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19 maggio 2009

Mostra di Marc Quinn a Verona

New entry della conversazione da bar veronese è il sillogismo:
"Verona no opere choc" --> "Se arriva Marc Quinn, mandare a cagare"
Le nostre orecchie riportano il tutto fresco (2 ore fa) ovviamente dal Caffè Cortez vecio, dove l'appiccicoso Butel Wolverine non si staccava più dalla discussione Sul Bello Nel 2009. Sarà il clericalismo, ma scopriamo che questo mese va di moda inveire contro costui, che peraltro nessuno conosce e che teoricamente nemmeno ha ancora iniziato ad esporre: perchè mai soffermarsi su chi sia Marc Quinn, quale il suo percorso artistico e soprattutto perchè sia il sosia di Claudio Bisio?

Marc Quinn, mostra a Verona
(sempre che sia il Quinn questo e non
un trafficante di cocaina albanese)


Verrà un tempo in cui Quinn sarà accolto all'urlo di "Più tette e culi turgidi per tutti (la Carlotta non mi va in palestra da un mese zioskan)!", ma non è questa l'ora.
Il che è curiosamente stupido ma coerente: del resto nessuno sta affermando che avere un presidente settantenne che magari si tromba il mignottone diciotenne sia una cosa da vero rude boy (respect).
Anche in questo caso, tutti gridano allo Scandalo Sessuale per l'importazione delle opere del Quinn a Verona. La ggente è stufa, ma trova quest'espressione mai desueta, quasi ognuno sognasse segretamente di essere protagonista di un importante scandalo sessuale. Dico, teniamo queste nobili esperienze per casi più seri. Come quella volta che Frut1 andò con una paperella spastica e pregiudicata.

scultura di donna nuda, Marc Quinn

Le frasi che girano più frequentemente sono "E' una volgarità", "E' una porcheria" (cosa, due tette? Un culo? Conosci la programmazione notturna delle emittenti locali?) e l'ormai nel giro di dieci minuti classicissima "Eh no no, adesso cosa c'entra Marc Quinn con Verona?" (sicuramente più di quanto c'entri il tuo cervello con la postmodernità, mi verrebbe da dire senza voglia di ricredermi) e a nessuno ha sfiorato l'idea che per scredire l'esponente della young british art, basterebbe dare uno sguardo anche superficiale alle sue opere. Provocotarie quanto un'ape nell'alveare.
Uh, una donna nuda. Uh, Kate Moss! Uh, due tette. Vi prego non guardatemi, non sopporterei il vostro sguardo.

Marc Quinn sarà in mostra a Verona alla casa di giulietta

Ai tempi del liceo, io, come voi, disegnavo pheeghe sborrate decisamente più provocatorie. Vediamo se vi recupero uno schizzo (ho-ho-ho, le risate)...
Trovavo questi young british artist poco interessanti già ai tempi delle creature in formalina/formaldeide di Damien Hirst. Semmai, ecco i miei due centesimi, ho trovato più interessante la biografia di Hirst, sorta di hooligan fumato, che di sé scrive cose divertenti e aneddotti immaginari, tipo (vado a memoria):
"Io immagino il figlio di David Bowie che torna a casa la sera e suo padre che gli fa: HAI IDEA DI CON CHI CAZZO STAI PARLANDO?"
La mostra di Marc Quinn
Curata da Danilo Echer (capo o ex capo del Macro), Il Mito_Marc Quinn porta a Verona una selezione di opere del "maestro" dal 23 maggio al 27 settembre 2009, in vari siti della città (installaziona a Piazza Bra, Castelvecchio, Porta Borsasi...) infine nella Casa di Giulietta, sede dell'esposizione vera e propria, dove piazzano la scandalosa (non vi sentite già un po' macchiati di colpa?) Siren.

Siren - Marc Quinn

Interessante il coinvolgimento tra opere di Quinn e monumenti cittadini, ovviamente il casus belli di tutto il dissapore scaligero. Mi sento anch'io in odore di santità, come il papa che fece evirare le statue di palazzo. Sì gente, fermiamo l'arte, yes we can!
"Niente di nuovo all'orizzonte" --> "molto di nuovo a Verona"
Info su www.palazzoforti.it

17 maggio 2009

The art of being Frinzi

Segnalazione direttamente dall'arciblioteca universitaria veronese (la Frinzi anzi la La Frinzi).
In questa valle di lacrime, l'annoiato studentame ha talvolta la fortuna di alternare le pagine bianche barra zucche vuote con il miraggio di qualche bell'esemplare di arte contemporanea.

Mostre di arte (coff coff...) presso la Biblioteca Frinzi di VeronaPeriodicamente si tengono mostre d'arte con opere che si contraddistinguono per provocatorietà e originalità tanto della forma quanto del contenuto.
E' importante trovare spazi e finanze per la giovane nuova arte, infatti.
Non riesco bene a leggere il titolo di questa cosa...
Regia, Zoom per favore:
Mark Rothko si sta girando.
Nella tomba. Per vomitare.

Acrilico su tela non preparata, Verona, 2009
Comprensione del testo
Di chi sono le braccia rubate all'agricoltura?

04 ottobre 2008

Quarta giornata del Contemporaneo

Oggi, sabato 4 ottobre, Quarta Giornata del Contemporaneo.
Qui le gallerie di arte contemporanea di Verona coinvolte nell'iniziativa.

Alla Galleria Dello Scudo in via Scudo di Francia, Gianni Dessì e La Nuova Scuola Romana (sì e chi siete, Achille Bonito Oliva?).

14 settembre 2008

L'Adunata del Contemporaneo or the scandalous nightlife of Bassano del Grappa

Torno da questo evento a Bassano del Grappa letteralmente sconvolto. Perchè è un grande evento di desain? No, perchè l'insospettabile vita notturna di Bassano ci smerda di brutto. Alle ore 00.15 Frut1 si assicurò casa in centro e l'indomanì inviò una trentina di curriculum alle aziende bassanesi del bisnes dei klienti del lavoro.

L'Aduna del Contemporaneo
Quanta creatività, quanta contemporaneità. Dove? Boh, che volete da me?
Anzitutto: può una cosa che si spacci per - scusate devo ridere - "la più grande concentrazione di creativi italiani in una sola notte" essere la più grande concentrazione di creativi italiani in una sola notte? No.
Sparate tipo "Sono attesi 50.000 creativi da tutta Europa!" (ma ci stanno tutti a Bassano? Le stime chi le fa, il macellaio? 50 mila e lasc', signò) ricordano le generose attestazioni di un certo senatore in merito al proprio progetto di rivoluzione ad opera dei criceti ("siamo in 12.000!"), mentre il naming di Innovation Valley ("l'area al mondo con il più alto tasso di industria creativa", ri-rido) sembra fare eco ad un altro progetto italiano indipendente. Insomma c'è aria di attesa e di sopravvalutazione, nonchè di copywriter etilici alle due del pomeriggio.

Infart all'Adunata del Contemporaneo a Bassano del Grappa
Infart (=roba de' ggiovani collettivi de' creativi, zzzzz)

A vedere quello che è stato messo in piedi, è un attimo che ti scatta il saccente pensiero "Tsè, potevo farlo anch'io". Che sia generalmente vero è secondario: uè, qua si parla di imprenditoria, ricerca, professionisti emergenti, artisti che hanno fatto dell'innovazione creativa una leva per il successo! Partnership di prestigio: Qoob, Fuoribiennale, Fuorisalone, Fuoridalicojoni, ecc. Non si scherza ragazzi.

Oltre venti venues da visitare, tutte in centro e raggiugibili a piedi: ti danno una mappa e ti dicono Andate, che la creatività sia con voi, prrrooott. Bene.
Nel chiostro del museo civico ospitavano delle valigie, valigie creative ovviamente. In una giaceva una creazione simil-cattelaniana, perchè cioèèè provocazioni, trasversalizzare, contaminazioni, mash-up...

