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24 gennaio 2007

Spettacolo Momix Sun flower moon - Mantova

Sistemo la De Lorean nel parcheggio del Palabam, le luci sono già spente all'interno del palazzetto, suoni che ricordano i versi delle balene riempiono già l'atmosfera, strane immagini vengono proiettate sull'ingente schermo, mi giro guardo il dottor Emmet “doc” brown e gli domando:” Ehi doc in quale assurdo anno ci siamo catapultati? “ Lady B2 (grazie up per la concessione) mi gurda esterrefatta e risponde “ Ma quale doc cretino? Cosa stai dicendo?”
E allora butel2 McFly capisce. Nessuna De Lorean, nessun salto temporale, sta per iniziare Sun Flower, lo spattacolo dei Momix un gruppo di ballo difficilmente inseribile in qualcuno dei canoni artistici. Forse quello a cui appartengono maggiormente è il filone della danza.
Una luce blu compare da luoghi lontanissimi, oltre Nogarole Rocca e laddove lo sguardo umano non può intellegire, prende forma assume sembianze umane, si libra leggiadra, sullo sfondo nero, ora appare solo metà corpo, ora sembrano tanti piccoli granchietti, no no ecco sono di nuovo due corpi blu fluorescente, cazz si sono fusi è tornato ad essere uno.
Butel2 sta impazzendo è quasi in piedi pronto per urlare:” Su quel palco c'è il demonio!Moriremo tuttiiii!” quando dolcemente lady B2 lo fa riaccomodare e gli spiega gentilmente che è una coreografia costruita da questi omini tonici e di un'elasticità disumana, coperti da tutine tuttattilate di vari colori. Sembarano tanti Steve Zissou in versione muscolosa, che al riflesso delle luci colorate prendono forme e sembianze a seconda dei movimenti e della coreografia costruita. Sospiro di sollievo, grazie mia Beatrice ora posso godermi le danze con calma e con un uso consapevole.
Lo spettacolo prosegue sulle note del plurititolato Hans Zimmer e rimandano a qualche posto nel lonatano oriente (per andare ad Alessandria.. d'Egitto Fasto.. Nd Franco Battiato) mentre i corpi dei Momix aiutati dalle luci continuano a mutare e coniare nuove forme , una volta uccello, una volta ragno, una volta bocca che si muove a tempo di musica e scandisce le parole delle canzoni, una volta spuma marina (una volta volpe e una volta ghione Nd Niccolò Machiavelli).
L'effetto globale dello spettacolo è quello di un trip lunghissimo da acido lisergico senza alcun effetto collaterale se non una piacevole senzazione di benessere.

Informazioni tecniche: i Momix saranno anche questa sera al Palabam di Mantova. Costo del Biglietto a partire dai 25 iuri.
Durata dello spettacolo
: circa un'ora e mezza senza interruzione.

Giudizo di Butel2: la realizzazione dell'assurdo attraverso danza e luce. Raccomend (che fa molto feedback 'tennesciunal di ebay).

Giudizio del Butel della piazza: Super tega vecio.

Tempo di lettura del post: una cagata guascona nella toilette dell'ufficio. Breve ma intensa.

09 gennaio 2007

Mostre di Mondrian e Turner a Brescia

Mondrian e Turner a Brescia

Io e Frut1 abbiamo fatto un recente salto nel bresciano, per mirare dal vivo qualche opera neoplastica di Mondrian. E poi c'era pure Turner. Male accompagnato. Inoltre siamo poi stati protagonisti di una serata piuttosto goliardica. Ne parleremo meglio in uno dei prossimi post.

Mostra di Mondrian a Brescia
Anzitutto alcune info generali: la mostra di Mondrian é allestita al museo di Santa Giulia, in centro, dalle parti di Piazzale Arnaldo dove vi consigliamo peraltro di parcheggiare: accedere al centro della città bresciana è sempre tosto, ormai ti infilano le telecamere anche sotto le ascelle. E le multe so cazzi.
La mostra termina il 25 marzo 2007: quindi avete tempo. Ne vale la pena, diciamolo subito.
Prezzo del biglietto: 8 €, 6 € ridotto studenti. Onesto. C'è poi il biglietto cumulativo Mondrian+Turner 16 € e 13 € ridotto. Onesto altrettanto. Meglio: ottimo strategemma di competitive pricing per farti digerire la dura pillola di Turner e dei suoi amici.
Qui il sito ufficiale. Potete comprare i biglietti online, ma in genere è aperta fino alle ventuno: se arrivate dopo le 17.30 coda non ne troverete.

