29 dicembre 2008

Festa Capodanno Interzona 2009

B2: "Ciao amisci..."
B1: "Cos'è questa puzza?"
B2: "Come cos'è? Ma sono io no? Mi sto preparando alla festa di capodanno 2009 di Interzona, tre giorni che non mi lavo"
B1: "Intellego"

Ebbene sì amici, fate come noi: per un capodanno con l'ascella commossa, bando al deodorante e ai sani principi dell'igiene, costumi alternativi e tutti all'Interzona per l'ultima sbronza dell'anno. Il programma prevede:
- il fratello sbagliato del Daft Punk sbagliato, tale eremita Paul De Homem-Christo aka Play Paul (per gli amici Paul, quello che fa i panini allo stadio). Com'è? Come tutti gli altri.
- vari e soliti dj set targati Interzona (sorry guys, non avete un nome)

Prezzi e modalità
Tessera annuale: 4 euro
Prezzo della serata: 21 euro
In questi giorni è già possibile acquistare prevendite e tessera direttamente negli uffici di Interzona, non appena li costruiscono.

Tessera soci Interzona 2009, errata corrige!
Attenzione, a quanto pare c'è stato un errore con la stampa dei moduli. Mettiamo a disposizione la versione corretta del modulo per richiedere la tessera 2009 di Interzona.
Scarica ora il modulo (tasto destro-->salva oggetto con nome).

28 dicembre 2008

Fashion Night Carnaby Street 2009 - Presented in Berfi's Cinemascope, guest star Figa Da Coltelli Che Parla Come Una Scema


Starring, in useless order:
- le scarpe più brutte del mondo
- il deejay che mixa col software creato per dj che non sanno mixare
- la cubista riabilitata: ci era mancata ed è tornata (from Dehor?)
- pasticcini a gogo, ben fatto ragazzi
- alcuni butei che restano fuori dal locale, perchè so' bbbrutti
- altri butei che restano fuori dal locale anche alle 2.30, perchè so' ancora più bbbrutti
- una sin qui inedita verona nera (fasciz & niggaz) nello stesso luogo sotto la medesima musica (niggaz & tamarraz)
- la camiseta co el cravatin
- and special guest star un po' everywhere (ma in fondo sapete che è sempre stata tra noi):
FIGA-DA-COLTELLI-CHE-PARLA-COME-UNA-SCEMA

Sinossi e conclusione
1) B2: "Dopo questo, possiamo solo risalire"
Sì, ma dove? Dopo anni, continuano a palesarsi le stesse facce malvestite, le medesime situazioni giocate sul gardami-guardami-uh-guardami-non-ti-saluto-pappone-è-bello. Non si può cambiare la gggente.
2) Ma non era una serata fashion? Dove sarebbe la ricerca? Perchè a Verona fescion = el cravatin? Vabbè.
3) Almeno c'era figa. Di Carnaby Street puoi discutere l'abbigliamento (possiamo definirlo casual medio progressista?), ma la qualità di figa che importano durante quest'annuale fashion night è forse insuperata/insuperabile (a Verona, eh). Ah scusate, l'avevamo già detto due anni fa e ribadito l'anno scorso. In attesa di conferme nel 2009. In tal senso, la Carnaby Fashion Night resta un must innegabile e noi la sponsorizzeremo ancora e ancora. In vanitas veritas.
4) Madrina della serata è FIGA DA COLTELLI CHE PARLA COME UNA SCEMA, l'ennesimo tassello nel percorso spirituale verso la misoginia apatica: da queste pheeghe non ti aspetti niente. NIENTE.

FIGA DA COLTELLI CHE PARLA COME UNA SCEMA
Signore e Signori, sono qui presentarvi l'ultima versione del nostro miglior prodotto culturale: oggi migliorata, potenziata, più efficace, più duratura. Flessibile e multi-task (dove la metti, sta) è sicuramente quello che fa per voi signori.

Vediamo due pheeghe da coltelli ridere senza senso alle battute che in effetti non comprendono

Serata importante?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Cena aziendale?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Vuoi essere affrancato da ogni preoccupazione intellettuale?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Vuoi essere guardato da tutti e avvicinato da nessuno?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Suscitare l'invidia degli amici?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Suscitare l'uccello degli amici?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Zero preoccupazioni?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Macchinone?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Scemo?
Figa da coltelli che parla come una scema.
Afro-americano?
Figa da coltelli mica scema.

26 dicembre 2008

Fate il vostro gioco a Las Veronas!

Venghino, venghino signori a fare le vostre puntate in Piazza Bra. Suvvia, non storcete il naso, al diavolo la sobrietà al diavolo il decoro: quel che succede a Las Veronas, resta a Las Veronas! (speriamo, dicono gli altri).

piazza Bra di Verona a Natale

Vi piace il gioco duro? La pressione non la conoscete? Il resto, nemmeno? Fate la vostra puntata al Barbieri Mirage & Resort e chissà... magari vi sveglierete con un paio di mignotte e la fascia da sindaco!

Palazzo Barbieri di Verona, e l'eccellente illuminazione natalizia

Amate il gioco sicuro? Le fiches del Puntello Bay Under The Clock Casinò vi stanno aspettando, magari intorno alle otto...

L'orologio di Piazza Bra, illuminato


Giocatori smaliziati e amanti dell'arte? Las Veronas invita a giocarvi l'ultima puntata alla Gran Guardia con Giarrettiera in Pizzo.

Gran Guardia di Verona, illuminata


p.s.
Avete presente quando nelle grandi città europee chiamano certi quotati light designers (? yaaaawwn) per ornare di luce i monumenti di sera? Ecco, a Verona devono aver chiamato un cazzo di geometra.

24 dicembre 2008

A Natale siamo tutti più buoni

Tutti conosciamo l'Itis Marconi, il think tank scaligero che da anni sforna, senza soluzione di continuità, i più fini luminari del Pensiero Critico Veronese (compendiabile in pochi ma significativi assiomi: Casso ghe? Ghe da darse! ; E quando i mussi volerà fasemo il derby in serie A).

Beh, mi si racconta che i ragazzi ogni anno scendono dalla loro torre d'avorio di elitismo intellettuale per regalarci momenti di genuina e fraterna appartenenza alla stessa grande Famiglia del Cristo *inserire colorita espressione sacrilega* (come le prime generazioni di marconiani insegnano).

Proud of you guys

Voilá




Non lo possiamo vedere in questo filmato ma, da voci di corridoio (rido da solo), pare che al termine dell'esibizione canora, i rappresentanti di istituto percuotano a cinghiate le matricole che si sono permesse di avere un media superiore al 7. In segno di monito, s'intende.

Disclaimer: il video circola da un bel po', diventando giá un cult negli ambienti della verona avanguardista che conta (=il privé del Pachanka). Non ricordo chi me lo ha segnalato, forse butel-emme, forse facebook ma lo scrivo in piccolo cosí a b1 non travasa la bile.

19 dicembre 2008

Party Facebook a Verona - Le Disque

In tempi in cui 1 italiano (medio) su 10 è vittima della minacciosa bolla virtual-sociale rappresentata dai social networks, Verona quasi pareva un'isola felice. Sembravano lungi da noi commenti quali "Anvedi er feissbuc parti de Roma!" e "Uè il party Facebook a Milano, figa!".
Sembravano. Dopo che B2 mi scrisse che Telenuovo e Telearena hanno mandato il servizio d'ordinanza su (vado per stereotipi) "Il famoso network dove la gente si raduna" (cioè che fa la ggente, entra nel router?) "Con Facebook oggi comunicare è più semplice" (ah sì? Perchè senza comunicare è un problema?), ritengo sempre più saggia la scelta di frequentare unicamente siti per swingers quali Adult Friend Finder, lo faccio per una importante ricerca di lavoro a livello europeo ovviamente...