Adunata del contemporaneo - Bassano del Grappa

Varia oggettistica geometrica (creativa) qua e là per il centro. Una parete che proietta un filmato creativo. Altri lavori creativi avvicinabili all'evitabile/inutile. Molti incontri e discussioni creative.
Alla fine il top sono stati i murales/graffiti di Infart (vabbè, giocano in casa e comunque era un evento di street art a parte!) nell'arena Ferrari e un po' ovunque in città, obiettivamente un lavoro ben fatto. Sì, il murales sono il meglio del cucuzzaro, street art batte design, ho detto tutto.

Bassano del Grappa - Infart street art


Sarà la generale nausea di queste stronzate di design & street art sempre più in voga, sarà un problema di confini labili (cosa è veramente design? Chi è designer? Quando lo è e quando è un emerito pirla?), sarà la voglia di cagare in bocca a tutti/e quelli/e che ogni tanto se ne escono con "cioè faccio l'artista", "cioè ora mi occupo di design" e infine scopri "faccio collane" (fate subito un sondaggio fra le vostre amiche, vediamo se non ne salta fuori una!), sarà che finchè dal design non si torna all'estetica, saranno le mezze stagioni, ma l'evento suscita un interesse poco acceso. Salvo i graffiti appunto che, ripeto, facevano parte di un evento complementare di street art.
Ottima organizzazione con unico neo l'orario (concentrare il tutto nelle prime ore serali e staccare la baracca a mezzanotte è geniale...), contenuti deboli. Per carità, tutto gratis eh.

Dov'è che l'Adunata Del Contemporaneo dava il meglio
Ovviamente dove tutti quelli che gironzolavano per le vie del centro a caccia delle venues & amenities non potevano accedere: al party su invito dell'Innovation Valley, al castello degli Ezzelini. Mecca di tutti i sedicenti eccentrici desain-ass, imprenditori, artis - atchiuuuu... scusate, avete un fazzoletto? - e via dicendo. Insomma, la crème dei 50mila di cui sopra. Com'era? 'Na figata guarda.

Poco importa comunque: Bassano vive!
L'evento assolve pienamente al proprio compito: da il design agli amanti del design, da la street art agli amanti della street art e da la pheega ai butei. Ci vuole infatti una chiave di lettura: l'Adunata del Contemporaneo è un'occasione, ormai pluriennale, per aggregare ggente, ggiovani, pheeghe.

E' di questo che sto parlando: avete idea di quanti ggiovani ci fossero a Bassano del Grappa quella sera? Le vie del centro erano intasate di sprizzatori pazzi e sbevazzoni dell'ultima ora. Rappresentati tutti i modelli sociali, dal desfado al fashionista, dalla indie rocker alla indie rocker (oh, quelli sono i modelli di pheeghe che girano), con occasionali pheeghe rasate scappate da qualche celebre vetrina.

Dice: vabbè, ma era l'evento, cioèè. Laddove la quantità degli avventori poteva essere frutto dell'evento catalizzatore - ma alcuni erano pronti a smentire e a rivelare che il weekend a Bassano è generalmente molto frequentato - è la quantità di locali e localllini che lascia basiti. Sbaglio se dico che ce n'è uno in ogni via? Cifre simili.
Decine e decine di bar e non ne ho visto uno - ma uno! - deserto. Macchè, tutti obesi di umanità. Io e il Fruttone quasi ci vergognavamo e abbiamo presto imparato il terribile dialetto locale (gli abitanti di Bassano sono i nostri austriaci, poco ma sicuro) per non destare sospetti.

Ad un certo punto muovevamo verso la venue n° 24: il Garage Nardini, dove tra le varie si sarebbe tenuto un dj set. Erano appena le 23.50 ma troviamo chiuso, nonostante nella ricca Bassano a mezzanotte la carrozza si trasformi in Suv. Il Garage Nardini è appena fuori dal centro e troviamo un bar che vende tabacchi, o viceversa (il sig. Tabacchi che vende il bar). Un posto al quale solo i fumatori in sosta si potrebbero rivolgere? Mai: pieno di sbevazzoni/e.
Per chi verso tardi voleva fare due salti, l'ultima venue convenzionata con l'Adunata era Le Roi Club, sempre in centro. Si preferiva però sostare come geki nel vicoletto, contro il muro nel bar proprio lì, i cui infissi erano ormai mete irraggiungibili.

Conclusione
L'Adunata del Contemporaneo è un evento di per sè superfluo, tuttavia non trasucarabile nelle conseguenze: riempie Bassano Del Grappa di ggiovani e pheeghe fino a tardi. Così si fa.
Hail to Bassano, hail to l'Adunata del Contemporaneo.

05 agosto 2008

Manifesta7: Biennale Europea di Arte Contemporanea - Trentino

"Manifesta è una delle più importanti Biennali Europee di Arte Contemporanea bla bla bla".

Manifesta7 Trentino Alto-Adige Trento Bolzano

Ogni anno si sposta. Finora a: Rotterdam, Lussemburgo, Ljiubljana, Francoforte, San Sebastian. Quest'anno arriva in Italia ospitata da un'intera regione che fa sistema (escludiamo SUBITO il Veneto): il Trentino Alto-Adige, che un giorno si decideranno a chiamare Trento-Bolzano, forse.

Manifesta 7, una mostra-collettiva-evento lunga più d'un estate, dal 19 luglio al 2 novembre 2008, con un cuore frammentato in varie sedi espositive da Trento a Bolzano ("sedi scelte fra alcuni dei più significativi edifici storici e di archeologia industriale posti sull’asse del Brennero, da Rovereto a Trento, da Bolzano al Forte di Fortezza in comunicazione gli uni con gli altri: “100 miglia per 100 giorni").

Qui il programma completo di Manifesta con artisti e singole tappe.
Consigliata per un giro fuori porta, anche perchè sia a Trento e Rovereto che a Bolzano ci saranno vari eventi collaterali.

Consigliati
Lista troppo lunga, quanta voglia di sfogliarla: azzardo (sottolineo azzardo) a dire che "c'è un po' di tutto, bravi tutti!". Tra le varie schede consultate, mi ha incuriosito il video The Language of Things di Angela Melitopoulus tedesca con cognome greco che vive a Cologna (quindi nel cuore pulsante del sistema dell'arte contemporaneo tedesco) innestato su citazioni di Sulla lingua in generale e su quella degli uomini di Walter Benjamin, robe tipo: "Ogni evento o cosa è inserito in un modo o nell’altro nel linguaggio; in quanto è essenziale per ognuno convogliarne il contenuto significativo", video leggero, dalla durata ideale di appena 30 minuti, sembra fornire validi spunti per la nostra cultura frammentaria priva di persistenza e consistenza, ottima per dozzinali chiacchere al bar di 2-3 battute al massimo per raccontare alle pheeghe quanto ce stiamo bene co a cultura noantri.

03 agosto 2008

Mostra di Josef Maria Achentaller - Gorizia

"Se l'opera d'arte è valutabile solo nei suoi valori visivi, se ogni linea, ogni colore ha un significato intrinseco, cade naturalmente ogni distinzione fra arte pura o di concetto e arte decorativa o applicata. La ricerca estetica appartiene a tutti gli elementi della produzione."


Fine dell’Accademismo e nascita del Movimento Secessionista (by Frutpedia)
Sul finire dell’800 con lo sviluppo industriale in Germania ed Austria venne a meno l’aristocrazia sostituita da un nuovo ceto sociale che portò il crollo dei valori e degli insegnamenti accademici che per tutto l'800 avevano guidato la produzione artistica che aveva rappresentato la tradizione monarchica.
Anche le città, come Vienna, si apprestano a diventare delle metropoli, centri di un Impero (quello austro-ungarico) formato da popoli diversi, per cui disposta ad accettare tutti gli stili anche quelli regionali. Vienna si adeguò a servire i bisogni della nuova borghesia tramite nuovi edifici, abitazioni con strutture moderne, in stile eclettico e dalle decorazioni neogotiche, neoclassiche e chi ne ha più ne metta (e “Sotomayor!” disse Auanagama spuntando alle spalle di Frut1).
In questo clima di cambiamento sociale ed economico un gruppo di artisti nel 1881 comincia a esporre nuove idee in merito all'arte, alla produzione industriale ed all'estetica.
Nel 1896 quaranta artisti capeggiati dal pittore Gustav Klimt dichiarano la scissione dalla Künsterhaus, la potente associazione ufficiale degli artisti viennesi legati all’accademismo.

