofitto nell’amabile piattume cittadino, assai paghi di questa esperienza montana.

L’esperienza ha avuto comunque delle note positive:

1-La molesta figura dell’organizzatrice ha forse inesorabilmente incrinato la sua credibilità, dando un assist formidabile ai suoi detrattori che poi avranno la meglio sull’effettivo svolgimento del capodanno dei Butei.
2- I Butei hanno trascorso il capodanno in un altro posto. L’acquisto a scatola chiusa di un capodanno @ S.Rocco sarebbe stato sicuramente improponibile, ma è stato meglio fugare ogni dubbio fin dal principio.
Siete delusi del vostro capodanno? Pensate che in fondo avreste potuto trascorrerlo in maniera molto peggiore. Come direbbe Igor [Aigor, ndr.], poteva sempre piovere.

Butel M*

05 gennaio 2007

Saldi a Verona 2007 - parte 2

Saldi a Verona 2007. Consigli per gli acquisti. Parte 2

Riprende dal post precedente.
Aggiornamento sui saldi a Verona

Emporio Armani, Verona, via Cappello: un solo consiglio, avanzate di cinquanta metri e compratevi un dvd alla Fnac. Al di là del discutibile vantaggio estetico offerto dalla terza (sottolineiamo terza) linea di ve Giovgio, il gioco è sempre lo stesso ogni anno: alzo i prezzi la settimana prima dei saldi, quindi te li sbatto li coi soliti (finti) sconti. Visto coi nostri occhi da un giorno all’altro, allucinante.

Armani Jeans, Verona, via Cappello: un solo consiglio, avanzate di cinquanta metri e compratevi un libro al Minotauro.
Bruschi, Verona, via Mazzini: ce n'é pure un secondo dietro il listone, pochi metri prima di GMC, ed un terzo alla fine di via Cappello verso ponte Navi. I prezzi di Bruschi sono notoriamente alti rispetto a calzature concorrenti di segmento "medio", per così dire. Tuttavia, se siete fortunelli, vi potrebbe capitare di fare il colpaccio: chi? Le ragazze, ovviamente. Per l’uomo comodi calzari romani o scomode Cesare Paciotti.

Iceberg, Verona, corso Porta Borsari: non particolarmente apprezzato da questi parti. Tuttavia, se vi piace lo urban wear, e lo sportswear soprattutto, qui trovate i rispettivi codici di abbigliamento riproposti in maniera “chic”, con incroci spesso appariscenti. Ottimo per risolvere i problemi di alta visibilità. I capi in genere non vanno a ruba quanto altrove, se aspettate una decina di giorni pagate tutto 50% e la scelta è ancora discreta.

Double Five, Verona, via Adua: un angolo di streetswear a Verona, ottimo per gli amanti del casual e dei caleidoscopi cromatici. Tra l’altro, spesso e volentieri, un angolo di gnocca a Verona (complimenti alle commesse). Una volta una vera e propria avanguardia tipo Urban Outfit a Londra, poi a suon di Tiger, Converse e l’immancabile marchio locale Franklin&Marshall (del quale leggenda non confermata vuole il proprietario essere socio) si è decisamente standardizzato, divenendo la mecca delle “compa dei portoni” e annessi gggiovani. Dal 30% al 50%, solito.

Kammi, Verona, viaPellicciai: vuoi una scarpa a prezzi stracciati? I saldi di Kammy fanno per te. Numero di utilizzi: 4-5. Il panificio a fianco, tra l’altro, é più caro (ma che focacce ragazzi…). Comunque attenti a questo negozio, che potrebbe essere un po’ l’Office italiano. Tiene modelli di calzature piuttosto originali, ottimi per sortite usa e getta a qualche party. Oltre a ciò, ampia scelta di Superga.

Lancini, Verona, vicolo Crocioni : ritrovo clou per l’abbigliamento del sempre gggiovane (che lo ritiene mai demodé), le vetrine di Lancini si distinguono tutto l’anno per giacche, pantaloni, sciarpe riproposte con osanno in sfavillanti colori pastello abbinati a mo di giustapposizione alla cazzo. Però tengono Burberry, e meritano d’esistere. La boutique donna lì contigua, manco a dirlo, è di tutt’altra guisa.

