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06 luglio 2009

Il Butel e la Moda® (focus sulla moda veronese, luglio 2009)

Lo scenario è il seguente: c'è ancora gente con i jeans Richmond.
Pensavate avessimo buttato alle spalle quella brutta stagione col culo che parla e dice: "Rich vecio!"? Credevate ce ne fossimo liberati dopo l'arresto di Matteo Combi?
Senza la maglietta Guru da abbinare, in effetti, è stata dura, ma il Butel - stoico ed epicureo insieme - ce l'ha fatta.
Pazzesco.

Il famoso jeans Richmond col culo che parla e dice: Rich vecio!

18 febbraio 2009

Come diventare Butel - Quinta parte (Butel Total Look)

continua dalla quarta parte

BUTEL DRESS CODE

Come già detto il Butel® è completamente privo di senso estetico. Per questo motivo abbina colori peggio di un daltonico e sceglie motivi e fantasie con la stessa sensibilità di un non vedente. Figure da cui il Butel® trae ispirazione per il suo BUTEL® TOTAL LOOK sono due: il Calciatore per il casual wear e il Tronista quando vuole stupire con un look più sofisticato.

--SPOT --
COPIA IL LOOK DEL BUTEL TROPPO AVANTI! (questa settimana…)

Il look del butel: calciatori e tronisti i suoi modelli Imprescindibili
Ispirati al Bomber Conversano o al sempre bellissimo Giorgio Alfieri: calciatori ma anche tronisti, successo assicurato!


ALCUNI CONSIGLI PRATICI
Per ciò che concerne il look professional/business il Butel® predilige i seguenti accorgimenti:

- Taglie non consone. Porti una 48? Prendi una bella 52 bella larga di spalle e di fianchi. Sì, è inspiegabile ma il Butel® non è in grado di scegliere taglie appropriate per cui anche con il più elegante Brioni sembrera comunque un coglione che ha sbagliato taglia.

- Gessato misto. Il Butel® reinventa il gessato. Se Dolce e Gabbana hanno riportato l'attenzione su un vecchio classico dell'eleganza italiana, il Butel® lo rimanda a puttane proponendosi nelle più svariate tinte marrone con righe arancioni, nero con righe marroni, blu con righe di 4 colori diversi.

- Camicia scacchiera. Conosciuta anche come modello Zevio, una volta che avete imparato ad ignorare la sua bruttezza imparerete ad indossarla con tutto. La camicia a quadratoni belli larghi funziona da indumento elegante, ma anche casual, ma anche come pigiama e nello sport.

- El cravatton. La cravatta di superficie pari allo Zimbabwe non può mancare nel guardaroba del vero Butel®.Colori tra i più sgargianti, fantasie tra le più improbabili.

- La scarpa maron cacarella. La vera chicca. A forma di bara, un esagono allungato, si manifesta in molteplici varianti ma rigorosamente color maron cacarella (può aiutare ricordare il seguente assioma “Son el paron e me vesto de maron!").

Passiamo ora al guardaroba casual:
- Primavera: giubbino in pelle, maionsin/camisetta, jeans slavato (un pò larghetto sul fondo, recentemente avvistato qualche skinny), scarpa ginnica (Munich-Onitsuka).

- Estate: bermuda, t-shirt con scritte dal massimo impatto visivo (EMPORIO ARMANI, RICH, HELLAS, JOE RIVETTO, DE PUTA MADRE, ecc.), immancabili infradito (almeno per altri 10 anni)

- Autunno: vd. primavera+sciarpetta (vecio). Concessi e a volte dovuti gli usi di maionsin/felpetta (col cappuccio vecio).

- Inverno: un giaccone invernale a scelta tra: Woolrich/Refrigi/Peutery + sciarpetta + maionsin + jeans + scarpa ginnica/scarpa maron caca. Ultimamente avvistati diversi piumini, in un trionfo di sintetici.

continua...

30 giugno 2008

London Pills/3

Londra, che città moderna ragazzi.

Mentre a Verona e in generale in Italia si scatena la Guerra della Mutanda tra gli agguerritissimi Intimissimi, Tazenda (ah non si chiama così?), Jammmamai, etc etc, qui succede questo.

A Londra c'è un nuovo negozio di intimo. Si chiama La Senza.


La Senza Lingerie non vende intimo: vende il diritto a ad essere liberi, ma soprattutto libere, di non indossarlo.
Tali diritti prendono il nome di ROIAlties.

07 giugno 2008

Verona Fashion 2008

Come si vestirà il Butel2008? Cosa indosserà la Pheega2008?
Abbiamo chiesto un consulto circa le scelte di certi abbinamenti della moda tipicamente veronese


moda e abbigliamento a Verona in sfilata

all'amico Yves Saint-Laurent. Dopo cinque giorni di agonia, ha tirato le cuoia*. Pare che prima di spirare, gorgogliasse "V-verona all'ultima moda... s-speriamo all'ultima...".

Come si diceva, siamo stati a Verona Fashion 2008 (o Verona veeescio, come credevano i presenti). Sì, quell'evento di moda-molto-feiscion che se lo cercavi in rete, ti trovavi la Verona Fashion agenzia di mignottaz... ehm modelle rumene ecc.

Qui il video e le foto:




Clicca sopra per aprire l'album

Vediamo di che si trattava:

"La passerella in Piazza Brà, vedrà sfilare 23 imprese veronesi che proporranno la tendenza primavera-estate della produzione industriale, della sartoria artigianale su misura e degli abiti da sposa e da cerimonia. Una serata di stile, incorniciata dallo splendido contorno di Piazza Bra. Quest’anno, infatti, a fianco alla promozione della moda e della creatività. Uno speciale che sarà trasmesso nella sezione Fashion Destination di Fashion Tv"
e prosegue con
"sarà poi presente Sentenziosi, che in maniera assolutamente gratuita renderà disponibile il proprio video del medesimo evento, inserito nella sezione Style di YouTube visibile a tutto il mondo"
[Ah questa parte del comunicato ce la siamo inventata?]

Presenta Francesca Roveda aka dj Cheyenne (pron. Cieiennn) già vj di Match Music (anvedi...) e indimenticata conduttrice di quel programma d'avanguardia subculturale su Italia1 chiamato Da dove digiti?, in onda il tempo di una scorreggia d'assestamento (però a me piaceva, innocentemente comico):

dj cheyenne - Francesca Roveda

aka la sera sono una gran figa ma per dio non guardatemi la mattina quando mi sveglio per sfottere Sentenziosi in risposta al "YouTube, rap choc su Verona" (una vecchia storia che tutti sappiamo).

Francesca Roveda Cheyenne
Ciao Francesca, sappiamo che in verità c'hai
voluto
difendere e poi un po' pure sce piasci

Lei è brava: incarna il topos della presentatrice improvvisata tutta cartelline e avverbi (la Simo Ventu fa scuola). Qui un intervento dotto:


Naturalmente, ovviamente, solamente, peresempiamente

Inizialmente, ovviamente, i butei sono ammaliati da quella che ci pare un'organizzazione perfetta apparentemente: la presentatrice è brava, le modell-so-bell', la passerella è come dev'essere, l'atmosfera è quella unica che una Piazza Bra/Arena/Palazzo Barbieri con le luci giuste ti sa dare


verona fashion 2008 piazza bra

verona fashion sfilata a Palazzo Barbieri


Sì, i butei sono piacevolmente colpiti: che robe, che ti crea la moda veronese!

Tic-toc, tic-toc...
Presto il velo di Maya è squarciato, l'incanto cede a colpi malvagiamente ben assestati di Lumberjack, Carrera, WHT White, ecc. Ma White che? White russian? Due, grazie.

La sfilata casual ha poco da dire, è tutto ciò che ti aspetteresti da un evento come, come... Verona Fashion per esempio?

Il Butel2008
In passerella un Butel2008

moda a Verona fashion

in cerca di nuove sfide (un'alternativa al leasing che non finisce mai), un Butel che sa quando è il momento di una sana bestemmia, che coglie le situazioni del cambiamento (il bicchiere quasi vuoto), che sa con cognizione di causa quando passare dalla polo alla felpetta ("ghe fredo zioskan!"). Il Butel2008 è un po' "vado in piazza" tendente al "sono appena smontato dalla barca" e comunque "doman matina go da far l'impianto idraulico par la vila de Arvedi".

B3 (mai così mondano, da quando l'illustre socio B2 è a Londra): "Uff, che noia. Dove sono LE FALCATE DA PUTTANONE DELLA SFILATA, con una culata sulla spalla e l'altra sotto il piede da quanto sculettano?"

La Pheega2008
B1 in modalità Verona Fashion Magazine:
"La Pheega2008 ha una falcata (mancata) che le permette di passare in rassegna a meno di 1cm tutti i ButeiDellaPiazza2008 senza mai degnarli di un saluto,

verona fashion

è una Pheega che sfila con il braccio alzato in posizione da spritz mentre con l'altro si destreggia a cercare il cellulare nella borsetta, è una Pheega molto impegnata, padrona del suo tempo, una pheega che non rinuncia alla cioccata quotidiana col moroso e agli scazzi dell'Uni o del lavoro(?)"