L’artista
L’austriaco Josef Maria Auchentaller (Vienna 1865 - Grado 1949) è stato tra questi protagonisti del movimento cosiddetto Secessione, ma è poco conosciuto, robba di nicchia per veri intenditori come Frut1, mica…
Sinceramente non capisco perché resti così volentieri fuori dal canone e dalle “chiacchiere” sulle Secessione. Dev’essere stata una scelta markettara: “Come si chiama questo?” “Iosef Maria Auhhhenttalla” “Iosef Maria? Madonna. Aucccrrhrhrhrentalla? No no, nome troppo difficile. Questo non lo possiamo tramandare né insegnare, se anche qualcuno se ne dovesse ricordare il nome, lo scambierebbero per il re dei culatones altro che secessionista”.
Augentaler, il terribile cane che difendeva la soglia di casa del signor Rezzonico (che potefa reftare offefo!) mentre il prode poliziotto Huber si apprestava ad intervenire, ehm pardon volevo dire Asfidanken, il cane evocato da Ezio nelle battute del Drive In per circa un decennio, ehm pardon Auchentaller, fu noto soprattutto per i suoi manifesti pubblicitari e per le illustrazioni di riviste, dalle eleganti decorazioni floreali che divengono cornici per immagini dal forte impatto visivo [ndButel1: scusatelo, sta frequentando un corso per copywriter nel settore arredamento].
Anche gli studiosi hanno faticato ad inserire la figura di Auchentaller nella crew degli artisti viennesi aderenti al movimento secessionista. La difficoltà nel reperire le sue opere è stata la causa dell’isolamento dell’artista in un limbo di scarsa o quasi nulla conoscenza.
Che si sappia o no (no), Auchentaller nel celebre movimento viennese assunse un ruolo di primo piano, distinguendosi, oltre come artista, anche come responsabile di mostre. In quegli anni realizzò manifesti e copertine di cataloghi, così come ritratti, celebre quello quello della moglie Emma.
Abbandonato il movimento si ritirò con la moglie a Grado dove continuò a dedicarsi alla pittura fino alla fine dei suoi giorni.

Mostra


Esposizione allestita a Palazzo Attems-Petzenstein a Gorizia e composta da circa duecentocinquanta opere, molte delle quali assolutamente inedite: tele, disegni, studi, manifesti, bozzetti, gioielli, fotografie; alcuni materiali provengono da prestiti concessi dai più importanti musei viennesi.
Mostra suddivisa in sei sezioni, si sviluppa con un percorso che ripercorre la produzione artistica di Auchentaller dagli anni della formazione a Vienna e Monaco, passando attraverso l’esperienza secessionista e fino agli anni della maturità, quando rifugiatosi a Grado con la moglie Emma, si dedicò alla pittura di paesaggi ed al ritratto.

Parla il critico Frut1. Adieu.
L’Attems-Petzenstein è un palazzo settecentesco del periodo austro-ungarico molto bello ed elegante. Gli ampi saloni, le stanze decorate e gli alti soffitti affrescati fungono da gradevole cornice ad una mostra ben allestita, articolata in un percorso tematico sviluppato con sapienza e ben illustrato.

Le prime stanza mostrano la prima fase artistica dell’artista, con studi di forma di carattere accademico che rivelano la bravura e l’incredibile mano dell’artista nella riproduzione di paesaggi e volti con uno studio minuzioso della simmetria, della forma e della prospettiva.



Passando di stanza in stanza si può percepire l’evoluzione e il progressivo distaccamento del pittore dall’accademismo con opere dalle forme stilizzate e bidimensionali e l’inizio alle prime forme di decoro realizzate principalmente con soggetti floreali tipici dell’arte giapponese.

Interessante è la sezione dei manifesti e grafica dove compaiono opere che lo hanno contraddistinto nel periodo del secessionismo quando si dedicava prima alla rivista Jugend e poi Ver Sacrum ed alla cartellonistica mostrando un’incredibile capacità di sintetizzare la forma e cambiando il senso dell’estetica fino a quel tempo di stampo classico ed aristocratico.



Proseguendo il percorso tematico della mostra si entra nella sezione dei quadri e delle allegorie.


Se devo essere sincero i quadri paesaggistici di Auchentaller non sono eccezionali anzi qualcuno è decisamente “un pattaccon” mentre nella sezione delle allegorie ci sono piccole opere, pastelli su carta, ricche di simbolismo e di carica erotica che ricordano lo stile di Klimt (e chi se no?) sia a livello tematico che figurativo.

Un’altra sezione che mi ha incuriosito (sezione delle arti applicative) mostra la poliedricità artistica e decorativa dell’artista: Auchentaller collaborò con l’azienda di gioielli del suocero Scheid. Qui si ha un’ampia documentazione dei progetti per opere di artigianato in oro e argento di articoli di lusso.


L’artista iniziò a progettare spille, chiusure per collarini, pendenti e fibbie per cinture in Jugendstil, utilizzando molto spesso la figura femminile (donna-ragno e donna-farfalla) dalle folte chiome e forme ovali, a vortici e spirali.

La mostra si conclude con l’ultimo periodo artistico del pittore che ritiratosi a Grado inizia a dipingere paesaggi gradesi e ritratti che mostrano sicuramente la sua maestria nell’uso del pennello ma, a parte qualche quadro, sono opere decisamente anonime. Sì Josef Maria, diciamo che fanno un po’ cacà sti quadri, eh?


Quest’artista ha avuto un’intensa ed importante attività artistica ma ha operato nell’ombra (cosciamente? Inconsciamente? Volutamente? Passivamente?). A differenza di Klimt e Hoffman che dipingevano quadri ed erano per cui considerati “artisti”, l’operato di Auchentaller limitatamente al decoro e alla cartellonistica non era sicuramente considerato una forma artistica in un periodo di transazione con la decadenza dell’aristocrazia e la nascita della borghesia, per cui tutt’ora rimane un’artista di minch... ehm nicchia.

feat. I grandi perché del Fruttone
Chissà, forse sarebbe diventato un artista noto se avesse operato in un’altra epoca, magari una (a caso) in cui la pop art e le figure stilizzate tipiche dei fumetti sono considerate delle forme artistiche, ma anche no.

Conclusione
Ottima mostra con un gran numero di opere, validissimo artista, allestimento e location promossi.
Se vi capita di passare per Gorizia, fino al 30 settembre potrete ammirare le opere di Josef Maria Auchentaller presso il museo provinciale Palazzo Attems in Piazza Edmondo De Amicis, 2 Gorizia. Altrimenti, dopo settembre sarà sposta in sedi più trafficate: a Bolzano presso la galleria Civica dal 24/10/08 al 25/01/09 ed infine giugerà a Vienna.

04 luglio 2008

Mostra di Weegee: Unknown Weegee - Milano, Palazzo della Ragione

Weegee è in mostra a Milano in Unknown Weegee. Cronache Americane.
Esattamente a Palazzo della Ragione, dal 20 giugno al 12 ottobre 2008. Sottolineo ottobre, per gli ex-temerari dell'ammmore con le colate laviche estive milanesi.

Oltre 100 fotografie, tutte provenienti dall'International Center of Photography di New York.

L'originalissimo copywriter etilico annuncia agli spettatori del circo: "New York come non l'avete mai vista attraverso l'obiettivo implacabile di Weegee".

weegee in mostra a Milano, Palazzo della Ragione


La mostra sull'ottimo Weegee (B1 feat. Upstream) noi la consigliamo, noi ne pensiamo bene, lui ce sa de fotografì. Momento nostalgico per i baccalà: il Fruttone recensì così la mostra di Weegee a Parigi.

Per chi cercasse informazioni.

10 maggio 2008

Open Bar a More is More - Byblos Art Gallery Verona

Qui tutte le novità sulla Galleria Byblos di Verona

Che ce frega de pagà, noi c'abbiamo l'open bà!

Oooopeeenn baaaaar - oooopeeeen baaaar!