Lazzari, Verona, piazza Erbe: ad un certo punto tutte le fighe compravano da Lazzari, shop di ipotetica provenienza bolognese, propone collezioni donna tutto sommato originali (beh, c'é comunque un forte recupero qua e la, ma oggigiorno è così ragazzi), dalle tinte pastello, linee "pulite", ottimo rapporto qualità/prezzo. Gettonatissimi accessori e gonne, come pure certi vestitini. Tra i primi shop veronesi a proporre l’overdressing. Sulle cifre dei saldi non sappiamo niente: “zoccole della moda” sì, ma checche isteriche no. Girls, fateci il solito giro, ma occhio ai tessuti (che na volta iera mejo).

Diesel, Verona, via Mazzini: mai. Abbiamo detto mai. Sugli sconti non siamo informati, ma speriamo vi pelino per bene, ve lo meritate.
Peroratio dei butei a conclusione di sta solfa
Finita qui. Bene, consci che la nostra mini-guida non possa rivelarsi di soluzione a nessuno (giacché mai abbia voluto esserlo), vi auguriamo buona caccia.
Tuttavia, se risparmiate i soldi (secondo statistiche tra i 200-300 € pro capite) per farvi un weekend con Ryan Air in più, forse è meglio. Ci sono ad esempio voli a Parigi a 40 e meno € in questo periodo: al posto di una fottutissima cintura Gucci, ci fate andata+ritorno in due e probabile notte in hotel 3 stelle. In caso contrario, beh noi preferiamo il sillogismo: un capo ma buono (ricetta della nonna).
Ah, noi chiaramente non ci saremo, saremo già a Milano: cosa pensavate, di comprare abbigliamento cool a Verona? Folli!

Butel1 e Butel2

03 gennaio 2007

Saldi a Verona 2007 - parte 1

Saldi a Verona 2007. Consigli per gli acquisti. Parte 1

Aggiornamento sui saldi a Verona

E’ tempo di saldi invernali nei negozi di Verona.

Ai posti di blocco il 7 gennaio, ore 9.30. Le batterie di casalinghe sono già piazzate. A seguire, in scia: shop addicted, shopaholics, checche isteriche e fashion victims de noialtri (quei butei con la felpa de Cortez 2.0, gentile concessione by Franklin&Marshall).Alla volta dello shopping tour, è facile incorrere in errori di varia sorta. Tra i più gettonati: l’abito dalla taglia in più, vivamente consigliato dal commesso e dalla semprepresente “è la tua, è la tua, ti sta un incanto” (che poi, generalmente, è anche l’ultimo pezzo: se non lo prendi tu, chi se lo piglia più?); certo quel pezzo non è male ma “senti me [la mamma] non ti consiglio di prenderlo, che te ghe le sa uguale a casa” (e col cazzo che ce l’hai); per converso, quel capo dozzinale “dovresti prenderlo, che affare” (come le ultime sei stagioni); ma soprattutto, l’oggetto dei tuoi desideri, l’hai bramato per giorni, mesi, anni, costava 890 € fino al 5 gennaio, poi 990 € il 6 e il 7 col 30% non andiamo neanche sotto i 700 € (condire il tutto con tanto di pronuncia fantozziana).

Ci sarebbe poi da aggiungere il backoffice: questa teoria dei pre saldi veronesi (peraltro vietatissimi) riservati ai soli clienti e in anticipo di due settimane rispetto a quelli ufficiali, con sconti tra il 30% e il 50%. Sicché, quando iniziano i “veri” saldi, la pacchia è già finita: rimangono le taglie dalla 52 in su (ambosessi). Quindi, diciamola tutta: nel momento in cui scriviamo i saldi sono già finiti e tutti contenti e chiavati.