Fine prima parte, stacchetto della Cheyenne (vd. sopra) a metà tra la seria professionista con laurea in Lettere che si è sempre dimostrata e la commessa (feat. Francesco Salvi) che annuncia "Siete caldiii? C'è da spostare una macchinaaa!"

Paradossi
A proposito di colpi bassi, di docce fredde che ti riportano immediatamente alla cruda realtà, direttamente da Bovolone, la Verona (S)Fashion - la distinta concorrenza ovviamente massicciamente presente tra le fila del pubblico giunto ad un evento di moda... - è qui:

la camicia vista a Verona Fashion 2008

La visione di questa camicia (una texture ottenuta fotografando le luci delle auto di notte dal cavalcavia dell'autostrada) costa a B1 un momentaneo rigor mortis. Va' a capire tu perchè andare ad un evento ti dispensa sempre e comunque dal rifinire leggermente il tuo stile. Andrebbero così anche alle sfilate milanesi? Certo.

Seconda parte: la sartoria
In passerella un tripudio di cognomi veneti, anche Sanson Maglieria(?). Completi classici e da cerimonia per Lui,

sfilata uomo verona fashion

con qualche incursione pseudo-valentiniana.

verona fashion 2008

Ah, comunque scordatevi di vedere gente vestita così in giro eh. Da apprezzare le bellissime scarpe by Pittarello (non si possono vedere!), ingiustificabilmente assente tra i marchi in passerella insieme a Mash, Intimissimi/Calzedonia, ma presentissimo ai piedi dei modelli e delle modelle (must!).

scarpe viste a verona fashion

Per Lei scelte classiche: la haute couture della pearà ha pure qualche bell'esemplare alternato a costosi tappeti persiani... Naturalmente, peresempiamente, ovviamente anche queste sono scelte per acquirenti da Palazzo Canossa in poi. Abiti pensati per pranzare la domenica da Ciccarelli. Dopo la messa.

fashion verona


Altre cose

- le modelle: belle, anche se di serie b. Diciamo un po' modelle e molto hostess? E comunque una siamo sicuri di averla vista su un sito di escort. Cioè, visto... ce l'ha detto un amico... una volta...
- stando al comunicato stampa, si trattava di un evento fortemente voluto dalla Camera di Commercio per dare lustro e promozione al settore dell'abbigliamento e del tessile Made in Verona, tanto che è stato prodotto un dvd che girerà su Fashion TV. Mh, sì, la famosa promozione della Camera di Commercio di Verona, che per la prima edizione ti organizza il tutto in una sala X della Fiera, presente addirittura il portiere di Verona Fiere. Inoltre, piccola domanda: come pensiamo di promuovere nel 2008 un marchio, senza manco un cazzo di sito internet che presenti il network/le sinergie del comparto? Ah già... chi non guarda Fashion TV? Ma se l'hanno tolto persino da via Roma 33, e andiamo...
- con tutta quella figa nel backstage, uno dei modelli improvvisa con non chalance un durello che vale ripetute risate di tutte le pazzerelle (età 20-70) presenti

After-party
Praticamente tutto finisce alle 22.30 e a questo punto ci sono tre coaguli umani:
a) quelli che vanno
b) quelli che restano (inspiegabilmente, forse aspettavano Pittarello...)
c) i butei, già all'open bar ("che ce frega de pagà noi c'abbiamo l'open bà") almeno dalle 22.00. Allestito alla Gran Guardia per soli invitati "del settore". Noi siamo del settore? No, che discorsi, ma nel 2008 un "siamo un po' fotografi... un po' modelli... scriviamo e'recinzioni..." non si nega più a nessuno (sì, non è andata esattamente così, ma quasi).
Ce ne andiamo presto, la mediocre massa pubblica



(età media 92) sta per arrivare e non ci piace (puzza), le fighe portano in un braccio la borsetta e nell'altro il cummenda. Meglio un kebab, all by Marroquin.

Conclusione
Iniziativa interessante. Bravi tutti!



* ciao Yves ciao, sei stato uno dei grandi maestri di stile dei Butei: come te, pochi più. Ordinati un white russian, te lo paghiamo noi.

16 marzo 2008

Inaugurazione negozio D&G - Verona

L'Impero del Cattivo Gusto ha adepti in ogni dove, li incontriamo ovunque, di giorno per strada, all'università, al lavoro, facendo shopping, li incontriamo di sera in centro, nei locali, in Piazza, al ristorante, ai concerti, in discoteca. Sono fra noi, ci osservano, ci studiano, si credono sempre vestiti bene, sicuramente meglio di noi: è la pheeghetta della Frinzi, è la donna media della piazza con moroso venditore di guarnizioni, è la commessa di Blue Express, è la cameriera del Lui&Lei, è la tizia che ballava sul cubo al Berfi's, quella che ora fa l'aperitivo al Bugiardo, quelli che stanno 4 ore di fila al Cortez, e così via. Questi adepti sono vampiri, si nutrono di cattivo gusto, lo digeriscono e devono rinnovarne la ritualità: lo fanno in appositi santuari devoti alla causa.
Tali santuari sono altrettanto ben distrubuiti, perchè l'Impero del Cattivo Gusto è una holding in attività 24h al giorno la cui invasività è: atavica e universale, investe con costanza e si espande a macchia: d'olio, di leopoardo, di merda.

Sa Dio quanti santuari/avamposti è riuscito a piazzare zitto zitto e quatto quatto a Verona nei decenni, ma ora ha sferrato un colpo da maestro, e come direbbe quell'amico mio

d&g Verona

dovremmo seriamente riflettere se non sia il caso di passare al lato oscuro.

Sinceramente devo capire in quali cazzo di mailing list io sia iscritto, ma spero di non essere l'unico perchè mi piace credere che altri ricevano inviti del genere (e questo è uno di quelli buoni...):

negozio d&g a Verona
L'invito parla chiaro: un bel marchio, un bell'evento,
tanta bella gente come quella in foto. Certo.

D&G ha aperto un nuovo negozio in via Mazzini a Verona. Ovvero una ragione in più, per evitare la via più marcia di Verona. Su questo discorso, le chiacchiere stanno a zero. Butel1 - la lettera recitava così eh - è invitato al cocktail d'apertura. E siccome detesta D&G, ovviamente ci va: si tratta di rappresentanza e sorrisi, Sentenziosi non vuole perdere gli investimenti pubblicitari del quotato duo, fresco di indagine della procura di Milano per un caso di evasione fiscale, che sicuramente si risolverà per il meglio (se no, ripeto, sai gli investimenti pubblicitari su Sentenziosi? Maaaronn', nun ce vogle penzà...)

Rapide considerazioni random sulla cosa
- troppa gente ma nel complesso inaugurazione decente, sicuramente meglio delle scene da "assalto alla nave in partenza per il nuovo mondo (e vivo in Italia nei primi del '900)" viste a Milano in simili occasioni
- D&G, seconda linea di Dolce e Gabbana (flagship store tuttora residente in corso Porta Borsari) legalmente iscritta al registro del Cattivo Gusto, più che una boutique, ha aperto un negozio per teenager plagiati dal marketing con target teenager (giustamente) e pheeghette universitarie dell'ultima ora con l'impellente necessità di vestirsi da mignotte (giustamente).
- la decadenza del negozio - intendo lo spazio fisico lì in via Mazzini - è definitiva: crollò Versace, crollò (mi pare) Bulgari, ora è l'Armageddon. Il sopravvalutato concetto di Made in Italy DEVE finire nel cassetto, non se lo berranno manco più i turisti.
- vedendo la serietà con cui pheeghette e cinghiali svolgevano il lavoro di poseurs - osservando soprattutto come cazzo erano vestiti questi - colgo le conseguenze di questa discussione sull'inaugurazione del negozio: "Inaugurazione D&G a Verona, ci andreste?" (eh queste so' le discussioni in cui spendersi...): notare il passaggio cruciale "Mi vestirei abbastanza semplice, un bel jeans con una maglietta magari un pò "velosa" a maniche lunghe e sopra una bella giacchina o se il tempo permette un bel trench, con le decolletè". Eh sì: e poi... stai da dio guarda!
- comprendo infine il significato di "seconda linea". Si intende seconda scelta, come la merce scartata dal campionario di prima qualità. Solo che la merce scartata è quella di Pimky, presente pochi passi dopo
- manco fosse la tua squadra di calcio, pieno di idioti con capi visibilmente stampati D&G

04 gennaio 2008

Saldi a Verona 2008

Per chi non ha già dilapidato il bugdet nei private sale di novembre (cofcofcof), domani si aprono le gabbie dei negozi veronesi per gli agognati saldi invernali.