Riassumerei così l'inaugurazione della nuova mostra More is more della Byblos Art Gallery di Verona: l'arte dei cocktail serviti in quantitativi industriali con la nuova tariffa Infinity Free di Byblofone. Ma è più un'inaugurazione da poseurs o da sbronzi? E perchè non da entrambi? Perchè "Deppiù è deppiù".

more is more - Byblos Art Gallery

More is More
Il sito della Byblos andai a vedermelo qualche giorno fa, chissà se hanno qualche aggiornamento da proporre. Macchè. Si è in lutto per la scomparsa di Pippa Bacca, forse legata professionalmente proprio a Byblos.

[Aperta parentesi: tragica morte di un'anima pia portatrice di pace che ebbe nobili intenzioni nonchè una leggera difficoltà a distinguere l'ideale iperuraniense dall'arido vero. Ora vabbè, la disillusione talvolta punisce senza riserve e troppo severamente, ma fare 1 + 1 preventivamente no eh? Cara ragazza, tu hai avuto le palle, ma fossi io una donna occidentale - sciao sono Vladimir Butella - beh girare la Turchia in autostop con indosso un abito da sposa non sarebbe nella mia top 10 delle priorità ecco. Chiusa parentesi].

Ad ogni modo, propongo lo stesso aggiornamento al cinico B2, ma l'indomani il sito della Byblos non è più in lutto: ed è subito vernissage con open bar! (certamente un oper bar in lutto, coff-coff...).
E comunque io ci andavo a trovare e ringraziare del precedente invito Masha, il boss. Che naturalmente non so chi sia. Invito passato in sordina perchè un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana, ecc.

Pro
- un evento da poseurs dei 40-50 minuti. Eccellente.
- c'è bisogno di dirlo? Dio salvi l'open bar, completamente aggratis, indiscusso protagonista della mostra, cannibalizza la mostra stessa: ad un certo punto uno degli 'artisti si è impiccato, ovviamente nel retro, in silenzio. Il cadavere è ancora lì, qualcuno vada a controllare per cortesia. Verso le 22.00 serpeggiava il sospetto che pure le opere fossero gratis ma il tizio beccato fuori con una tela da 3 metri in mano è stato fermato mentre cercava di infilarla nella nuova Lapomobile (=Fiat 500).
- paradossale bon ton: sarà che vogliamo ciò che non possiamo avere facilmente per poi fregarcene quando le cose si fanno troppo facili, sarà che l'ambiente chic di una galleria induce del bon ton (bugia), saranno i figli delle stelle, sarà quel che sarà, ma gli sbronzi non si sono moltiplicati copiosamente. Credo di essere stato l'unico. Io e i miei nuovi amici (immaginari) che di long island in long island mi intrattenevano con discorsi stucchevoli al punto giusto al bancone (l'ho mai mollato?)
- buon numero di presenze, pubblico variegato, alcune pheeghe
- capitolo femmene agè: la over 30 con la sedicente predilezione per l'arte, quella che è complicata 'dentro tanto tanto non sono una donna come le altre mi devi capire perchè sono diversa a me piace l'arte tutta l'arte no anzi solo quella contemporanea no anzi solo quella complicata come sono io nella mia testa (=vengo alle inaugurazione col mio look 'Burineit Moss all'ultima moda - e speriamo sia proprio l'ultima! - guardo quattro patacche e te saludi). Presenze deliziose e assolutamente fondamentali nella vita di ogni poseur che si rispetti.

Butel1 a More is More

- una mostra che tutto sommato finalmente riporta in scena percorsi già più riconoscobili, più "tradizionali", più novecenteschi della seconda metà. Ad esempio Garcia è una sorta di action painter paessaggista 'burino (=an pratega se sente troppo fica e rinuncia ar pennello e applica er colore come ce fasceva Giecson Polloche ma li soggetti sor li alberi e a natura)

lilian garcia roig

- si tratta di una mostra di pittura massimalista, in linea con lo slogan "More is more!". Cosa significa? Boh. Non saprei ripetervi che cosa è il massimalismo delle ultime due decadi, nè rispiegarvi il perchè e per come e in che contesto ma ricordo che la cartella stampa mi aveva convinto alla seconda riga. Anche perchè alla terza non c'è arrivato manco il copywriter. Massimalismo dovrebbe essere sinonimo di eccesso, carica visiva enfatizzata, sono quadri "pieni di roba" buttata addosso allo spettatore insomma. Ma vi fidereste di uno sbronzo?
- Le opere di Lilian Garcia Roig piacciono a tutti, la grafica astratta lineare di Grant Miller piace pure,

grant miller

le opere di Mark Messersmith sono criptiche,

mark messersmith
(non dovrebbe essere in mostra)

bruttine ma singolari (abbandona il bidimensionalismo della tela e aggiunge nuova spazialità con l'inclusione in basso di alcune teche a mo' di cornice contenenti oggettistica varia e un supporto esterne tipo - vado a memoria ebbra - una liana o bastone), i Clayton Brothers sono inquetanti e hanno qualcosa di irrisolto (vedere locandina), James Barnsness in The Great Destroyer si è ispirato ad un fantomatico anti-demiurgo spermatore/pisciatore pazzo

james barsness

- per una volta - hey, chi l'avrebbe mai detto! - c'erano pure dei buyers. E' confermato: il modello economico della galleria d'arte moderna regge anche in un paese in cui il sistema arte è istituzionalmente innestato per la maggiore sui supporti dell'arte pre-contemporanea. Sulla cosa ho nutrito riserve per anni: "Come campano le gallerie d'arte moderna?", per quanto mi riguardava quelle meno conosciute potevano benissimo essere mecche del riciclaggio finanziario
- quel cinquantenne un po' yankee & flower power con delle inguardabili scarpe rosa doveva essere uno degli artisti (o un bolide qualsiasi che passava di lì). L'ho capito perchè la gente andava a parlarci. Anzi no, l'ho capito perchè quando sei l'artista e non sei del tutto bolide, hai con te LaDonnaDell'Artista, una che si fa notare. Lei si faceva notare: tappa, grassa ma con un abito lungo a tre colori che la caratterizzava con stile (discubitile, ma con stile). Coppia appariscente della galleria.

Contro
- il mio compagnone di una sera comunque mi ha deluso: il bancone non è prettamente un bancone da poseurs. Male. Si salva solo in parte con la parete a specchio, vero cult per il poseur in preziose fogge e atteggiamenti annoiati in vista della fine del mondo.
- alcune pheeghe sì, ma non troppe, diverse cesse
- il ricambio generazionale delle 22.30, ovvero "Quando arrivano i ggiovani. Finisce il party".
- un po' di buone selezioni vestiarie, ma in genere livelli diffusi del celebre veronalook. Signore perdonali.
- trash parade: la rotondità nana con fiore rosso in testa, la cow girl de Porta Portese, la hippy con abito figlia dei fiori della nonna (all by mercatini di Campagnola), la black pigiama lady. Ma...
- ... siamo onesti per una volta: pollici in su per le fighe. Pensiamo per un attimo ai ragazzi. Pensiamo per un attimo alla situazione (utopica) "Figa che esce la sera per fare incontri e magari scopare (solo un pochino comunque)". La peggio vestita delle peggio comunque è meglio del meglio dei migliori. Nei panni della figa a Verona: ma che fa con 'sti qua in giro la sera? Ma chi si deve pigliare questa? Ragazzi (nel senso "Voi ragazzi!") vediamo di darci una sistemata: ma che vi lamentate che non scopate, eh? Ao', tronista, ma te si visto? Ao', Briatò, a smettiamo de parlà ca a' biascicata rauca? Ao', università, ce parlamo domani de li esame-scazzi-teghe e mo commentamo un po' de arte (pe'finta), eh?
Girls, io vi capisco, è un mondo maschile alla deriva. Sono rimasti pochissimi esemplari validi. E fatalità scrivono su questo blog (ding-dong: Gentili signore, vi ricordiamo che la mail ce l'avete nella barra a destra, allegare foto non photshoppata, grazie. ding-dong)
- ovviamente zero scopa-input, parlando di me. Il primo approccio è andato abbastanza bene:
"Sciao questa sera sono bello e possibilissimo"
"Come scusa?"
"Non mi trovi anche tu arrogante?"
"E quanto arrogante saresti?"
"Io è tanto arrogante quanto tu è bella"
"Ti concedo un punto"
"Quando facciamo l'amore?" [regia, popcorn e sax da soundtrack dei film porno di serie B. No, no... niente cose pubbliche, lasci tutto nella mia testa, grazie]
"Mh vediamo... mai?"
"Mai?"
"Sì mai, ti va bene?"
"Mai va benissimo...".
Il secondo comunque è andato molto meglio:
"Sciao io..."
"SMAMMA"
"...ooook"
Un vado-vincente-e-torno-perdente lungo 0,7 secondi: record del mondo.
Il terzo poi è andato alla grande. Il terzo non c'è stato.
- capitolo musica: il dj dev'essere uno dei Modena City Ramblers o un reduce delle bombe in Vietnam. Ha quei retaggi lì. Non è da buttare, non si sposa nemmeno male con l'ambiente ma il rimbombo da radio-cassa-dritta-sdeng-sdeng alla lunga ti fa ritrovare fuori. Fuori dalla galleria intendo, a sostare sul marciapiedi, stiva per oltre metà dell'audience. Ma forse è voluto! Maledetti... Il sound non è commerciale ma non molto personale. Dev'essere la compilation Sound for Art Openings. Da rivedere.
- pubblico variegato, senza particolari pregi. "Ma che vuoi, siamo una galleria d'arte liberal, questo è una open night, l'arte accoglie tutti, l'arte è per tutti, bla bla". Sì sì vabbè. Oltre ai già citati, avvistato l'universitario primino, il pubblico da aperitivo Cortez-Bugiardo-Anselmbloom, il pubblicò agè e griffè, il pubblico molto agè e molto imbalsamè e ovviamente...
- ...sciao sono il commesso del centro lo so sembro 'burino ma è un po' la mia imaggine
- sciao siamo gli amici del comesso del centro (a nostra volta ex commessi pentiti) lo so siamo 'burini pure noi, beh del resto siamo una claque che vuoi?
- sciao siamo gli amisci degli amisci del commesso.
Insieme, queste tre categorie formano una macrocategoria composta di elementi intercambiabili senza alterazione di prodotto finale. Anche loro fondamentali ai vernissage, che ve lo dico a fa'?

