08 febbraio 2007

Motel Connection @ Gate 52

Sabato 3 Febbraio Motel Connection Dj Set @ Gate 52- Bussolengo - Verona
Una costola di sentenziosi c'era.

Nuovi contributi dai lettori; in verità butel4 e butel5 più che dei lettori sono dei veri propri groupies che accompagnno spessissimo i butei nelle loro serate mondane. Questa volta, un pò come il protagonista di almost famous, si cimentano direttamente nella recensione. Argomento: lo show dei Motel Connection al Gate 52 di Bussolengo, Verona.
I Motel Connection giungono al Gate 52 e la frangia alternativa di sentenziosi si mobilita.
Butel4: Cosa sappiamo di questo gruppo?
Butel5: Mah, è composto da Samu dei Subsonica Pisti e Pierfunk di Casasonica..
Butel4: Poi?Poi?
Butel5: Se Subsonica = pieno di pheega, ½ Subsonica = ½ pieno di pheega…non fa una piega.
Butel4: Si ma quante canzoni conosciamo?
Butel5: Io una, anzi "two" (ndr. AH,AH!) (ndButel2 Eh proprio..)
Butel4: E la locandina cosa dice?
Butel5: In realtà sostiene che l’ultimo lavoro è una merda.
Butel4: Non mi basta, voglio di più.
Butel5: L’alternativa è il Le Disque, c’è quella bella festa… (ndButel2 Ah si bellissima.. Infatti se ne sta ancora parlando ovunque praticamente)
Butel4: Ci siamo quasi.
Butel5: Ho la macchina con i fendinebbia.
Butel4: Perfetto, è fatta.
Poiché il concerto inizia alle 22.00, ora di Bussolengo, i Butei arrivano in anticipo alle 23.15, giusto per avere tutto il tempo per comprare biglietti, attendere un po’ in coda al guardaroba e poi aspettare nuovamente, democraticamente, per prendere da bere.
Analizzando per bene il locale, risulta palese la varietà di personaggi presenti, molta pheega e pure ben vestita, tanti gggiovani di ogni specie e qualche macchia di trentenni fuori luogo (ndbutel2 may be you mean squared shirt by zevio market?) , giusto per fare un po’ di contrasto.
Il Gate 52 ancora una volta dimostra di essere troppo grande e mal concepito per la poca gente che ormai frequenta gli eventi.

(Vecchio, che sballo vecchio!)

Tutte queste considerazioni vengono interrotte d’improvviso da una base tunz-tunz che, come di incanto, fa apparire dei butei dal nulla che, sballati da qualche sostanza ancora poco chiara (si mormora dell'elio, aiuta i falsetti) , indossano con fierezza i loro giubbotti Essenza e le loro magliette attillate Energie.
Spaesati dal ritmo cerchiamo di avvicinarci al palco per appurare se il gruppo è quello giusto, ma la divisa d’ordinanza di "Samu" (berretto e polo Fred Perry su misura) non lascia scampo, sono proprio i Motel Connection, solo con il livello dei bassi alle stelle (e mo beccateli tutti.. tiè!)
Dopo circa 20 minuti, affranti da effetti sonori, echi vari e da uno spettacolo di luci senza troppe pretese, le nostre attese verso la serata e il gruppo sono parzialmente esaudite da
pezzi che risollevano l’evento come "Two" e "Discoteca labirinto" su base di Born slippy degli Underworld.
Con il cervello in panne, alle 1.00 circa ci dirigiamo verso l’uscita del Gate 52, con la speranza che i 15 euri dati all’entrata fossero un’immagine creata nel nostro cervello da alchool, musica ad alto volume e fumo passivo.
In conclusione la serata non strappa la sufficienza, a causa del locale e dei Motel Connection che, pur dimostrando di essere un bel progetto, hanno deluso le nostre aspettative.
Pollice alto invece per la clientela and give it up per la pheega (ndButel2 si maledette pheeeghe un giorno conquisteranno questo pianeta).

B4+B5

06 febbraio 2007

Progetto Nord-Est ci accusò. Una volta...

