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08 luglio 2008

La febbre del martedì sera - Sound of 70s - Milano

Si diceva: "Può una festa anni '70 in un locale anni '70 per la presentazione di un libro (anche) sugli anni '70 rivelarsi paradossalmente trash? Se è la festa di Tommaso Labranca, teorizzatore del trash, ".

Noi quella sera s'era (ho ho ho, ma come mi vengono?) al Sound of '70s di Milano, per la festa di presentazione di 78.08, nuovo libro di Tommaso Labranca: la Febbre del Martedì Sera.

sound of 70s Milano


Features
- a supposed exclusive VIP party in Milan
- be on the guestlist, bellezza!
- '70s disco music
- strictly enforced '70s dresscode

Confesso una cosa: su 78.08, mi sono inventato tutto. Non ho letto il libro: vuoi vedere che è una vanagloriosa cagata da intellettuale outsider? Forse sì. Né abbiamo preso parte alla presentazione. Io e Frut1 giungiamo per gli ultimi 2 minuti, giusto il tempo - come da protocollo - di applaudire alquanto ebbri e stringere la mano a qualche milanese più pirla del solito, sorrisi e foto per la stampa (dove, dove?).
Sì, perchè SE la festa esiste in funzione della presentazione del libro con tanto di ospiti vip, ALLORA noi all'ora della presentazione ci stavamo sbronzando nel bar più anonimo di una Milano d'estate, appena giunti dal Nord, jawohl. Ma sa pecchè l'amo saltata? [fuuuhh di sigaretta] Pecchè 'sta cosa d'a presentazione, i libbri, i vippe... è tutto... troppo italiano...

Per quanto anonimo fosse il nostro bar, la clientela si muoveva su strade ampiamente battute: mi avrebbero potuto ibernare per 200 anni, 2.000 anni, 20.000 anni ma al momento del risveglio al bancone avrei impiegato in ogni caso non oltre 0,2 secondi per comprendere di trovarmi a Milano. Dove trovare altrimenti simili pièces d'humour lumbard?
- al bancone un tipo insiste per pagare la propria birra. Con carta di credito. Il barista striscia la carta una prima volta, niente. Una seconda, niente. Al terzo fallimento, il cliente osserva snervato: "Uè, hai comprato il bancomat alla Standa?". Standa, l'eterno sinonimo milanese di bassa qualità.
- altro tizio. Entra l'amico visibilmente spettinato: "Uè, ma ti sei pettinato a Malpensa?". Malpensa, ne parlano ancora i TG e i milanesi che vorrebbero smettere di volare low cost.

Milano, sound of seventies

La festa in 10 punti
1) Il locale è il Sound of '70s. Vorrebbe essere un locale a tema anni '70. In verità è un locale degli anni '70, congelato. O fritto nell'unto. In parole povere: un barasso de periferia con un po’ de lustrini, do neon coloradi, la raffa nazionale in tv e alcune stampe de Andy Warhol un po’ anni '60 come osservò il Fruttone

sound of 70

(beh non per forza in effetti, le opere degli anni ’60 di Warhol divengono stampe e serigrafie celeberrime un po’ dopo). Tutto molto retrò ed estremamente vintage. Si ringrazia la discarica di Assago e la diocesi di zona Maciachini per l’arredamento.

