Recensione Daft Punk concerto a Torino
Daft Punk in concerto al Torino Traffic Festival 2007
Confermiamo la nostra (breve) incursione al Traffic di Torino, tuttora in corso, e rispondiamo agli assatanati che per mail ci chiedono documentazioni a riguardo. Per i groupies più esigenti, abbiamo preparato una sinossi audio-video della durata circa 20 minuti del concerto dei Daft Punk, divisa in due parti, oltre a due altri brevi filmati (Lcd Soundsystem e Tarick1). Segue la recensione, con video e foto del concerto appunto.
Diciamo a grandi linee che l'esibizione dei Daft Punk a Torino è sicuramente ok, un grande evento, vivamente consigliata, bis-ancora-daje-ridaje, pur non reggendo il confronto con quella di Parigi, ad esempio. Per una serie di ragioni che ora discuteremo.
Ma procediamo con ordine.
Sentenziosi va a Torino, con incredibile puntualità. Anzi, in anticipo addirittura.
Per una serie di ragioni che ora non spiegherò, mi trovai a Milano il giorno precedente il concerto. Alle ore 22.15 salgo sul Mombasa, l'African express di Trenitalia che collega Milano a Verona Porta Nuova dalle ore 20.00 in poi, per un pacato ritorno a casa dopo un pomeriggio speso (è il caso di dirlo) tra Montenapoleone e via della Spiga per gli irrinunciabili corollari dell'uomo di stile, Butel Vogue 2007.
Come Upstream, noto frequentatore del mezzo, vi saprà spiegare, sul Mombasa ad un certo punto, siamo dalle parti di Bergamo, scatta l'ora X: vengono distribuiti caschi e banane, ci si prepara all'assalto dei predoni a caccia di blood diamonds, parte il nastro registrato di un Nelson Mandela disperato perchè lui s'era battuto per tutt'altro, ecc. E non scherzo: il quartetto al mio fianco in carrozza, intorno alle 23 estrae dapprima un cesto di frutta, quindi banane in copioso numero. Trattenere le risate, scelta doverosa se ci tieni a tenere quella banana (e chissà quant'altro) lontana dal tuo orifizio anale, è stata una delle esperienze più estreme della mia vita.
E la cosa veramente preoccupante è che QUELLO NON ERA IL MOMBASA: alle ore 00.15 il treno arriva a TORINO Porta Nuova. Smonto con una nonchalance ed un'aplomb da flemma inglese, noncurante della mia coglionaggine o, meglio, dell'ennesima figuraccia Trenitalia. Tutto ciò, mentre i veneti alle mie spalle s'intrattengono col controllore tirando giù il firmamento come solo i veneti d.o.c. sanno fare e minacciando querele ai suoi danni, uno che ha passato al rastrello una decina di biglietti Milano - Verona Porta Nuova senza rilevare pecche.
E' così: volevo Verona, mi danno Torino. Diceva bene lo spot: "Un'esperienza a bordo dei nostri convogli!". Dopo una breve dietrologia, si scopre che i pannelli alla stazione di Milano s'erano guastati "fatalità" per quei 5 minuti necessari a guidare me e gli altri sventurati sul treno errato. Assurdo.
Ad ogni modo, io e Nonchalance (la mia nuova compagna) procediamo come nulla fosse accaduto in direzione dell'albergo di Sentenziosi, a circa 70m dalla stazione. La scena di Butel1 che entra con le borse di Prada, Jil Sander, Dior senza alcun bagaglio dicendo: "Salve, ho deciso di anticipare di un giorno il mio arrivo" è tanto triste quanto idiota. Receptionist: "Ma non ha del bagaglio, scusi?". Risposta dell'alter ego di Butel1: "No". Risposta di Butel1: "Le pare? Io compro tutto nuovo ogni giorno, tse".
Butel2 mi raggiunge tra le risate il giorno seguente, in serata, mentre io approfitto del giorno extra in visite a musei e gallerie. Ribatezza la cosa "La maledizione di Sentenziosi", ti costringe a recensire locali ed eventi anche contro la tua volontà. Colpisce in genere i deficienti.