Di seguito una serie di tips secondo quanto emerso dalle recenti ricognizioni cittadine della claque di Sentenziosi.

Carnaby Street, Verona, piazza Erbe: un must per il gggiovane veronese, non sale non scende nelle ipotetiche classifiche di settore. Vi troverete qualche capo di Grifoni, Tonello, Messagerie ma anche Roberto Collina (sì bravi, anche noi ce lo siamo chiesto: chi cazzo è? Non sa, non dice). L’ultimo campionario non era entusiasmante, ripercorreva in maniera sostanziale le scelte degli anni scorsi. Nondimeno gli amanti del casual resteranno soddisfatti, comunque. Se capitate durante il primo periodo, vi beccate il 35%. Dopo un paio di settimane si passa al 50% d’ordinanza. Chicca: gli ultimi giorni, tutto a 50 € e gli abiti a 100 €, ovviamente per obesi o siamesi.

Follie Follie Donna, Verona, corso Porta Borsari: da prendere al volo le borse e le scarpe by Pvada, se vi piace la linea della stilista. Spulciate bene ogni angolo, salterà fuori pure qualche capo di buon gusto a buon prezzo (non solo Prada, naturalmente). Anche qui: prima intorno al 30%, poi si sale al 50%.

Folli Follie Uomo, Verona, via Oberdan: dall’anno scorso qualcuno ha pensato che anche sti poveri butei hanno diritto al loro abito Dior. Bene, scordatevi di trovarne anche solo mezzo, per quelli dovete passare massimo a dicembre. Che poi, questi abiti Dior by Hedi Slimane (bellissimi, per la maggiore) li avete mai visti addosso ad un butel di Verona, nonostante siano sempre esauriti? Eh beh, queste so domande: chi e quando se li mette, sti minchia di abiti? Chi sa, parli grazie. Solito gioco prima 30% poi 50%. Restano però pericolosamente in ballo le calzature: Prada, Gucci, Dolce&Gabbana, DSquared2 e Church’s (ma se siete dei “veri” borgotrentini, ne avrete già un paio da mo’).

GMC - Grandi Moda Calzature, Verona, via Fratta: trattasi di una sorta di outlet della maison Bruschi. In effetti non ci sono saldi veri e propri, giacché su tutte le paia di scarpe li esposte (alcune griffatissime) pende costantemente il 50%. Ma già che siete in giro a caccia di affari, fateci un giro. L’assortimento da uomo è un po’ un tiro a sorte: trovi 1 volta su 10, la donna (ma non mi dire!) trova tutto ciò che vuole, anche un idraulico.

Gucci, Verona, via Mazzini: senza invito, non entrate. E quando entrerete, sarà troppo tardi. Scherzi a parte, si tratta di uno dei negozi maggiormente presi d’assalto, fuori si viene a creare una coda stile discoteca (senza selezione all’ingresso). In verità le ultime linee sono state una forte delusione, da quando Tom Ford, prima, e la Facchinetti, poi, si sono dileguati, lo stile della casa ci ha un po’ perso. Si salvano tuttavia: accessori (sempre all’altezza) e parte delle calzature. Le ragazze riusciranno certamente a trovare qualche abito da sera di gran classe (ma lasciate perdere quelle borse iper-marchiate, grazie); per i butei c’è Zara.

Zara al Centro Commerciale Le Corti Venete, Verona, San Martino Buonalbergo: se n’era già parlato in precedenza. Un paio settimane fa, inoltre, Butel1 ha tentato una (deludente) sortita nella sede milanese. In sostanza: questi spagnoli, che non sono poi così rinomati per l’alta moda, c’hanno provato. E per qualche anno c’erano pure riusciti e fu la luce per il marchio Zara (pronuncia: “Zaira, la beshtia”), soprattutto per il prezzo abbordabilissimo (ma nessuno batterà mai H&M, intendiamoci). Poi, presumiamo sia andata così: lo staff creativo è stato risucchiato nella giungla del cattivo gusto spagnolo. Particolarmente fastidiosi i problemi legati alle taglie. Ora potete comprare una cosa da Zara e spacciarla per un Carrera originale. Inutile dire che la collezione da donna è di gran lunga migliore di quella da uomo (ma questa, si sa, é la tendenza generale della moda). Anche qui solito standard: prima 30%, poi chi più ha, più metta.