Certo che è strano però, l'amplificazione mediatica del fenomeno faccialibro ha circa tre settimane, i giornalisti di telenuovo saranno pure ritardati ma... così tanto? Ecco che il pretesto c'è, purtroppo: "Il primo party di Facebook a Verona".

SDENG
Cervello in spegnimento: sorry, è il party Facebook

Butel1, spegnendosi, cade per terra privo di sensi. Giungono ben 29 plebei a fargli aria. Senza reazioni. Solo quando Butel2 gli versa il vodka tonic sugli occhi, si riavrà.

Considerazioni
- in generale, sorvoliamo sul fenomeno facebook. Non ci interessa. E' ancora molto presto per dire se sia la moda globale - e in quanto moda passeggera - o effettivamente l'inizio di un qualche cosa. Cosa? Checcefrega. Sicuramente ha una forte componente stronzata galttica & gossiping insomma time-wasting, ma è soggettivo (governi o ti fai governare dalla macchina?). Siamo cauti insomma, non vorrei mai facesse la fine di Second Life (ma lo sto sperando fortemente).
Comunque scusatemi, qualcuno mi deve ancora spiegare come farebbero gli utenti a separare vita personale da vita privata. Esempio, mettiamo che io fossi il CEO di Microsoft Italia. I miei contatti di lavoro si connettono con me su Facebook. Trovano 10 reportage pieni di champagne, vomito, puttane, nonchè 10 commenti al giorno di Butel2 che organizza serate e sbronze per popolare in fretta altri 10 reportage. L'indomani divento il SEMO dell'Eurofrutta.

- in generale, sorvoliamo pure sul giornalismo non di servizio né tecnico. Non ci interessa. Di sicuro a parlare di certe cose, devono essere gli esperti di quelle certe cose, ammesso che vi siano. Punto. Altrimenti diciamo chiaramente che non ci sono esperti o meglio che non ce li abbiamo, sorry, ora parleremo di cose che non conosciamo, ci sarà da ridere, ah-ah siamo forti eh? Esternazioni utili per dare sfogo all'aria sono sempre gradite e comiche, c'è la coda.

- giungiamo al party di ieri sera, mercoledì 17 dicembre 2008. Leggiamo l'annuncio qua e là (fonti 2night, VeronaTonight, altri).

Facebook Party Verona

DEEP CLUB & LE DISQUE
PRESENTANO:

IL PRIMO
MEGA PARTY FACEBOOK
UTENTI DI VERONA!!!

FINALMENTE ANCHE VERONA FESTEGGIA L'ARRIVO DI FACEBOOK!!! DALLE ORE 20.30 GRAN BUFFET!!

Dopo il grande successo dei Party di Milano e Roma arriva anche a Verona il I° MEGA FACEBOOK PARTY UTENTI VERONA, Per tutti gli utenti di Verona, il primo evento dedicato, in collaborazione con l'organizzazione utenti di Milano.

Dalle 21.00 nella sala grande cena a buffet con lo spettacoli live dei BLACK POP

www.blackpop.it, la prima cover band hip hop in Italia.
Dalle 23.30 la musica dei djs DINO TRONCONI E RAMON, lo special guest CHRISTIAN MARCHI e la voce di MIRKOLINO. Nella sala prive la Musica anni 90 di WALTER MASTER DJ resident di uno dei locali che ha Verona ha fatto storia: l'ATRIUM. 4 ore dedicate al meglio di quella musica e di quel tempio... Una settimana prima di Natale un evento imperdibile per tutti noi utenti...

Viviamo una notte memorabile...

AIUTATECI AD INFORMARE TUTTI GLI AMICI ISCRITTI A FACEBOOK...
E' SEMPLICE E NON COSTA NULLA!
NON PERDETE L' OCCASIONE DI INCONTRARE DI PERSONA
GLI AMICI CHE AVETE SU FACEBOOK!!!!


Sono sicuro che ne avete abbastanza, ma tant'è:
a) il party si tiene al Dorian Gray / Le disque, per infierire subito. L'organizzanda è Deep Club, si ribadisca.

b) selezione musicale: riesumato Walter Master Dj dagli anni... boh, operazione comunque rispettabile (se il motto è "nostalgia portami via, gonfiami come una zampogna"), altri dj sbobbosissimi, infine la chicca tutta per utenti facebook (che culo!) "Black Pop, la prima cover band hip hop in Italia". Che senso possa avere una cover band hip hop, non saprei, italiana poi, ma esiste e ieri sera c'era. Nulla voglio saperne, grazie.

c) "il grande successo dei party di Roma e Milano", si sta riferendo ai party di buzzicone e cummenda, con tanto di vocalist che urla - non sto scherzando - "E tagga tagga tagga tagga!". Quello di Roma peraltro è stato sotto le aspettative per gli stessi organizzatori, a quanto pare.

d) "Finalmente anche Verona festeggia l'arrivo di Facebook". Perchè, dov'è stato Facebook a Verona mentre, chessò, era a Milano? Ah ho capito, Facebook è un social network ambulante, certo, muove su di un bus. Lo mette a disposizione Veltroni, giusto. Ora ricordo anche quella volta che è arrivato a Verona, accolto dalle brigate gialloblu gialloblu giallobluuu...
Cari organizzatori, non sopravvalutatevi: se fossi un ritardato, comunque non penserei che tutti gli altri siano ritardati/ritardatari. Se vivete male il digital divide, fatevi una vacanza in più e un party in meno.

e) "Mega party Facebook" "Il primo evento dedicato". Ora, qualcuno si è per caso reso conto che - a dispetto dei toni pomposi - questi party NON recano alcun elemento di ufficialità? Questi party di Facebook, NON sono party di Facebook (dell'azienda, del social network), sono party organizzati da coglionazzi brava gggente residenti su Facebook a cui fare una festa in più cambia la vita (va a capirlo, ma è così) per gente a cui andare al party del network al quale sono iscritti risulta importante (va a capirlo, ma è così). Non è che a questo "Party di Facebook a Verona" si presenti il CEO di Facebook dalla California. Anzi, quel brufoloso nerd miliardario con la faccia da sberle ha espressamente vietato l'uso del logo ufficiale durante questi eventi, a disconoscerli COMPLETAMENTE.

f) "In collaborazione con l'organizzazione eventi di Milano". Ah beh allora. Mon dieu, quand'è che il veronesotto dell'event management la smetterà di soffrire di milanesite? Ma va', va'.

g) Capitolo contenuti. "NON PERDETE L' OCCASIONE DI INCONTRARE DI PERSONA GLI AMICI CHE AVETE SU FACEBOOK!". Cos'è, siamo scemi? Gli amici su Facebook, già li conosci di persona, perchè dovresti crearti una ulteriore occasione danarosa per ripetere quanto già fai? E se non li conosci di persona, un motivo ci sarà, giusto? Facebook è un social network che basa il capitale sociale sul bonding (=legarsi stretto il proprio circolo pre-esistente di amicizie), non sul bridging (=conoscere gente nuova, scopare insomma. Se vi siete procurati una chiavata ex-novo su Facebook, fate un fischio: ho molta sostanza in queste tasche). In definitiva, perchè a questo party dovrei incontrare gente nuova? Anzi, statisticamente metà dei tuoi amici sono degli stronzi spaccacoglioni, quindi passa mano ragazzo. E quindi, chi cazzo va alle feste con la consapevolezza di trovare la solita gente?