Progetto Nord-Est: amarcord. Per la serie vogliamo ricordarlo così?
Sottotitolo: un post rispolverato

Il 7 novembre 2006, Butel1 il sottoscritto,


qui colto mentre fa
del sano jogging


verso le 22 di sera, riceve questo messaggio privato nella community di Libero (al quale peraltro non sapeva di essere iscritto, non fosse che il sistema lo avvertì tramite e-mail con l'avviso "Hai un nuovo messaggio, hey hey hey"). Sapete, erano gli inizi, praticamente nessuno ci leggeva, sì dai non nascondo una certo grado di emozione. Vediamo un pò chi è:

Contenuto: "Perchè accusi Verona?"
Firmato:


Progetto Nord Est. Segno zodiacale: cancro.
L'emozione cede presto il passo ad un avanzato stato di commozione: insomma, dopo neanche un mese di blog, si sfiora già la crisi diplomatica con un blasonato e "autorevole" (?) ggiovane partito del Nord, del Nord Est, Progetto Nord-Est appunto.
Dicevo: emozionato, commosso. Medito e rimurgino circa la risposta. E poi succede che me ne scordo, rimuovo il messaggio dalla mia mente per un pò.

Dicevo/2: Progetto Nord Est. Qualche info a riguardo
Il revanchismo neo-secessionista è già stato affrontato, peraltro, qui.
Per rendervi un'idea dei personaggi che aderiscono al movimento di PNE, l'utente che con toni di sfida e immagino al contempo di delusione mi domandò come mai io accusassi Verona (ndr. le nostre sì che sono accuse pesanti eh...), popola i forum di Libero postando messaggi dal medesimo afflato che anelita all'intelettualismo puro applicato ad una sana, rispettosa insomma democratica prassi politica. Ovvero:


il farabutto Garibaldi, reo di aver unito l'Italia, managg' a lui!
[si ringrazia PNE per aver rispolverato il lessema "farabutto"]




No a Napolitano e sostegno ai Serenissimi, e andiamo!

Entriamo nello specifico, Progetto Nord-Est come saprete è stato fondato dal fu Giorgio Panto. Sulla medievalità di questo ennesimo progetto secessionista i cui vertici definirono la devolution federalista come "una formula troppo pallida", magari non vale la pena esprimersi in questa sede (questo è nè: 1-un blog politico; 2-soprattutto, un blog "serio"). Al massimo posso aggiungere due-tre cose a riguardo:

1- una certa incredulità circa il fatto che 6 persone su 100 in Veneto abbiano seguito/votato la strada politica battuta dall'ex re degli infissi, noto ai più per essere stato sponsor principale di quella nobile crema di Colpo Grosso (il primo vero varietà erotico, robbba anni '80, un cult da veri butei ovviamente); ma se ci rifletto un attimo meglio la sorpresa scema in misura totale.
2- per me Panto ha sempre incarnato il mito del lavoratore/imprenditore del Nord Italia che se la prende con lo scansafaticame generalizzato (e palesatosi sempre in qualche cittadino residente da Bologna in giù) all'urlo di "va a laurà barbun!", apparenza nemmeno troppo velata se pansiamo a certe massime del Giorgione:
"A sud sono abituati a mangiare il pesce buono, ben cotto e pure spinato: tutto a cura dello Stato. Ma di mettersi a pescare non se ne parla nemmeno".
3-poco o nulla da ridire riguardo ad entusiasmo e impegno personale nella sua (antiquata) battaglia autonomistica, quest'uomo che alzava il pugno come un leader d'altri tempi ci stava, dai.

Ma non usciamo dal seminato
L'utente in questione cura un blog, il blog di Progetto Nord-Est appunto. Una vera perla dell'ideologia e della comunicazione politica di serie b o trash, vedete voi. Se i messaggi di cui sopra mi hanno strappato qualche sorrisino, il solo titolo del blog mi ha regalato diversi istanti di intenso riso:



"Veneto Libaro, zio scan!"

Notare come il blogger etilico di Progetto Nord-Est con quest'ultimo post abbia conferito una tematizzazione "imprevedibile" ai recenti fatti di cronaca nera sportiva:


if: violenza nel calcio
and: muore un ispettore di Polizia
then: Carlo Giuliano viene per forza trattato come un santo.

Sarete tutti d'accordo che il sillogismo non fa una piega. Proprio alcuna...
Spiccano la bandiera della serenissima sempre sventolante e, soprattutto, il video dell'inno di Progetto Nord-Est. Guardatelo e ascoltate e capirete perchè è da settimane che non riesco a levarmi dalla testa questo maledetto motivo, e fischio e canto "dalle montagneeee... ai campaniliiiii", rimpiazzando addirittura (non avrei mai detto) "alle fattorieeee".


questo gabbiano che vola radente all'acqua... meglio toccarsi le balle?