Mostra di Mondrian: considerazioni
-Il comunicato stampa aveva creato un certo livello di aspettativa, non disatteso: ci sono oltre 80 opere, la maggior parte provenienti dal mitico Gemeentemuseum dell’Aia.
-La scelta del parco opere è ben ben meditata, a coprire un pò tutto l'arco della sua ricerca pittorica: dai primi tentativi, l'inizio impressionista, l'approccio espressionista (mulini e alberi) oltre al periodo di forte misticismo (c'è il famoso trittico) e la svolta astratta alla ricerca della nuova forma (Neoplasticismo), la fase Mondriana più celebre e dal sottoscritto più apprezzata. Per dire, nella mia scontatezza ho adorato questo:


-Frut1 invece preferisce alcuni mulini carichi di palette cromatiche antinaturali e quella serie degli alberi che vanno perdendo forma; si prenda nota, gne gne. Ad esempio a Frut sono piaciuti questi:

-Le opere scorrono via piacevolmente e, se siete i tipi, la mostra può durare anche 15 minuti: si definisce l'opera di Mondrian meditativa, ma paradossalmente si può compiere una passeggiata, imprimersi l'ultima quarantina di quadri e uscire con la quasi sensazione di aver compreso "i Mondrian". I testi a corredo non sono fondamentali se non siete neofiti dell'opera dell'artista olandese; in caso contrario, si tratta di osservazioni abbastanza sintetiche e di facile contestualizzazione, oltre ad un corredo biografico finale.
-Chicca: un modellino a ricostruzione di una casa con arredo neoplasticista.
-Mostra non monotematica ma personale: si chiama Mondrian e si espone solamente Mondrian, troverete alcuna opera di Van Doesberg e di nessun altro esponente del De Stijl. E oggigiorno vale già tanto (cresce la tensione per Turner...).
-Unica pecca: beh caspita diciamo che se andiamo dalla A alla Z, gli ultimi quadri verso il volgere della seconda guerra mondiale dovevate metterli: dov'é Victory Boogie Woogie? Gran quadro.

Voto complessivo: 8+ [Sorge un dubbio: ma é lecito votare l'arte come il fantacalcio?]

Turner e gli impressionisti
La mostra si tiene sempre alla Santa Giulia di Brescia e chiuderà anch'essa i battenti il 25 marzo 2007, come già l'olandese volante di cui sopra.
Biglietto intero 12 €, biglietto ridotto 10 €. Il cumulativo Mondrian+Turner 16 € ridotto 13 €.
E noi quest'ultimo prendemmo, assuefatti dal marketing.

Premessa
L'Impressionismo, come corrente artistica tout court, non è la mia prediletta. Ne riconosco tuttavia l'importanza e aprezzo la "quasi svolta" di Monet, in fin di carriera, verso l'anticipazione all'informe (nota by Saba from LivePoint). Naturalmente riconosco altrettanto d'avanguardia il lavoro di chi è venuto poco dopo (parlo di Van Gogh, alcuni quadri li esposti sono da brivido). La pittura paesaggistica invece, non ne parliamo, mi provoca l'istinto all'impiccaggione. Quindi, si dica pure senza fronzoli: siamo prevenuti, sì. Escludo da ogni critica Turner, il quale profondamente apprezzo; fase giovanile a parte, urrà per la maturità.

Considerazioni PRO
-L'intenzione di scoprire qualche opera di Turner era già ben radicata in noi, in ogni caso. Ché Turner é un artista coi contromaroni.
-Di Turner 30 opere. Tra queste il Tramonto sul lago. Bene, a quanto pare.
-Prima sezione: Turner e Constable: beh il paragone era d'uopo insomma. Di Constable le Nuvole. Bene, a quanto pare.
-Chapeau a certi splendori di Monet (non solo cattedrale e ninfee) e Van Gogh (un paio di tele davvero elettrizzanti).

Considerazioni CONTRO
-Constable termina in fretta, ricordiamo circa 7-8 tele.
-Di Turner 30 opere appunto. Quindi le altre 200 non sono di Turner. Punto. Bene, dico che ci siamo rotti le balle di queste mostre blockbuster dal titolo farlocco. "Kandinsky e l'anima russa", 6 opere di K. se non sbaglio, insegna. Il procedimento marketing è sempre lo stesso: piazzare un nome di richiamo (Turner), condirlo di quell'alone tematico da dare in pasto al grande pubblico (gli impressionisti = pubblico massificato) e il gioco è fatto. E resti così: 30 Turner (di cui due grandi opere - mi rendo conto stoni dire così) e 240 non Turner (tra le quali, certamente, alcune eccellenze). C'é insomma aria di mostra blockbuster.
-Infatti la fregatura non sta qui. La fregatura sta in quel dannato sottotitolo: "La grande storia del paesaggio moderno in Europa".