2) Può una festa con invito e con dresscode vedere la partecipazione di tutti, nella fattispiecie persone non invitate senza dresscode? Può. Bene, benissimo. Fuori il colpevole! Ah, eccolo là. Bravo. Ora qualcuno gli defechi in bocca, grazie.
Ma procediamo con ordine. La festa è sì una festa con dresscode anni '70, ma è anzitutto una festa privata, si accede tramite strettissimo invito personale come precisava DA VERO SBORONE Tommaso (l’amico de noantri…): chè chi non ha l'invito, chi è nella black list, chi non è T-La approved, beh niente non entra, ok bellezza? Ci procuriamo gli inviti e ci vestiamo anni '70, pronti a sondare il grado di risolutezza di tutto il bla bla della Labranca Party Entertainment (for dummies?).
Sbagliamo noi, mea culpa: abbiamo seguito una logica di ragionamento classica, avremmo dovuto immedesimarci di più nella mente dell'uomo medio.
E' con immenso piacere che noto cani e porci casual, chi in t-shirt, chi persino in bermuda, pulirsi il culo con gli inviti altrui. Un vero bijoux questa selezione: sarebbe entrato pure Bin Laden e gli unici vestiti a tema erano lo scrittore (e ci mancava), un amico froscione dello scrittore, io e il Fruttone (o forse era proprio lui l’amico froscione di Labranca?)! Bin Laden avrebbe pure vinto il premio Tony Manero, che discorsi.
Vi prego, non fatemi più parlare degli ebeti che trascurano il dress code (specie laddove viene espressamente richiesto!), altrimenti i loro adepti mi accusano di non riuscire a vivere senza lo schiavismo dello stile.
Ma va bene così. Giudicare in silenzio è un atto dovuto. L'intolleranza, talvolta, è un atto dovuto. E io vi intollero(?) tutti: la festa è anni '70? Eccovi con bermuda, t-shirt, scarpe ginniche, tracolla. Possa una vita di agricoltura iniziare da qui.

3) 21.30. E' l'ora di una presentazione di 78.08

sound of '70s a Milano

che lo stesso Tommaso Labranca, d'ora in poi T-La nuovo fenomeno rap di Seregno, definirà guarnita da momenti inenarrabili. Ad esempio, quali? Neanche se mi sforzo tanto da spingere lo stronzo quasi sulla mutanda, riesco a immaginare simili momenti. Neanche se mi drogo pesantemente, riesco a immaginare simili momenti, se non cristalizzati in qualche battuta da vecchi tromboni. Anzitutto perchè - e vai col trash - la festa è anni '70, ma i vip sono ben collocabili negli anni '80: Andrea Roncato, Elio Fiorucci, Viola Valentino, Sabina Ciuffini, cui fanno da contorno altri vipettes della Milano underground tra i quali giornalisti, gente dello spettacolo (categoria dello spirito) e intellettualotti, tutti alquanto brutti da vedere, ma che qualche giorno dopo T-La non tarderà a definire "gli ospiti di riguardo". P-prego? Ma chi? Ma non vi siete accorti che c'erano B1 e Frut1? Roba da matti.

4) Capitolo Vip: Andrea Roncato è bolso almeno quanto Stallone e ha pure la stessa voce, per contro è simpatico e nemmeno il banalotto da salotto buonadomenichense che ti aspetteresti, anzi; la Ciuffini è quasi certamente - non ci scommetterei - quella che fuori dal locale sfodera il manuale della retorica e se ne esce spadroneggiante con "E' che non abbiamo memoria storica, non abbiamo memoria storica", riferendosi probabilmente a quando ancora la riconoscevano in strada; Viola Valentino, ha i propri anni ma è una signora curata, esibisce inoltre una generosa coppia di tette tanto apprezzate dal Fruttone, quelle che devono averle ispirato "Comprami, io sono in vendita, e non mi credere irraggiungibile, con 'ste tette qua, guardale pure in foto va'" (pezzo giusto giusto del '79).


Tommaso Labranca e Viola Valentino - Sound of 70s, Milano


Del resto chi ha all'attivo pezzi del genere (l'avrà proprio scritto e musicato e prodotto lei...), è già un mito. Elio Fiorucci invece... c'era? Sentenziosi non sa, non dice.

5) Vi ricordo che siamo a Milano d'estate, quando il solo accennare ad un passo significa fare all'amore con passionali colate asfaltiche. Ciò detto, mi pare evidente che il Sound of '70s fosse rigorosamente non climatizzato. Cos'è, siamo scemi? Chi ha staccato il condizionatore? Ah, non c'è proprio? A posto. Ve possino rovinà!
Vestito da Shaft grondavo come David Hasselhoff in Baywatch; il Fruttone vestito da giocatore di rugby anni '70, grondava come un giocatore di rugby anni '70. In fianco al nostro tavolino prendeva posto un termosifone: lo fissammo con mefistofelico sospetto per ore. Che tristezza, vedere un giovane Shaft con parruccone, sudare come un camionista armeno in una Milana che ricordava un Hammam, 100% di umidità e 40°C.