Come finisce quest'avvincente narrazione, Butel1?
Passano circa venti giorni e io ancora non ho risposto a Progetto Nord-Est; ma nel frattempo Giorgio Panto


Morire volando radente il pelo dell'acqua non è un pò da... pirla?

fa la furbata e s'inabissa col suo elicottero, lasciandoci lo zampino. Pace all'anima sua e bla bla bla(1). A quel punto mi era finalmente venuta l'ispirazione per una risposta in linea coi precedenti toni umoristici (?),
eppure non la inviai mai a quelli di Progetto Nord-Est, ritenendola di cattivo gusto (2)
Morale: anche i Sentenziosi hanno un'anima (3)

(1): questo post include il disclaimer contro i facili moralismi, grazie
(2): meglio fare il paraculo sul proprio blog, appunto
(3): peggior chiusa di TUTTI i tempi

05 febbraio 2007

Lea Di Leo @ Alter Ego Verona. I fatti.

Aggiornamento
Ultime novità sull'Alter Ego di Verona.



Venerdì 2 febbraio, Lea di Leo all' Alter ego.
Sottotilo veni vidi.. me ne andai.

Intro

Circa Lea di Leo e del fenomeno real time chat+trash core si è già parlato qualche giorno fa in un'amabile preview. Veniamo ai fatti: venerdi 2 febbraio Butel1 e Butel2 erano chiaramente alla discoteca Alter ego per assistere a quello che poteva essere l'evento decaDANCE dell'anno, ahimè, ahinoi poteva. Presenti Cùcirca 500 persone, netta prevalenza maschile (ma questo era in preventivo) nessuna e dico nessuna novità a corollario di quello che se ben orchestrato poteva diventare un momento di piacevole divertimento e una serata oggettivamente insolita.
Butel1 e Butel2 sono amareggiati per diversi motivi, delusi da un alter ego stanco che non ha voglia di riprendersi e tornare ai vecchi fasti e da un ospite (forse esageratamente mistificato nell'astrazione mentale notturna dei butei) sotto le righe e da una serata decisamente, decisamente sottotono. Ah ermione che ieri m'illuse e oggi m'illude..
Detto questo non saremo noi a recensire la serata, la nostra descrizione sarebbe simile a questa, approfittiamo per pubblicare un nostro lettore (una vecchia conoscenza), comunque in sintonia con il nostro pensiero, che ci ha gentilmente omaggiato di questo contributo.

11 gennaio 2007 in macchina di ritorno dalla mia università, ricevo un messaggio: “DOMANIinaugurazioneDEJAVU…..bla..bla…blaa……..bla…bla……2febbOSPITEleaDIleo!”.
Cosa!??!!
Rileggo: “…2febbOSPITEleaDIleo!”. Cazzo è vero allora.
Sento levarsi in lontananza un grido dalle nostre lettrici: “e chi cazzo è sta stronza”?
Suvvia non siate così scurrili! Butel 2 è stato già abbastanza prolisso sull’argomento.
Per le più disattente ecco un breve riassunto: Lea di Leo from Castelfranco Veneto è una procace signorina che da qualche mese conduce una trasmissione sull’emittente locale “la9”.
Il format, geniale, si basa in sostanza sull’impianto concettuale che ha dato origine alle hot line, alle quali va ad aggiungere l’aspetto video. Uomini dalla sessualità border-line, il cui centro di gravità balzella curiosamente tra una fortissima timidezza (tale da non permettergli il contatto dal vero con una donna, leggasi prostituta) e un curioso esibizionismo, chiamano sull’onda dell’eccitazione l’amica Lea e le sue colleghe, avanzando richieste di carattere sessuale e profondendosi in variopinti apprezzamenti.
Le telefonate hanno di solito una durata non superiore al minuto, al quale talvolta succede una sorta di conato sintomo dell’ormai giunta precox eiaculatio. Che io sappia, questo tipo di trasmissioni aveva già trovato asilo sulle emittenti satellitari; da poco, appunto, ha cominciato ad essere trasmesso in chiaro su varie televisioni e televisoncine. Il background cattolico che pervade il nostro bel paese, (ndButel1 e 2 ehi noi amiamo il clero sciocchino!) ha fatto si (che il passaggio “satellite-tv in chiaro” abbia comportato l’esigenza di un maggior contegno da parte delle ragazze che, quando va proprio di culo, restano al massimo in top-less (da notare che le richieste dei telefonanti sono, al contrario, tutte di fantozziano stampo, del tipo: “togliti le mutande! togliti le mutande! (mmmhhh…ahh)”).