C'est la fin. Ed é invece l'inizio dell'interminabile ripetizione tematica scandita dai titoli delle quattro restanti sezioni che parlano da soli, accompagnato ad un crescendo allucinogeno che andremo a stemperare nell'alcol al primo bar fuori dal museo: 2-Dall'Accademia ai primi sguardi sulla natura: azz, accademico; 3-Da Barbizon al primo paesaggio impressionista: mon dieu; 4-Paesaggi dell'Impressionismo: no no noooo; 5-Il Giardino: e dopo l'ennesima copia-e-dico-copia degli stessi quadri, qualcuno mi insegni a praticare il seppuku o harakiri (nota forma di suicidio rituale nipponica).
-Scherzi a parte, resta il fatto che dopo Turner ti sparano sto lungo sfilaccino di 240 opere di paesaggismo puro (e associare l'impressionismo sempre e comunque al paesaggismo non é corretto). Quindi la nota dolente é rivolta alla selezione: quantitiva più che qualitativa, poco meditata, giacché comunque il grande pubblico lì accorso ignora metà dei nomi esposti li a nostro avviso (vincono in presenza Pissarro e Sisley, se non ricordo male). Monet e Van Gogh dicono la loro. I Cezanne, Courbet, Boudin, Manet, Bazille, Guillaumin e Caillebotte sono contorno, come del resto i 3 o 4 esempi di puntinismo (vera ventata di freschezza!).

Voto soggettivo: 4,5
Votto oggettivo: 6. Motivo semplice: la presenza dei quadri di Turner (certo, non solo quelli esposti a Londra) e di Van Gogh; se ti piacciono i due artisti, ti piaceranno anche quelle tele. Il resto é superfluo e il biglietto te lo sei pagato. Se così non è, potrebbe non piacerti questa mostra, occhio! Secondo motivo: come sottolinea la stessa presenza di Turner, si parte dagli inizi; ergo, se è facile pensare "mia nonna ha lo stesso quadro in soggiorno" (e potrebbe essere dannatamente vero), dobbiamo ricordare come tutta l'evoluzione della pittura moderna e contemporanea affossi in qualche modo i propri inizi in questa mostra (anche se manca un forte corredo di opere "veramente celebri" per così dire).

Nota di Frut1: Bene, a parte ribadire che gli impressionisti mi hanno sfrantato le palle (il D'Orsay, per intenderci, é lontano aaannni luce), aggiungo per il resto anche un ulteriore giudizio da uomo medio (sì, so essere ancora più mediocre di Butel1): a circa 500 m dalla Santa Giulia c'é una mini galleria che vende opere paesaggistiche e relative cornici, il tutto a prezzo accessibilissimo. Che dire, le somiglianze con certe opere esposte sono a dir poco spaventose. Del resto, c'é un corniciaio pure sotto casa mia. Stesso discorso.

Nota di Butel1: il discorso di Frut1 non fa una piega. O quasi. Paragone letterario: oggi tutti sanno scrivere come D.Defoe (quel de Robinzon Crusò), ma ai tempi chi sapeva scrivere in maniera circostanziata? Gli artisti esposti sono stati iniziatori, ed è questo che la mostra voleva sottolineare. Giuro che ci sono riusciti. Al che voi potreste dire: "Butel1 e Frut1, cari coglionazzi, informarsi prima?". E ve ne rendo merito, circa il coglionazzi e il resto. Il sito ufficiale é in effetti piuttosto preciso a riguardo. Solo che noi eravamo li per Mondrian. E poi ce l'hanno messa in quel posto con l'astuto biglietto cumulativo (3 € Mondrian, 10 € Turner): maledetto marketing.

29 dicembre 2006

Mostra Tamara De Lempicka a Milano

Ripromessomi di evadere dalla fatal Verona quanto meno una volta a settimana, sono infine riuscito a visitare la mostra di Tamara de Lempicka a Milano.

Info generali
La mostra di Tamara de Lempicka è allestita al Palazzo Reale di Milano e chiuderà i battenti il 14 gennaio 2007. Sempre presso lo stesso Palazzo Reale, si tiene in questo periodo anche la mostra futurista su Boccioni (come vedete dalla foto).


