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05 agosto 2008

Manifesta7: Biennale Europea di Arte Contemporanea - Trentino

"Manifesta è una delle più importanti Biennali Europee di Arte Contemporanea bla bla bla".

Manifesta7 Trentino Alto-Adige Trento Bolzano

Ogni anno si sposta. Finora a: Rotterdam, Lussemburgo, Ljiubljana, Francoforte, San Sebastian. Quest'anno arriva in Italia ospitata da un'intera regione che fa sistema (escludiamo SUBITO il Veneto): il Trentino Alto-Adige, che un giorno si decideranno a chiamare Trento-Bolzano, forse.

Manifesta 7, una mostra-collettiva-evento lunga più d'un estate, dal 19 luglio al 2 novembre 2008, con un cuore frammentato in varie sedi espositive da Trento a Bolzano ("sedi scelte fra alcuni dei più significativi edifici storici e di archeologia industriale posti sull’asse del Brennero, da Rovereto a Trento, da Bolzano al Forte di Fortezza in comunicazione gli uni con gli altri: “100 miglia per 100 giorni").

Qui il programma completo di Manifesta con artisti e singole tappe.
Consigliata per un giro fuori porta, anche perchè sia a Trento e Rovereto che a Bolzano ci saranno vari eventi collaterali.

Consigliati
Lista troppo lunga, quanta voglia di sfogliarla: azzardo (sottolineo azzardo) a dire che "c'è un po' di tutto, bravi tutti!". Tra le varie schede consultate, mi ha incuriosito il video The Language of Things di Angela Melitopoulus tedesca con cognome greco che vive a Cologna (quindi nel cuore pulsante del sistema dell'arte contemporaneo tedesco) innestato su citazioni di Sulla lingua in generale e su quella degli uomini di Walter Benjamin, robe tipo: "Ogni evento o cosa è inserito in un modo o nell’altro nel linguaggio; in quanto è essenziale per ognuno convogliarne il contenuto significativo", video leggero, dalla durata ideale di appena 30 minuti, sembra fornire validi spunti per la nostra cultura frammentaria priva di persistenza e consistenza, ottima per dozzinali chiacchere al bar di 2-3 battute al massimo per raccontare alle pheeghe quanto ce stiamo bene co a cultura noantri.

26 maggio 2007

Festival Futuro Presente: Effetto Bertolucci al Mart

L'eco di Sentenziosi si va allargando. Norma in questi casi vuole che fra i lettori a seguito di un blog vi sia qualcuno che partecipi attivamente. Nico ('a romanaccia per i più intimi) è una delle nostre trashreporters più apprezzate e si è recata al Mart di Rovereto per Effetto Bertolucci, parte del Festival Futuro Presente.

Antefatto
Era una notte di Gennaio, la vigilia di un esame orripilante, quando uscendo sconfortata dalla mia cameretta romana, mia affaccio in sala e la mia coinquilina mi comunica che stavano dando un film “un po’ strano” su rete 4… dopo la pubblicità scorre la scritta in sovrimpressione The Dreamers – I sognatori.

festival futuro presente

“minchia figata! – pensai - è uscito tipo 3 anni fa e io ancora non l’ho visto”... ho fanculato rapidamente il manuale oggetto di studio e mi sono incollata allo schermo.

Non starò qui a sbrodolare sulla bellezza del film, peraltro sufficientemente discusso a suo tempo, né sulla comunque indiscutibile bravura di Bernardo Bertolucci… ma vogliamo piuttosto parlare del cast? Nessun butel sano di mente avrà da obiettare circa l’incomparabile atomica pheegaggine di Eva Green alias Isabelle, probabilmente nota ai più per essere stata la bond girl del recente 007 Casinò Royale. [ndSentenziosi: un vero butel ha visionato ogni cm quadrato di Eva Green e seppe apprezzare cum magno gaudio]