Bene, dove ero rimasto? Ah già, al “Cosa!??!!” (detto alla aldo-giovanni-&-giacomo, ndr.).
Scaltro come pochi, inoltro immediatamente il messaggio a Butel-Z e Butel-A. Risposta altrettanto scaltra del secondo: “Vecchio ci stai se facciamo un tavolo? Ci penso io, mille bozze, (ndSentenziosi per i forestieri bozze in gergo buteiesco = bottiglie) tavolo super fico, spendiamo poco, ok? Ok, perfetto ti faccio sapere.” Uh.
Mi pare che mai si sia parlato in queste pagine (chiedo venia nel caso ciò sia accaduto) di un antichissimo rituale che il butel compie con frequenza variabile, e che per altro lo accompagna in tutti i momenti più solenni della sua esistenza: la “sbronza-programmata”. Causa i più svariati motivi (ricorrenze, festività, happening di varia natura), capita che il butel, scrutando il calendario con aria interrogativa, individui tra i suoi impegni un giorno che verrà appositamente predisposto all’esaltazione del primo dei comandamenti: bear.
Bene, venerdì “2febbOSPITEleaDIleo” (vecio) era stato adibito proprio a questo scopo.
Caratteristica tipica della sbronza-programmata è l’altissimo tasso di pericolo di insuccesso che porta con sè.
Si sa, d’altro canto, che quando vengono riposte eccessive aspettative in un evento la delusione è spesso dietro l’angolo (capodanno per inciso è la sublimazione dell’evento “sbronza-programmata”, con annessa delusion post partum).
La serata aveva da subito mostrato delle crepe strutturali che avrebbero dovuto lasciarmi intendere l’epilogo scadente cui sarei andato in contro. Ma ormai avevo preso un impegno con me stesso: dovevo sbronzarmi e dovevo vedere Lea di Leo. Così, nonostante le defezioni di massa (circa questo argomento si veda anche qui), nonostante la nebbia da tagliare a fette, nonostante improvvisamente non riuscissi a trovare un cazzo di butel che mi volesse accompagnare, sono riuscito a trascinare su un amico e a presentarmi all’appuntamento con Lea con un tasso alcolico degno di un tale evento.
So che la domanda che pervade le vostre menti è fondamentalmente una: ne è valsa la pena?(ndMimmo amerelli e diccello??) Lea di Leo from Castelfranco Veneto si è dimostrata effettivamente quella scheggia impazzita che ci si aspettava sarebbe diventata nel giro di dieci minuti dalla sua comparsa nel locale? Ovviamente la risposta è…no. Ma andiamo per ordine.