Prezzo del biglietto intero: 9 €. Il ridotto è 7.50 €. Quindi, anzitutto, notiamo come rispetto alla Triennale, il prezzo degli eventi sia superiore. La scelta migliore, fate come me, è d'entrare in zona lunch: tra le 13.30 e le 14.30 pagherete 6 €. Nonostante la mostra sia agli sgoccioli (o forse proprio per tale motivo?) ho notato un notevole afflusso di gente, la coda mi ha impegnato per 15 minuti buoni. E la coda, cari miei, ve la fate in una sorta di galleria del vento a 0 gradi: che non è gradevole.
Questo è il sito ufficiale della mostra, con l'elenco delle opere esposte, www.tamaradelempicka.it. Vi trovate anche il comunicato stampa e una succosa biografia.
Il catagolo è edito da Skira.

Chi era Tamara De Lempicka?
Tamara De Lempicka (pronuncia polacca "lempizca") è il nome d'arte di Maria Gorska, sposata a Tadeusz Lempicki. Sul sito, come detto, trovate info biografiche sull'artista, polacca di nascita (Varsavia 1898) da padre russo (e forse nata a Mosca, non si sa) e d'ora in poi Tamara, come ribadito a più riprese dal personale della mostra: "Uno per Tamara?" o "Da questa parte per Tamara" o "Tamara o Boccioni?" o "Lei è Tamara?" e m'aspettavo da un momento all'altro "Chi è Tamaaara? Tamara è quell'amica polacca mia...".
Qui trovate una galleria di immagini/opere, parte di esse in esposizione.
Qui trovate un'intervista abbastanza "rara", alla quale s'é prestata poco prima di morire nel 1979 a Cuernavaca in Messico.

Tamara ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca (la modernità), “i folli anni Venti e Trenta" di cui diventa la più brillante interprete, icona dell'Art Déco, introducendo nei suoi dipinti i simboli di quella modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente, aggressiva e trasgressiva; famoso qesto autoritratto dell'artista alla guida di un bolide (che non è presente):


Anche se, in effetti, per la maggiore Tamara è ritrattista: i ritratti coprono circa il 95% della sua produzione. In genere ritrae uomini ricchi e nobili europei o, come lei, fuggiaschi europei residenti negli states. Tamara è snob (c'è una sezione dedicata proprio a questo lato del suo carattere) ma comprende bene come ogni oggetto possa divenire arte: sono presenti diversi ritratti che ella fece di una nota prostituta parigina, la "Raphaela".
Per chi non avesse presente chi sia Tamara, questa è una foto presente nella mostra (c'è un'intera parete dedicata, compresa una mini installazione a riproduzione della sua maison/atelier):

Per chi non conoscesse Tamara artista, lei è quella che fa ritratti, anche nudi, in cui le figure umane perdono proporzioni e aspetto naturale (le figura umane di Tamara non esistono in natura!), dove le linee vengono ricondotte a poche curve e rette essenziali, il tutto deformato in maniera "scultorea", o comunque tale da restituire un effetto visivamente prepotente, pesante in un certo senso, rafforzato dalla limitata gamma cromatica (al massimo due, tre, quattro colori dai toni scuri, grigi e marroni solitamente). Per intenderci, tutti si ricordano Tamara per queste (entrambe non presenti!):

La mostra
In scena da circa due anni, dopo Parigi e Londra, la mostra giunge a Milano. Attraverso dodici sezioni, corrispondenti ciascuna ad un ensemble tra carriera/opere e vicissitudini/stili di vita con ricca didascalia introduttiva e commenti a ciasuna opera, devo dire che gli espositori portano per manina l'avventore di Tamara (specie occasionale e neofita) dall'inizio alla fine in un percorso che copre praticamente tutto l'arco della vita dell'artista. In tal senso, la mostra è decisamente completa. Anzi, a mio vedere le didascalia tendono ad una certa ridondanza a lungo andare, sicché l'iniziale entusiasmo scema alla quinta volta che si leggono i soliti epiteti quali "dama della modernità" ecc. Ma la questione è soggettiva e scoccia maggiormente l'aficionados che il non-aficionados.