festival futuro presente mart
Sempre una grandissima topa

Possiamo invece, care butele, aprire un dibattito in merito ai suoi due coprotagonisti: Michael Pitt alias Matthew, che se non sbaglio deve aver fatto in tempi non sospetti qualcosa in Dawson’s Creek, e Louis Garrel alias Theo, che il pubblico italiano non si è filato né ante ne post Bertolucci, nonostante sia figlio di Philippe Garrel, da molti considerato l’ultimo regista della Nouvelle Vague. Che dire: personalmente il primo, che interpreta nel film il personaggio la cui posizione maggiormente condivido (e invidio!), non mi suscita niente di particolare, il secondo, invece… lascio parlare le immagini:

effetto bernardo bertolucci mart effetto bernardo bertolucci

Ma torniamo a noi: l’esame andò così bene che m’è toccato ridarlo la settimana successiva, ma da quel giorno, come una fan adolescente delle Spice Girls, cercai informazioni su film e apparizioni, successi e amori del mio beniamino (nonché del regista nostrano, del quale, a onor del vero, ad oggi ho visto solo due film e mezzo!) Niente nulla nada fino alla metà di Marzo, quando grazie a Google scopro che “…Louis will be in Rovereto..in honour to Bernardo Bertolucci…” Co – co – cooosa? Insomma per farla breve dal 3 al 12 Maggio il geniale team del Mart (Museo di Arte Contemporanea di Trento e Rovereto) ha pensato bene di dedicare la terza edizione del Festival FuturoPresente a Bernardo Bertolucci creando la rassegna Effetto Bertolucci, e dal canto suo quel ggran ggiusto di Bernardo ci ha voluto regalare una serata (che dovevano essere due) con 2/3 degli attori protagonisti del suo ultimo film: Eva Green e Louis Garrel, appunto.

(…) Dopo Merce Cunningham e Philip Glass, al centro dell’edizione di quest’anno è Bernardo Bertolucci, protagonista di una delle esperienze artistiche più significative della storia del cinema degli ultimi quarant’anni. Giovanissimo esordiente influenzato dalla poetica pasoliniana, Bertolucci ha rapidamente raggiunto una cifra stilistica pienamente autonoma, che si è definita proprio a partire dalle intense relazioni stabilite con le arti figurative, la tradizione musicale e la cultura letteraria. Il suo cinema è infatti profondamente segnato dalle collaborazioni con musicisti come Ennio Morricone, Ryuichi Sakamoto [ndSentenziosi: immenso!], Gato Barbieri e David Byrne, dal confronto con matrici letterarie che rimandano ad Alberto Moravia, Stendhal, Jorge Louis Borges, Paul Bowles, James Lasdun e dal dialogo con tradizioni figurative di grande intensità (si ricordino solo i tributi a Francis Bacon, Ligabue, René Magritte, Pellizza da Volpedo). Maggiori info su quanto vi siete persi su www.festivalfuturopresente.it.

Effetto Bernardo Bertolucci - Mart Rovereto

Il giorno 22 Aprile parto da Roma, tappa a Verona, per arrivare a Rovereto city alle ore 8.30 del 23 Aprile e attendere l’apertura della biglietteria del festival che sarebbe avvenuta… alle 10. Volevo scongiurare il rischio che una folla di trentini si accampasse nottetempo nella hall del Mart per poi accodarsi dall’alba di un lunedì mattina e fregarmi tutti i biglietti: non c’era un anima. Fortunatamente mi son portata appresso un’amica aspirante ingegnere edile che ha passato un’ora abbondante a disegnare la struttura architettonica del Mart. Alle ore 10.20 o’clock acquisto due biglietti in quarta fila centralissima: missione compiuta.

L’attesa febbrile dell’evento mi logora, mi faccio mille …, ehm, storie: nella folla i nostri sguardi si incontrano, lui mi sorride, le mie gote arrossiscono, il cuore batte forte, si avvicina splendido fra i flash dei fotografi, il chiassoso mondo attorno a noi si annulla, i contorni sfumano, mi cinge la vita e mi bacia appassionatamente… e nella scena successiva mi accascio sfinita accanto a lui, che si accende una sigaretta nella sua camera d’albergo.