6) Benchè ebbri, in un modo o nell'altro (più nell'altro), tiriamo comunque su 3-4 pheghette (oltre alle due carissime e preziosissime by Frut1 che già avevamo a braccetto, che non si mai che sul posto si resti senza...). Le tiriamo su, nel senso che le stendiamo, le carichiamo in spalle dopo averle tirate per i capelli, uga-uga. Belle e con 100% di CIM (Concentrato d'Ignoranza Milanese) ovvero stucchevoli quanto deliziose. Anche loro trash: l'emulazione fallita di un modello intelligente di femmina. Domanda: sapevano chi era T-La? No, che discorsi! A loro "avevano detto che c'era una festa con uno scrittore" e naturalmente ci vanno per poi raccontarlo agli amici carrrrissssimi-per-tutta-la-vita, pecchè loro ce stanno bene co'a cultura. Tipo, se fosse stato uno scrittore di fiabe? O di un libro misogino? L'ennesima conferma che il mercato editoriale è in mano agli idioti.

7) Capitolo musica. Il sound è il top della anni '70, maranza nostrano compreso. Dice: bravvì! E dice l'altro: ma se al Sound of '70s non fanno altro! Madonn'... Facciamo finta di niente e continuiamo nel plauso: serve da contraltare per descrivere la situazione. Eravamo rimasti che fa caldo, Antò. La sala da ballo - bel settantone - si trovava al piano inferiore. Scendo le scale quando compare un tipo di rosso turbantato con coda e orecchie a punta il quale mi chiedeva se non avessi un'anima da vendergli, oppure una borsa tarocca di Prada. Una volta di sotto, ti parte "burn baby burn, disco inferno, burn baby burn". Ragazzi, quella sala era l'Inferno: 95.000° Fahrenheit.
Mai entrato in una simile bolgia, questione che ti fa vorticare i maroni e maledire tutti. Uno entra Butel1 ed esce Butel Mohammed.

8) Capitolo Labranca. Beh, l'avete ammirato in foto, una zucca trait d'union con la mirror ball, e siamo tutti d'accordo che la bellezza sia l'ultima delle sue armi. Sorvoliamo. [e invece beccatevelo qui in una foto anni '80, sosia di Val Kilmer!]
Diciamo allora che in primis m'apparve un intellettuale un po' outsider, meno attuale di quanto puoi immaginare leggendo i primi libri, pure un po' monotono. L'impressione è che sia rimasto alla deriva dei circuiti importanti (solitamente quando uno arriva a lamentarsi delle proprie vendite... è su quella strada). Se poi ci pensi un attimo, forse il prestigio è effettivamente andato: prima Castelvecchi poi Einaudi poi di nuovi Castelvecchi ora Excelsior1881, che o è la sua casa o è quella del vicino. A tratti, con quel look un po' goffo (ok camicia e pantalone, ma quella specie di ginnica by Pittarello no eh!), posso dire che mi faceva un po' pena ridotto così? Un pesce fuor d'acqua?
Poi però ci parli e scopri che l'apparenza inganna, e ti rincuora perchè è effettivamente un personaggio notevole, arguto, caustico e incazzato quanto basta. E poi ho molto apprezzato il suo ignorare la mia totale figura di merda su argomenti proto-filosofici. Hey, per la cronaca, poi ho recuperato su tv trash, tg popolari, problematicità del concetto di trash. Cazzo che figo sono...