Saltato il tavolo-vecio, saltata la compagnia, mi trovo nel parcheggio dell’alterego con l’amico di cui prima in piena sindrome (al contrario) da “sbronza-casuale”; forte della dichiarazione ad inizio serata “stasera torno a casa presto perché domani devo lavorare”, eccolo barcollare nel parcheggio in direzione dell’entrata. Quanto a me, fedele al proposito prefissatomi, dopo le 3 consumazioni a 10 euro offerte dall’happy hour del new-M27-vecio, mi presento sui blocchi di partenza pronto a dare il meglio di me nonostante i numerosi tentativi di sabotaggio.
Entro all’alter pronto finalmente ad assaporare il gusto della nuova gestione e…come dire….Deja vu: persone presenti al momento dell’arrivo circa 400, musica indefinibile (brodaglia misto-house-misto-sto-aspettando-che-arrivi-l’ospite). Come già raccontato in occasione della ri-inaugurazione, il locale è chiuso per oltre metà della sua superficie e nonostante l’ostruzionismo messo in atto dagli organizzatori, la terrazza fuori pare ancora attrarre i butei ben più della pista all’interno. Dannato tabagismo.
Rapporto pheega-butel pari circa ad 1 a 3 (pensavo peggio a dire il vero), tasso qualitativo del fattore pheega abbastanza modesto (pensavo meglio a dire il vero).
Ma tutto ciò non mi interessa, in fondo. Io sono qui solo per lei. Mi aggiro scrutando la folla, occhio sbarrato, mi vedo dall’esterno vagare con aria determinata, un piccolo Marc Renton disintossicato e di ritorno in discoteca, c’è silenzio intorno a me. Il tempo passa e l’impazienza aumenta. Dove sarà ora? E perchè tarda così tanto?
Ore 2:40, una voce sovrasta la musica: “Ciao maialoni!”. Ovazione dei butei. E’ arrivata finalmente, è lei. Prima impressione: è meglio dal vivo che in televisione. Grazie al cazzo penso, un conto è vederla all’alter da sbronzo col buio, un conto è vedere un primo piano delle sue cellulitiche natiche illuminate dai faretti di uno studio televisivo, da sobrio, sul divano di casa. La nostra eroina comincia un soliloquio di circa 20 minuti, interrotto a tratti da domande scadenti del vocalist regolarmente smerdato da risposte in puro stile con il personaggio. La giovane da sfogo a tutto il suo repertorio.
vocalist: “A quanti anni hai perso la verginità?”
Lea: “A 18 anni perché a 12 ho cominciato a fare i pompini.”
Butei in delirio.
Dopo un ulteriore scambio di battute, la bella-di-notte viene presa d’assalto dai fan e circoscritta all’interno di uno dei due tavoli alla destra della console. Due buttafuori regolamentano la fila per una foto ricordo-zinne-al-vento con l’eroina di tutti i bambini.
Mi guardo intorno, cercando consensi circa la mia perplessità riguardo la scarsa prestazione dell’ospitone. Rapida occhiata alla calca in zona foto e rapida stima del tempo necessario affinché la coda di fans si esaurisca: troppo tempo. Rapida occhiata all’orologio e rapida stima del beneficio marginale ricavabile con un eventuale permanenza in loco per ulteriori n minuti: troppo bassa. Abbandoniamo la nave Signore.
Recupero il mio amico-“che domani devo andare a lavorare” lo trascino per un braccio alla cassa e mollo tutto.
Si diceva: la signorina Lea di Leo è stata dunque quella scheggia impazzita, incontenibile show-woman dell’eros che tutti attendevano? Responso: no. La ragazza doveva arrivare prima, non doveva essere confinata in un tavolo, doveva darsi in pasto ai butei. Non so se quest’ultimo aspetto si sia poi realizzato in qualche maniera, anzi aspetto eventuali testimonianze al riguardo, ma prime voci di corridoio dicono che ciò non sia mai effettivamente mai verificato. Da lei ci si aspettava di più insomma.
Bocciatura dunque per la serata trash dell’alter. La situazione comincia ad essere drammatica: le serate normali non vengono, le ri-inaugurazioni non vengono, le super ospitate (leggasi tommy vee) non vengono…è stata giocata la carta pheega, ma pare che anche questa abbia dato scarsi risultati. Che aspettarsi d’ora in avanti? Speriamo che l’ossimoro “Deja vu- tutta un’altra cosa” sappia estrarre dal cilindro qualche nuova idea rivoluzionaria…il paziente pare non rispondere alle cure nel frattempo. Attendiamo miglioramenti.
Butel-M*

03 febbraio 2007

Fezzi vs Corvi Parlanti III: the final arena

UPDATE - CAMBIO DATA - dall'8 al 15 febbraio

Spompiniam... emh spargiamo la voce: se giovedì 15 febbraio alle 21.30 non sapete che accidenti fare, potreste in fondo fare un salto all'Osteria Leon d'Oro in via Pallone 10 - Verona.

Che c'è, che c'è?
Ma no niente, ci sarebbe 'sto Alberto Fezzi, ve lo ricordate quello che aveva scritto quel libro su locali e abitudini del ggggiovane veronese? Com'è che si chiamava, "Ballando con un negrone" mi pare; ecco insomma c'è l'avv. Fezzi le cui letture accompagneranno le canzoni dei Corvi Parlanti. Insomma se li conoscete e volete vederli, beh insomma li trovate li a fare i simpa.

Ciò solo in apparenza
Il nome dell'evento infatti parla chiaro: "Alberto Fezzi vs. Corvi Parlanti, atto III, ce n'era bisogno di 'sto terzo incontro (?)"
La vis ribelle e guerriera fin qui suggerita sarà scandita e consumata all'insegna dei seguenti motivi a sottotitolo del tutto: "Musica, letture, sogni, drinks".

La serata si preannuncia catastrofica, per butei dallo stomaco forte:
-musica: i Corvi Parlanti musicheranno l'ambiente e faranno in modo di farlo con la maggior frequenza e col più alto dei volumi possibili, in modo da ridimensionare la figura del noto avvocato veronese "ché non se può più di questo Fezzi-Warhol che ci oscura e ci tromba tutte le groupies" (Giovanni, il cantante)
-lettura: l'avv. Fezzi facendoci dono della sua voce prettamente nasale, tenterà di allietare l'uditorio interrompendo i Corvi con interventi a gamba tesa leggendo dai suoi libri "le due solite battute sulle pheeghette veronesi" (L'Arena), sempre meglio di 'sta musica "la cui verve non è certo quella dei fu-Dickers" (Rumore)
-sogni: per coinvolgere maggiormento gli avventori li accorsi l'aria si tingerà di onirismo palese e indotto, allorché arriva il buffet milanese che, com'è risaputo, non potrà non recare seco "montagne di cocaina rigorosamente servite su piatti d'argento" (2Night.it); "i presenti ne potranno approfittare per unirsi in copiose copulate di gruppo" (Butel1)
-drinks: a questo punto lo scontro tra le superstars-avantgarde della pearà giungerà all'apice della propria sana violenza e all'urlo di "vacca boiaaa" i protagonisti al decimo "vinello grattato dai muri" (A. Fezzi) si spaccheranno le rispettive seggiole contro i rispettivi deretani, in pieno stile Bud Spencer & Terence Hill.