Il giorno 11 Maggio parto da Roma all’alba, tappa a Verona, (ceretta, manicure, pedicure, peeling, shampoo, doccia, dress, trucco) e, poiché la persona deputata ad accompagnarmi mi tira il pacco più pacco della storia e non trovo un sostituto/a a pagarlo oro, prendo il treno delle 18.30, che però all’altezza di Avio si ferma nel bel mezzo della valle dell’Adige. Anche le macchine sull’autostrada sono in coda. Panico. Una nuvola di fumo nero davanti a noi. In quel momento ho pensato quanto Murphy fosse ottimista e Kafka fiducioso. Manco si riesce a telefonare che la linea è intasata. Rido istericamente con le lacrime agli occhi. Il treno riparte: scorre sul finestrino l’immagine di un camion in fiamme a un palmo dal guard-rail. Grazie Signore, grazie (cinismo q. b., del camionista non c’era traccia): pochi minuti prima delle 8 atterro a Rovereto city.

I miei attori(/The Dreamers)
Ipereccitata e turbata arrivo al Mart: varia ggente ggiòvane, ma anche no, perlopiù trentini. Entro all’Auditorium Fausto Melotti e vendo il biglietto che ho in più (al manco quela). Apre la sala. Come una cogliona mi fiondo dentro: infatti Eva e Louis a quanto pare sono arrivati dopo pochi minuti, hanno salutato le folle e la serata, come di norma accade, è iniziata con una mezz’oretta di ritardo. Lo so, voi Butei mai avreste fatto un tale errore strategico.
Le luci finalmente si abbassano, il presentatore presenta l’ospite, l’ospite entra sorretto da “una sorta di girello” causa “una specie di super ernia” (come dirà lui stesso l’indomani, n.d.n.), saluta, ringrazia dei copiosi applausi e invita gli invitati a entrare. Tu-tum tu-tum tu-tum. La sala trepida. Entrano due semidei: lei in total black sobrio, capello liscio e trucco leggero, lui in grey-blue suit, white shirt, capigliatura sconvolta.. scarpe da montagna coi lacci rossi e borsa del pc: bohèmien, o meglio, un bonazzo.

Deglutisco per non far colare la bavetta. I tre si accomodano, l’interprete si piazza fra i due francesi. Bernardo esordisce con una breve introduzione su come è stata concepita la sceneggiatura del film e inizia a spiegare come mai ha scelto Louis per The Dreamers. In pratica, l’ha visto, e ha capito che sarebbe stato lui per via della sua aria borghese e annoiata. Come si suol dire: ‘sti cazzi.

Poi spiega che, deciso Louis, cercava una ragazza che dovesse interpretarne la sorella gemella, e la sua casting director gli proponeva un sacco di “figlie di” interessanti, ma nessuna che avesse quel qualcosa in più… finché non ha visto Eva, anche lei “figlia di” tale Marlene Jobert, attrice francese abbastanza famosa che lui ricordava per una scena che riteneva intrigante in non so che film (forse di Godard). Dunque, una volta provocatala, e avendo lei reagito in modo giudicato giusto (in realtà non ha spiegato in cosa consistesse questa prova, e nel frattempo Eva ha fatto una faccia come dire “ha sì?”) la Green fu scritturata.

A questo punto Bertolucci le fa una domanda generica in merito all’esperienza di girare il suo primo film. Lei risponde compita ma girata verso Bertolucci e la povera interprete le chiede di voltarsi che se no non sente un fico secco. Lei vagamente seccata annuisce, e si rigira a parlare con Bertolucci. A questo punto interviene Louis dicendo in francese rivolto alla sua collega qualcosa come “La stai facendo soffrire”, riferendosi alla traduttrice che sta scrivendo come una dattilografa in calore e allungava il collo disperatamente per tentare di riuscire a sentire. La sala ride. Eva sembra aver finalmente recepito. Bernardo interpella Louis. Anche Louis risponde. Ovviamente non ricordo affatto cosa l’interprete abbia interpretato dei discorsi fatti dai due, non ero molto lucida (in compenso posso dire con una certa sicurezza che Garrel si è toccato i capelli 3 volte, mangiato una pellicina dell’indice della mano sinistra 2 volte, e del medio una volta, che ha spostato il pc 2 volte perché come l’aveva messo la prima volta rischiava di cadere, e che ad un certo punto ha accavallato le gambe).