Conclusione
Evento promosso. Bene bravi bis. Dai primi vernissage si sta progressivamente migliorando, l'inaugurazione della Byblos Art Gallery richiama un pubblico sempre più numeroso e sempre meno interessato (com'è normale). Evento unico del genere a Verona. Ora però attenzione perchè più si batte questa strada e più si sarà a pieno rischio trashizzazione con: sporty casualism, hip-hoppaggio scalmanato e straccionismo boho impegnato. Già avvistati due esemplari per categoria. Fra tutti io detesto scientificamente il pubblico casual: andate con la polo Fred Perry con colletto tirato su e jeans chiaro indiscriminatamente in centro al pomeriggio, all'aperitivo, a cena, al vernissage di una mostra d'arte. P-prontooo? E' un evento serale questo, ce lo vogliamo concedere un cambio d'abiti? Dov'è B2, l'uomo da due cambi d'abito al giorno? E dov'è B1, l'uomo da tre cambi d'abito al giorno? (Ah era sbronzo al bancone? Madooon'...). Ma la galleria alla fine che colpa ne ha? Nessuna ovviamente. Quando l'evento è free, è open, l'audience si autoprofila.

Infine, chi era Masha? Voglio concedere il beneficio del dubbio ed eludere i clichet: Masha non era la bionda dannatamente simile all'omonima del GF. No, no.

19 aprile 2008

Mostra di Francis Bacon - Palazzo Reale, Milano

Un pittore di rottura. Anzi, uno degli ultimi pittori espressionisti di rottura, in mostra al Palazzo Reale di Milano: Francis Bacon. Mostra retrospettiva piuttosto esaustiva. Promossa. Andrà avanti fino al 29 giugno 2008.

mostra di francis bacon al palazzo reale  di Milano

Bacon in una frase
"Cosa credevate, che dipingessi rose nel secolo degli orrori?" (Francis Bacon)

Brevi cenni sul pittore
Dicevo, l'ultimo grandissimo pittore di rottura, e solito maestro del Novecento e bla bla. Nasce a Dublino nel 1.909, si spegne a Madrid nel '92. Ambiguo e discusso, figlio della guerra e di un militare rigido, autoritario, cui inevitabilmente s'oppone. Il padre non è proprio il suo modello. Piuttosto è legato alla nonna materna, forse è merito suo se sviluppa un simpatico piacere per i vestiti femminili. E diventa gay. E viene cacciato dal padre perchè gay. E lascerà tutto in eredità al compagno gay. Vive tra Londra, Berlino, Parigi, Madrid quindi esclusivamente in centri di rilievo. Solito percorso difficile, poi esplode nel secondo dopoguerra. Ecc.

Mostra Bacon - Palazzo Reale

E la sua pittura
Lo definirei l'uomo del tormento, ma non ho mai studiato da vicino l'opera di Bacon, che opera a partire dagli anni '20, iniziando anche con stracci e mobili. Sì, stracci. E vendevano eh! Sarà che nei programmi delle scuole superiori i docenti di arte (anche se per quanto ne so i docenti di tutte le materie compiono questa scelta enormemente stronza) si avvicinano con una certa refrattarietà all'arte del secondo dopguerra, salvo quell'arte chiamarsi pop art.
Beh Francis Bacon non è pop, cominciamo da questo, è sicuramente più vicino all'espressionismo (quello austriaco, secondo me, almeno visivamente). E se proprio proprio - ma no! - ci fosse un legame col popismo, dovremmo pensare all'idea all'origine della serie "Crash and Disasters" di Warhol, l'irrompere della cronaca più brutale.
Ma Bacon l'ho colto molto più esistenzialista, essenzialista, anche se avrà pur recuperato il tutto da qualche pare: quella di Francis Bacon si presenta come una pittura anzitutto vivida, di contrasto, scissioni, scontri, perchè raffigura i contrasti, la carnalità, la disperazione cioè l'uomo essenziale secondo lui, una pittura gridata. Che talvolta schernisce il potere e sa essere anche molto seriosa eh. Ed è sempre deformata, vituperata, antinaturalistica: volti graffiati, arti allungati, "l'oggetto scontro", ecc.

Francis Bacon - Palazzo Reale - Milano

Dico esistenzialista perchè innegabilmente riporta l'uomo al centro dell'opera, e lo fa - nel secondo dopoguerra - fuori da ogni movimento artistico esistente, anche se a volte avvicinerei certe intuizioni a quelle di Kokoschka e Schiele, pur utilizzando Bacon una resa stirata e deformata dei suoi soggetti più originale. Come supporti passa dalle tale all'arredo alle stoffe.

Francis Bacon in mostra a Milano

Egli in primis ovviamente è mica tanto a posto. Non ordinario. Forse tormentato, forse confusionario (ma bisognerebbe aver letto i soliti diari dell'artista, se ci sono).
"Voglio che la mia vita sia il più libera possibile, voglio solo il migliore tipo di atmosfera in cui lavorare". Ad esempio dipinge esclusivamente nel suo studio, un ambiente disordinatissimo perchè insomma gli ambienti ordinati non gli piacciono troppo. Lui è confusionario, dicevo.

La mostra di Bacon a Palazzo Reale - Milano
Valida, completa, propriamente antologica, ben accompagnata dai commenti testuali.
A volte basta poco per liquidare una mostra ben fatta.
In loco ho sentito commenti non troppo lusinghieri di un paio di esaltati e viscerali amanti della pittura baconiana, ma sono eccezioni secondo me.

Francis Bacon in mostra con Edipo e La Sfinge
Francis Bacon - Edipo e la Sfinge

Curiosità
- Le opere sono oltre 100, di cui 82 dipinti dagli anni '30 in poi, il resto sono disegni su carta e oggetti vari
- C'è "Papa", degli inizi degli anni '50, ispirato dal ritratto di Innnocenzo X di Velazquez. Questo quadro lo ossessionava, lo considerava un capolavoro e ne dipingeva un sacco. Problemi di autostima probabilmente.
- Sul percorso, rifacendomi un po' al comunicato stampa: come si passa dalle opere del '50 a quelle del '60, è come se da inconsistenti, incorporee,

opere di Francis Bacon

i soggetti si fanno tangibili, corporei, solidi. Il tutto è legato a questioni biografiche di quegli anni, che non ho letto. Sono poi del settanta le opere recenti più celebri, quei tizi che gridano, quel senso di morte, l'erotismo qua e là.