Museo Egizio - Torino
D'accordo: la sede espositiva è suggestiva, il museo è il secondo più grande al mondo (dopo quello del Cairo) dedicato esclusivamente alla rappresentazione e allo studio di questa civiltà, il prezzo del biglietto è decisamente onesto (e son 3 euro per gli under 26). Ma, insomma, poniamoci una domanda: almeno voi non siate dei bambini o, da bambini, abbiate amato all'eccesso questa civiltà, chissenefrega della civiltà egizia? E soprattutto, parliamo di attese: cosa vi aspettate da un museo egizio? Appunto: sarcofagi, mausolei, tombe (e le differenze sarebbero?), papiri, reperti che vanno dagli utensili casalinghi ai casalinghi post-mortem, statue di sfingi, dinività e imperatori, ancora statue. E andiamo, vi sparate la "culturalissima e artistica" combo Stargate + La Mummia e siete a posto. Scherzi a parte, è roba da veri curiosi del genere. O bambini, appunto.
Al piano inferiore, due sale di tutto rispetto: vi trovano alloggio le statue di divinità, imperatori e le immancabili sfingi. Certo che dopo la decima statua identica della dea Sekhmet, cominciavo a nutrire dei dubbi pure su questa sezione. Un po' come i busti di un Giulio Cesare, moltiplicati qua e la' senza alcuna logica.
Archeologia, punto e stop, a mio avviso è difficile parlare di arte, nel senso moderno del termine: anche questi reperti rientrano naturalmente nel novero della cultura e della rappresentazione, ma è tutto troppo naif. In fondo parliamo di millenni addietro. Ho così apprezzato, al contrario, le didascalie a guida della collezione, ovvero l'impronta storica, sintetica e precisa, in particolare le informazioni in merito alla conquista macedone di Alessandro Magno, la fondazione di Alessandria, il successivo periodo Tolemaico, la conquista romana, il periodo copta insomma.
Una volta e mai più.
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
La pinacoteca si trova in cima al Lingotto, il multi centrum multi piano a forma di lingotto appunto, lo scrigno di Renzo Piano, un po' centro commerciale un po' sede espositiva e fieristica, che ospita peraltro i due Hotel Le Meridien, dei quali il nuovissimo Art+Tech è un grandissimo lavoro di design ultra moderno e radical chic. Ospita anche la facoltà di Ingegneria, se non erro.
Nel 2002 gli Agnelli fecero donazione all'omonima fondazione del loro patrimonio artistico, relativamente ai quadri. Poca roba. Toviamo qualche Matisse, un Picasso, un Sironi, un Modigliani, un Balla mi pare, qualche Canaletto e altri, senza possibilità di inquadrarli in un'affinità tematica o cronologica. Una superficie minima per un numero davvero limitato di opere. La temporanea è al momento composta da una collezione di ceramiche regali, di manifattura napoletana per lo più. Per vecchiette.
Prezzi da petroliere (7 euro) e servizio da barbone. Meglio di tutto, il panorama che si gode dalla cima del Lingotto, "chè Torino è tutta tua", pur non avendo una Tour Eiffel.
Sentire - Una mostra da ascoltare
Una piacevole sorpresa questa mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dal 1 giugno al 23 settembre 2007. Per svolgimento e originalità, una delle mostre dell'anno. Da trattare in un post ad hoc. Intanto, consigliatissima.
GAM di Torino
No, non ci sono stato alla Galleria di Arte Moderna. La visitai in passato e, visto che Torino è per antonomasia la città più contemporanea d'Italia, ci si deve per forza fare un salto. Visita doverosa.
Ed è subito Taglio di Fontana (altresì Attese).
Quadrilatero
Se noi abbiamo Piazza Erbe, i torinesi hanno il quadrilatero. Di recente ci hanno pure messo le mani, lo sforzo di rimodernamento c'è stato e si vede. Certo, ora il quadrilatero romano o latino riprende un po' troppo le caratteristiche del quartiere latino di Parigi. Del resto Torino coi suoi boulevards è la Parigi italiana, per forza di cose visto il gemellaggio storico Sabaudia-Francia. Una zona a due passi da Piazza Castello con rigogliosa vegetazione di ristoranti, vinerie, bar e lounge bar dove prendere l'aperitivo alla milanese. Frequentato, come vuole la leggenda, anche dalla Torino bene. Frequentato, come vuole Sentenziosi, dalla Torino tamarra. Chè non bastano dei boulevards per fare della Torino made in Napoli una Parigi. I locali più in, così ci dicono, dovrebbero essere il Km5, l'Obelix, il Why not Coyote Ugly e il Marhaba. Non gli abbiamo frequentati, eravamo sbronzi in un dehor qualsiasi, con presenza di figa tendente a meno infinito. E sarà una costante del nostro soggiorno. Mon dieu.