Completa, dicevo. E così di sala in sala, forte del condimento delle opere del relativo periodo, ti viene svelato che: Tamara gira l'Europa, si sposa il ricco Lempicki, questa la tradisce e la scarica, lei lo insegue per mezza Europa e infine si rifà con un nuovo cliente/amante altrettanto ricco, lo sposa, a Parigi diviene una sorta di icona della modernità e fa vivere di luce riflessa tutto il suo entourage di artisti-conoscenti, inizia il mito di Tamara signora della moda (amava pellicce, guanti e Dior), della sfarzo, del lusso (adorava ingioiellarsi), della mondanità, quella delle feste che iniziano alle cinque del pomeriggio e terminano alle nove del mattino (i primi rave?), l'artista iconoclasta che dipinge la modernità e l'emancipazione femminile e sessuale, che affronta in maniera disinibita i propri affaires e preferenze sessuali (ha amato diverse donne, anticipando di anni luce le tematiche bi-sex); quando Parigi altrettanto in fretta la dimentica, allorché ai primi critici quei seni e quei fondoschiena (leggi: tette e culi) cominciano a dar noia, ella non da ultimo si sposta a New York, dove, curiosità, non viene apprezzata tanto la sua arte (espone solo sei volte nei molti anni li trascorsi) perchè, permettetemi, a New York il movimento verso il pop era già incipiente: viene apprezzata la sua sfavillante vita mondana, il suo stile di vita e non il suo stile nell'arte, ragione la quale le farà evitare appena qualche tracollo finanziario, e sarà nuovamente abbandonata (la sua vita è irta di crisi depressive alternate a orgasmi di benevolenza e ammirazione).
Trascorrerà gli ultimi anni della sua vita in Messico, ma farà sempre la spola tra New York e Parigi. In Italia parlano di lei diversi critici e negli anni 60-70 una retrospettiva le vale nuovi riconoscimenti, in particolare i nostri critici (materiale presente in mostra) sottolineano il suo "ritorno al classico" (Tamara ammirò diverse volte le opere del Bronzino e del Pontormo e non ne nasconde l'ispirazione).

Ecco, la sensibilità di Tamara è tale da renderla certamente un'anticipatrice, diventa celebre non solo tramite la propria arte ma tramite il proprio sfrenato stile di vita, ovvero non è solo artista ma icona, in particolare un'icona cosmopolita (un servizio su Vanity Fair la renderà celebre in tutto il mondo),e ciò le vale ben più di qualche plauso: si calca fortemente questo aspetto, nella penultima sala è allestito un megaschermo con una proiezione di una decina di minuti, si tratta di vari filmati che descrivono la moda del tempo, le scelte di gusto del tempo. Con Tamara al centro, naturalmente.
La mostra non dimentica di sottolineare come Tamara divenga essa stessa schiava del proprio mito, ragion che la "obbligherà" a trascorrere tutta la vita alla ricerca/applicazione della propria arte: "La mia vita è stata il mio lavoro", affermerà verso la fine.
D'altro canto una sezione, vado a memoria, dovrebbe intitolarsi "Tamara la ribelle" e sottolinea le sue tendenze all'anticonformismo sentimentale e alla ribellione contro, come le definisce lei, "vecchie e sterili sentimentalità, gelosie artificiali, il patetico delle separazioni e delle fedeltà eterne".

Bando alle ciance, considerazioni pro e contro
-Dico subito che la mostra vale il biglietto staccato, la consiglio vivamente.
-Non mancano alcune chicche, come ad esempio diversi scritti con artisti nostrani suoi coetanei. Penso in particolare agli scambi epistolari tra lei e D'Annunzio: Tamara è sua ospite per circa due settimane, durante le quali tenta, inutilmente, di carpirne il ritratto. La cosa deve averle talmente roso il culo che, molti anni dopo, cita comunque il nostro vate tra le persone alle quali ha dedicato un ritratto (bugia!). Le calligrafie sono piuttosto leggibili. La mostra non è solo dedicata alle arti visive.
-Il guardafila, di Bolzzzano sudd, imprecando teneva a sottolineare che: "Managg, m'hanne chiamate all'uoltimu minudo, che occi non c'avevo da lavorà, me ne shtavo megl a'ccass", provocando un quasi infarto alla Cont.ssa Mazzanti Serpelloni Vien Dal Mare alla mia destra. Per la serie: basta corsi di formazione ai dipendenti (immagino appartenesse ad una qualche cooperativa).
-Sempre sul personale: inutile chieder loro informazioni non strettamente attinenti al loro specifico servizio. Scusi, si possono depositare i soprabiti? Non sa, non dice, chiedere al mio collega grazie (e comunque non si possono depositare: allucinante!). Dov'è il bagno? Non sa, non dice, chiedere al mio collega grazie. Senta, il biglietto per Tamara mi vale uno sconto su Boccioni, c'è un biglietto cumulativo? Guardi dottò, e qua dev chiedè alla cass, io non lo sacc (e comunque no, vi pagate le due mostre a prezzo intero: allucinante!).
-Le opere esposte bilanciano quantità e qualità e sono frutto di una scelta meditata in relazione ai vari periodi/temi di vita. Ci sono ad esempio alcuni pezzi da "sti cazzi", sena dubbio, ma, personalmente, mi rammarica l'assenza dei due-tre mostri sacri di Tamara, i quadri che "sono di Tamara" per eccellenza", quali i tre ad inizio del post già segnalati (gli altri ci sono tutti). Peccato. Recuperarli era evidentemente arduo. Neanche uno, almeno? Pazienza.
-Mostre: andiamoci più spesso. Se vi fa cagare l'artista, troverete volentieri un ingente quantitativo di gnocca. Come direbbe Frut1: "Vale già la pena".
-Di ritorno con rotta a Verona, ennesimo inghippo Trenitalia in stazione a Milano: 10 minuti di ritardo. Poi 20. Poi 30. Sale la suspence, rullo di tamburi, trrrr, trrrrr... sda-dang: treno soppresso. E parto con un'ora di ritardo standard. Sottolineo standard (ndr. ma so che a Frut1 è capitato di meglio ieri, eh amico?).
-Subito dopo la mostra, sono andato a fare un salto qua