Visto che a verona domina l'immobilismo del tutto cambi perchè nulla cambi il rinvio è d'obbligo ai due ottimi post dell'anno scorso:

Saldi n.1

Saldi n.2
Altrimento beccatevi tutta la serie di articoli sui saldi a Verona

Mi permetto solo di aggiungere qualche nota a margine, variazioni sul tema, isolate novità.

Nei post linkati, non si menzionava una delle Mecche della giovane fighetta veronese:

Liu Jo, via mazzini: azienda di carpi, collezioni che saccheggiano a piene mani si ispirano più o meno blandamente alle seconde o terze linee dei pret-à-porter più di grido (D&G su tutti), filtrate però in un'ottica (wannabe)aggressiva(wannabe)innocente featuring strass e swarovsky a fondo perduto.

Come è esplosa la moda Liu Jo? Grazie ad un'accurata selezione dei testimonal cui far indossare i propri capi. Mascia del Gf, quella santa donna di Alessia Fabiani, tronisti e starlette di Uomini e donne. Dei luminari del gusto e dell'eleganza insomma.
Questa strategia si è rivelata particolarmente vincente sul mercato veronese poichè, si sa, la pheghetta scaligera, lobotomizzata di default, segue con rigore militare una cura ludovico a base di programmi trash.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un pellegrinaggio, secondo solo a quello verso Lazzari (su cui torno).

Chi non ricorda le t-shirt dei personaggi disney targate Liu Jo? Chi non desiderava che ciascun esemplare delle suddette prendesse magicamente fuoco per autocombustione, trasformando la proprietaria in un inutile tizzone?
Perchè, passi lo gne gne un po' ammiccante, ma noi uomini-very non possiamo uscire con tante piccoli succursali della Melevisione porcatroia. (specialmente se hai 30 anni e l'appeal di un parafango).

Ehm. torniamo a noi. Dicevo Lazzari (piazza Erbe), ovvero la quintessenza dello stile "casetta di marzapane".
Ci trovi l'abitino tanto carino, il maglioncino con il cagnolino, e tutto ciò che finisce in -ino/a e che sul forum di girlpower si troverebbe scritto con il glitter e le stelline luccicose super uau. Ci trovi anche delle commesse inutilmente stipate di boria. Ma per quelle si può sempre adattare la tecnica che il mio vecchio amico Bre$e soleva usare il venerdì sera in piazza:

Arrivare in Piazza con Alfasud verde, accompagnati da tre puttane nigeriane e vestiti come Lou Bega, facendosi cedere il drink da un maschio a caso dopo avergli mostrato un coltello a serramanico aperto. Andare dalla ragazza più bella della Piazza, stringerle il braccio e, in piedi, guardandola negli occhi, cagarsi addosso.

De gustibus su Lazzari eh. Ma il gioco non vale la candela a mio avviso. Capi sovrastimati, specialmente in termini di prezzo, collezioni ultra derivative, poche variazioni sul tema, noia noia noia.
I momenti più folkloristici si toccano quando, negli ultimi giorni di saldi, si applica il 70 %. Aiuta in questi casi un'infarinatura sui rudimenti del rugby, specialmente se devi recuperare la tua damigella in una mischia chiusa o quando si tratta di agguantare qualche accessorio. L'ultima volta una commessa ha battuto una touche con una pochette.
Rimando al mio post sul black friday per farsi comunque un'idea generale.

I consigli della nonna di Upstream:
Figliole, date uno sguardo alle collezioni di Comptoir des Cotonniers (corso Porta Borsari) e rinsavite diamine!

Se siete alla frutta, specialmente in termini di quattrini, e state schiumando di rabbia nel tentativo di tenere a freno l'ennesimo attacco di shopping compulsivo allo stato grezzo c'è sempre Bershka, via mazzini. Fa parte del gruppo Inditex, lo stesso di zara oysho pull&bear etc., ed è l'unico negozio di quick fashion presente in centro. Che dire..in negozi come questo bisogna avere molto gusto e mestiere, perchè il confine con la trashata immonda è sottilissimo, scendere a compromessi con la variabile qualità e sopravvivere all'impatto sonoro della deejay parade (anno 1993) in loop perpetuo.
Peccato che a parità di volume le commesse non siano dei clamorosi esemplari di pheega imperiale graziose e gentili come quelle di Abercrombie&fitch.

Per lo streetwear: macondo doublefive littleitaly bluexpress bene bravi bis e soprattutto yaaaaawn.
Invece investirei nello slam jam store in via spada.

Per la couture e il pret-à-porter, milano o firenze.
E passa la paura.

27 novembre 2007

Toni and Guy Party - Milano

Aggiornamento
Rettifica e precisazione
Aggiungiamo un paio di cose, va'.
In primis che qui l'ironia, la satira e soprattutto l'autoironia (il payoff del blog parla chiaro, "prendere per il culo ma soprattutto prendersi per il culo") la fanno da padroni. Sempre.
In seconda battuta la crew sentenziosa per accattivare i pochi lettori (19?) che la seguono - nonchè racattarne altri 2-3 all'anno - tende spesso a calcare la mano enfatizzando luoghi, persone e fatti. E questo lo hanno notato anche i criceti (è così, l'abbiamo sperimentato in laboratorio. Mi rivolgo allo staff Toni&Guy: spesso se si dice X o Y su un tale blog di satira e humour, non per forza è X o Y. Perchè? Perchè qui si tende evidentemente a porre mano al registro della fantasia. Succede poi talvolta che si calca la mano enfatizzando,
la satira e l'ironia spesso trascendono le intenzioni degli autori, e allora se qualcuno si offende si può chiedere scusa.
Ma non è questo il caso.


Milano vive! Party esclusivissimo per Sentenziosi dove Frut1 diventa ‘ntennesciunà (mica…) e incontra una tipa e il resto è già leggenda (=presa per il culo pachidermica!) nella Maison.

"La vita senza imprevisti, sarebbe come
scopare SEMPRE senza profilattico"

Frut1




Giovedì 22 novembre, tra una pioggiarellina battente e bastarda e quella foschia che contraddistingue la pianura padana dal resto del mondo nel periodo atunnvernale, Milano si risveglia dal torpore post-chiusura del salone della moda. Che vuoi fa’, questa città ha abitudini singolari. Milano vive, Milano vive e non può che promuovere nella stessa serata di giovedì 22 ben 6 incredibili eventi super-vacca-boia-dell’anno-vecchio. Fucking clubbing-animals al rapporto! Ah, non c’è nessuno? Vanno bene anche i ciabattari. Ah stanno a casa? Città di merda…Il Frut è solo. Amante degli aventi mondani e fichetti non poteva farsi sfuggire l’occasione. Memore di incredibili imprese passate (ah non ci sono?), tentare di presenziare a tutti quanti i gigs può essere un gioco duro e giochiamolo.

Protocollo multi-fashion events
Gli obiettivi sono: entrare, non pagare, sbonzarsi a spese altrui e fare molte foto alle fichette, consapevole che quel trabicolo ultratecnologico gli avrebbe dato adito di vantarsi come “un reporter che conta e sa il fatto suo” e che puntualmente esce perdente dalla gara “chi ha la nerchi… ehm l’obiettivo più lungo?”

Gli eventi che proponeva la milanodabere erano:
1) per il popolo indie-rocker: The Wombats al Rocket
2) per il popolo indie-nu-rave-electro alternativo: serata al Bitte con Crystel Castels [magari anche Crystal Castles se proprio vuoi...] and Crookers
3) per gli animali della club&disco: Dj Cassius all’Alcatraz
4) per gli amanti dell’electro-minimal: Shit Robot and Todd Terje al Plastic
5) per i futuri stilisti: Prima festa dell’anno accademico 07-08 dell’istituto di moda Marangoni
6) per quelli che vogliono fare parte della Milano che conta: Festa dei 10 anni di Toni&Guy Italia

Briefing preliminare
Ci sediamo al tavolo delle riunioni straordinarie che già presenta l’ampia documentazione. Siamo in tantissimi. Oltre a me, il mio super-ego. Entrambi isoliamo subito i primi difetti, il piano d’attacco presenta INSORMONTABILI lacune per un precario italiano medio: è il momento di “Frut1 ‘ntennesciunal sponsored by…”. Dopo un paio di telefonate cum leccata di culo e mazzette sotto banco sponsored by The Chief Executive of My Life (il padre, insomma), Frut1 ha la conoscenza. E la grana, voglio dire. Imminente presenzialista e ready to go. A proposito, Frut1? Una volta forse. Ora sono ‘ntennesciunàFrut e vado a pigliare un po’ per il culo quattro arricchiti del cazzo (che saluto con affetto, ciao vagazzi!)