Torino Traffic Festival: Daft Punk and more
Eccoci qua. Anzi no. Mentre a partire dalle ore 20.30 al parco della Pellerina stanno suonano i danesi WhoMadeWho, un gruppo che eravamo dannatamente curiosi di sentire dal vivo, quanto meno per gustarci la eccellente "Space for rent" (ascoltatevi qui questo gran prezzo ragazzi), noi alle 21 eravamo ancora al posto di cui sopra nello stato di cui sopra. Teneva piede il famoso sillogismo Sentenziosi, avvallato da alcuna solidità pratica: "Se siamo in ritardo noi, figurati gli altri". Il nostro taxi partirà alla volta della zona concerti alle 21.40. Un viaggio che ha dell'assurdo, con un tassista forse più etilico di noi che ci racconta di concerti di e per soli rumeni e di ospedali di diciotto piani con ascensori guasti all'ottavo, e "Meno male che non fumavo ai tempi!". Avrà iniziato a fumare poco fa. Erba.
Se perdersi gli WhoMadeWho fu un errore madornale, perdersi gli LCD Soundsystem fu una vera operazione da coglioni. Eravamo ancora più curiosi di ascoltare la band newyorkese campione esemplare di quella fusione rock e dance elettronica che già uno spiritato Frut1 recensì coi toni di sfarzo, pompa magna e fanfare nei mesi addietro. "Sound of Silver" è un grande album, e volevo sincerarmi della qualità live di alcuni pezzi che ammiccano spudoratamente a Moroder. C'è chi se li ricorda per "Tribulations" nonchè per il banger, un po' troppo commerciale per i miei gusti, di "Daft Punk is playing at my house". E, manco a dirlo, è proprio James Murphy, l'eclettico cantante-produttore-musicista ad annunciarci i Daft Punk. Che si esibiranno "appena" mezz'ora dopo.
In verità ascoltiamo gli ultimi cinque minuti della loro esibizione, decisamente diversi dall'attesa: ottimo ritmo, ottimi strumentisti, ma poca, pochissima variazione per quanto concerne questo frangente circa il quale vi documentiamo col seguente video:
Cosa succede nel frattempo?
Il peggio dell'italianata, non sono mancati momenti tragicomici. Se da un lato il dj set era modesto (e molesto) ma ancora digeribile, sicuramente è da mandare a cagare il presentatore, lo stantuffo giovane di Giletti, un figuro forgiato dagli ideali di "Libertè - Egalitè - Su le manè!", iscritto alla School Of the Urletti di Michael Jackson (Aù!, Sìììì, Su Torinoooo, Grandii), il quale, in scia ai momenti più trash di Amici di Maria De Filippi, cerca disperatamente (fallendo dalla A alla Z) di coinvolgere il pubblico in un balletto a tutte braccia e mani, mimato da un collettivo di pseudo-ballerini che ci credevano meno di lui e si sentivano idioti non poco, il tutto al ritmo di una canzone di Momo, la neo artista della canzone-cabaret protagonista del recente Sanremo che Chiambretti sta cercando di lanciare da mesi a Markette (e che in verità è molto brava, ma cazzo c'entrava in quel frangente?). La cosa sarebbe plausibilmente dovuta durare il tempo di una canzone, ergo 3-4 minuti. Termina dopo trenta-secondi-trenta, tra indifferenza e prese per il culo.
Butel1: "Mh, che è sta minchiata?"
Butel2: "Non saprei, forse pensa di far ridere qualcuno"
Butel1: "Mi stai dicendo che quello pensa pure?"
Imbarazzante.
Ad ogni modo ad un certo momento il concerto inizia, intorno alle 22.40. Bando alle ciance, visionatevi i video per farvi un'idea piuttosto precisa dello show, per tipologia e qualità.
Qui la prima parte di due. Per chi non vedesse, cliccate qui
Qui la seconda parte. Per chi non vedesse, cliccate qui.
PRO
-artisticamente lo show è una gran cosa, non si discute. Nel senso che non si discute, non puoi dire che "Beh no, cioè, i Daft Punk in concerto proprio no guarda...", non puoi e basta. Cioè puoi, ma devi stare male.