Riprende la parola Bernardo e propone a entrambi di raccontare un po’ quali siano state le loro successive esperienze cinematografiche. Eva racconta di aver fatto due film americani, l’ultimo dei quali è appunto Casinò Royale, e tenta di giustificare tali scelte dicendo sostanzialmente che se il tuo primo film è di Bertolucci, tutto il resto sembrerà merda in confronto. Come darle torto, povera ragazza? Poi tocca a Louis, che decide di parlare in italiano (imparato non ho capito bene dove, forse al Conservatoire National d'Art Dramatique, forse dalla sua presunta compagna, l’attrice italofrancese Valeria Bruni Tedeschi - sorella di Carla Bruni).



Prosegue dichiarando che, visto il film di Bernardo, suo padre, manco fosse l’Uomo del Monte, ha detto “Good!” e l’ha mandato a comprare tutti i costumi del film perché anche lui voleva fare un film sul ‘68 (Les Amants réguliers, 2005, film di 3h in b/n solo in francese – io l’ho visto coi sottotitoli in tedesco, ché je ne parle français pas - grazie a cui Garrel padre ha vinto il Leone d’argento 2005, e Garrel figlio, che ne interpreta il protagonista François Dervieux, ha vinto il premio César – l’Oscar francese - come Meilleur jeune espoir masculin, cioè migliore giovane promessa maschile, n.d.n.). Continua spiegando come lui ami molto partecipare alle manifestazioni di piazza a Parigi, ma che, avendo fatto due films sul ’68, ora non può più perché “tutti mi cercano, mi chiamano Theo o François, mi chiedono di mio papa…” Scatta l’applauso.

festival futuro presente

Riprende la parola Bertolucci per un paio di words&fruits in merito alle critiche mosse al suo film, ossia sul fatto che sia stato da alcuni giudicato pornografico per la “frontal nudity” dei protagonisti , dicitura contrattuale che lui ritiene senza senso e che sta a significare la nudità completa dell’attore/trice nel film, nonchè in merito al fatto che non fosse in realtà un film sul ‘68, perché i tre ragazzi vivono perlopiù in casa e solo alla fine prendono contatto col mondo esterno. A questo proposito Louis interviene ancora una volta dicendo in italiano: “Mio papa è rimasto molto impressionato dal fatto che Bernardo abbia fatto un film sul ’68 distribuito dalla Fox!” Risate e applausi. Giustamente Bertolucci ha fatto notare la differente interpretazione del ’68 data da lui rispetto a quella data da Garrel senior, sia da un punto di vista filmico, sia per così dire metafilmico (nel senso che Les Amants réguliers è stato prodotto da Maïa Film in collaborazione con ARTEfilm, roba di nicchia, pare).
Detto questo, essendo che s’era fatta na certa, han salutato, ringraziato la pia interprete che se non sbaglio si chiamava Alessandra, e si sono ritirati dietro le quinte. Pausa, tutti fuori a fumare e mangiare mele verdi fornite in simpatiche confezioni cubiche di cartone dallo sponsor laTrentina. A seguire proiezione del film. Io mi son detta: non ho interagito con nessuno, il film già l’ho visto (anche se in italiano, mentre lì era in v.o. con sottotitoli, come a detta di Bernardo dovrebbe sempre essere per poter vedere in azione l’attore e sentire la sua vera voce, cosa che in Francia pare sia la norma), le stars usciranno da un cunicolo segreto che li porterà direttamente oltre il traforo e l’ultimo treno è alle 22.20. Me ne vado.