Mamma mia ragazzi che robbba...
V.M. 16 anni: passi la violenza in nuce all'evento stesso, ma sentire Fezzi che parla di inlimonabili pheeghette veronesi potrebbe rovinare i sogni di molti avvenenti butei.
Dress code: canottiera bianca, stecche da biliardo, parolaccia libera.

02 febbraio 2007

Lea Di Leo @ Alter Ego Verona

Qelli che aspettano Leo Di Leo all'Alter Ego...

Venerdì 2 febbraio Lea Di Leo alla discoteca Alter ego
Omaggio alla regina del Trash core

Aprile 2006, ore 2.40
Butel2 tra un'esamina del DPF 2007-08, una confernce call Bruxelles- New York- Tokyo e un' occhiatina al rapporto sul tasso nominale nel breve periodo della Germania, esegue dello zapping svogliato per tenere sotto controllo il nasdaq.
L' imprevisto. Casualmente (e sottolineo casualmente) incappo in uno dei quei programmi che caratterizzano il palinsesto notturno. Inizialmente sembra la solita promozione di una chat line erotica a suon di tette e culi e smorfie più o meno credibili, meglio conosciute nell'ambiente come i numeri poi, quando sto già per cambiare canale, vedo questa signorina che si dimena su un divano, probabilmente, sia lei che il divano, provenienti dalla Slavia (si insomma un non precisato paese dell'europa dell'est) , mentre mostra orgogliosamente un cartello scritto a penna (W la rivoluzione telematica) DAL VIVO! Alzo definitivamente lo sguardo dal DPF e penso:"Però questa si che è un'innovazione al business delle chat line". Alzo un pò il volume l'audio conferma i miei sospetti:

a) E' slava, l'accento non lascia sospetti.
b) E' senza alcuna censura, la sfacciataggine del soggetto non lascia alcun dubbio.

Tolgo l'occhiale da lettura, metto quelli da riposo, appoggio il DPF, mi concentro, Butel2 ha fiutato qualcosa.Osservando bene lo schermo scopro che si chiama Axel, non è sola e la sua slavissima amica è Nadia (pronuncia NNNaddja).

Ore 2.45
Messaggio a Butel1: Vecchio c'è uno show pazzesco su la9 due porche luamare (ndR termine del veronese colto per indicare persone particolarmante eleganti, profumate e generalmente appartenenti alla borgesia romana. Traduzione letterale:provenienti dal letamaio) che rispondo alle chiamate e fanno tutto quello che viene chiesto da chi telefona. Ma beccati le telefonate! Assurde! Sto morendo!

Ore 2.47
Risposta di Butel1 :(ndR mi sono sempre chiesto ma lei che fa sveglio a queste ore dottò? Anche lei alle prese con la programmazione economica?) Vado subito vecchio.

Ore 3
E' già stilata la top 3 delle frasi assurde del programma. I butei non perdono tempo e sghignazzano amabilmente nella notte.Frasi ormai celebri:
1) Axel, risponde al telefono: " Ciao bellu da dove chiama?" risponde l'infoiatissimo telespettatore "Ehhh sono Marco da Treviso" "Mh bello Treviso senti Muarco cosa vuoi che tu fa io a mia ammica NNNAddja?" "Ehhhhhhh ( sempre più infoiato) tocale la fig.. tu-tu-tu-tu-tu-tu" Cade la linea, non importa Axel da brava intrattenitrice sdrammatizza: " Ma no Muarco non si dice ccosì si dice patatina no si dice figa ora però io tocca mia amica NNAddjia.. va bbene così Muarco?Muarco dove è tu?" dalla regia " Caduta la linea!"

2) Nuova telefonata. Risponde NNNaddja questa volta (mentre Axel è intenta a spalmarsi non so quale unguento marrone): " Ciao chi sei?" "Ehh (voce rauchissima effetto oltretomba) sono Armand Dabbresc (con innegabile accento palermitano)" "Ciao Armand cosa fai?" "Ehhhhhhhh mi sto facendo una seg.. tu-tu-tu-tu-tu-tu.." "Reggia cos è successu? Caduta lalinea?Richiamerà? Io adesso gioca un ppochino con Axel!"