Conclusione
A parte la soddisfazione dei giornalisti di Telenuovo/Telearena che avranno finalmente potuto dire "Aò Mattè, ce 'o fai te er pezzo su feissbucc, che ce sai de internette?", mi sfugge il perchè dell'eventuale successo di questo genere di festa. Alla quale ovviamente io ero presente.

18 dicembre 2008

Essere commesso a Verona - parte 1

Ci sono cose nella vita che si configurano più importanti di altre, ad esempio non essere mediocri (ma anche non essere troppo egoisti, non essere poco generosi, non dimostrarsi immeritevoli, non mettersi il gel e via dicendo). Fortunatamente c'è pure quella vocina che mi coglie da tergo e mi suggerisce - mentre mi sta ormai seviziando e ispezionando l'orifizio - che si può intervenire, aiutando e amando il prossimo mediocre tuo (dove l'ho già sentita questa? Su Topolino tanti anni fa, mi pare).
Infatti, chi ha detto che la mediocrità non si può misurare? E affrontare? Pensiamo per un attimo al commesso veronese. Vi sarà già tutto chiaro a questo punto, ma approfondiamo brevemente.

MEM (Mediocre Engagement Marketing)
Un pomeriggio caciarone e nostalgico, eravamo io, Roberto Concina, Timmy Thomas, Milli Vanilli, Isaac Hayes, Socrate il virtuoso, Max Headroom il virtuale, Auanagana. Alla ricerca dell'ermeneutica della mediocrità, in centro noi s'incontra vari esemplari di Commessauro, animale mitologico metà commesso metà testa di cazzo.
Incontri ravvicinati classificati come del terzo tipo (o del moccolo) dove il primo tipo stava per "Guardi, non c'è più speranza per l'umanità", il secondo per "E' finita, non ci resta che l'abisso" quindi il terzo finisce semplicemente per risucchiarti nel nulla intellettuale-semantico-autoironico. E scopri che no, non puoi amare poi quel tanto il prossimo mediocre tuo, in fondo.

- Shopping meta n°1. De rerum natura
Butel1 entra. Non fa in tempo ad orientarsi - sembra appena partorito e si domanda "che ci faccio qua?" - quando viene sorpreso alle spalle dal Commessauro Senzamanieris: "Uha, posso aiutare?" "No grazie [pezzo di deficiente]". B1 assaggia il campionario: solite cravatte (a Verona ufficialmente el cravatin), solite camicie, nulla di interessante. Nel frattempo, qualcuno molto occupato, molto professionale insomma molto competente ritiene sia nuovamente il momento per offrire il proprio contributo: "Eh fa freddo eh?".
Il meteo. Indice di mediocrità eccelsa. Continuare a questo punto implica mettere il cervello in stand by e fingersi autistici. Fate capolino e domandatevi: "Con chi parlo del tempo?" e vi risponderete con una lista di persone per voi poco utili.

- Shopping meta n°2. De Neomania forzata
Butel1 entra. Più cauto che altre volte, costeggia il muro sin da subito. Niente e nessuno può assaltare la roccaforte. Soppraggiunge una Commessaura Titinis, una tappa tutta ciccina e titina con la parlantina da scemina patentatina. "Ma tziaò!". "Salve [spero ti mettano una bomba sul sedile dell'auto, presto]". Provo un capo, so già che mai l'acquisterò. "Tzioè che ggiusto, questo è all'ultima moda!". "Ah proprio l'ultima?". Speriamo di sì. Mi conferisce quel look molto ricercato da tappeto di sala d'attesa su cui il bambino malato ha appena vomitato e l'anziano incontinente urinato; un giorno andrà di moda uscire in mutande, chiamatemi e tornerò sui miei passi.
La neomania anzi l'inseguimento a tutti i costi. Indice di mediocrità preoccupante.

- Shopping meta n° 3. De Venditore incapace
Butel1 entra. "Crrrrr --- qui Alhpa, qui Alpha, guardatemi le spalle mentre entro --- passo --- crrrr" ("Crrrr --- ricevuto Alpha, ubriacheremo chiunque ti s'avvici..." swhiusssshshshshshsh cccrrrrrrr ssshswhwhwhwwh... connessione saltata), merda, sarò intercetato tra pochi second... "CIAOPOSSOAIUTARTI?", appunto, ecco il Commessauro Cazzaris. "Vorre..." "Ho quello che fa per te" "Capisco [te possino sostituire il cervello con uno ancora più vuoto]". Mentre indosso uno splendido capo in carta vetrata, prenoto un intervento correttivo dal chirurgo estetico. "E' il tuo, vuoi provare anche l'altro?" "[Anche questo calcio volante è tuo, vuoi provarlo?] In particolare noto che è una specie di viscosa..." "Eh sì sì praticamente è una scosa particolare". Una scossa magari, quella ti servirebbe.
L'impreparazione lavorativa. Indice di mediocrità incipiente. Ridatemi i commessi milanesi delle griffe, culatacchioni all'inverosimile (non sono nè a favore nè contrario ai loro diritti, sia chiaro) ma professionisti.

- Shopping meta n° 4. De Domina mortacciona et ignorante
Butel1 entra. Dai "Ma tziao" ai "Ma ttzziao", mi sembra di essere finito nel fallimentare film delle Spice Girl. Comandano le donne. Girl power ci sto, sono femminista pure io che credete? Siete capi di stato, capi di confederazioni, manager, mamme... ci avete battuto in tutto.
"Prenderei questo, questo e questo". "Ok sono X". "Sto prendendo tre cose. Mi permetto di aggiungere che sono costose. E' il momento in cui mi si dovrebbe applicare lo sconto da cliente fidato quale - purtroppo - mi sono dimostrato." "No guarda non posso più fare sconti..." "Come mai? [Pidocchioso cesso da battaglia]. E' sicura?" "Eh in questo periodo non posso..." "Potrei ripassare quando può" "No eh ma io... non posso mai" "Parlava di questo periodo" "Eh sì ma... è un casino..." "Sto pensando di non prendere più niente". "...". "...". "...". Un volto si fa viola, pronto ad esplodere. "Allora... facciamo un 20%" "Ecco i soldi" "Grazie" "Buonasera" "Buonasera". Non si può insegnare il marketing relazionale ai bottegai mortaccioni, specie se veneti. Potrebbero seguire puntuti ragionamenti, come avete notato.
Operare in regime di compromessa formazione minima e mancato buon senso nel 2008. Indice di mediocrità virale.


Siccome non fare nomi è sempre meglio, non diremo che queste conversazioni potrebbero essere state registrare a cavallo tra corso Porta Borsari e via Quattro Spade e via Oberdan e via Mazzini, ché qualcuno potrebbe pensare a posti quali - chessò - ABT, Palma, Folli Follie, Grifoni ecc. Ovviamente, le cose non stanno così.
[Regola della comunicazione umana: Se tu dici ad uno che Non è così, la prima cosa che egli pensa è che Sia così. Ma qui si apre un mondo sul quale non esercitiamo controllo.]

12 dicembre 2008

The Singles Project in Verona, chapter 1

Mi sono sempre ritenuto un ragazzo coi piedi per terra. Oddio, neanche sempre: a volte infatti porto le scarpe, specie quelle coi tacchi. Inoltre perchè una volta ero donna e mi chiamavo Ramada. Avete presente l'hotel in zona Fiera? Era mio. Capirete quindi quanto io sia disposto a cimentarmi e sperimentare, anche laddove vana o nulla è la speranza.