Tappa1. ‘Zzi nostri
a) Velocizzare i preparativi di vestizione di Milanes1 da classica fica capricciosa che della moda sa tutto lei e bla bla. Ma va in cul, maledette pheeghe!
b) Recuperare gli inviti a casa di un amico. Recuperare anche l’amico medesimo. Ma prima gli inviti.
c) Causa tempo uggioso e gradi di umidità da fichette bagnate, bere almeno tre birre per riscaldare le proprie frattaglie.

Tappa2. Il momento delle decisioni irrrrrevocabili.
Bocciare l’abbinata birra-indierock al Rocket, abbandonando con sommo dispiacere il concerto degli astri nascenti della scena indie inglese: The Wombats appunto. Barbarella [ndSentenziosi: residente del Rocket], limoneremo la prossima volta. Get ready, baby! I’ll come back.

Tappa3. Andiamo qua va’
Capatina alla festa di Toni&Guy. Successivamente all’Alcatraz per poi concludere la serata al Plastic. O viceversa.
L’importante è ascoltare sia dj Cassius che Shit Robot. Comunque sento aria di facile flessibilità: forte di alcuni infiltrati in entrambe le serate avrei potuto modificare il masterplan in tempo reale.

Tappa4. VIB, very important butei
Super orgia in loft di lusso, tanta pheega e alcol a fiumi.

Continua a sognare, butty
La vita senza imprevisti, sarebbe come scopare SEMPRE senza profilattico. Frut1 tiene sempre pronto un piano di riserva perché quasi certamente sarà quest’ultimo ad essere seguito alla lettera, purtroppo. E’ un canovaccio che si ripete sistematicamente, nel quale vediamo rispettare le prime tappe stabilite con maestria ed impeccabile precisione, per poi d’un tratto ratatatan non si sa come far scattare il piano b.

The b-plan
Il piano b di questa è: only Toni&Guy, okay baby? Come andare a puttane con 100 € perché, insomma, sei un puttaniere alquanto stallone e ti vuoi far servire una prestazione di livello, ma per strada fai benzina, trovi il kebabbaro, l’elemosina ai semafori e soprattutto un secondo troione che alla fine, eh, arrivi lì con 30 e rotti euro e sì vabbè ti fa un pompino ma insomma non è la stessa (no no beh comunque va benissimo eh, non scherziamo). Ah, sono andato fuori dal seminato? Tu-tu-tu-tu-tuuuuuu.

Festa di Toni&Guy


toni&guy milano


(prometto che mi risparmierò la solita battutina che a Toni&Guy sono tutti gay)La butmobile sfreccia per la city agile, veloce e giunge in loco con estrema eleganza (danni da ipoteca sulla casa) alla festa di Toni&Guy in via Privata Scalarini 10 all’interno dell’ Area Kitchen, uno stabile molto ben allestito per l’occasione.



party di Toni e Guy a Milano



Party molto esclusivo e solo su inviti per festeggiare i dieci anni di Toni&Guy Italia insieme ad uno stuolo di amici che contano (nel senso che fanno i cassieri), lo staff dell’azienda Toni&Guy al completo, la Milano bene (persone che alla domanda “Tutto bene?” rispondono sempre “Bene grazie”) e scrocconi come il sottoscritto che alla notizia di open bar si sono sentiti in dovere di non mancare. Già, l’open bar. Un diritto e un dovere, sia mai che avanzino prosecco e birra, no perché c’è gente che muore di sete, non mi sembra il caso di sprecare tutti quegli ettolitri di alcol, ok? Se non ci penso io guarda…

How to disguise and access exclusive party
Varie teniche da protocollo per infilarsi a queste feste vip, qualcuna funziona sempre. Partiamo con la mia preferita: Frut1 si spaccia per reporter. E come sempre – ma cristo io non so, la gente è mica normale – sa che ci può riuscire, sicchè inizia il suo show preparatorio, una fregnaccia da eterno cazzone: qualche ammiccamento, qualche combo pacca&saluto a gente immaginaria e… niente la security non ci casca, troppo prevedibile e spaccone. Ok ritiro tutto, la gente è normale, è il Frut che...
Ci riprova, questa volta gioca la carta del giornalista (ovviamente con tesserino a casa, capita no?), inviato per scrivere un articolo sull’evento ed inventa qualche nome di liste inesistenti. Madornale errore Frut1, shame on you!, così facendo non ha altro che aumentato i sospetti dei pinguini alla porta che ora sanno con certezza che Frut1 è uno di quei furbetti che si vogliono infiltrare alle feste per fare bisboccia e tirarsela. F-1? Colpito ed affondato!
Infatti gli addetti stampa avevano già finito il loro lavoro dopo la conferenza delle 20, seguita da interviste e da un buffet con la creme della creme di Toni&Guy (nel senso di parrucchiere che applicano pure le creme, oltre allo shampo).

Sì, centrale? Qui Frut1, abbiamo un fottuto problema, mandate dei fottuti rinforzi”Frut1 è una mezza sega e ha toppato alla grande. Arriva L’Amico con l’invito. Contestualmente il Fruttone si gira e vis-a-vis fissa il buttafuori con l’aria da “Lei non sa chi sono io…” e “Ora vediamo chi resta fuori e… “. E, e, e. Tanti e rimasti lì in sospeso perché il buttafuori no, non sa né saprà mai chi sono io laddove invece sa benissimo chi resta fuori al momento (sempre io): L’Amico avevo ceduto L’Invito al Fratello (mio nuovo arcinemico 2007).

Centrale? Ancora Frut1, avevo detto rinforzi, non checche incompetenti! Muoversi muoversi
Milanes1 nel frattanto ha finito di prepararsi. Solo 2 ore questa volta, hey bambola sto notando progressi. La prossima volta puoi passare a… 1 ora e 58 magari.


Frut1: ”Come siamo coi pass?
Milanes1: ”Ahah
Frut1: “Mh
Alla porta si presenta un butel che abbraccia, bacia, palpa e poi saluta Milanes1, quindi fa un lieve accenno (il dito medio) alla security e Frut1 è inside.

Dentro. Resetto il cervello. Passiamo alle domande:

a) chi cazzo sono Toni&Guy? I giardinieri di Dolce&Gabbana?
b) ho fatto due metri ed ho già visto 20 pheeghe, tra cui una thai da coltelli. Eviratemi subito e avrete salva vita, forse.
c) most important: dov’è il bar?

Un valido dj-set anima la serata, ma molto di più lo fa il bar che con la formula TuttoGradddisssAmisciVeniteL’Arrrotino, viene preso d’assalto da una folla assetata che si ammassa davanti ad un infinito bancone che sciabola bottiglie di spumante alla faccia di quelli che non si possono permettere neanche l’acqua.
C’è chi parla, chi balla e chi si sbronza all’interno dello stabile mentre chi vuole prendere un po’ d’aria e bersi lo spumante fumandosi la “siga” lo può fare in una zona adiacente esterna (ma coperta) dove la musica è decisamente meno pressante e parassitaria.

Io di Tony&Guy me ne Frego&Fotto, ok

Frut1 entrato nel mondo dei balocchi inizia ad atteggiarsi da quell’invitato che è lì per lavoro intervistando e fotografando chiunque. Dopo una mezz’ora incontra anche V. una stylist di Toni&Guy, una giovane fanciulla di periferia che giunta nella metropoli lumbarda ha iniziato a lavorare con lo staff di questi due fratelli a me sconosciuti fino a quella sera. Con molta confidenza, pure troppa, inizia a spiegarmi chi sono Toni&Guy e che ruolo ha lei nella piramide aziendale della compagnia. Incredula che Frut1 non sappia nulla circa la premiata T&G mi chiede che ci faccio lì ed allora the show must go on, altra mega serie di cazzate in uscita dalla bocca di frut1 che vergognandosi di se stesso si meraviglia pure che V. creda a tutto quello che le viene raccontato. Ma tutto tutto. “Sai una volta abitavo sulla luna e… “ “Ma dai? E’ meraviglioso Frut1, devi essere molto fortunato” “Mh, tu invece devi essere molto……… in gamba”.

Vengo a scoprire che i fratelli Toni and Guy sono dei parrucchieri, Toni vive a Londra mentre Guy che è presente alla festa, è in Italia, entrambi hanno creato una nuova filosofia di taglio di capelli (hairstyling) che li ha resi famosi ed ora si danno alla cosmesi e al mondo della moda.
Mentre V., che completamente ubriaca tenta di mettermi la lingua in bocca [voce della coscienza: seeee! Ti sarebbe piaciuto eh?], mi spiega con parole sue il ruolo che ha nell’azienda. Beh, Frut1 non ha capito un cazzo, okay? Biaschica, ripete sempre le stesse parole gesticolando un po’ troppo, la sua bocca è ad un centimetro da quella del fruttone [ma smettila!] e per finire il dj ha messo un super pezzo che pompa alla grande, quindi cosa credete abbia capito/creduto/fatto Frut1?
Suspence…
...
...
un cazzo ovviamente. Ma zioskan! Anche perchè, in verità, V. non mi si fila mezzo secondo...