-la sinestesia audio-video, dove video sottintende a luci, strobi, schermi, è confezionata magistralmente, comunque e dovunque la si metta (in un palazzetto o fuori da un palazzetto)
-la scaletta musicale è ovviamente sempre la stessa, ovvero geniale, con qualche leggerissimo, quasi impercettibile ritocco media res (e ciò allontanerebbe i millennari sospetti sul fatto che il duo parigino manco più si presenta ai concerti e manco suona, mandando due figuranti con un cd mixato)
-il canovaccio è sempre lo stesso, ovvero un'equilibrata sintesi di sali e scendi, quando dopo un'ora appena staccano tutto, fanno finta di sloggiare, poi tornano, poi applaudono e fanno finta di sloggiare di nuovo, poi ritornano per il gran finale, poi si illuminano di led rossi e sembrano spiritati, e tutto il resto del cucuzzaro
-un pubblico eterogeneo: quarantenni figli del rock che fu, sedicenni figli della disco music che, a sua volta, è figlia dei Daft Punk, ventenni-trentenni amanti dell'elettronica di qualità, seguaci dark, sedicenti indie-rockers e molti altri (vd. sotto)
-la tappa di LouReed ha segnato ventimila persone secondo LaStampa.it. Qui, se non abbiamo replicato, c'erano comunque più di diecimila persone. Certo, oltre la quantità, la qualità?
CONTRO
-Gli avventori. Tutti. Nessuno escluso. Un livello di tamaraggine e truzzaggine a dir poco universale, Milano e Verona insieme presentano meno esempi del genere. Sentenziosi era allibita e a momenti decide di togliersi gli indumenti dalla vita in su, per mimetizzarsi meglio. Ecco il vero "problema" del Traffic Festival di Torino: è gratis. Se è gratis, dico "Aperto a cani e porci". E c'erano sia i cani (simpatiche zecche coi rastoni sporchi, l'olezzo di ascella, il cane unto a seguito), che i porci (simpatiche sedicenti indie-rocker con la mona che puzza), c'erano gli adepti dello sballosissimo tiro di canna all'aria aperta, oltre ai semprefatti fermi alle esperienze della Amsterdam anni '90 e, IMMANCABILI, quelli del pogo (soldati) e quelli del pogo duro (generali). Presenti anche molti spagnoli, il popolo a-estetico per eccellenza. Niente da fare: meglio i concerti da 40 € a biglietto a far da filtro. A Parigi un simile problema, infatti, non si è presentato.
-Gli avventori/2. Se sul tipo di avventore possiamo chiudere un occhio (ok è gratis), ZIO CANE non se ne può più di 'sti rottinculo ai quali dici "Gratis vecchio!" e vengono tutti a prescindere, nemmendo sapendo perchè ci vengono, chi suona, cosa suona.
Butel1: "Scusa gli LCD hanno suonato New York I love You?"
Rastone tipo: "Chi sono?"
Avremo parlato con una ventina di persone. Voglio sperare che fossero gli unici venti coglioni che a malapena sapevano chi fossero i Daft Punk, possibilmente non solo "Quelli di arau de uorl, no?". Insomma, se vai ad un concerto è anche una bella cosa, anzi è sensibile per la tua esperienza, trovare degli appassionati seguaci dell'artista, alla pari tua, coi quali scambiare quattro chiacchiere spensierate. Niente da fare: meglio i concerti da 40 € a biglietto a far da filtro. A Parigi un simile problema, infatti, non si è presentato.
Aggiornamento
Riporto un commento rilasciatoci da G3nocid3, anch'egli presente e sensibile all'E.A.T. (effetto avventori traffic):
"Noi eravamo in prima fila al concerto dei Daft.. .si per un 10-15 minuti massimo!! tutti sti deficenti che pogavano rendeva impossibile seguire il concerto! hanno fatto male alla mia ragazza e a una signora anziana (francese che portava la maglietta dei Daft punk:)). Una cosa veramente vergognosa...quella sera ho capito perche i chemical a milano costavano 57 euro... Ma cazzo possibile che solo qua in Italia non si puo andare a un concerto cosi ?????!!!!!"