Mezz'ora fa
B1: "Senti, ci sei per le nove? Sai, orari nuovi, gggente (forse) nuova"
B2: "Non ci sono. E' l'ora di una qualche cena pericolosissima, capirai"
B1: "Capisco. Uscirò da solo. Andrò in uno dei numerosi bar per single qui a Verona............."
B2: "............. "

Ora
La mia droga è l'ammmore, ma questa sera easy drink con easy girls, servizio no frills ,grazie. Sto per uscire, a caccia di belle pheege single in un tipico bar per single di Verona. Non mi guardate con quella faccia: so quello che faccio. Il tour prevede una prima tappa al..., quindi al..., dopo di che white russian al bancone del..., concertino jazz (jazz per single, s'intende) alla..., ultimi due shot nell'angolo del... e amaretto notturno al...

Ciao
Esco come non mai. In smoking abbraccerò gli importanti banconi, pronto a consegnami agli sguardi delle single più intriganti. Io dico andiamo, lei dice sì, giù le luci, potete indovinare il resto...
Sì, sarò roxymusichissimo:

"Late that night I park my car
Stake my place in the singles bar
Face to face, toe to toe
Heart to heart as we hit the floor
Lumber up, limbo down
The locked embrace, the stumble round
I say go, she say yes
Dim the lights, you can guess the rest"

Tra 1,2 secondi
Rientrato. Seratona insomma. Versatemi il white russian sulle gonadi rotanti, grazie.
Sfigatissima nightlife di Verona, dove mi porterai un giorno?


Bar per single a Verona? No grazie, portateme armanimonio

08 dicembre 2008

Cena + Lucignolo + Interzona

In questa puntata
- conversando a cena del più e del meno(?)
- serata Vermuth Underground al Lucignolo
- serataccia a Interzona
- inoltre, reportage esclusivi: "Trovata la vera tessera di Interzona, l'associazione culturale senza pheegha!" "Scoperto l'inghippo: ecco perchè le pheeghe non passano la soglia di Interzona!" (vd. dopo) "In un filmato d'epoca appena recuperato, Sentenziosi rivela che gli usi alternativi del Gratì Ariete erano noti già agli inizi del '900!"


Cena Butcaverna/bis
B2: " Qualcuno ha sentito B5?"
B1: " Nel mio ano ci può entrare al massimo un gratì ma non una bottiglia"
B2:" Certo che discorsi. Nel mio nemmeno quello. E poi gli usi alternativi del Gratì erano noti già cent'anni fa"


B1: " Invece nella figa ci entra tutto."
B2: " Tutto."
B1: " Tutto."
F1:" La prostata è facilissima da trovare sarà al massimo due cm dal buco del culo. Tanto così guarda"
B2: " L'orgasmo anale non esiste"
B3: " Ci sono tante terminazioni nervose però.."
B2: " Si deve sfringuellare però"
F1: " La prostata è un'altro discorso invece"
B1: " Consiglio il dito in culo, a proposito"
B2: "A me l'intrusione dito-anale non convince. Già devo stare attento a non venire dopo due secondi, mica posso pure preoccuparmi che per sbaglio non lecchi quel dito".
B1: " Una volta facevo sci da fondo. Pattinato. Ero bravissimo."
B2:" Fruttone io e B1 faremo presto una mostra. Stiamo facendo dei lavori, quadri.."
F1:" Se volete viene un mio amico e la fa lui la mostra."
B1:" ... "
B2:" ... "
B3:" Perchè B5 non c'è? Ci sta snobbando? Si ritiene superiore?"
B1:" Dopo ci parlo io allora. Lo metto da una parte e ci parlo io. Ci devo parlare"
B2:" E gli dirai?"
B1:" B5, porco ***, B5 vaffanculo. Dove cazzo sei stato?
B2:" Si non è male. Può andare. Assaggia questo spumante. Sono unto?
B4: " No non più del solito."
B3: " Eccellente.

Lucignolo - Vermuth Underground party

B1: " Perchè hai una birra in mano?"
B2: " Boh me l'ha data john marangoni. E' buona."
B1: " Hai visto chi c'è?"
B2: " Chi, la gente?"
B1: " No c'è Wario"
B2:" Ma chi quello di Fatti un giro nel quartiere, vieni a vedere ...e come un quadro ti dipingo in rima una situazione reale?"
B1: " Ma non erano gli articolo 31?"
B2: "Appunto. Ho sbagliato?"

Dal nulla si materializza Jennifer Manzo.

JM: " Qualcuno ha detto Jennifer Manzo?"
B1: "Mh no, Termovalorizzatori mi pare"
B2: " C'è anche upstream. Serata Vipparola cazzo."
B2: " Ciao Up. Perchè B1 ci sta provando con la donna di Upstream?"
Up: " (Up cosa avevi risposto?)"
B2:" Certo che, Jennifer, 2 euro per la Bavaria mi sembra un furto!"
B1: " Non sono Jennifer."
B2: " E chi sei?"
B1: " Sono Butel1"
B2: " Sì, può essere"

I butei entrano nella vip area. Una cucina ecco.

B1: "Hai visto, c'è un frigo."
B2: " Si e quindi?"
B1: " E quindi lo dobbiamo saccheggiare."
B2: " Vai."

B1 parte con fare arrembante, apre il frigo, lo chiude, torna a mani vuote.

B2:" Quindi?"
B1:" Praticamente, ti piace l'acqua?"
B2:" No."

Interzona
Sfiliamo le tessere, scopriamo il disclaimer che giace sulle tessere dell' iZona.

Tessera dell'Interzona di Verona, l'associazione culturale senza pheeghe

Entriamo.
Usciamo.

Note
Amici, perchè siamo venuti via dal Lucignolo? Io mi stavo divertendo. C'era un divano fantastico e poi vi dirò che insomma questa serata sospesa tra "Serata in taverna dal righe" e "postavanguardismo underground" e "figheconlafigachepuzzaunpomenodellefighecheunavoltahotrovatoalkroen" sembrava proprio riuscita. Poi ad un certo punto hanno messo su anche Intergalactic. Vaccadì.

04 dicembre 2008

Tv On The Radio live @ Magazzini Generali, Milano

La band: le origini, i componenti, il mutuo subprime
I Tv On The Radio nascono a Brooklyn, NY, dopo l’incontro tra il produttore David Andrew Sitek e un omone nero Tunde Adebimpe. Dopo una collaborazione nella realizzazione di progetti discografici, i due decidono di sfruttare la loro creatività - e genialità - allorché arriva pure un altro negrone: Kip Malone.

Nascono i Tv On The Radio, band istrionica che dimostra di saper manipolare una serie di codici apparentemente incompatibili: soul, guitar-noise, elettronica, new-wave della miglior fattura. The magic nigga team:



- Sitek, manipolatore elettronico, performer un po’ bohemien, un folletto che sul palco saltella qua e là suonando la sua chitarra e proponendo arrangiamenti schizofrenici che sanno stravolgere i pezzi originali in maniera geniale e travolgente.
- Adebimpe, voce della band, è un negrone dalla voce camaleontica, come sale sul palco sembra posseduto, sempre in prima linea, mai in sosta un attimo, contorcendosi, dimenandosi, battendo le mani a ritmo (pud yo enz ap tugeddà!).
- Malone serafico negro barbuto (ve lo ricorderete negli Utah Jazz...) occhialuto che impassibile suona la chitarra ed appena si avvicina al microfono svela una vocina da coro di voci bianche. E' il clichè della checca nera isterica, per la felicità di Upstream.
- Il gruppo è composto di norma da altri due musicisti: Jeleel Bunton alla batteria e Gerard Smith al basso o tastiere.