3) Nell'attesa di telefonate le due eleganti miss intrattengono, il pubblico da casa con simpatici siparietti e giochi di ruolo.Axel:" Naadddja! Tu ha spanto tutta crema su tuo capezzola! Tu è stata molto cattiva! Ora io ti punisce!" Nadia:" No Agsel cosa vuole fare tu ora?" Axel: " Io ora ti colpisce con microfono!" Nadia, mentre si gira con l'eleganza di un bisonte: " Ah si io è stata molto cattiva tu da microfono su mia figa!" Axel:" NAdddja!! Si dice Pattattinna! Ora io dev'essere ancora più cattiva!" E percuote l'amica con il microfono.

Considerazioni ex post.
Il programma ormai ha un annetto Axel e Nadia sono state sostituite più volte fino a trovare l'equilibrio con Lea di Leo che è la diva nonchè protagonista del momento.Già ai tempi di Axel e Nadia il programma era una cozzaglia di costumi assurdi sempre tendenti al leopardato o lattice scarpe con tacchi impossibili e intimo inesistente. Con Lea di Leo si è raggiunta l'apoteosi.Le note d'onore del programma, secondo me, rimangono le musiche da discoteca di serie C tipo Verona2000 dei bei tempi, una canzone su tutte Draghostea din tei sparata con tripudio di luci ed effetti allucinanti su cui le poverette si dimenavano come due foche.Le telefonate impossibili caratterizzate sempre da voci rauche e tendenti all'arrapato con richieste assurde e di una volgarità inaudita. Rimane poi da spiegare come mai dopo 4 secondi di collegamento telefonico, la linea, inesorabilmente cade.

Più che di Lea di Leo, ero ormai un appassionato di questo genere quando ancora c'erano le due tragicomiche Axel e Nadja, era ancora un genere di nicchia (forse solo io e Butel1) e si faceva fatica a trattenere le risate nella notte silenziosa della piazza.Stasera Lea di Leo sarà ospite dell' Alter ego. Forse sarà lei ad affossare definitivamente questo locale in declino o forse lo aiuterà a risorgere.Ad ogni modo Butel2 in questo tripudio di decadenza scapigliata non può mancare.


UPDATE BY BUTEL 1
Vorrei ricordare:
1) una tra le più tragicomiche delle telefonate.
Axel: "Prrruontu chi bparla amigu?"
ButelX (in sottofondo butei n° >10 che si stanno scompisciando a iosa): "S-sono... MARCO e vogliamo che le metti il dito in culo!!!" Mentre Axel esegue e Nnnnaddja già s'esalta, si consumano derisioni e dileggi da veri butei scaligeri e dopo pochi secondi, inesorabilmente, la linea cade.

2) Passati due-tre mesi, già intorno a giugno-luglio, dopo un rapido sondaggio in Piazza, (quasi) tutti i butei erano edotti circa l'argomento La9. Bello vedere come certe cose non cambino mai: c'è della fig... ehm pattatta? Il passaparola butelesco sfida la velocità della luce.

01 febbraio 2007

Arte concettuale e filosofia del linguaggio

"Io non ho alcun bisogno di lavorare sui miei oggetti. Uno dei miei assistenti, o chiunque altro, può riprodurre il disegno come potrei farlo io”. Con questa frase Andy Warhol, vuol farci riconoscere che nell'epoca della riproducibilità tecnica, è di marginale importanza l'attribuzione della paternità di un opera. In altri termini, è essenziale il gesto, l'idea dell'artista, piuttosto che l'opera in sé.


Sempre più spesso l'artista concepisce il lavoro nello studio, ma viene realizzato altrove da artigiani professionisti. L’oggetto diviene quindi il prodotto finale di un processo. L'artista perde l' interesse per la fisicità dell’opera.

Questo modo di operare, definito "concettualismo", è stato influenzato per lo più dalla filosofia del linguaggio.
La presa di posizione teorica più celebre sarà quella di Joseph Kosuth che si trova nel saggio "Art after philosophy" del 1969. E' una sorta di riassunto del pensiero di Ludwig Wittgenstein, il grande pensatore austriaco.