-Capitolo pheeghe. Chi ne ha viste, alzi la mano. Sangue di Giuda, come direbbero in Puglia, ma dov'era la figa? Un colpo bassissimo al nostro ormone, una vera ginocchiata nelle pudenda. E, del resto, una costante di tutti gli eventi Traffic. Sarà un caso? Non c'entra il prezzo del biglietto (e a Parigi c'è comunque figa da ogni parte), credo sia un problema intrinseco al Festival, altro non saprei dire. Per dimenticare abbiamo dovuto fare intenso ricorso alle scorte alcoliche autoprodotte by Sentenziosi, una strana vodka-Red Bull, ribatezzata per l'occasione Around the World. Fidatevi, le scorte in da house sono un necessaire al Traffic, dopo l'esperienza dell'anno scorso - allora furono gli Strokes - sappiamo che avvicinarsi al bar a concerto in corso è letteralmente impossibile.
Butel1: "Devo sbronzarmi"
Butel2: "Ma non sei già sbronzo?"
Butel1: "Gimme some more, baby"
Butel2: "Prendi un po' di Around the World"
-La diffusione audio non era male, ma di livello inferiore a quella ottenibile, ad esempio, dentro un palazzetto, come a Parigi.
-A conseguenza del punto due, pubblico meno coinvolto che a Parigi, poco reattivo, salvo i pezzi sacri e arcinoti quali "Around the World", "One more time" e pochi altri. La cosa dev'essere passata per osmosi sino ai musicisti, i quali praticamente mai hanno alzato la mano o un braccio per battere il ritmo, come a Parigi. A momenti smettevano pure di battere la testa, per la serie, fuck les italiens!
Voto finale: 8,5
Beh, a questo punto starete dicendo: "Fuck les Sentenziosi!", dateci sta recensione del concerto di Parigi. Ok, corretto da parte vostra. Sta arrivando.
Tarick1 al Giancarlo
Dopo il concerto, il Traffic continua e si sposta ai Murazzi del Po, dove ci porta la navetta gratuita. Piccola parentesi: grande merito comunque all'organizzazione, sempre efficiente, hanno curato ogni dettaglio, e le proposte artistiche del festival sono orizzontali, a 360°. Se il quadrilatero ricalca la logica di Piazza Erbe, i Murazzi, situati lungo il Po dietro Piazza Vittorio Veneto, sono il corrispettivo di una Sottoriva feat. Interzona. Ospitano numerosi locali, di cui alcuni con ottima offerta musicale. Talvolta. Le Traffic Nights si tengono al Jam dove c'era non sappiamo chi, e al Giancarlo, uno storico circolo Arci, da sempre all'avanguardia per quanto riguarda l'offerta musicale live (oh, questo è quello che dicono loro). Il locale in effetti è proprio gggiusto, la location del resto è unica: i locali dei Murazzi sono collocati entro le mura ma a livello del fiume, sono un po' le "fogne" o "catacombe" della Piazza, ma senza puzza né topi. Ottima acustica, tra l'altro. Ovviamente, neanche qui mezza figa. Anzi, mezza sì dai. Ottima per dei menage a trois.
Suonano i Tarick1, gruppo genovese, tra i pochi in Italia votati con successo alla nuova vague elettronica, e di più: un collettivo elettronico che strizza l'occhio alla pop culture. Davvero niente male. Il cantante e leader è un omone con una voce piuttosto bassa che grazie al sintetizzatore viene distorta in maniera electro-feminime, facendo anche un po' ridere delle volte. Il proprietario (presumiamo si trattasse del titolare) li presenta come "La risposta italiana agli LCD Soundsystem!".
Promossi a pieni voti. Avete capito, pr veronesi del menga? E' questa la gente che dovete chiamare a suonare, mannaggia a voi. Eccovi una parte della loro performance, a tratti decisamente ballabile (andiamo per esempio al secondo 48, grazie):
Se non vedete il video, cliccate qui
I nostri eventi terminano qui, aggiungiamo che ce n'erano comunque molti altri in giro per il centro di Torino.
Conclusione
In definitiva la proposta artistica del Traffic è di ottimo livello, davvero. Non sbagliamo azzardando a dire che in Italia è il top del genere, al momento. Il problema è appunto il genere: totally free. La democratizzazione è intrinsecamente legata alla massa. E la massa non ci piace. Pur soddisfatti, stiamo meditando se questo sia stato il nostro ultimo Traffic Festival o meno.