Magazzini Generali


I Magazzini? Sono dei magazzini. Pianta rettangolare, un lato molto corto e l’altro assai lungo, pure troppo. Unico colore il nero. Ottimo per la visibilità della band: non hai un buon flash sulla fotocamera? Sorry amico, la band te la scordi. Gli avventori si trovano stritolati lungo un corridoio composto da una zona sotto-palco cui segue la zona bar, dove un lungo bancone si estende longitudinalmente per una decina di metri. È presente un piano rialzato, un soppalco, situato sopra la zona bar che si biforca estendendosi in una sorta di terrazza laterale da ambo le parti, stile matroneo medioevale, giungendo quasi a livello del palco.

Chi gestisce la baracca, segue mensilmente corsi di Facilty Management all'insegna della Qualità Universale. Ecco che il guardaroba è naturalmente posizionato vicino ai bagni nell’angolo più remoto ed infrattato del locale: come rendere altrimenti interminabili le lotte per il ritiro del giubbotto? Leggende narrano di estenuanti battaglie di "all’ultimo colpo di gomito tae-kwon-do", durante le quali chi cede lo fa per due motivi: a) si consegna al pronto soccorso più vicino; b)con una gesto educato saluta tutt ("Crepate stronzi pezzi di merda", cit.lett.) e dedica i propri abiti ai plebei dei guardarobieri.
Insomma, se non si fosse capito, i Magazzini Generali sono la location ideale per esibizioni live.

La neve
"Uè, Milano tutta innevata, uè freddo bestia, uè Milano winter-night, che figata,figa" dissero i facinorosi Bàusciani in corso Sempione. Quel luogo - come ci ricorda una bella zio - dove i figli di papà si ammazzano di botte per litigi solo apparentemente superficiali: "Storie di Lamborghini e Ferrari". Eccellente.

Gli accrediti
Sono un vip, quindi ho l’ingresso facilitato. Cioè agggratiss. Sì amisci, dopo gli stentati inizi in quel di Ognissanti, il culo in giro l'ho dato e per bene e a fondo, anch’io posso dire di essere uno che conta ma soprattutto non paga. Un po' come negli anni '60: "Chi è importante, non paga. Chiedi una cosa gratis, te la daranno credentoti importante", A.Warhol (sunto ad opera dell'omino del scervello).

L’orario
Uno degli ultimi baluardi della puntualità milanese. L'ancestrale standard made in italy "Aò faccio come me cazzo me pare” creava attesa, apportando un altrettanto ancestrale doppio (s)vantaggio: l’attesa snerva i fan, al contempo debilita la band che ha il tempo per sbronzarsi, vomitare e ri-sbronzarsi, secondo il collaudato metodo Butel2 ("Suggerisco di bere, prima di iniziare a bere. Grazie"). Risultato: concerti brevi e deludenti, ma una grande sbronza collettiva.
Qui gli standard sono quelli inglesi. Come dicevo: se è scritto che il concerto avrà inizio alle 21.30, inizierà proprio alle ventuno e trenta.

La gente
Possiamo premettere dicendo che questo evento non è stato sponsorizzato e né pubblicizzato da Pig Magazine, come neppure da altri blog gggiovani per gente gggiovane (s)fashionista alternative-chic che segue le ultime tendenze bburino frosciarole lanciate e promosse nella milanodabbbere, mica cazzi. Fatto è già sufficiente a sapere che la serata sarà tra normal-people dove moda-design e atteggiamenti friendlyG&G(Gay and Glam) non omologano le persone rendendo la serata uno di quei gigs dove regna l’esibizionismo più puerile.
Ai Magazzini c’è gente di tutte le fasce d’età, pure mia madre, pure il padre di mio padre, il locale non si riempie completamente per cui l’ambiente resta confortevole. I gggiovani ed i meno gggiovani si mescolano in una serata spensierata di buona musica dove ad esibirsi e dare spettacolo sono i componenti della band [ndButel1: e io che credevo...], stop. L’atmosfera è distesa e rilassata, merito dello spirito del rock che aleggia nell’etere dei magazzini! [ndButel1: nel qual caso non dovrebbe essere il contrario di distesa e rilassata? N-non capisco][ndFrut1: non c'è nulla da capire, vai tranquillo ed ordina un altro AmarettoSour!]

Il concerto
Dicevo, la band puntuale sale sul palco.
Adembimpe con la sua gran voce inizia a cantare mentre le braccia si spendono in movimenti dinoccolati e sinuosi, mentre le gambe scollegate dal resto del corpo si muovono in modo disordinato e robotico. La sua camicia da boscaiolo di flanella a quadrettoni dopo la terza canzone inizia ad innalzare notevolmente la sua temperatura corporea facendolo sudare come solo Frut1 ha saputo fare a Parigi al concerto dei Daft Punk (per farla breve, il duo interruppe il mix per distribuire gli ombrelloni). Un fiume in piena scorre sul volto di Adembimpe costringendolo ad allontanarsi dagli apparecchi elettrici per gli effetti vocali prima di rischiare un cortocircuito. Dopo diversi cambi di asciugamano il cantante, non vuole levarsi la sua camicia preferita. Madido di sudore risulta irriconoscibile.
Canzone dopo canzone, il concerto si consuma con suoni potenti e precisi. Un mix tra gospel e new-wave che non lascia al caso la vena rock della band che suona gli strumenti con grande carica, facendo vibrare nell’aria una musica coinvolgente e a tratti schizzofrenica: sì Butel1, hanno un gran tiro. Nei magazzini riecheggia la voce piena e densa di Adembimpe, la chitarra rovente di Sitak, la precisione di Bunton alla batteria e, dietro barba, capelli ed occhiali, la vocina di Malone che tra basso e chitarra solista tiene le redini di un suono pulito e preciso della band.


Ai primi accordi di Wolf Like Me il pubblico impazzisce e segue tutta la canzone ballando a ritmo e accompagnando Adembimpe&co nel coro. Si ripeterà per altre canzoni (come DLZ), ma soprattutto per l’ultima traccia: Staring at the sun, quando in un climax cresce l’adrenalina nei magazzini per esplodere in un'ovazione e applausi per la band che ha saputo coinvolgere e divertire.
Bravi.

30 novembre 2008

Inaugurazione Vinile (che locale è? Disco? Bar? Boh...) - Verona

1- Ricevere SMS con soffiata sull'inaugurazione della nuova gestione di un vecchio locale rinnovoato per l'ennesima (e, ex-post, presto avviato ad un'indecorosa fine).

2- Recarsi a tal Vinile (è il nome del locale? Della serata? Boh) in Borgo Roma. Sì, in Borgo Roma ci sono locali. E feste. E ggente. Cosa ne potrà mai venire fuori?
Era il momento della domanda retorica, si era capito immagino.

3- Giungere in loco, quindi scendere le scale e:
a) notare che ci sono più buttafuori africani che avventori, il rapporto ci pare di 3 a 1;
b) notare che il Vinile è stato arredato coi resti di un'asta giudiziaria;
c) notare che el paron ha voluto fare una cosa tipicamente veronese: il locale globale (trad. baccanata, che te ofre un po' de tutto). Per l'antologia, è una discoteca con pista, ma è anche un po' lounge bar, ma è anche un po' american bar, ma c'è un buffet come al bar dell'aperitivo, c'è la cassa con buoni prepagati come alla sagre, c'è in effetti tutta una serie di tavoli da sagra, le consumazioni presentano nuovamente prezzi da discoteca; sì, è il locale globale. Come una pandemia incurabile.
d) notare soprattutto che, sapete cos'è successo? Mah, niente, praticamente hanno inaugurato il locale, no? Ecco, e si sono dimenticati di dirlo in giro.