L’arte concettuale - scrive Kosuth - ha alla sua base l’idea che gli artisti lavorano con il significato, e non con forme, colori, o materiali. Qualsiasi cosa può essere impiegata dall’artista per realizzare l’opera, incluse forme colori o materiali, ma la presentazione finale dell'opera, dipende essenzialmente dalla sua funzione di veicolo per l’idea, che ne sta alla base".
§
Cosa vuol dire che l’artista lavora con il significato? Kosuth cita la celebre formula di Wittgenstein dove parla di linguaggio: il significato del linguaggio è nell'uso.

La nozione di ‘uso’ è rilevante per l’arte e il suo linguaggio. La differenza fra i vari usi di un oggetto, è direttamente collegata alle differenze nelle intenzioni dell'artista. La considerazione di un oggetto come un’opera d’arte, viene necessariamente prima del vederla.

Se qualcuno mi dice, ad esempio, la parola cubo, io so cosa significa. Ma l’impiego della parola può starmi tutto quanto davanti alla mente, quando la comprendo in quel modo? No certamente. In questo caso chiamiamo "applicazione dell’immagine di un cubo". Credere che l’immagine ci costringa a una determinata applicazione, consiste nel fatto che ci viene in mente solo un caso e nessun altro.

Quando udiamo la parola ‘orinatoio’ e vediamo al museo l’orinatoio di Duchamp, l’immagine mentale è la stessa di un orinatoio comune, ma il significato è diverso.

Con Duchamp l’arte cambia il suo obiettivo, il che significa che la natura dell’arte passa da una questione di forma ad una questione di funzione. Questo cambiamento dall’apparenza al concetto, ha segnato l’inizio dell’arte moderna e dell’arte concettuale.

È l’uso di un oggetto all’interno del gioco linguistico dell’arte che ne fa un oggetto artistico. Dunque l’opera d’arte è un fatto linguistico.

Se continuiamo nell'analogia delle forme artistiche come il linguaggio peculiare dell’arte, allora ci si può render conto che le opere d’arte sono sequenze di proposizioni. Vale a dire, se sono viste entro il loro contesto come arte, esse non danno alcuna informazione di nessun tipo attorno a qualsiasi fatto esterno al loro mondo. E' come dire che nel gioco degli scacchi valgono le regole degli scacchi, ma solo e solamente in quel contesto. Le regole degli scacchi non possono essere applicate al gioco del poker.

Un’opera d’arte è una ripetizione di se stessa, in quanto essa è la presentazione dell’intenzione dell’artista, ovvero egli sta dicendo che una particolare opera d’arte è arte, il che significa che è una definizione dell’arte. Come un uomo è un uomo nella società degli umani. Sono per lo più tautologie.

L’arte è quindi pensare l’arte stessa.

Oggi gli oggetti sono concettualmente irrilevanti. L’arte quindi tende ad avere sempre meno significato emozionale, per proporsi come lucida razionalità ed indagine linguistica, dove per linguaggio si intenda un sistema inferenziale.
Se vogliamo saperne di più, sull'uso dell'arte come linguaggio, dobbiamo quindi prestare un'attenzione particolare alle parole del demiurgo Marcel Duchamp laddove in un intervista, due anni prima di morire, dichiara:

"Mi sono servito, dell’arte, per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita. Cercare cioè di fare della mia vita un’opera d’arte, invece di passarla a creare quadri o sculture. Ora, penso che si possa usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri. Si può trattarli come un quadro, un tableau vivant, o un’immagine cinematografica, se volete. Sono le mie conclusioni di adesso, che non ho né voluto né organizzato quando avevo 15 o 20 anni, ma mi rendo conto ora, dopo molto tempo, che in fondo è a questo che ho mirato"

(Duchamp 1966)

Con questo testamento spirituale, Duchamp ci dice che non solo il sistema dell’arte ma anche la vita deve essere decostruita e ripensata in funzione del suo uso.
Se per conoscere bisogna smontare i pezzi, Duchamp smonta il funzionamento della produzione del valore, della costruzione del senso e che in ultima analisi è il linguaggio stesso a fornire il significato, che per l'appunto sta nel suo uso.
Allora fare di sé un’opera d’arte, ha un senso solo se si distoglie l’attenzione dalla vita come senso e si inizia guardarla come uso del linguaggio.
Così sono le opere di Duchamp, dei segni indicatori di eventi accaduti nel proprio sé.

«Usare il proprio modo di respirare, di agire, di reagire agli altri... e farne un tableau vivant». Lavorare sul linguaggio in definitiva come su un sistema, considerando il proprio corpo come auto-produttore di linguaggio, al punto di affermare che è proprio il linguaggio a consentire di fare una tale considerazione e che al di là di esso non vi è conoscenza.

"Non ci sono problemi perché non ci sono soluzioni"