visto che era a due passi. Nulla da segnalare. Anzi, forse due camicie bianche a pois (una pois pieni e una pois solo tracciati), il prezzo non è male (39 € e 49 €) ma, amesso che portiate dalla M in su, c'è il problema del colletto, una sorta di cartone, sembra il beccuccio del tetrapak del latte. Non è il massimo, specie se non portate la cravatta.

17 dicembre 2006

Butel Vogue: escursione shopaholic a Milano + mostra di Basquiat

Rispondo al manifesto bisogno che s'è avvertito di post frivoli, argomenti frivoli, prosa frivola.

Sabato ore 12.30. Butcaverna. Di ritorno da una "lunga" notte...

Butel1 si desta dalla ronfata notturna: la sera prima siamo stati alla Scala (sì, nuovamente, ce la siamo cercata) e mi è sembrato quanto mai opportuno riposare lungamente le snervate membra. Wuaaaammmf... yeoowwnn...
1° pensiero: pissar-bear-magnar. a
2° pensiero: lavarme i denti. a
Aaaah, che freschezza: un altro mattino da butel al sapore di Mentadent. Il sorriso è smagliante.
Ora, "chi mi conosce lo sa" (cfr. Alberto Tomba) che talvolta mi affligge questa patologia anti-butel definita iperattivismo. Quando più, quando meno.
Questa mattina mi sento iperattivo.
3° pensiero: che si fa? Risposta: mah intanto sto qui allo specchio e mi osservo sempre più compiaciuto dalla mia bellezza estrema e radiosa, quindi decido di prendere il primo treno per Milano, che vado a vedere la mostra di Basquiat alla Triennale e a registrare le recenti tendenze di stile nella città delle zoccole della moda, in attesa dei saldi che inizieranno nelle prossime settimane. Quindi oggi toni molto meno sentenziosi, mi calo nei panni del "Butel Vogue" (rinomata rivista interna al blog).

Ore 13.19. Il treno ora parte. Anzi no, regolarissimo ritardo di 20 minuti.
Ore 13.40. Si parte.
Ore 15.10. Si arriva. L'aria restituita dalla stazione centrale è sempre l'amabile brezza smoke&fog che ben ti prepara alla deflagrazione polmonare milanese. Faccio quadrato attorno al mio cervello e mi organizzo (ndr. un butel non pianifica mai, un butel vive di "casomai...", "ci pensiamo dopo...", "vediamo semmai come...").
Ore 15.20. Ci sono: faccio prima l'una e poi l'altra cosa.

Shopaholic
Ore 15.21. Metro per Montenapoleone.
Dicevo, andiamo un pò a vedere cosa propongono i capi della moda (simpatico gioco di parole, ah ah che ridere...) per partire in scia coi saldi assestando quei due-tre colpi in modo da sbrigarsela quel fatidico giorno nel giro di un'oretta.
L'attuale diffusione della moda, per dirla con Elio e le Storie Tese, vuole che vi sia "un cartello di ricchioni che ha deciso che l'anno scorso andava il rosso e quest'anno il blè". Sì, la moda (alta e bassa che sia) è per il 95% in mano agli stilisti, ovvero ai ricchioni, i quali si concentrano a Milano e Parigi. C'è insomma in Italia questo dire generale, ovvero: "Milano capitale della Moda". Quella con la M maiuscola, intendendo quindi sia il fenomeno materiale (l'abbigliamento) che quello culturale. Personalmente, avrei pure da ridire a riguardo, ma tal'è per l'establishment nazionalpopolare, certamente tal'è per l'establishment veronese (ButelA: "Fatto shopping a Milano vecchio" ButelB: "Da fogo vecchio, troppo avanti"). Omria mi sembra di aver capito che la moda esibita a Verona sia un'imitazione a scoppio ritardato di quella milanese.
Intanto pioviggina una spocchiosa pioggiarellina londinese: da un lato ero segretamente soddisfatto della mia scelta di indossare l'impermeabile, dall'altro vo dannandomi per non aver ancora dato lo spray impermeabilizzante alle mie nuove Pvada.
Spendo circa un'oretta per il mio giretto guascone e spensierato per via Montenapoleone, via Della Spiga, passaggiata finale in Galleria: le griffe "storiche" sono certamente stabili nella prima, la seconda ne costituisce la costola principale (insomma, chi non la mia catà el negosio in via Montenapoleon, l'è andà in via de la Spiga, sio scan), la terza è uno sorta di show room per pochi eletti, un pò la place Vendome de noaltri.
Detesto le decorazioni natalizie ad infinitum, queste