Conclusione
Manca totalmente di stile. Aggiungiamoci tanta bella anziana gioventù di Borgo Roma e quella musica che sballa il Dehor, e presto lo troveremo su Rockabilly ("Rrrrrrrrrrrrocabilli!"), appena dopo la Trattoria Da Fogo.
Addio Vinile, addio.

26 novembre 2008

La magggica voglia di anni '80: Donatella Rettore e italodisco - New Age Club Treviso

Lotta dura venerdì sera: dopo l'outing di qualità a favore del concerto dei Tv on the radio di venerdì a Milano, c'è dell'impasse di quantità per questo live di Donatella Rettore al New Age di Treviso.

Donatella Rettore: concerto al New Age Club di Treviso

E vabbè, uno giustamente se ne potrebbe fregare, anche perchè a seguire eccoti ovviamente "quella magica voglia di anni '80" (e vabbè) con Lele Fear (e vabbè) & Boogaloo Robert (e vabbè), solo che i ritmi non sono proprio la solita marcia voglia di anni '80: synth-electroclash-newromantic-italodisco, ecc.

Sì, ho detto italodisco. Italodisco, butei butei, butei. Italodisco, anni prima delle ossessive ripetizioni house, quando eravamo spensierati e melodici, magari con le pezze al culo. Italodisco, quando la canzone italiana scopre che per far ballare questa pazza pazza gioventù di inizio '80, può dare di più, ma veramente di più... con un semplice sintetizzatore, clap-boom, l'accento maccheronico inglese e la ricchezza semantico-sintattica di un calabrese in terza elementare. Va bene dire Den Harrow, ma ricordate che Den Harrow in verità manco esisteva!


p.s. oh, ditemi quello che volete, tuttavia l'emulazione teutonica dei Modern Talking (ed estera in genere) resta si apprezzabile, ma teutonica (o estera). Punto. E poi noi prima dell'italodisco - anche durante, ma durante c'è pure Mauro Farina - avevamo Giorgio Moroder, che nel '78 se ne usciva con composizioni del genere e che vinceva gli Oscar, qualche volta. Punto.


23 novembre 2008

Tv On The Radio in concerto a Milano

Tip della settimana: concerto dei Tv On The Radio.
Venerdì 28, Magazzini Generali Milano.


Da New York, questi negracci sperimentatori del rock sono autori di quella sull'uomo lupo, Wolf Like Me, che Butel1 e Frut1 ebbero a definire "forse il miglior pezzo rock del 2007, dal vivo deve avere un tiro pazzesco" (juvenile jargon sponsored by SNTNZS, le rece dei ggiovani).
Non è per vantarcene, ma siamo stati gli unici a dirlo. Anche perchè, il pezzo è del 2006...

Ingresso intorno ai 18-19 euro.

Qui il video:



Qui il live:


20 novembre 2008

Il problema del turismo a Verona

Il turista a Verona, merita di essere massacrato a sputi: voglio dire, essere turista non ti autorizza a vestirti sempre di merda!

19 novembre 2008

Kadibosky, in esclusiva al Caffè Rialto

Al Caffè Rialto il bancone ha un fascino quanto mai cosmopolita. Questo weekend mi trovavo lì per l'usuale c.d.a. alcolico di metà mese. Dietro il bancone, un'esotica e gentile signorina mora, proveniente da un non verificato spazio vitale ad Oriente e forse alle prime esperienze.

B1: "Bollicine, grazie. Cosa avete?"
Eastern girl: "Ca' dei Boschi!"
B1: "Ehm sì quello... (del Bosco, forse. Del resto, perchè una barista che lavora in autonomia in orario d'aperitivo in un locale dal target big spender o turisti citrulli dovrebbe saperlo? Perchè mai leggere la bottiglia, no?)"

per poi migliorarsi all'arrivo di Butel3:
Eastern girl: "Anche lei, vuole Ca di Boschi?"
B3: "Massì guardi... (peggio di Cadidavid non può essere)"

e rettificare con l'ingresso di Butel4:
Eastern girl: "Lei, anche Caddi boschi?"
B4: "Quello lì, sì (per proprietà transitiva, più che altro)".

Epilogo
I Ca di boschi diventano una mania entro mezz'ora, le vendite decollano, diversi altri avventori apprezzano questa neonata bevanda che sa di Ca' Del Bosco. Non stiamo nemmeno cercando di discutere l'operazione marketing, perchè - dati alla mano - presenta un ritorno sull'investimento niente male. In un momento di definitiva celebrazione, giunge Butel2 e rovina tutto.

Eastern girl: "Kadibosky?"
Butel2: "Niet. Vodka!"


Vodka al Caffe' Rialto: connecting people

15 novembre 2008

Dorian Gray - Verona

Se una notte, all'improvviso, durante il rarefatto (se non inesistente) clubbing scaligero vi dovesse saltare la brocca e decideste di recarvi al Dorian Gray di Cadidavid, beh ripensateci.

Fate così, le chiacchiere stanno a zero
Annotate su un bigliettino "Ho liquidità a iosa, rapinami ferendomi fortemente ad una gamba", accendete la macchina del tempo, tornate indietro al momento della topica scelta e consegnate il bigliettino al primo immigrato irregolare senza soldo. Soffrirete di meno, ve lo garantisco.

Discoteca Dorian Gray, Verona
Chiamatosi ad un certo punto (la crisi del '29?) Justo.
Stendere un pelo veloso.


Perchè?
Il Dorian Gray - già noto come Le Disque - riesce a dare il peggio di sè anche nel corso della serata anni '70-'80-'90, dove il pubblico 30-40 è uscito direttamente dalle casse del supermercato di quartiere. Senza cambiarsi.
Nemmeno il sound ci ha convinto, 'anvedi!
L'inconsistenza, il nulla a livello di tutti gli indicatori estetici (musica, pheeghe, location).

Però era pieno di gente. Se ne volete vedere tanta, passateci. Perchè dovreste volerne vedere tanta? Non saprei, magari quella sera non siete passati allo Sciorum, boh.

Vabbè, random uscivano gruppi di persone che molto apprezzarono: "Mai più!", declinato in tutte le lingue del mondo. Un po' come a Dachau.

12 novembre 2008

Alex Gopher - New Age Club, Treviso

Tip del weekend: il concerto di Alex Gopher al New Age di Treviso, venerdì 14 novembre.

Non il solito coglionazzo di dj produttore. Anche quello. Purtuttavia sa suonare un paio di strumenti e ha una band al seguito. Basta, coi dj set. Dissero i facinorosi Sentenziosi, alleggerendo 33 pugnalate.

Alex Gopher ha all'attivo diversi album e ha una serie di 4-5 pezzi che sono tutt'altro che fiale (fiala = quella canzone che, gettata in pista, fa scappare tutti), anche se forse la cosa finisce lì. Forse senza il forse.
Personalmente, Brain Leech la ballo pure. E scusa scusa quella magica voglia di anni 80 che permea gambe e ascelle.

Qui il video, che non tenta nemmeno di nascondere i richiami a quegl'anni là, con tanto di computer science a prestito dal server di Max Headroom:



e qui il confronto dal vivo (registrazione peraltro pessima), lui non è un mostro di show man in effetti, ma la band - Alex Gopher, Gene e Charlie Gnocchi - c'è:


10 novembre 2008

Yes We Can Drink (Obama dixit)

Endorsement a scoppio ritardato? No. E' che in tutto questo esaltare l'ars oratoria di Barack (sì Obama, il padre di Hamilton), nessuna a citare l'apprendimento della lezione della Sentenziosa Scuola di Oratoria.