Dolce e Gabbana, Verona, corso Porta Borsari: qualche tempo fa evano i ve della moda. Poco dopo, forti della spallata yankee dei rappers (Sean Combs aka Puff Daddy in testa) sono diventati i re dei truzzi. Ed è così, innegabile, in particolar modo per la seconda linea (D&G). Ciononostante si cela sempre un genio manifesto e palpabile dietro parte delle loro collezioni, uno stile tutto loro, specie, e soprattutto, per la linea donna (a ridaje): i due stilisti sono in grado di cogliere e reinterpretare lo stile della strada (ricordate, se avete portato jeans strappati e scarpe nere in questi ultimi anni, in fondo è merito loro – che la scelta sia discutibile, è un altro discorso). I saldi, solitamente, partono dal 50% sin dai primi giorni. Come a Milano. Come é giusto che sia. Tuttavia, vi trovi pure i capi anteprima della stagione successiva: attenzione, non sono in saldo ovviamente (vero Butel1, caro coglionazzo).

Grifoni, Verona, via Adua: che dire di Grifoni? Grifoni in due parole: rapida occhiata alle ultime linee/tendenze, le copio, ci aggiungo qualcosa di mio (fosse anche solo il marchio dei Grifoni), li ripropongo con ottimi tessuti e tagli quasi sempre sartoriali (forte del mio probabile esercito di cinesi). Si presta meglio per lo urban o streets wear, ma troverete anche qualche buona calzatura (francesine e mocassini): quest’anno propone un loafer da uomo in marrone e un moncler dorato. Butel2 se lo comprerà, quindi appena vedete uno con un giubbotto d’oro, vi autorizziamo a “darghene”. Del resto, farebbe pan-dan col suo pantalone altrettanto dorato:


L’angolo da donna, piccolo ma spesso ricercato, propone appunto pochi capi ma una vasta gamma di tessuti, dalla pelle alle calde lane (cachemire compresi) stile plaid. Inutile dire 30% prima, 50% poi.

Continua al post successivo

Feste di Capodanno 2007 a Verona - Update

Capodanno 2007 a Verona. Altri episodi; altrove.

AGGIORNAMENTO
novità sulle feste di capodanno a Verona 2007

L'iniziativa "Raccontaci il tuo capodanno, vecchio!" ovvero "Capodanno a Verona: dì la tua pezzente" é stata raccolta da diversi figuri e si sono manifestati nella nostra casella e-mail nuovi racconti di capodanni dall'elmo di Scipio, d'un lato, e surreali sortite in posti dalla sconosciuta toponomastica, dall'altro.
Oltre a ciò, diversi i commenti a mo di recensione nel nostro post precedente. Si parla di capodanno al: Klub 59 in una e due parti dalla nostra inviata svomomane Porfiria ("Pensavamo di essercene sbarazzati, ma Porfiria torna in auge con un nuovo e sarcastico taglio commentizio" Corriere della Sera; "Un gradito ritorno?" La Repubblica; "Il ruolo di vomiteur le si addice, da Oscar" Vladimir Luxuria), Scalo Villafranca e Teca Verona, della quale ci vengono infine svelati i simpatici misfatti di cui alla nostro foto con ambulanza e pattuglie (tanto che, tra un pò, i ne blinda), per poi scoprire che é la solita scazzotata più o meno goliardica, ché "a capodanno ghe sta, ghe sta vecio".

Surreali sortite in posti fuori mano, si diceva: ladies and gentlemen, un altro gradito ritorno su queste pagine bloggare, welcome back to Alba/Duchamp con:

Ripicche barocche del 31/12/06

Eravamo "Io" il "Preciso" e "Sburella", consci di aver deciso per l'ultimo circa una ridente frazione che chiamerò Pelalocco, un sito che più avanti dirò, poco distante dalle cave torbiere di Figasio.
Eravamo partiti tutti in orario tranne "Er Bugia" che aveva dovuto accompagnare sua zia a noleggiare un Apecar e si era fatto aspettare per 66 minuti.