mi fanno cagare particolarmente anche se, almeno, sono sobrie a differenza di certe luminosità avventizie intravviste a Verona.
Scelgo le quattro griffes di mio gradimento e spendo il resto del tempo a sniffare un pò qua e la.
Alcune segnalazioni:

prima linea sotto le aspettative; salvo un paio di capi, il resto è da no comment;


prima un veloce salto da Giorgio Armani che aveva un paio di giacche da "sti cazzi". Poi appunto da Armani Collezioni per sottolineare una cosa: Armani Collezioni è la seconda linea di Giorgio. Poi c'è Emporio Armani, che è la terza e veramente terribile. E sottolineo terza, vale a dire casual-populista. A Milano il tutto è livellato in termini di rapporto qualità/prezzo. Spostiamoci a Verona: Armani non ha un proprio store monomarca per le prime due linee, semmai un rivenditore. La fatal Verona ha fatto di meglio in termini di sales&marketing: Emporio Armani ha prezzi da 2° e talvolta 1° linea, e il veronese (autoctono o turista) medio pur di sfoggiare un capo Armani è ben disposto a farsi prendere per il culo. Tale condotta raggiunge la cima nei periodi di saldi, quando Emporio A. adotta la simpatica linea napoletana dell' "alzo i prezzi del 10-15% e poi li abasso del 30-40-50% un pò come pare e piace a me". Che poi qualcuno mi deve ancora spiegare perchè i saldi milanesi iniziano dal 50%, mentre qui la prima settimana ti regalano le briciole e quando sono rimaste calze e mutande si passa al 50%. (nd. Incommensurabile Butel0: perchè non chiami il Gabibbo, pirla?).
Poi qui:


dove, se non sopportate l'abito classico, la stilista ha rivisto lo stesso dotando il pantalone di fondo a strappo.
Infine, qui, (eh butel2, vecchie passioni):


dove hanno due pezzi da lamadonna! Prezzo su richiesta.
Ciò detto, terminate le facezie nel triangolo della moda, realizzo che al mio attuale stato patrimonale l'unico posto che per ora può ospitarmi è il buon vecchio


H&M (pronuncia da spelling inglese), l'antigriffe per eccellenza accusa di estremo populismo e faro della cosiddetta democratizzazione della moda, di ovvia provenienza nordica, ché solo dal Nord ci potevano illuminare con un core business dal concetto chiaro e semplice quale: design di alta moda per tasche da mortaccioni. La collezione di questa stagione è stata disegnata dal duo olandese Viktor e Rolf ed ero piuttosto curioso, anche se battere l'annata di Karl Lagerfeld è dura. Viktor Horsting & Rolf Snoerene sono designers in gambissima e di ottimo gusto il cui nome resterà sempre legato ad una famosa sfilata parigina il cui tema era il nero, BlackHole appunto. E dico che tutto era nero: abiti, catwalk, location, modelle bianche "dipinte" di nero dalla testa ai piedi, gli stilisti stessi sfilano completamente in nero al termine, (pubblico africano ecc. No scherzo). La collezione tuttavia non mi entusiasma: c'è infatti da dire che sono arrivato tardi, ormai non era rimasto granché. Si salvano di brutto brutto brutto eh una camicia blu notte e un doppio petto nero. Se avete la taglia 52, i capi sono vostri entrambi per meno di 70 €.