Ad ogni modo, ora Frut1 sa e si sente un invitato doc, un caro amico di Toni and Guy, uno che li stima, li apprezza ed ogni tanto cambia il suo look con un bel taglio di capelli in uno dei loro centri facendo un affare hairstyling da 150 euro. Cioè, soldi spesi bene.

Il party è convincente, la location semplice molto minimal e poco lounge, la ggente di età compresa tra i 20 e 40 anni beve, balla e si diverte a ritmo di un sound che va dall’electro tanto di moda ora fino ai dischi messi in consolle da Dorian, l’amato dj del Plastic nelle serate London Loves.

toni & guy Milano
Durante i numerosi giri nel salone, Frut1 fa molti incontri interessanti e immortala con la macchinetta modelli, supermodelli, tope, supertope e qualche fattone di turno, persone che, pensando di avere a che fare con un reporter di qualche rivista di moda, non fanno storie ad essere fotografati e anzi chiedono loro di essere fotografati atteggiandosi e mettendosi in posa. Roba da scompisciarsi ragazzi.

milano toni and guy festa di toni e guy


Sciao rragazzi, so’ amigo de tuddi quaddentro
All’improvviso Frut1 si scontra con un giovane che tiene tra le sue mani una fotocamera digitale e guardando il Frut si avvicina e dopo due pacche sulla spalla gli sorride dicendo:”ciao amico, buon lavoro”. Voce fuori campo:”Allora è vero, sembro proprio un vero fotoreporter!”. Non l’avesse mai pensato perchè il nostro Frut1, dopo questo incontro, pompa il suo ego ai massimi livelli e grazie anche a 5 birre nello stomaco, la timidezza ed il timore di essere invadente svaniscono, tanto che avvicinandosi al top model Michael Kenta, lo chiama, lo saluta e con arroganza: ”Michael fammi una Blue Steel”, il supermodello guarda Frut1, sorride e si mette in una posa degna di Derek Zoolander, respect!

festa di Toni e Guy a Milano



La serata è ottima e coinvolgente ma verso l’1.20 Frut1 abbandona l’Area Kitchen verso altre avventure.

16 settembre 2007

Nuove tendenze a Verona

Nuove tendenze a Verona: dogvertising

Si torni a parlare di frivolezze.
In tema di tendenze e moda a Verona, Sfido io a non essersi accorti tutti del recente trend piazzaolo: "My boyfriend and I, doggy style every time". A suo tempo, un tempo ancora affrancato dalla cultura del sospetto, la longa manu di Sentenziosi, insieme ai laboraduar di ricerca Upstream Inc.(chiapettat'), sniffava il fenomeno nel B.O.P. (Back Office Preveggenza) e cercava di studiarlo e definirlo da un punto di vista analitico. 10 secondi dopo, la joint venture venne meno al proprio impegno e già adorava il tutto. A prescindere.

Aprile 2007. Log su MSN nella maison VicoQuattro
Il valery: intanto ho scoperto la nuova moda veronese
Upstream: what?
Il valery: prendi un cucciolo di cane, l'importante è che sia cucciolo, e trascinatelo in giro per piazza Erbe fino alle 2 di notte
Upstream: e poi lo metti nella borsetta?
Il valery: no no, lo tieni al guinzaglio e diventa un fantastico accessorio... più apprezzato dell'ormai scontata borsa Gucci
tendenze e moda a verona


Upstream: ma il collare è griffato?
Il valery: ma anche no, sono dettagli che arriveranno in futuro
Upstream: livello di diffusione?
Upstream: stai parlando di una nicchia vero?
Il valery: sì beh,non è che tutti abbiano il cane ma ne avrò visti almeno una decina.. soprattutto ragazze
Upstream: vuoi dirmi che troveremo cani nelle vetrine di Folli Follie?
Upstream: o di Lazzari?
Upstream: la LAV aprirà uno store vicino alla lacoste?
Il valery: no, intanto si parte con il cane e gli accessori griffati per Fido saranno il prossimo step
Upstream: no intendevo proprio cani in vendita, il cane è L'accessorio!
Il valery: solo se dalmata con le G di Gucci al posto dei pallini
Upstream: sei gggià dentro la philosophy del trend
Il valery: mi sa che faccio consulenza nel settore
Upstream: sono le nuove frontiere dell'advertising

Non c'è pheega, senza dogvertising
Son cose, e dopo cinque mesi, gli effetti terminali di quello che ad aprile era soltanto un fenomeno in nuce, sono sotto gli occhi di tutti: venerdì ho avvistato, arrotondo per difetto, la coppia pheeghe + dog al ritmo di tre al minuto.
Ma Sentenziosi è oltre le previsioni, oltre i dettami della moda. Oltre (tanto che ha completato il giro e torna in coda).

Da qualche parte io sapevo che quei fottuti cani sarebbero tornati...
Giugno 2006. Verona.
Erano giornate calde, afose, in città si scoppiava. In giro sempre la solita gente, l'aria satura sia al tatto che alla vista. Ad olte un anno di distanza da oggi il sottoscritto B1 fiutò "l'affaire du can", allorchè una mia cara parente entrò in possesso di cucciolo di cane bellissimo e birichino (veramente un tesovo, guavda). Lo portai meco per tre pomeriggi tra maggio e giugno 2006, esattamente:
-a peso morto
-in braccio
-imbalsamato come un neonato
-col dictat canino di tenere muso spaventato e occhioni sgranati, dictat che osservò rigorosamente

Risultato
Il successo che non ti aspetti. Correvano giù creature angeliche (o meno angeliche, ahimè) anche dal quarto piano degli edifici storici di Piazza Erbe; queste erano tuttavia le meno fortunate nella corsa insana al Portatore sano di Cane (io, sìììì), non riuscivano a superare la barriera umana di femmine partite a razzo abbandonando le comode postazioni spritzaiole per prendere d'assalto l'oggetto del desiderio (che evidentemente non ero, come dovetti preso constatare).
Insomma, 'sta cosa del cane acchiappa-pheeghe mi ha sconvolto. Fu l'inizio di quella che in un primo momento prospettai quale Rinascimento o Rinascenza o Rinascita. Smorzata nel giro di quattro settimane perchè lo stronzo ha iniziato a crescere e mordere. Kaputt, fine, terminated, adieu.

Nossignori!
Dai laboraduar (quelli veri) di biologia dell'azienda ospedaliera siti in Borgo Trento, distaccamento Fogne & Ratti, sempre intorno a giugno 2006, giunge il but-segnale definitivo: ButelBiologante ha 40 (dico QUARANTA) CUCCIOLI DI BEEGLE rimasti di scorta e che a breve (tempo 30 giorni) finiranno l'esistenza quali cavie per la ricerca. Era giunta la mia ora, il Fato ha voluto concedermi una seconda chance, posso avere la rivincita!
(regia, prego mandare in onda in loop continuo riso mefistofelico del dott. Frankenstein, grazie. Va bene anche un Joker, se proprio).
Dopo una rapida lettura al manuale del piccolo mafioso improvvisato, con particolare attenzione al capitolo 4 - "Evadere tasse a iosa, tanto nessuno ti controlla: questa è l'America" - io e l'interessato avevamo messo prontamente su nel giro di 48h un servizio che si sarebbe prospettato interessantissimo:

"Noleggia il cane oggi pomeriggio,
e ciulli di più già stasera!"
.

Dopo 3 giorni avevamo 9 contatti certi e confermati, disposti a subire un addebito di 25€ per una giornata intera col cucciolo. Ovviamente, la coppia di beegle numero uno era già robbba nostra. Due piccioni con una fava cazzo: soldi a me, pheeghe a me. Ci siamo. Presente, quando ti luccicano le retine a silhouettes di dollaro?
Al quarto giorno, il primario dott. gran. ladron. figl. di putt. aveva dato via tutti i cani. Fine dei sogni imprenditoriali sullo scalpo di alcuni cani indifesi. E lividi ed ecchimosi multiple per noi due, che giustificavamo l'impossibilità di procedere ad un rapido rimborso con un impersonale - ma secondo noi plausibilissimo: "Cioèèèè...".

"Ma, come detto, la cosa era lì... la palpavo... la respiravo... non sarebbe finita... Sarebbero tornati, un giorno, in questa città, in questa piazza... quei maledetti cani..."

Infatti. Capita, le tendenze passano prima tra le mani delle pheeghe. Sempre.

Upstream, Valery, B1

02 agosto 2007

Italia Independent

Italia Independent è (di) moda

In beffa al solleone, il trashometro di Sentenziosi si è attivato, segna uno sconcertante quinto grado della scala Butelli. Non ne posso più, devo infilarmi il costume sentenzioso da cretino pure a trenta gradi all'ombra. Premetto che il post può apparire lungo e magari lo è pure, ma se mi seguite cerco di giungere ad una conclusione, o a qualcosa che ne potrebbe assumere l'apparente fisionomia.