Francis Bacon a Milano

Negli anni senili poi arriva l'immancabile semplificazione, essenzializzazione: poche macchie di colore buttate lì.
- Uno dei quadri è intitolato "Ultimo tango a Parigi", un quadro piuttosto esemplare in effetti (opera carnalissima) e, sì, è legato al film di Bertolucci: il regista italiano lo prese ad ispirazione per la famosa pellicola.
- Giorni sì e no: evitate come la peste la domenica. Sul serio. Io ho provato per due domeniche di fila: l'effetto mostre cumulate crea una coda a tratti incommensurabile (vi ricordo che a Palazzo Reale ci sono altre due mostre piuttosto interessanti, Balla e Canova)
- Perchè fare la figura del pezzo di cretino come quello a fianco a me, si può evitare: Francis Bacon pittore, non è Francis Bacon filosofo (aka Francesco Pancett... ehm Francesco Bacone), per carità.

26 febbraio 2008

Mostra di Warhol e Beuys - Fondazione Mazzotta, Milano

Warhol-Beuys: omaggio a Lucio Amelio

Alla buona Fondazione Mazzotta fino al 30 marzo 2008 c'è per la prima volta a Milano in mostra la coppia Andy Warhol-Joseph Beuys. Quei due, per dire, che hanno cambiato e scritto le regole dell'arte recente: uno in America, l'altro in Europa. Praticamente, i due artisti più influenti dell'arte contemporanea.

warhol e beuys alla fondazione mazzotta

così come raccolta alla corte di Napoli da Lucio Amelio in occasione del progetto dell'80 che diede il là alle opere italiane dei due. Un triangolo amoroso: Italia-Germania-Usa, fancazzismo-cultura pop yankee-rigore calvinista tedesco. Warhol e Beuys, s'intende, avevano già da mo' diffusa visibilità internazionale, Amelio era affermatissimo nel settore e la collaborazione entrò irrimediabilmente nella scia dell'evento mediatico

warhol e beuys e lucio amelio

Il progetto
Ai tempi il grande gallerista napoletano - tra i principali protagonisti della promozione dell'arte contemporanea in Italia in quegli anni - decise di far collaborare quei due, si incontrano a Napoli nell'80, ad aprile. A novembre ci fu il terremoto. In risposta ai disastri provocati, alla forza distruttiva della natura nasce l'esigenza creativa di proporre una serie di opere (dall'80 all'85) appunto incentrate sul terremoto e sull'eruzione. Roba insomma a cavallo tra testimonianza neorealista e tormento espressionista [e dopo quest'interpretazione, mi mando a fanculo da solo, grazie].

La sinergia dovè anche servire, nelle intenzioni di Amerlio, per lanciare un messaggio di vocazione "umanitaria" all'opinione internazionale. Ne salta fuori anzitutto la celebre pagina di giornale del Mattimo che poi divenne un pezzo raro:

mostra warhol a milano fondazione mazzotta


Opere
Presenti fotografie, quadri (il Cristo Morto), scarabocchi, abiti e un'installazione di Beuys (pron. Boys) e quadri, stampe/lavori grafici, fotografie, "oggettistica" di Warhol.
Dell'eclettico fotografo tedesco, una sorta di cowboy con la macchinetta nella fondina,

mostra di joseph beuys

troviamo soprattutto fotografie comunque, quasi sempre scatti che lo ritraggono SEMPRE negli stessi abiti che sono poi gli abiti che lui porta tutti i giorni. Alla faccia.

Di Warhol, oltre ad un paio di stivaletti regalati al grande gallerista napoletano, troviamo Vesuvius,

warhol con vesuvius

Vesuvius, Vesuvius,

vesuvius fondazione mazzotta milano

anche Vesuvius, poi c'è Vesuvius,

fondazione mazzotta di milano: un altro esempio di vesuvius di warhol

inoltre Vesuvius, senza dimenticare Vesuvius.

vesuvius di warhol

Insomma, varie declinazioni coloriste di Vesuvius, tecnicamente tutte identiche ma variate nel colore, quasi a sottolineare che ogni Vesuvius è diverso dall'altro perchè ogni Vesuvius sottende ad una forza diversa, la forza distruttiva della natura [memorandum: rimandarmi affanculo, grazie/2].
Qui invece Vesuvius:

warhol in mostra con vesuvius

Pregi
- Vesuvius, da 1 a 10
- al piano inferiore, la riproduzione della casa terremotata, con annessa foto di Beuys sotto il tavolo a ripararsi dal terremoto: ci dai un'occhiata, vedi un cretino che si fa fotografare sotto ad un tavolo e ti scompisci. Quando l'artista si mette in gioco e l'opera si fa fiction. O cabaret.
- il biglietto ridotto a 4,50 €
- spazio espositivo su tre piani di cui neanche ti accorgi, mostra snella, agile, mordi e fuggi
- immancabili i soliti ritratti warholiani, a star varie, del suo presente e passato (Freud mi mancava!).
- rappresentativo dello spirito del progetto, il nastro del sismografico conservato in una teca (anche se in verità è semplicemente una matita su carta per elettrocardiogramma...)

beuys diagramma terremoto

- due grandi tele di Kiefer e Richter

Difetti
- il biglietto intero a 8 €: "Fondazione Mazzotta, pronto?" "Sì Fondazione Mazzotta, prego" "CHI SIETE?". Il piatto non è così ricco.
- poca varietà, ma è un difetto per così dire fisiologico: è la riproposizione di un progetto che fu, e fu inteso così. Le restanti documentazioni si riducono a scatti, un filmato, un paio di stivali (puzzolenti, perciò sottovuoto), una polaroid originale, cartoline, un abito infeltrito
- il progetto originario vedeva comunque la partecipazione di altri: gettare la luce solo su Warhol e Beuys taglia da subito le gambe, nonostante i due lavori di Kiefer e Richter
- c'è poi "Vitex Agnus Castus", che poi sarebbe la classica e millenaria foglia isolata a simboleggiare l’isolamento dell’uomo di fronte all'indifferenza della natura. Se vabbè, molto originale...

Chicche
- "avantissima" (almeno qui da noi) la Fondazione Mazzotta, che qui vi offre un tour virtuale della mostra.
- a rigor di nostalgia, c'è poi da dire che si tratta delle opere tarde dei due: Beuys muore a Düsseldorf nell'86, Warhol nell'87.

Conclusione
Vesuvius è presente di rado nelle mostre di Warhol, qui ne trovate quanti ne volete. Se non vi interessa Vesuvius, dovrebbe piacervi Beuys [regia, aggiungere una palla di fieno sospinta dal fantasma del nulla, grazie], che è stato altrettanto un sensibile, benchè molto meno celebre, protagonista della contemporaneità europea. E forse queste foto non gli rendono la giusta mercè.