Barack Obama: Yes we can drink

God bless America(no).

09 novembre 2008

Le grandi Notti di Fieracavalli

Chiuse definitivamente quelle dell'Alter Ego, le Grandi Notti si trasferiscono a Fieracavalli (Le Notti di Fieracavalli), o così mi pare di aver appena letto.


Il rodeo alle notti di Fieracavalli di Verona

Ne ho subito parlato con Platone - il mio cavallo filosofo che dorme sulla chaise longue in poggiolo - il quale, nitrendo con scetticismo, afferma che comunque tutto è scandito al ritmo di musica classica, e si emoziona: mi parla di Horselyric, di Horselifestyle, di galà, rodeo, di un Horselounge, che già affiancherebbe la Horseart.

Rodeo e affini. Premesso che l'emozione di sentirsi un po' più texano non fa per me, una domanda mi rimane: perchè dovrei fare serata, dove c'è puzza di merda di ungolato?

01 novembre 2008

Urban Glam - Stylophonic e Saturnino - Teca, Verona

Recensione mimetica-tale-e-quale dell'evento Urban Glam alla Teca, serata "dedicata a tutto ciò che è glam!" (proprio a tutto: il desk della Polizia Municipale, per dirne una):

"Ciao"
"Uelà vecio"
"vecchio!"
"Ohi ciao"
"ciao"
"com'ela?"
...
"Ah chi c'è!"
"Uelà vecio!"
"Ciao!"
"Com'ela?"
...
"Grrrrande vecchio!"
"Oh pure il Righe, super vecchio!"
"Com'ela?"
"Ciao"
...
"Mitica Ale!"
"Oh pure la Ale"
"Vecio ci siamo tutti stasera!"
"Grrrandi vecchi!"
"Ciao"
"Com'ela?"
...
ecc. ecc. (=com'ela x 1000)

Nei miei primi (e ultimi) dieci minuti, come entro mi telefona Albertino: "Hey Bee Oono, tutto oookkk? Senti qua, nuova entrata più alta della settimana nella Deejay Parade è il Gioca Jouer della Piazza".

Qui tutti sono l'amisci degli altri
Quasi mi sentivo fuori luogo, come a sgattaiolare alla festa di compleanno di Tizio con molto spazio in cantina: a 'sto punto non potevano farla a casa loro, la festa?
Atteso il quotato dj set di Stylophonic aka Giordano Bruno (ah non si chiama così?). Troppo, troppo atteso: "Scusa, sai se ha già suonato Stylophonic?" "Chi?", anche qui ripetere per 1000. Erano effettivamente tutti convinti di andare a casa di un amico, non ci piove. Cioè sì, anzi la pioggia accompagna tutti dentro "el capanon". In piedi. Ammassati, immobilmente murati. Guardarsi e salutarsi. Anche da lontano.
Roba da non crederci. Beh oddio, ci crediamo dai. Le cose incredibili sono altre. Chessò, come quella volta che Adriana Lima è stata fidanzata per due anni con Lenny Kravitz e lui non l'ha mai violata col suo real augello nero.

Pubblico
Una rapida rilevazione (decisa in quel momento, da me) stabilisce incontrovertibilmente che:
35% Frinzi/Univierre/Attimo bar e bar simili
25% Piazza people
15% Hostess/steward Fiera
15% indirocchesse
10% fascistoni vari
Comunque tanti tanti ggiovani, diverse pheeghette, ottimo afflusso.
Certo, la domanda è sempre quella: "Qualcuno, almeno uno, sarà tornato a casa con un numero di cellulare nuovo?". Ovviamente sì, per poi scoprire che lo aveva già. Del resto, farsi le pheeghe della propria compagnia è un'usanza inventata a Verona (oh, l'ho letto su Facebook una volta...). Ah, a proposito: Facebook è la hot-keyword dell'evento. Dovete sapere che l'italiano medio ha un leggero digital divide nei confronti dell'africano medio, si parla ora di Facebook (nato anni fa) come del messia delle relazioni sociali. Bella vita.
Oh, gente, prontooo? Staccate la spina, combattete la grande matrice, abbonatevi a Sentenziosi.

Che noia
"Cameriere, perchè questa gente è così noiosa?"
"Non sono un cameriere"
"Chi è lei?"
"Porto le bbibbite ai miei amici, in postazione immobile laggiù, sa, non possiamo muoverci"
"Capisco. Cameriere, perchè questa gente è così noiosa?"

Hey, guarda là, là, uno accenna un movimento!
Sembra... sembrerebbe... una danza! Lui sta ballan..."Boom boom!". La sicurezza lo fa secco.
Nel frattempo, c'è un deejay set standard da quattro soldi (forse Spaghetti Brothers). Comunque troppo per la diffusione audio da due soldi della Teca, e allora continuiamo a fare i live in questo posto. Ad un certo punto il deejay si stufa di se stesso e azzarda un'analisi correttiva, si auto-meta-stufa. Capisco che il deejay capisce: "Fanculo a 'sti rincoglioniti, ora spacco guarda...", mette due pezzi buoni ma sprofonda subito nella sua melassa stucchevole. Hai spaccato guarda.
Comunque vi prego, ri-spiegatemi la moda tutta italiana di avere dei pirla random dietro la console. Voi direte che potrebbero essere gli Spaghetti Brothers. Io dico che non sta scritto da nessuna parte (sul serio: chi sono i dj che suonano?), che questa famiglia in caso c'ha dato dentro coi figli e che comunque sembrano paracadutisti in attesa del loro turno. L'apice lo si raggiunse quella serata dei Cassius, ma questi li ho trovati particolarmente irritanti.
Gente de organizzà serate, sentite questa: fatemi capire chi sta suonando e levatemi dalle palle gli altri.

Urban Glam
Cosa? Chi?

Arte arte arte...
... e poi vabbè, da non farci più caso ormai, arriva quello che mi spiega che Urban Glam è un evento che - l'avreste mai detto? - unisce musica e arte, arte visuale, accademia belle arti. Sarà che mi ronza intorno una mosca che dice giassssmerrid... giassssmerrriiddd, ma io queste minchiate:
a) le ho già sentite
b) le ho pure già viste
c) e molte volte
d) troppe in effetti
e) e dovete smetterla, nessuno vi chiede di unire l'arte visuale alla musica, specie in maniera improvvisata ("uè, prendi un'opera a caso" "Uè, ora piazzaci un deejay"), ci basta un buon concerto (secondario) e tanta figa (primario) e tanto alcol (pre-primario).
f) Ah non ci credete? Facciamo un sondaggio allora! Vediamo se il mio punto e) non surclassa il vostro, porca troiazza.

Stylophonic + Saturnino
Non pervenuti. Forse bravissimi (nel frattempo, tornando a casa col mio skateboard molto glam, mi sovviene che Stylophonic l'ho sentito l'anno scorso e ballare si è ballato). Del resto Stylophonic quest'anno lo si ricorda soprattutto per aver collaborato al nuovo album di Bugo, con perle come Nel Giro Giusto.

Conclusione
Dieci minuti e sloggio. Bye bye. Sì scusate, scappo, tanto non ve ne accorgerete. Ho un deejay set decisamente più ricercato sul mio divano.
Cosa penso di questa festa? Hey, vi rendete conto che non ho nemmeno bevuto un cocktail? Uno! Niente.

p.s. siamo sicuri non fosse una serata Just Married? Un ritorno ambulante dalle catacombe bastioni? No eh?