Interrompo così a gamba tesa le concertazioni parigine proposte da Butel2 in questi giorni per cambiare le carte in tavola una tantum e affrontare, da un lato, l'ennesimo caso di mediocritate. Mediocritate italian... pardon Made in Italy 2.0, che gaffe. Dall'altro, visto che ci facciamo fregio di un'apposita categoria sull'argomento, analizziamo e discutiamo un case study di (marketing della) moda. O sedicente tale. Italia Independent, la linea di moda di Lapo Elkann.
[E giuro che non farò riferimento alle solite battute sul tema Lapo (es. "Non svegliate El Kann che dorme", "Un uomo col fiuto per gli affari" e via dicendo)]

blog italia independent

Ma procediamo con ordine
Vedo di ricostruire un fil rouge dotato di qualche fondamento logico. Ci trovavamo infatti proprio a Parigi, a due passi dal Louvre, ad un passo dalla fermata metrò, di fronte al giornalaio. E ci sbuca il faccione sornione (quello che conosciamo bene tutti, c'è bisogno di ripescare le varie parodie sull'argomento?) del buon vecchio
italia independent lapo elkann

Lapo Elkann, immortalato sulla copertina di una nota rivista nazionale con un titolo che se non fa ridere, fa ridere. Perchè, se non comprendo male, qua si rischia che Lapo vada spendendo a dovere la propria immagine all'estero (in Francia in questo caso), e vabbè non ci sarebbe niente di male, ma il drammatico posizionamento mediatico che se ne sta ricavando fa sì che Lapo vada anche rappresentando l'immagine dell'Italia tout court. Che culo. Oh scusate, avevo detto niente battutine.
Sulla prima la cosa ci regalò un sorriso altrettanto sornione. Forse un po' più beota se vogliamo, ma comunque fu un istante di simpatica condivisa, ché del resto si trattava pur sempre di un piccolo angolo d'Italia nel cuore di Parigi. E noi si sorride e si scherza sulla cosa, come ci può stare dai, tipo:
B1: "Ah, ma guarda te 'sto vecchio cazzone di Lapo dove'è finito... ah-ah però è simpatico dai... fa tutto un po' ridere..."
B2: "Ah-ah, massì dai, anche se la foto non gli rende giustizia, sembra sofferente, pare gli abbiano infilato un palo in culo..."
B1: "Non dubitiamone" (vedi scuse di cui sopra)
'Sti dieci secondi li dedicammo a Lapo, a Parigi coi Butei. Scatto la foto? Massì va, così nel post su Parigi ad un certo punto, chessò, potrei infilarci la battuta del tipo: "Volevate sapere che fine aveva fatto Lapo Elkann? E' qui a Parigi - un'esclusiva Sentenziosi".

1,3 secondi dopo quello scatto
Ci guardiamo allibiti: "Ma che stiamo dicendo, ma chi se l'incula ancora Lapo?" (a parte i soliti amici sua, voglio dire - scuse rinnovate). E rapidi come due diciotenni che soffrono di eiaculazione precoce, dimentichiamo la faccenda.

E invece: Italia Independent
Ce n'è ce n'è, di gente che s'incula Lapo. Ribadisco: non i soliti amici sua, anche altre persone insomma (oddio, ora basta con questa gratuita carica maliziosa, che stupidini che siete).
Vi sarà sufficiente dare un'occhiata a http://www.italiaindependent.com/ (attenzione: vogliate staccare in fretta la musica, presto), il sito dell'omonimio marchio di abbigliamento di mod... fashion, volevo dire fashion di Lapo Elkann.
Accediamo. Il filmato ci spiega subito di che si tratta: "Made in Italy 2.0" quindi partono le solite stronzate in inglese (ma non era tutto made in Italy?) "Being independent means writing one's own story each day. This is the first page". Eh sì che culo, sento che ci siamo, può essere la svolta per la mia vita Lapo, sì mi sento già avvolto da un sogno. In questo sogno io sono un cazzo di imprenditore ignorante ma bello e ricco, ho proprio tutte le fortune. Quindi segue la catena di S.Antonio della carica motivazionale di serie C: "Be amazing... Be strong..." e poi facciamo anche basta perchè non ci credo che qualche webdesigner (o lo stesso Lapo) abbia creduto che la gente si potesse ciucciare 'sta fregnaccia, dai.

Ma non solo
C'è un blog. Il blogger è Lapo in persona. Non è proprio un bravo blogger, diciamo così. Qualunquismo a palate, mediocrità a getto, camionate di finto-intellettualismo (Lapo Elkann, ma ci ricordiamo un attimo con chi abbiamo a che fare?) fintamente-impegnato (nella pipe line è atteso a breve il post sulla fame nel mondo, sempre che non sia già passato), la sagra del luogo comune, pulmanate di osservazioni già viste, già sentite da altri blogger e meglio viste e meglio sentite, osservazioni da parte di un uomo qualunque (?) che tenta una strada qualunque. Sterzate di populismo a iosa. Cose delle quali non c'è mai abbastanza. H2O. Qualcuno mi soffochi.

Parte la rubrica: "Settimana trash"
Ci scoverete vere chicche quali il trashissimo post della settimana dal titolo "Spor-c", un accorato e nobile tentativo (davvero impervio) di tingere delle tonalità della falsità e della truffa un mondo, quello dello sport, secondo lui sporco. Da cui il blend spor-c, che mia cugggina di otto anni ha definito banale. E allora se ne parte che "è tutto sporco", "è una vergogna", "mamma mia che schifo", "anvedi tutta 'sta ggente che se dopa", ecc. (sintesi mie).
Che uno si chiede: "Ma da che pulpito, Lapo?". Immagino non serva questa rinfrescatina (ma nel dubbio...):
occhiali di lapo elkann


Ma è simpatico
Ammetto pure che mi sono brevemente affezionato al blogger di Italia Independent e m'ha preso la fissa di rispondergli, magari sfottendolo un po', nella speranza di far scattare una bagarre tra i commentatori (un'apologia tipo "Lapofans vs. Butel1" per poi trasferire il tutto su Sentenziosi, quelle polemiche gratuite ma fruttuose come piacciono a noi). Niente da fare. Come vi dirò di seguito, li c'è un muro di martiri che non vuole nemmeno saperne dei detrattori.
Allego il mio intervento, in primis si finisce sempre in moderazione ma a quanto pare è solo una moderazione sul buon gusto:

italia independent


Siccome la funzione marketing del blog di Italia Independent è in fondo anche quella di comunicare con e di stimolare il proprio mercato di riferimento (il cluster: deficienti), fino a divenirne un punto di riferimento (a posto...), vi scrive occasionalmente tale Antheus, una sorta di fashion consultant (?) con un nome very Made in Italy, il quale non scorda anzitutto la massima nazional-popolare "La ggente è stufa" e subito si lamenta poichè a suo avviso "Alla fine è solo in Italia che ad agosto si ferma tutto. Ma non vogliamo certo far polemiche, anzi", cui ho tentato di rispondere

occhiali italia independent

che, forse, non è solo un fenomeno italiano, che, forse, è stato un po' azzardato spararla lì così giusto per dare un po' di colore ad un post che, in scia alla filosofia "100% made in Italy, grazie", è uno spot vivente e propone alcuni consigli di "summer fashion", non senza gustosissime esaltazioni di Very Italian Independent People. Chessò, beccatevi allora la canzone di "Roy Paci. Lui è un vero italiano indipendente. Trombettista, compositore e arrangiatore italiano" (e quindi? L'italiano indipendente è quello con partita Iva?) e magari per le ragazze, vediamo, "una delle borse della linea Brandina, realizzate con le grafiche e i materiali dei lettini e delle sdraio da spiaggia. Retrò e italianissime". Italianissime, chiaramente. Magari ricavate proprio dalle sdraio della Riviera, made in Italy insomma. Beh, ma già che ci siamo, aspetta che "vogliamo segnalare anche l’ultimo occhiale I-I, ovvero quello con le lenti 24H, lenti chiare speciali che di giorno schermano i raggi UV e che di notte proteggono gli occhi grazie ad un trattamento anti riflesso. Pensate solo alla paranoia di guidare in autostrada e togliersi continuamente gli occhiali da sole quando si entra in galleria". Sarà vent'anni che girano quelle lenti, ma me li vedo a ideare la cosa. Tipo: "Uè Lapo ma c'hai presente quando guidi che c'hai lì il sole cioè arriva la galleria?" e questi risponde: "No no cioè guarda, fossi matto, tutta sta paranoia neanche voglio immaginarla cioè, tiriamo subito fuori un occhiale 100% made in Italy e facciamola finita".