20 febbraio 2008

Mostra Arte delle Donne - Milano, Palazzo Reale

L'arte Delle Donne - Dal Rinascimento al Surrealismo

In mostra a Palazzo Reale, Milano - fino al 6 aprile 2008

Succede che vado a vedere questa mostra L'Arte delle Donne e... tsé ahhhahahahah! Ehm, scusate, non so cosa m'abbia preso, pardon. Dicevo, l'Arte delle don... hohohohhohooooo.... (fuori onda: le donne e l'arte, ma è pazzesco, ah-ah, arte e donne, ho-ho, ma a chi è venuta quest'idea cretina? A Sgarbi). E devo ammettere che se sulla carta le artiste si presentano come delle potenziali mega-ciofeche senza credito, c'è da dire che la mostra ha molto più da dire delle risate che il titolo sembra suggerire.

arte delle donne milano

Genesi e scopo della mostra
Siamo in Defcon 5: il rischio di andare incontro ad un'annunciata minchiata da marketing delle Pari Opportunità è sensibilmente elevato. Tuttavia il cappello introduttivo di Sgarbi mi è subito piaciuto per l'onestà: dietro alla mostra non c'è un fil rouge, un legame concettuale o storiografico tra le varie artiste e le relative opere. L'obiettivo di questo progetto è semplicemente quello di dare voce o meglio occhio al fenomeno. Fenomeno: non l'avreste mai detto, ma negli ultimi 500-400 anni, a cavallo tra Rinascimento e Surrealismo, anche le donne hanno dipinto. Roba da matti eh?
La mostra è ambiziosa appunto per la propria essenza: dico io, valle a trovare 110 artiste di un certo livello! Vai vai... e poi torni con la cognata di Monet, un'altra tizia scoperta da Degas, l'amica della sorella di Virginia Woolf, e gente del genere. Che c'è, c'è tutta. Sicchè poco ti importa - ipocrita lettore - che le 200 opere femminili provengano dalle gallerie internazionali più prestigiose, dal Prado agli Uffizi, dal Reina Sofia al Pompidou e altri.
A quel punto - ti avviso malevolo lettore - rischi di andare incontro ad un comportamento che oscilla tra la risata grassa, e questo:



Sotomayor!
Spero non sia troppo tardi, perchè poi scopri che 'ste quatro buzzicone so' pure brave ao', t'incazzi perchè il marketing è riuscito a fregare anche te amico e scatta l'accondiscendenza a Sgarbi, che mai t'è piaciuto tanto. Ed è piaciuta un po' a tutti, critica e soprattutto pubblico, a gennaio la mostra ha registrato il tutto esaurito, tipo la quarta mostra più visita d'Italia, tanto che viene subito prorogata fino al 6 aprile.

mostra arte delle donne palazzo reale milano

Opere esposte
Oltre 200, come detto. Questo filmato dalla colonna sonora particolarmente fastidiosa è piuttosto completo:




Domande dell'ipocrita lettore e dell'ignobile autore
Io ti conosco, tu ora sei al bar coi tuoi amici mediamente istruiti (calcio e laurea in Scienze Economiche) e ti stai ponendo le stesse domande che il presente Ignoble Auteur si è poco stoicamente posto prima di te:
- che bisogno c'era di aggiungere l'arte delle donne a quella degli uomini?
- precisamente, cosa aggiungono le donne all'arte maschile?
- l'arte maschile non esautura di fatto ogni possibilità di quella femminile?
- se il genio è maschile, perchè le donne si abbandonano all'esercizio artistico?
E via dicendo.
Io e te siamo dei veri bastardi (e un po' ne siamo pure fieri, ammettilo) e sappiamo benissimo che è tutto più o meno vero (ma non lo diremo certo ora, che ci possono leggere tutte 'ste pheeghe), tanto che qua e la tra le sale di questa mostra L'Arte delle Donne - che scorre agile agile, in spazi mai troppo angusti nè troppo ampi, richiedendoti al massimo un 40-50 minuti di tempo - ci sono diversi momenti in cui ti vedi costretto a osservare: "Mh, ma quello, anzi quella non è un po' un Monet?" o "Mh, ma quello, anzi quella non ricorda un po' di Gauguin?" o "Mh, ma il cubismo di Picasso non era un po' più cubismo di quello anzi di quella?". Io e te lo sappiamo, ma faremo finta di niente; dando una simbolica pacca sulle spalle a tutte le femministe che affollanno Palazzo Reale, più che mai compiaciute per aver scoperto perle di rara bellezza, come racconteranno alla Marisa una volta a casa.

Piccole perle che tra l'altro ci sono, c'è un ristretto gruppo di artiste coi controcazzi - sinceramente non vi saprò ripetere un nome sconosciuto che sia uno - certi quadri si lasciano davvero apprezzare. E poi comunque ci sono anche le superstar del Novecento, eh: Frida Khalo, il cui autoritratto

arte delle donne milano

è finito direttamente sulla locandina, la solita Tamara De Lempicka (qui presente con due quadri marginali, del resto sempre qui a Palazzo Reale era stata la protagonista di una mostra fantastica qualche tempo fa e secondo il mio parere la PIU' GRANDE pittrice femminile), la sperimentalista Meret Oppenheim e altre protagoniste del mondo germanico.
Nomi sparsi per addetti al settore: Gabriele Münter, Marianne von Werefkin, Paula Modersohn-Becker, Käthe Kollwitz, Berthe Morisot, Eva Gonzalès, Mary Cassatt, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera e molte altre.

Nota di merito
Le guide di Palazzo Reale: eccellente servizio, davvero preparate, l'affollamento nel weekend era tale che vennero ingaggiate guide a iosa, praticamente una in ogni sala a sostegno di gruppi di 15-25 persone. Eh proprio lo stesso servizio offerto a Verona per la Mostra Pushkin a Palazzo della Ragione (ma vavangulo!)

palazzo reale mostra arte delle donne

Nota di demerito
Se dopo la brevissima introduzione di Sgarbi, ci accoglie Virginia Woolf con "As a woman, I have no country. As a woman my country is the world", dopo le celebri parole della grande modernista inglese andiamo faccia a faccia con un'INUTILE dedica di ringraziamento di Laura Bush (sì, quella Bush) a Letizia Moratti, per aver promosso con tanta passione la diffusione dell'arte femminile americana perchè "le società che promuovono l'arte femminile, no?, sono cioè proprio civili e allora insomma sai il mondo è più bello e più felice e viviamo meglio. Peace and Love Italia & USA.
p.s. Ora scusa Letizia ma ti devo salutare, vado a patrocinare mio marito che c'ha da bombardà alcune afgane
".

Conclusione
Mostra interessante che mette in luce la marginalità (sinora) per eccellenza dell'arte ufficiale: le artiste. Voto finale: 6,5

06 gennaio 2008

Byblos Art Gallery - Verona

Aggiornamento!
- Qui tutte le novità sulla Galleria Byblos di Verona
- Mostra More is More - Byblos Art Gallery

In un precedente - e ormai lontano nel tempo - articolo sulle mostre a Verona, vi invitavo a buttare l'occhio sull'iniziativa La Giornata del Contemporaneo, un open day di arte contemporanea che ha visto coinvolte pure alcune gallerie di Verona. Eh sì, Verona si tinse di contemporaneo. Dice: ma chi se l'è filata? Ovviamente l'evento ha coinvolto i soliti quattro gatti e, non è strano?, non c'era da dubitarne. E dire che la cosa sulla carta era tutt'altro che una minchiata (poi nei fatti, vabbè, la minchiata ci può sempre scappare).

Comunque sia, vi aderì pure la galleria Byblos Art Gallery, in quel di corso Cavour 25/27, che ai tempi ospitava Out Of True, una mostra collettiva così così che comunque meritava un salto. Magari alla Jackie Chan, contro la vetrina. Ma come dirò in conclusione, la Byblos, volenti o nolenti, è una delle poche/probabilmente l'unica galleria contemporanea di Verona da tenere d'occhio, rischia di proporre diverse cose interessanti. E a volte rischia anche di riuscirci.
Promossi comunque i vernissage in notturna, eventi di una certa classe aperti a tutti (sì, parlo con te bue uomo medio, ci puoi entrare e chiederti "Sa ela 'sta roba!").

Byblos Art Gallery
Da un paio d'anno è la galleria di riferimento per l'arte contemporanea e il "collezionismo giovane" di Verona. Perchè? Anzitutto perchè è la più fichetta della città: ampi spazi totalmente bianchi in posizione di prestigio con vetrine da show room. In secondo luogo perchè hanno le spalle coperte come pochi, dietro agisce il gruppo Swinger - a Verona proprietari tra le altre del negozio omonimo all'angolo tra via Mazzini e Piazza Erbe nonchè di un lussuoso hotel 5 stelle in Valpolicella. In terzo luogo perchè ha un proprio parco d'artisti piuttosto nutrito e può vantare una serie di opere disponibili di artisti più che famosi.