Considerazioni.
1-come in qualsiasi altra città, a Milano di sabato il centro è preso d'assalto da orde disorganizzate ed eterogenee di persone in astinenza da shopping;
2-la combo Montenapoleone+Della Spiga è il culmine dell'overstatement, l'opulenza luccica e, paradossalmente, raggiunge i livelli meno glam e più kitsch. Vince il Kitsch Award la vetrina di Gucci, particolarmente svenevole;
3-la combo Montenapoleone+Della Spiga è il culmine della gnocca, presente in quantità industriale;
4-rispetto sempre il lavoro altrui. Però adoro stuzzicare i commessi. I commes... pardon, gli Shop Assistants (coordinati chiaramente da uno Shop Manager) milanesi sono generalmente più preparati e professionali dei commessi nostrani, i quali, si sa, sono quasi sempre "volanti" come piace loro definirsi in genere, cioè part time o assunti in nero e vanno un pò di qua un pò di la ma il loro lavoro gli fa gran cagare e prendono 5-6 euro l'ora e chi cazz glielo fa fare di essere professionali, avere conoscenze di stili e tessuti e parlare le lingue straniere, eh;
5-come già fece notare qualcuno in questi giorni, confermo il ritorno dello stivale in pelle di camoscio con testicoli penzolanti; temo che presto vedremo le prime fighette veronesi in pan-dan: stivali con palle, guanti con palle, sciarpa con palle, cappellino con palle, perizoma con palle (non le nostre. Che palle).

The Jean-Michel Basquiat Show alla Triennale

Per la serie: beccatevi sta marketta. Dedico le ultime due orette alla mostra di Jean-Michel Basquiat allestita alla Triennale. Si inserisce quale terza all'interno di un ciclo che ha esibito due anni fa Warhol e l'anno scorso Keith Haring.


Conoscevo l'artista abbastanza bene: vive gli ultimi anni della rivoluzione pop newyorkesi o, meglio, vive il prodotto di quella rivoluzione, enfant prodige, dandy e bohémienne maledetto, drogato (morirà di overdose nell'88 giovanissimo), dipinge, dapprima con lo pseudonomi Samo, quelli che poi sarebbero divenuti i murales (beh, la taglio così in breve anche se non è proprio esattissimo), figlio di genitori borghesi ma neri (il tema della negritudine è spesso presente nelle opere) e oggetto di discriminiazioni (si ricorda spesso di come, anche quando affermato, i taxi non si fermassero quando era lui a chiamarli), fece pure il musicista e bla bla bla. Cedo la parte di notizie biografiche e artistiche, fatevi un giretto qui.
Qui invece trovate il sito ufficiale della mostra con comunicato stampa. La mostra è aperta fino al 28 gennaio 2007.

Le mie preferenze di gusto mi portano a preferire le prime due mostre, ma questa è stata allestita in maniera ancora più completa, il materiale esposto andava a coprire tutti gli anni (del resto la vita dell'artista è stata piuttosto breve), si arricchisce di diversi impianti video (come già per Haring) ma soprattutto di un cubo-theater nella salsa centrale che proietta Downtown 81, film niente male davvero per qualità del montaggio tra vita-opera ed elementi cittadini. Insomma, allestimento eccellente, presente anche una scultura coi controcazzi (un ragazzo a fianco esclama: "Pare l'abbia fatta suo fratello, dai!").
Mi ha un pò deluso la parte riservata al rapporto con Warhol, il quale, tra le varie influenze subite dall'artista (Mapplethorne, Haring, Dubuffet, l'Anatomy di Grey, Raushenberg, ecc), ha certamente decretato ad accrescerne la fama, sancita da collaborazioni ufficiali ai tempi chiamate Collaborations. Ecco, c'era una sola opera in merito, la 6.99 (il riferimento è al cartellino del prezzo presente sulla tela).

Considerazioni
-consiglio la mostra, punto e stop. Tranne a chi non va pazzo per arte contemporanea, specie dagli anni '60 in poi;
-un olè alla politica riservata agli studenti e ai giovani in generale: basta dire "avrei diritto alla riduzione perché sono stud..." e ti fanno pagare 5 € senza rompimenti di maroni, nemmeno m'hanno chiesto tessere o che. [Il mio astio nei riguardi di Palazzo Forti è risaputo]

A questo punto mi rimetto in moto alla caccia del primo treno utile.
ore 19.05. Il treno parte, anzi no. Ennesimo ritardo di 30 minuti. Sarò scettico e sospenderò ogni giudizio/polemica ad indirizzo di Trenitalia, sono decennali e assolutamente futili. Mettiamocela via: in Italia le ferrovie ne avranno sempre una. A suo tempo avevo anche deciso di imbracciare un fucile e andare a Roma, ecc.
Ore 21.00: di nuovo a Verona. Che si fa stasera?