9) Nello specifico: sappiamo tutti qual è il vero rischio dell'applicazione del concetto di trash, l'omnicomprensività. Potenzialmente si applica ad ogni cosa e ad ogni persona/personaggio. E' un loop, se ci entri ti fai risucchiare anche le palle, se inizi il gioco non lo finisci più: il Max Pezzali di La lunga estate caldissima (e tutte le altre) è l'imitazione fallita di un cantante, Monica Bellucci l'imitazione fallita di un'attrice italiana, Flavio Briatore è l'imitazione fallita di un uomo elegante, Maria De Filippi l'imitazione fallita di una donna, e così via. Ho perso il conto degli esempi che gli ho proposto al volo.
Ricordo però che il mio ego ebbro si compiacque giusto quei 30-40 minuti, Tommaso giusto quei 3-4 secondi mi diede corda poi portò a termine la breve discussione con un secco: "Sì". Ma sì cosa? Cazzo che figo sono...

OSSERVATORIO FRUT1
10) Vabbè, almeno l’invito ti valeva la consumazione, offerta da T-La. B1, attirato dall’apparente (ma non appurata, diciamo non risolta) frociaggine dello scrittore, gli ha inizialmente girato attorno con fare sornione per poi mettersi in fila e prenderlo da tergo; inutile dire che T-La non oppose resistenza. I due, dopo essersi studiati come galli da combattimento, iniziano una conversazione pilotata dall’annoiato B1 le cui abilissime figuracce sul pensiero debole hanno il merito di far svanire anche l’ultima briciola di carica erotica che aleggiava tra i due.
E' quando noto sul volto di B1 una goccia di sudore più evidente delle altre che capisco che sta ripensando a quanto sboroneggiò poco prima ovvero “Senti Frut1, io conosco questi vanitosi scrittori incazzati e invidiosi, loro rinnegano Vatimo e compagnia, non c’è bisogno di alcuna nozione a riguardo, facilmente farò convergere la discussione sullo status merdam della tv italiana, sta’ a vedere!”.
Al terzo "post-moderno, certo Tommaso, post-moderno..." la goccia di sudore di B1 diventa del tipo cartone giapponese, non senza passarsi nervosamente la mano su mento-guancia-labbra. Nessun idillio, sterile battute sulla tv trash (che non esiste come categoria a sé bensì E’ la televisione stessa), su Studio Aperto (che purtroppo-meno male esiste), sulla morte del trash e tutto finsce con un semplice e formale saluto, di quelli che daresti allo sconosciuto uomo della strada (B1) che non vedi l’ora di toglierti dalle palle.
B1, sì uomo della strada ma soprattutto Gggiovane, torna al suo drink e riprende a incensare non senza ridicolaggine la bellezza di una delle tre-quattro pheghette milanese racattate dieci minuti prima nella sala dance con sound ovviamente ’70 (“Eccomi Gaia, carissima, sono tornato, scusa l’assenza ma con Tommaso guarda siamo amisci da ‘na vita e non potevo proprio non…” “Gaia?” “Giorgia?” “??” “G-giulia… pardon, dio mio che figuraccia devo aver fatto, ma tu pensa a volte la memoria…” “Giada” “E infatti infatti… Tu, allora sei di Milano o…?” “Ti sembro albanese?” “Ah-ah, che coincidenza… no perché io adoro le donne spiritose…”), mentre T-La coi pantaloni a vita alta ed a zampa muove verso casa da solo, con in mano una luccicante mirrorball, souvenir par excellence della 70s night. Che trash o non trash (in senso letterale: scadente), è stata una festa con un suo perchè: perchè?

Conclusione
La festa un flop.
La musica no.
Temperature improponibili nell'occidente climatizzato.
La presentazione magari bellissima, magari bruttissima.
Il libro magari bellissimo, magari bruttissimo.

Tommaso Labranca, il nuovo libro 78.08 - prima parte

Party di presentazione del libro 78.08 al Sound of '70s, Milano. Prima parte.

Può una festa anni '70 in un locale anni '70 per la presentazione di un libro (anche) sugli anni '70 rivelarsi paradossalmente trash?
Se è la festa di Tommaso Labranca, teorizzatore del trash, .