Ancora si devono rimarginare i tagli e le ustioni che mi sono autoinferta su tutta la superficie cutanea: l’indomani sera il responsabile del teatro mi rivela che (di Eva in realtà non ho chiesto, ma:) “Louis è stato alla mano, ha chiacchierato con i ragazzi fuori dal teatro dopo l’incontro..bla bla bla”. Goccia puttana, vedi però che la sera dopo né lui né Eva si sono presentati per la serata conclusiva, in barba a quanto annunciato da brochure, per cause ignote (ipotizzo un mero inganno scientemente architettato dall’organizzazione, maledetti).

Il mio mondo
Il giorno 12 Maggio, dicevo, ho effettuato nuovamente la medesima disperata ricerca di un accompagnatore/trice, interpellando stavolta pure la crew dei Butei, ma manco loro mi si sono filati di pezza [ndSentenziosi: è un duro business ragazza quello della trash inviata, un duro business...], e dunque ho ripetuto sola soletta, cullando le mie dolci illusioni, il ciclo styling-travelling-selling ticket e ho atteso l’inizio di quest’altra serata. Interessantissima, irriproducibile, anche perché leggermente lunghetta (2h nette) a base dei seguenti ospiti (in ordine di intervento): Marcello Garofalo, collaboratore de “Il Manifesto” e “Ciak”, critico cinematografico e saggista, che ha funto da presentatore, Morando Morandini, giornalista, critico e coautore della Storia del Cinema Garzanti e del best-seller Dizionario dei film Zanichelli, Jacopo Quadri, collaboratore di Bernardo Bertolucci per il montaggio dei film L’assedio e The dreamers, Matthew Spender, scultore e pittore, amico di famiglia di Bernardo, realizzatore delle quarantasette opere in terracotta utilizzate sul set del film Io ballo da sola, Lucilla Albano, professoressa di cinema all'Università di Roma 3, nonché cognata dei Bertolucci, ed infine ovviamente Bernardo Bertolucci himself.

Immaginate però la delusione quando ho capito che una delle poltrone sarebbe rimasta vuota tutta la sera (nell’altra ci si è seduto un ominino curioso, credo un aiuto regista di origine inglese). Ovviamente questo duro colpo ha minato seriamente la mia resistenza psicofisica, e, conclusa la conferenza, mi sono ridotta a passeggiare per le erte e inanimate viuzze di Rovereto, unico suono il ticchettio sconsolato delle mie ballerine rosse, aspettando che il mio papi arrivasse a prendermi in auto (thanks daddy!). Una volta seduta sul sedile mi sono istantaneamente addormentata.

Ho sognato di un sognatore.

Nico

12 marzo 2007

Trento's challenge..Sentenziosi al Momà


SENTENZIOSI HEADQUARTERS IN TRENTO

103456-34222 ZULU

7/03/2007

ORE 8:00



Butel4 giunge puntuale, lo aspettavamo da tanto noi Sentenziosi qui a Trentanamo. Davvero avevamo bisogno di lui. Due sentenziosi, due seal pronti a tutto. Una sola missione, salvare quel puledro dopo aver prelevato dei reperti antichi ed esserci assuefatti all'amaro sapore del Montenegro, volando su un biplano bimotore bistrattato e bisognoso di riparazioni. Due pacche sulle spalle, battute sconce, commenti beceri così come ci insegna Butel2.


Ad ogni modo ci trovammo 11 ore più tardi davanti al Duomo per poi affrontare il primo target della nostra serata, l'aperitivo “da Giorgio”. La bruma ci avvolge, ci mescoliamo alla folla che gremisce l'uscio. Butel4 non si fa pregare e subito ci ritroviamo nella mischia per un bicchiere di spritz all'ombra della facoltà di Economia.

Che si scriva così o meno, la suddetta bevanda non entusiasmava, ma l'ambiente non deludeva le aspettative di blando conforto reciproco riguardo le aspettative sulla imminente notte a Trento. Un sostegno che dai ce la facciamo.