Lapo fans
Se Lapo resta scusabilissimo - quello è il suo lavoro, Italia Independent il suo progetto, ci fa quel caspita che gli pare e come gli pare, a noi non resta che prendere atto e corroderci di caustica ironia - e anzi rischio pure di fargli i complimenti, vanno presi a sentenziose badilate quegli inadeguati rappresentanti della psicologia umana dei suoi seguaci: le sue schiere, i groupies, truppe da fronte, carne da macello per i suoi occhiali da 1.007 € (che poi perchè ci deve fare la cresta di sette euro, qualcuno me lo deve spiegare).
Gente che si fila Lapo ce n'è appunto, hai voglia: una parte di navigatori italiani per i quali Lapo è un feticcio, un idolo, sul blog di Italia Independent è in atto una vera Lapo mania, un'esegesi elkanniana, commentatori lì lì a sperare che il maestro scenda dalla cattedra per omaggiarli di un saluto, magari di una carezza per guarire e tornare a camminare. Uno è talmente ossessionato da Lapo (il quale praticamente mai risponde, che finchè sei Beppe Grillo vabbè...) che a breve getterà un mattone sul monitor urlando il michelangelesco "Perchè non parli?". E così via.
Scopri pure che i cretini si fanno convinti che il blog ha una propria filosofia. O meglio: il marketing di Italian Independent ti vende una filosofia.

Su questa linea di moda si legge di tutto e di più, per assurdo alcuni siti si basano sui redazionali fatti circolare dallo stesso ufficio stampa dell'azienda. Che è un po' come andare dalla Franzoni e chiedere: "Senti ma l'hai ucciso tu 'sto bambino?" "Macchè, anzi senti cosa ho da dirti" "Ok, prendo tutto per vero". E andiamo.
Segue un breve riepilogo probabile (ma plausibile) dello sviluppo di Italia Independent, by Sentenziosi (nel senso, uè, il marchio ce lo compriamo noi figa).

Sentenziosi ti racconta come (forse) nasce e funziona Italia Independent

Vuoi così che il rampollo jr di casa Agnelli un giorno si re-inventa imprenditore e fonda una casa di moda nel segno dell'italianità al suo massimo grado di spendibilità (in termini di costi e progetto arketing). A questo punto ha l'idea gggiusta e deve costruirci intorno un progetto. Lapo ha studiato economia nelle migliori business school del pianeta e non disdegna anzi domina i vari concetti di brand, leaders, followers, ecc. Nella sua personalissima interpretazione, ai tempi del primo rilancio FIAT, lui doveva essere il leader che portava il brand per mostrarlo ai followers. Appunto:

abbigliamento italian independent lapo elkann
sarà un caso ma non è che la "i" si legga tanto bene...

E fiat lux: tanti gggiovani stantuffati a sua immagine e somiglianza con le loro belle felpe FIAT. Ricordo che in particolare a Verona colpì durissimo. Dio se ho odiato tutti gli idioti con la felpa FIAT, dio dio. Il ricordo risveglia quegli attacchi di cagotto in te, dei quali puoi sempre fare a meno. Stasera farò un salto in centro, se ne vedo uno devo ricordarmi di chiederglielo: "Perchè? Perchè?".
Comunque, è il momento del naming: "Sono Lapo e voglio un brand che, chessò, trasmetta quell'italian attitude e, contestualmente, induca un senso di wellness, di liberty, di independence from the society and the environment" [aggiungere r moscie qua e là]. Dopo appena un anno di elucubrazioni, nasce Italia Independent, ovvero la prima coppia di termini cui aveva pensato e ha rielaborato (senza variazioni) per i dodici mesi successivi.
Poi elabora le strategie di lungo termine a corollario di una mission. Mission ufficiale: "Prodotto di lusso 100% made in Italy". Traduzione o mission reale alla quale anela: "Vendere ai prezzi più alti possibili, così se vendo poco, almeno campo cent'anni, son furbo figa, uè... io voglio fare i soldi... voglio fare la b-e-l-l-a-v-i-t-a... io c'ho [neanche] trent'anniii".
Che di per sè dice tutto del posizionamento: quale spazio occupare nella mente del consumatore? Quello più alto, secondo la scaletta "più sto in alto e più mi pagano. Hey ma è geniale!".
Lapo sa che non sarà un gioco da ragazzi, utilizzare le solite leve del marketing non sarà sufficiente, è il momento di trasformarsi in Howard Hawks ("L'uomo che amava (anche) le donne") e "spingersi oltre, cristo, dobbiamo andare oltre le quattro p, oltre ho detto! Noi siamo Italia Independent, noi non vendiamo un prodotto, noi vendiamo un'immagine, un'esperienza capito?". Vendere un prodotto da mille euro è più difficile che vendere un'esperienza, un'immagine da mille euro, Lapo lo sa bene. Eh sì perchè insomma la linea di moda che ti vendono è una guisa italiana sul tuo corpo, la miglior guisa italiana della tua vita, insomma non so se mi seguite ma "con quegli occhiali... oh signore con quegli occhiali tu... wow, sei uno schianto italiano! Mi segui? Ok ora staccami 'sto assegno da mille euro e...".
A periferia del tutto, Lapo si vende bene la presunta centralità del prodotto, una cosa che insomma qua ci stanno 48 strati di carbonio, "e dico carbonio e dico il top del top: formula 1, barche a vela... cioè noi facciamo innovazione di prodotto".
Parlare di target a questo punto è solo apparentemente scontato. Nel senso che non sono solo cretini quelli a cui piacciono gli occhiali coi materiali delle barche a vela (persone patologicamente e compulsivamente deviate, è evidente), c'è di più: escludiamo i cluster "commesse" et similia e prendiamo sicuramente i cluster che rientrano nel segmento "big spenders" ("gente coi schei"). Solo che a questo punto ci dovremmo aggiungere tutti quegli irrealizzati che, ad esempio, pur non avendo le dovute sostanze si permettono un Cayenne in leasing. Il paragone non è campato per aria, giacchè il motivo che spinge all'acquisto è il medesimo: status. Sul motivo per cui un occhiale che a Napoli vendono già taroccato in 48 altrettanti strati di (di, non si sa bene di cosa), debba costituire un prodotto di status, ci sarebbe da interrogarsi lungamente. Ma la commercializzazione, per merito del placement nei giusti "posti del lusso", è un successo. Non ne dubitavo un secondo.

Italia Independent in due parole
Una linea di occhiali de merda, per sboroni, che si allinea ai vari fenomeni dei trend del lusso. C'è a chi piace, a chi non piace. Stop. Per me bastava spiegarla così.

Conclusione. O tristezza.
1) Eppure io non ho ancora compreso: ma qual è l'immagine 100% italiana che dovrebbero trasmettere quegli occhiali? Non basta l'eticchetta made in Italy, mi auguro.
2) Italia Independent è trash e basta. Nel senso che quegli occhiali sono oggettivamente brutti nonchè una pessima imitazione di celebri modelli del passato, volgarmente estremizzati attraverso il feticcio del materiale esclusivissimo (il carbonio della Formula 1, bello...).
3) Italia Independent è a tutti gli effetti una progetto di marketing. Di marketing sociale, vista la forte correlazione, la quasi giustapposizione tra prodotto e immagine (tipico ovviamente del fashion marketing), qui portata all'eccesso per bocca dello stesso Lapo (che, ripeto, sembra sapere il fatto suo. Solo che non lo sa). Idiot marketing, precisamente.
4) La summa dei primi due punti, permette di creare mini-progettini a supporto del progetto-master quali, come abbiamo visto, il blog di Italia Independent, dove uno scazzato filantropo Lapo Elkann si atteggia a impegnato uomo di business con la visione globale delle cose, vendendo di fatto fumo, ma soprattutto regalandoci il palesarsi dell'inutilità: i suoi commentatori, gli Italian Independent People, quelli con la L di Looosserrs stampata evidente in fronte. E ho come il presentimento che il mondo poteva farne a meno.
5) Perchè scegliere Italia Independent, in tutte le sue declinazioni? Non saprei.
Troveremo cretini veronesi con indosso l'occhiale di Lapo? Non saprei.

Ciò che so, è che talvolta mi sento inadeguato.
In questo mondo di perdenti.

05 luglio 2007

Saldi estivi Verona

Saldi estivi a Verona

Fashion victims morte di fame, costruttori di identità senza portafoglio, aficionados dell'occasione: é nuovamente il tempo semestrale di tirare fuori la grana, inizio dei saldi. Verona è sui nastri di partenza il 15 luglio. Dei saldi a Verona avevamo già parlato in occasione della moda inverno, in due puntate tra l'altro:
-Saldi a Verona parte 1
-Saldi a Verona parte 2
-oltre a ciò consiglierei, a chi interessato, un vecchio post omnicomprensivo sulle tendenze e sui codici vestiari (a suo tempo) pensato per il veronese
Dedichiamovi un rapido aggiornamento, in funzione gratitudinal-nostalgica: sembra assurdo, ma nel nostro piccolo quei due post hanno permesso a Sentenziosi di fare il primo (e forse ultimo...) lieve salto dello squalo, a livello di visitatori.