E il paradosso, si badi, non riside nel fatto che questi ci sguazzi nel trash fino a trarne linfa e nutrimento per l'attività di scrittore, ma nel fatto che un paio di anni fa in un'intervista annunciava la fine del trash ("non avrei mai usato quel termine, troppi fraintendimenti!"). E invece, toh, eccoci qua: l'emulazione fallita di una festa anni '70! La recensione della festa, al prossimo post.

Chi è Tommaso Labranaca?
Breve ripassino prima della comprensione del testo. Ne consegue che chi non gradisce lezioni da un pirla come il sottoscritto, può attendere gli highlights del party al post successivo.
Tommaso Labranca quello lì, noto ai più e ai meno per "Andy Warhol era un coatto" (clicca qui per il download del libro completo) del 1994. Se uno parla di trash dalle nostre parti, certamente saprà che il trash fu quasi coercivitamente introdotto come categoria da quest'uomo (a grandi linee e piegando la storia della cultura alle mie personali esigenze di copione).

Cos'è il trash?
Per farla brevissima, è proprio in Andy warhol era un coatto che il trash viene definito non - al pari di quanto ritengono i più grandi baccalà fra voi! - come "spazzatura", "di scarsa qualità", "scarto", pure "kitsch" talolta, bensì come l'emulazione fallita di un modello alto. Trash è tecnicamente lo scarto tra l'originale e la sua imitazione puntualmente fallita. Il trash è occasionale? Il trash ci circonda, tutti vi siamo immersi anzi lo frequentiamo più di quanto ci piaccia ammettere. In coloro nei quali il trash raggiunge il livello di consapevolezza, là nasce il camp: compiacersi d'essere trash. Imparare a convivervi davvero, riesce solo ai giovani salmoni.
Oh, io me la ricordo così la storia. Invito chi non avesse ancora letto questo saggio di un centinaio di leggere pagine, a leggerlo.

Consigl pe'i acquist'
Lo stile labranchiano è adorabilmente arrogante: toni ironici, seccati e quel sottile sarcasmo palpabile di riga in riga, gli sfottò alle piccole e grandi ipocrisie del post-moderno, la descrizione con non-chalance di generazioni che stanno andando a puttane e via dicendo (cosa?).
Aggiungerei quindi ai suggerimenti di lettura anche i due divertenti Chaltron Hescon (che vale la lettura solo per la descrizione delle cosiddette iperconvinzioni, i grandi luoghi comuni, le macro generalizzazioni che i deficienti mettono in piedi per autosupportare le proprie ridicole convinzioni: vedrete, se dopo la lettura non vi viene da dire "Cazzo, esattamente come fa XXX!") e Il Piccolo Isolazionista (facile è la via dell'eremita, lontano da tutto e tutti; ostica invece è la strada del Piccolo Isolazionista, in equilibrio tra solipsismo notturno periferico e momentanee immersioni umane, a contatto con figure trattate come simulacri funzionali ai propri bisogni).
E poi c'è appunto questo 78.08

78.08 - Il libro

78.08 Tommaso Labranca

Il protagonista è Antonio Manero (nomen, omen!), segnato dal proprio nome (una spaventosa somiglianza con Tony Manero, protagonista nel 1978 della Febbre del sabato sera) che istituisce - manco fosse il mythical method joyceiano - continui paralleli tra il '08 e il '78, tra l'avrei voluto fare e il (purtroppo) faccio, tra me piagno addosso! e si stava meglio una volta, tra l'arido presente e "un nido lontano, caldo e protetto". Semplicemente perchè "Il passato sembra sempre più bello, eravamo scandalizzati dal primo Grande Fratello: ora abbiamo nostalgia di Taricone". Antonio Manero è ovviamente più di un Belluca qualsiasi che si rifugia nella fantasia, è più di una macchietta, è un prototipo moderno: dottorando col doppio lavoro, ex moglie, figlia gothic battezzata Laurapalmer e tutto il cucuzzaro che una vita del cazzo sa offrire.
Sembra divertente (oppure no).

Segue al prossimo post (la Febbre Del martedì sera al Sound of '70s)