Ma nemmeno il tempo di carpire le certe informazioni che avremmo sicuramente raccolto, che una pioggia insistente scatena solo il nostro fuggi fuggi al grido “Non ce la farai Trentanamo!!”.


Ci siamo in breve riorganizzati e dopo circa 3 ore e mezza eccoci di nuovo per le strade con il solo scopo di liberare questa città da anni di pregiudizi volenterosamente impegnati a seppelirne il ricordo sotto metri di noia quando non di neve.


Main target MOMA', locale ancora in fasce e di fresca inaugurazione nelle mani di uno staff consumato. Prendiamo contatto alle 23:30, il mercoledì è serata universitaria e gratuita. Scendo delle scale con pareti a specchio preceduto dall'apripista Butel4. Devo ammettere che la realizzazione del locale mi ha ragionevolmente sorpreso, linee pulite, un bel bancone, tavoli opulenti, divani in pelle,giuste luci tra il rosso ed il bianco. Volgiamo verso la pista nella sala più grande. La struttura a volte questa volta non opprime l'eventuale ospite, divani semi circolari tradiscono il passato della struttura, che qui ospitò il night club “Mandragola” pace all'anima sua che vagherà per qualche girone.


Locandina ufficiale dell'inaugurazione









bancone with some drinks but no food at all

La clientela conferma la natura della serata, le pheeeeghe che tanto ci piacciono non mancano. Uno sguardo con Butel4 e siamo già fuori diretti al bersaglio secondario la celebre “Cantinotta”.

Disco-risto molto figo poco lontano, con le fattezze di una cantina da salami, da botti, da piano-bar, con qualche tavolo qualche divano muri con pietre sassi legna e antichi graffiti rupestri. Sulla pista due strani individui ma poca clientela, in attesa di altra clientela a sua volta in attesa di clientela per giustificare la propria presenza di clienti.

Evacuiamo. La decisione era presa..serata al Momà.

Ma prima...Boston Pub, fast food nei pressi con modici prezzi specie sugli amari nazionali..poca spesa tanta resa, all'insegna del drink low-cost venendo a patti con il fascino dell'arredamento.


Butel4 finisce d'un sorso il suo sciroppo al limone e ci troviamo nuovamente dentro il Momà. Il locale è pieno, la pista colma, la clientela è quella paventata e ci sono pure gli sbronzi, e per fare qualche metro occorre sgomitare il giusto e le pheeghe non sono andate via...



Questo lo offre la photogallery del sito ufficiale



Cosa ti turba allora Butel4? Hai pure una Bud fresca con goccie e riflessi bronzei in mano...

Allora capii. Non era la bella dancer in bianco con le sue generose forme e nemmeno la ragazza dei sessanta e nemmeno quella zebrata alla ottanta-perché perché non sei nelle foto....

Stacco aulico, qualcuno mi passi una cetra..


Butel4,

Tu che ami le onde pompare sonore

con le casse allungare le ore

che scorron sul caldo e bagnato crinale

dove la carne si muove ferale

di fronte all'unico scempio dove mai ti sei piegato

se non quello del volume verso il basso ripiegato.


ATTENZIONE, al Momà la commerciale, l'house, la techno, l'hip-hop sono trattate tutte allo stesso modo: A BASSO VOLUME.

In effetti ai nostri occhi questo è stato il marchiano fallo per quella sera. Ambiente e atmosfera assolutamente di livello, buone presenza, ma c'è chi va in disco per sentire del baccano ed è giusto che quel qualcuno venga confortato con centinaia di decibel.


Perlustriamo ancora il luogo, ammiriamo i lussuosissimi priveè. Mentre stiamo uscendo s'ode un singulto com'eco d'un grido che fù: seven nation po po po po po po. Due voti in meno alla faccia del resident della Bai Imperiale con licenza di salire a Trento.


Trentanamo non ci ha vinti, il locale non ha deluso. Torneremo per valutare ulteriormente e sfonderemo la linea “Cantinot..ta”.