Partimmo con la seicento multipla del Preciso (chiamato così perché quando si accoppia, indossa tre preservativi uno sull'altro per essere al sicuro e anche perché ama l'odore di gomma bruciata). Seco ci portammo panza, presenza e null'altro.Durante il viaggio Sburella che da sempre e' considerato il nostro capo per via del successo indiscutibile con il gentil sesso, ringhio' effervescente: ''Sapete amori miei, ieri 30 dicembre, mentre mi facevo la barba per il 31, ho perso l'equilibrio e ho pure perso il programma della festa dentro la vasca. Attimi di sano smarrimento, fino a quando si seppe che Sburella, previdente fino al parossismo, aveva fatto una copia di esso.

Quando di corsa entrammo in Pelalocco con 57 minuti di ritardo, di fianco all'oratorio ci venne incontro il priore della confraternita del paese, gia' piuttosto meravigliato.
Il Preciso si guardava intorno furibondo, infine sghignazzò: ''Si, mi ricordo, quì e' dove facevo parapendio nella mia malinconica infanzia!''
In realta' Pelalocco era meglio nota per essere il luogo in cui era morto ammazzato un illustre garibaldino, tale Pippola da Caldiero, appunto.
Talchè entrati, non ci aveva convinto la temperatura della sala danzante destinata all'interno della sacrestia, ma non riuscimmo a sottolineare il nostro deliquio, anche perché Sburella e Er Bugia, già venivano alle mani per via del conto dell'autogrill.Fu quando andai nello spogliatoio/bagno e osservai il caro Preciso in mutande e canottiera, che concepii una maliziosa fantasia: immaginai di nascondergli le scatole di preservativi, prima che lui potesse correre a rifugiarsi con il suo unico amore vero, cioe' la musica. Ma ahimè, ci accorgemmo ben presto che l'impianto amplificatore si era rotto e il DJ resident, Don Gomma (quello che cancella i peccati), divenne decisamente maleducato.

Ma de sciò mast go on !!
Facemmo nonostante cio' del nostro meglio per divertirci, sebbene il consigliere comunale di opposizione, che pure era giunto di corsa da una riunione, russasse rumorosamente.
Così, tra bicchieri di carta, spumanti chimici e panettoni stravaganti, si svolse il caunt daun …meno 5…4…3…2…1…
…Sburella si era già addormentato sul salvagente a forma di papera del priore, finalista nella specialità rana nelle parafrancescane del '72.
Tra i commenti post party ritroviamo un:
''La nostra festa e' stata labile, trottolini amorosi meno la ripensiamo meglio è!'', di Sburella
''All'anima de li mortacci vostri'', sussurro' Er Bugia fiero del suo accento laziale.
"Ma la finisci di esprimerti come un borgataro? Mannaggia di quella scrofa imbalsamata'', ricusò Il Preciso
Er Bugia si incazzò li per li, per un bel po' ''Ce l'avete con me solo perche' non ho portato i dischi dei Village People'' piagnucolava. Non era vero ovviamente, visto il nome spara solo minchiate inverosimili.

In questa confusione quasi nessuno mi noto' mentre aprivo le cassette delle offerte vicino all'altare maggiore. La mia avventura fu tuttavia di breve durata: breve collutazione con il priore e fuga strategica.Nondimeno spuntavano nella notte, nuvoloni carichi di pioggia e venivamo invitati a toglierci di torno il prima possibile.Risalimmo in macchina pensando ai prossimi appuntamenti delle mondanità locali. Ma era poco probabile. Nella provincia delle cave torbiere non saremmo tornati facilmente.

Non scorderemo mai l'inizio dell'anno '07 a Pelalocco.

Alba/Duchamp