Gli artisti della Byblos
Peggio della Minardi in formula uno (ma c'è ancora?), una scuderia da "Who the fuck is he?". Naturalmente parliamo di nomi sconosciuti al 99% della popolazione. E dubito fortemente che ci siano giovani collezionisti che sappiano dirci chi siano i vari Enrico Tommaso de Paris (giuro che lo ignoro, parola di Butel Uno de Verona), artista di opere come questa
galleria byblos verona
che vedrei bene in garage (non ci fosse già l'auto), Yasumasa Morimura, Pus, Brufol... ehm Nicola Verlato, Cristian Sonda, ecc.
Ma poco importa, si tratta di arte contemporanea, è quanto mai logico che si tratti di nomi senza nomea al momento. Intanto onore al merito: alla Byblos stanno investendo e in questo campo è importantissimo! E poi se oggi nessuno li conosce, nessuno sa dirvi chi sono, vedrete che un giorno... nessuno chiederà chi sono.
Scherzi a parte, non tutti sono da buttare. Le foto del giappo (vd. dopo) non sono così male. Certo, la presenza di un artista come Pao non parlerebbe proprio a favore della qualità del lavoro di ricerca e selezione delle risorse umane: si tratta dell'artista milanese di strada che si fece notare coi pinguini colorati, panini e altro,
galleria d'arte byblos - Verona
peraltro plagiando i lavori di migliaia di bambini delle elementari che ogni anno dipingono i cassonetti della spazzatura.

Le opere della Byblos
Ragazzi, the moment has come: avete da parte un bel gruzzolo che non sapete come spendere - mi pare ovvio, vi starà capitando costantemente di 'sti tempi - e volete fare un investimento? Fatevi, per citare i più orecchiabili, un Fontata, un Burri, Manzoni, Nespolo alla Byblos. O altri. O gli stessi in altre gallerie, che te lo dico a fa'.

Out of True
Mostra collettiva che parte altrove, da Miami a quanto pare.
ou of true byblos art gallery
Il titolo si dovrebbe esplicitare così: le aspettative disilluse che non coincidono con la realtà. Credo e vedo non vanno a braccetto. Mostra tutt'altro che entusiasmante in verità, decisi di visitarla per vedere 'sta Beatriz Millar di cui avevo sentito parlare (dev'essere stato il vento).
Lei è una svizzera, con diplomi in arte e in moda, che incarna un po' lo spirito della mostra perchè indaga - Spot: esclusiva novità mondiale solo per voi e solo per le prime 50 telefonate! - il constrasto realtà vs. finzione, essere vs. apparire, in particolare è un po' incazzata con la società dei media, quella che è vittima del dominio della vista. Eh questi media e quest'uomo sensuale che guarda e guarda solo guarda l'apparenza. Ma come si fa, come? [ndB2s: salve, qualcuno mi ha cercato?]. Come direbbe Coleridge (o era Blake? W il qualunquismo), ad esempio, quella porzione di umanità "Vittima del dispottismo dell'occhio del corpo anzichè dell'occhio della mente".

Opere comunque piuttosto spiritose e ancora un po' pop, sotto sotto. Come supporto - lo ignoravo e la cosa non mi ha fatto troppo piacere - utilizza "tele" a stampa digitale. O meglio immagino che a monte le opere siano interamente digitali, stampa o non stampa. Robe tipo questo albero, sappiate che è uno dei suoi lavori più celebri e significativi, anzi la summa dei propri orientamenti.
galleria d'arte byblos di Verona -  beatriz millar
A posto.

Comunque sia la cosa è una mezza fregatura: Beatriz Millar, artista di casa Byblos, non espone alla Byblos Art Gallery. Qui trovi due assaggi - che sono un po' quel che sono - e nulla più. La Millar ha una personale alla "succursale" della Byblos, l'hotel Amistà, colosso di art hotel a 5 stelle da qualche parte in Valpolicella dove la Millar presenta anche la nuova installazione-scultura "Clown-clone and the piano tattoo" che vede un clone umano (la matrice sarà lei?) al pianoforte.
beatriz millar

Un posto estremamente raffinato l'Art Hotel Amistà, ci dormo di frequente quando non riesco a prendere sonno in casa. I prezzi sono ok, è la mancia al facchino che ti rovina.

Vabbè: volevi Beatriz Millar? Sotomayor! Allora ti resta dell'altro. Non chiedetemi cosa. Ricordo una piacevole tela rossa all'ingresso. E basta.
Opere di artisti internazionali(?) quali Dan Kopp, Sebastian Bremer, Robert Lazzarini (e ho detto Robeeeiit Leeeiiiserini, mica Joe Munnezza).

Poi ci sono le opere di Joshua Levine (come chi è? Beh ora m'offendo guarda!). Lui probabilmente discende da una famiglia di cacciatori, ha la fissa delle teste d'animali imbalsamate. Immagino finte. Cervi, per stare sul classico ad esempio.
byblos art gallery joshua levine
I "famosi" cervi con applicazioni tattoo
Ma anche topi o qualunche cosa fossero quelle cose. Vedo gli animali di Levine e penso a quelli sezionati da Damien Hirst, ma più brutti. Adesso qualcuno mi venga a dire che Levine è provocatorio... Byblos, scusami, te vojjobbene, ma le opere di Joshua Levine sono provocatorie quanto una scorreggia in aperta campagna.

Si riconferma poi la leggenda del piano inferiore: su i lavori di livello, giù la paccottaglia. In genere ci finiscono le fotografie, c'è inoltre spazio per la video art. Questo video lo guardi 2 secondi, il tempo di mettere la testa al di là del telo e dire: "Mh". E poi risali. Esci e ringrazi.

Out of True non è male nè bene secondo me. Qualcosa vi potrà piacere. Hey, ma questa è arte contemporanea: può piacervi tutto o niente, sono le regole del gioco.

Mostre precedenti
Penso di averle viste tutte. Una delle prime vedeva protagonista un artista giapponese e mi è piaciuta, ottimi quadri da salotto.
La mostra precedente a Out of True era nientepopodimenoche la famosa Street Art curata da Alessandro Riva (Frangetta Milano o Milano is burning non vi ricorda niente?), secondo me un cumulo di sbobba, davvero un fenomeno sopravvalutato: una collettiva di gente a cavallo tra il grafitaro e il relitto pop. Ricordo solo con una certa simpatia le mega stampe con critiche piuttosto fragili alla società dei consumi: un susseguirsi di loghi di griffes e altri oggetti e situazioni quotidiani più aggiunte da star system, vado a memoria. Quella che resta: l'occhio ci cade per un po', riconosce quello che deve riconoscere e poi il cervello rimuove.

I vernissage
Li ho persi quasi tutti. Ma ad un paio uno sono stato e sono consigliatissimi: in pratica, l'Eldorado del poseur by night, vi basta? Aggiungete pheeghe di livello e un bar, e vi fiderete. Dovete tenere d'occhio il calendario della galleria sul sito, è l'unica. L'ultimo opening si è tenuto il 16 novembre, per la mostra che segue.

Mostra in corso: Miwa Yanagi - recent works
Fino al 19 gennaio 2008, o fino al 26, dipende dal tempo forse.
Lui è proprio quello di... o anche di... e poi ha fatto anche... Comunque, Satomi Uanagama (ah non si chiama così?), giapponese che vive e lavora a Kyoto, è un fotografo che ha esposto in tutto il mondo e - benchè non opterei mai per un suo catalogo - farei un salto alla mostra e in un momento di risoluta follia acquisterei pure un suo scatto, ok?
Anche la fondazione Deutsche Bank ha investito sul ragazzo [che intanto abbiamo scoperto essere una donna, la Yanagi allora], mica... E poi... ma che ne so, so manco chi è. Alcuni esempi di scatti:

miwa yanagi byblos art gallery verona

yanagi miwa


Sinteticamente io dico che il giappo è proprio ok, ma aggiungo che quanto visto in rete mi è piaciuto più di queste opere recenti, forse non sono proprio interessanti come i lavori precedenti, date un'occhiata a questa ricerca immagini di Miwa Yanagi su Google.

Conclusione
Oltre che per i vernissage - buona cosa - il sito della Byblos lo si tiene sempre d'occhio direi. Insieme alla Mai Collection di Sottoriva, una galleria con mostre modernissime e talvolta interessanti (più che mai de gustibus). Altre volte no. Ma questa è una galleria che deve fatturare vendendo quadri, non biglietti d'ingresso quindi è tutto gratis, di che ti lamenti?