Qui terminano le trasmissioni della squadra 5th November, distaccamento Trento.

17 novembre 2006

Appaio nelle sere d'autunno..butel3

Remember remember....vivo l'esperienza come un passato che torna ogni settimana sempre uguale a sé stesso eppure sempre in ciclica evoluzione. Parlo dell'aperitivo trentino, un aperitivo consunto di tradizioni importate e mal assimilate. Divertente insomma. Ne traccerò d'ora in poi una breve mappa che si contorce un po' su sé stessa, limitandomi ai luoghi più frequentati ed estendendo la mia sotterranea osservazione anche ad alcuni luoghi di aggregazione serale. Partiamo da questa parola: aggregazione; nel caso di Trento è corretto parlare di aggregazione? Ritengo che timore di disaggregazione trentina. Non c'è un solo luogo che in quattro anni di frequentazione di questa bella città abbia saputo attrarre e calamitare l'attenzione di individui in modo da divenire un riferimento in termini assoluti per la popolazione universitaria. Occorrono precisazioni contestuali. La gioventù si frammenta e polverizza nella tutto sommato soddisfacente offerta di bar, locali, discoteche di bassa lega ma dal discreto fascino, presenti a Trento..non c'è il “catch all party” ( enorme gioco di parole ) in grado di mobilitare in maniera convinta e massiva gli universitari. Si esiste un bar, il Fiorentina, che il martedì raccoglie presso i suoi lidi una discreta folla di giovani attratti dalla birra ad un euro e spritz ad un euro e benzina al basilico gratis se la vuoi la bevi. Questa folla fa dell'instabilità e dell'eterogeneità i suoi due caratteri principali....va si muove torna si sposta perché passa l'autobus va in letargo dato l'inverno di rigida fede come lo si usa qui per poi svegliarsi ed esplodere la bella primavera. Cosa dici andiamo al Fiorentina? Un adepto vero come potrebbe rispondere?...e invece? Si dai, passiamo poi se mai vediamo cerchiamo. Più che un locale è un call center..arrivo-cerco-bevo-vado il servizio costa 1€ a birra più lo scatto alla risposta. Quindi è una massa di movimento che mal si presta ad una qualche definizione..ma non sfugge al libro bestiario. Ci sono, partendo dal fondo, gli spritzatori autoprodotti, seduti sui gradini con decine di bottiglie oramai vuote tra le gambe e sui quali mi dilungherò previo sommo consulto onirico con il Sommo Butel0; ci sono poi le scimmiette sulle spalle..gli studenti della scuola media superiore che mossi da foga alcolica e di consumo della vita presta rappresentano una buona fetta dell'aperitorta; sulla strada imperversano poi i giureconottami, strane bestie che marcano il territorio appoggiando bicchieri di plastica a terra fino a costruire palchi nuziali di corteggiamento per le femmine delle loro specie, i giureconottami sono animali altezzosi, prepotenti forti del loro numero e dalle strane fogge antistoriche; ai margini del bosco ecco i più mobili di tutti, i r.d.p.v che neanche il tempo di notarli e sono già spariti, eccesivo il costo della chiamata?; ci sono i sociali pupazzi colorati di sociologia che si muovono allegri da un gruppo all'altro. In tutto questo parlare spiccano i personaggi così come piacciono a noi..ma tutti me compreso ci perdiamo nel niente e nello sguardo di un anziano umano che passando poco lontano ci vede come mostri..quando cala la sera a Trento è davvero meglio uscire. Tutti.


Non c'entra nulla ma..sto guardando il programma di M. Santoro: ma la Borromeo bionda e carina? Ma che cazzo..ma gli autori cosa le scrivono.. non lo scrive lei..vero? Vero?


A presto..the 5th of November.

Butel3

06 novembre 2006

Butei reloaded: Butel 3, on board


Butel3..si muove silente sta in disparte ma osserva e conosce molto (tutto?).. mi presento indossando maschere di Fawkes nelle notti Trentine e Veronesi..detto questo avrete presto mie notizie Butel1 e 2