Plausibile svolgimento
In questi giorni voi andrete a dare una prima sbirciata per negozi, magari le griffes, in vista dei capi da includere in un'ipotetica "Lista dei colpacci del 15 luglio". Quel giorno realizzerete che la vostra sarà stata un'iniziativa utopica.

1° Legge dei Giri Della Moda di Verona, vecchio
"Se il saldo è il 15, la settimana prima iniziamo a fare un bel 30% sottobanco".
Beh, che dire, vedetelo dal loro punto di vista: irretirsi nell'odioso rito salva portafogli del capo "pagato un cazzo cioè" non vi farebbe onore.

Alcune dritte, sicuramente sbagliate
Diciamo che prendiamo per buono quanto già ribadito ai post precedenti, tenende presente che:
- i pantaloni potrebbero essere corti, ma occhio a imbarazzanti lunghezze tre/quarti
- idem potrebbero essere corte le camicie, ma occhio all'evitabilissima accoppiata camicia a manica corta e cravatta; tuttalpiù che se al sottoscritto, sinceramente, la camicia a manica corta nativa ha sempre un po' fatto cagare
- i tessuti saranno evidentemente più leggeri, ma occhio a quelli a fibre miste: evitabilissimi ad esempio certi pantaloni in sedicente lino di Zara e in verità 30% cotone e 70% plastica; o catrame
- le calzature saranno quasi certamente mocassini o sandali, ma occhio a non tornarvene a casa con le infradito e, in particolare, con quelle odiose infradito con bandiera brasiliana (roba da pestarvi i piedi)
- no logo ragazzi, no logo, mai
- "chi più spende, meno spende", direi che in linea generale (75% dei casi) è un sillogismo che tiene ancora piede. Del resto il fashion system si sta livellando verso due estremi, allargando il gap di medio livello: o super griffes (anche le haute couture è definitivamente scomparsa) o le varie griffes democratiche (Zara, H&M, ecc.)
- "Chi meno spende a Verona, meglio spende", vd. sopra., è scientificamente dimostrato che Verona (salvo due-ma-dico-due casi) è meno fornita in termini sia quantitativi che qualitativi
- no ai centri commerciali dello shopping. Sto pensando a quella specie di città della moda a Mantova, o a quell'altra a Brescia costruita ad imitazione di un piccolo comune di provincia
- Trading up & sdrammattizzazione: nel dubbio, è decisamente più tamarro chi porta unicamente capi griffati, rispetto a chi mischia capi alti a capi bassi, regola (quasi) sempre rispettata nella maison Sentenziosi

Hai detto saldi? Dico evento, serata, situazzzione
A Milano, decisamente la nostra meta prediletta, si parte come sempre prima, precisamente il 7 luglio. E poi c'è che a Milano non possono fare a meno di organizzare una notte bianca al mese, è una patologia la loro: se a giugno si sono sparati la Notte bianca dello Sport, cioè adesso indoviniamo un po' cosa si concedono... mh... sì... allora... ci penso un attimo... (che spannung, che suspence, che sapidità) ovviamente la Notte bianca dei Saldi.
L'11 luglio i negozi delle zone Buenos Aires, via Marghera, via Dante, c.so Vittorio Emanuele, San Gottardo e Via Lorenteggio saranno aperti fino alle 2. Anche se a questo punto mi pare di capire che nè via Montenapoleone nè via Della Spiga facciano parte del pacchetto, e allora uno ci pensa anche due volte.

Tendenze by Butei
Avvertenze: seguono frivolezze di nicchia.
Nella vita la vostra massima aspirazione è quella di fare i poseurs? Ben fatto, ottima scelta, vedrete che paga. Gli altri. Cerchiamo comunque di dare l'esempio (eh beh questi so' esempi).

L'occhiale da sole riscuote dalle mie parti la stessa simpatia della camicia a manica corta, tuttavia è innegabile che talvolta i sun glasses siano un must del poseur di mondo, magari seduto nel dehor intento a scrutare le pheegh... ehm i passanti in maniera assolutamente gratuita. Tra i tanti, è sicuramente appariscente questo di Burberry, definito un "vero virtuosismo stilistico", che strizza l'occhio ad anni che furono (un plasticone anni '60 con design anni '80, in qualche modo):

saldi estivi verona
qui Upstream cerca di eludere il
proprio status di diversamente bello

La calzatura non è roba da sole femmine, non più almeno. L'estate permette di sdoganare un vezzo trasgressivo in barba alla sartoria di alta qualità: la scarpa senza calze. Valgono anche i calzini "fantasmini", ma non diciamolo a nessuno va'. Occhio alla lavorazione (d'eccellenza) e al tipo di pelle (ovviamente un no secco al sintetico). Ah, ovviamente quando parliamo di calzature, stiamo parlando di mocassini, in tinta unita ma non marrone cacarella, grazie:


saldi milano 2007


Parliamo di cose serie, cose da veri butei: come vestirsi per l'aperitivo? Consigliamo una cosa sobria, leggera, senza eccessi nè ricercatezze. Mi raccomando: semplicità, semplicità. Tipo questo:


verona saldi
B1 e B2 total look by Valentino

Tra l'altro, quando in coppia, il poseur tiene decisamente conto dell'abbinamento del compare: qui Butel2 in black tuxedo si concede il fazzoletto nero a pois bianchi dal duplice effetto, fa pan-dan con il proprio papillon e con la giacca fantasia b/w di Butel1.

Un ultimo consiglio: nel dubbio, armanizzatevi (almeno per quanto concerne l'accoppiata giacca / pantalone)

saldi estate verona 2007
Qui Frut1, dopo il ripudio di Burberry causa
lo scandalo del made in China e il seguente
outing a favore di Giorgio Armani

26 gennaio 2007

Jil Sander @ Sentenziosi photo - Milano

"Morte di Jil Sander a Milano"
Butel 1
fotografia digitale 3,1 mpixl
c.o. Celio, Milano

Per la serie: ce l'avevo in serbo da un pò; poi me ne scordai.

Premessa
A metà degli anni '90 la stilista tedescona, residente ad Amburgo, Jil Sander (presente con una boutique monomarca a Milano) era la regina della cosiddetta "minimal fashion" (dietro le quinte, mentre Prada aveva in mano il gruppo), uno stile che ha dettato regime lungo i catwalks per diversi anni fino a, si dice, due stagioni or sono ma che, dico io, mostrò un calo a favore di nuove e sbarazzine tendenze pluricromatiche già dal 2001: la moda, si sa, è per propria caratteristica ingenita continuamente alla ricerca del superamento/rinnovamento di se stessa.

Riassumere il caratteristico dettame del minimal look Jil Sander da uomo (discorso simile per la donna) come la manichea scelta bicolore black/white col cravattino nero di "abito nero, camicia bianca, cravatta nera" sarebbe certamente riduttivo per diverse ragioni, ad esempio perché:

- si tratta in fondo di un codice vestiario mutuato da anni precedenti
- sempre decenni addietro, celebrato dai modernists o mods
- in Italia, ahimé, sputtanato dagli abiti anni'70 de Le Iene (che vestono giacca più lunga e, peraltro, Pignatelli)
- basta vedere la home page della stilista per capire come "minimal" non coinvolga la gamma cromatica nella sua varietà, semmai nella sua uniformità

tuttavia è così che viene facile ricordarcela. Ed è così, che è sempre stata "cara" al sottoscritto.

Conclusione
Oggi, il look che fu di Jil Sander più di altri, è imitato da moltissimi brand del low cost o come in questo caso, del low profile (parlo in opposizioni economico-marketing Alta Moda vs. non Alta Moda): e quasi pare che la vetrina di Jil Sander, a Milano, si sia trasferita da Celio, a Milano. Da 1.200 € a 100 €. Giusto così.

In soldoni?
Ecco, sono sempre stato un ammiratore del suddetto look in funzione nostalgico distintiva e ho voluto catturare tramite l' estemporaneità di una fotografia l'ennesima democratizzazione della moda con tanto di figura umana melanconica a sottolineare la caduta degli dei pippa mentale mia.

Butel 1, siamo i tuoi quattro lettori e ti chiediamo: Ma che cazzo stai dicendo?
Anche voi avete ragione però. Mia ambizione iniziale era di stimolare un discorso sulla diffusione della moda dall'alto al basso. E se possiamo subito chiudere dicendo che, a riguardo, tutto è stato detto, ridetto, confutato e scardinato, chiudo ancora prima perché sono le 23 di un venerdì sera: nessuno è online, domani è sabato (la morte del web) e, intanto, al locale Officina in Borgo Roma suonano gli Hiroshima Mon Amour i quali, se farò in tempo, andrò a sentire.

Eppure quel divano è provocante quanto una bella trentacinquenne, ve l'assicuro...