29 ottobre 2008

Feste di Halloween a Verona? Dolcetto o goccetto!

Cosa facciamo per halloween? A quale festa partecipiamo? La festa di Halloween alla Teca forse?
Ma per cortesia. Certe cose, se non le dice Butel2 guarda... [ciao capo, come sto andando capo?]

Feste di Halloween a Verona? Meglio Maison Sentenziosi

Ad halloween i sentens si chiuderanno nella butcaverna e rispetteranno la tradizione. Sicchè a turno si uscirà dalla butcaverna e dopo aver bussato si interpellerà l'avventore: "dolcetto o goccetto?". Potete immaginare la scelta. Il gioco verrà reiterato fino a raggiungimento del nirvana e/o coma etilico.

feste di halloween: dolcetto o scherzetto?


Che dire, i cari giochi di una volta.

28 ottobre 2008

Le scarpe delle nuove pheeghe

Secondo una statistica che mi sono appena inventato, "l'81% delle pheeghe veronesi che comprano scarpe di merda" ha almeno una volta acquistato le proprie calzature in un certo negozio in via Pellicciai, di cui è meglio non fare il nome (ovviamente non lo so proprio), peraltro individuabile grazie a questa vetrina dall'alto valore simbolico, a metà strada tra Lipstick Jungle e Secs en de siddi:

un negozio di scarpe a Verona
"Shoes are my life, I want them, I need them,
I love them, the dog is on the window"



Una campagna certamente aggressiva, firmata dalla celebre società di comunicazione Fla Vento & Eli Canalis (di ritorno da il periodo americano durante il quale imparò a tradurre "Cosa stai facendo?" con "What da fuck u doin?" - metastoria basata su un'intervista di un anno e mezzo fa), che troppe vittime ha mietuto negli ultimi anni tra le mie pheeghette preferite.

Ne ho avuto la definitiva conferma questo sabato.
Ero al Mazzanti a bere un secchio di amaretto sour, quando mi affiancano tre ragazze con scarpe orribili (quanto erano brutte? Molto. Ma si può? No cazzo!). Lì per lì faccio finta di non stare telefonando all'ambasciata cambogiana per una richiesta di asilo e cerco di indagare il perchè di tanto senno perduto:
B1: "Ma che belle scarpe. Mi chiedo dove le abbiate mai trovate, modelli così....... particolari"
Pheeghetta1: "Uh ti piacciono? Eheh, comprate al negozio con la vetrina Sciùs ar mai laif"
B1: "Che?"
Pheeghetta2: "Sì dai, ui uant tem, ui ned tem..."
Pheeghetta1-2, stereo mode on: "... ui lov tem"
-- Sdong! --
Gesticolando confusamente direttamente dal livello del mare, dove cadde causa disturbo epilettico indotto, un B1 pesantemente tramortito dalla vita ordina un altro secchio di amaretto sour, corretto.

19 ottobre 2008

Daedelus e Daddy Kev - Interzona Verona

Piacevole sorpresa questa serata all'Interzona, doppio motivo:

- due buoni artisti
- due belle pheeghe (new entry assoluta per iZona, già ricordata come Terra Del Fuoco della pheega)

Sulla presenza di queste ultime vige il più stretto riserbo. La motivazione più plausibile è che fossero arrivate per caso, in principio dirette in Fiera. Si dubita infatti abbiano risposto al richiamo degli artisti: non li conosceva manco Frut1, li conoscevano le pheeghe? Ma per favore.

Deadelus per me e il Fruttone fino a ieri puliva tubi idraulici, lo sublimiamo col nuovo film di Woody Allen (ok).

Il nostro obiettivo è il suond hip-hop essenziale di Daddy Kev, nella seconda parte della serata. Un po' per sentirlo, un po' per illuminarmi circa un clichet recente del mondo rap: "Sei un ghengsta?".
Entriamo verso le 00.20, paghiamo tre euro e ci becchiamo un bel quarto d'ora di electro beat hip-hop basico (non mancano momenti bum bum cha - bum bum cha) di Daddy Kev. Ora electro ora scratch, decidiamo che il fratello ci piace subito. Daddy nell'ambiente è rispettatissimo, non solo perchè è un gangsta (non lo è): viene reputato un guru dell'hip-hop underground californiano, come affermano i suoi amici italiani su Myspace, Cristiano Malgioglio e Giorgio Mastrota.

Notare come l'artista richiami una parte di pubblico sinora inedita: i bro' di Verona, l'altra faccia di una medaglia che condividono con i fonzarelli della pearà, con la loro t-shirt larga, la camicia o la giacchetta sopra, quel cappellino con visiera portato rigorosamente in maniera non simmetrica che copre una crapa mai poco rasata. E tante idee eghens de sistem. I luoghi comuni ambulanti che il genere sembra esigere a priori.
A me - ah, sotto sotto sono una nonnina - inducono sempre tenerezza. Specie nei non rari momenti in cui si ergono a inconfutabili giudici assoluti del genere e/o dell'artista, secondo l'antico assioma alternativo "cccioè tu non puoi capire" (il che, quando poi cercano di spiegarsi, è verissimo). Ho avuto comunque un breve scambio molto interessante:

B1: "Non male Daddy Kev, che ne pensi?"
ButelGhengsta: "D.K.? Cioè dicchei spakka proprio amico"
B1: "Capisco"

Ma non giudicateli subito, vi prego. Hanno anche dei difetti.

Mentre Daddy sta quasi per finire, c'è un capellone in frak grigio e cravatta grigia che cerca di attaccare il suo mac ad alcuni strumenti pieni di led. Decidiamo che è il nuovo tecnico del suono, eccentrico e gay. Aria moderna per Interzona.

Comunque sia Daddy Kev finisce poco dopo il nostro arrivo. Sapere quando ha iniziato, ma avrà suonato su e giù 30-40 minuti in tutto.
Il rap e l'hip-hop, la musica da negri insomma, non hanno più nulla da dire, ma Daddy Respect Kev (che è bianco) è promosso e assolutamente non mainstream.

A quel punto il capellone, forse in un eccesso di improvvisazione, attacca la soundmachine.

Ma chi è? Come si permette?
Ma come chi è? Era l'artista principale: Daedelus.

Daedelus

E quel frak fa parte del suo celebre(?) look New Dada (sì, vabbè... è il solito eufemismo per eccentrico gay). Non si sa perchè, forse aveva avuto un ritardo, forse prima non c'era nessuno, forse stava suonando alla Teca. Ad ogni modo lui parte ed è sempre incluso nei tre euro, non sette come da cartellone (che a questo punto è saltato?). Il pubblico quasi ha le lacrime e può farsi due coche in più...

Giù la maschera, l'americano Deadelus è una bomba e ad un certo punto la gente era bella che impazzita per i suoi giochetti sonori.

Come funziona lo show?

Ha avuto un'idea, che di 'sti tempi è già tanto: "Perchè continuare a mixare come tutti i pirla del mondo?". Se ne sbate del mix, ha tracce pre-mixate sul mac che vanno in automatico, argomento chiuso. Lui cura solo i loop e le frequenze con uno strumento a noi sconosciuto. Parliamo di livelli maniacali, usa i loop e lo smorzamento delle frequenze sono le sue note, le tracce che finiscono sotto il suo machete vengono rivoltate come un guanto di gomma che ti levi quando hai le mani sudate. Il tutto in 1m quadrato e con tre-quattro aggeggi ("non utilizza solamente synth e drum machine, ma anche pianole giocattolo, stampanti e incredibili aggeggi sonori").

Ottima playlist tra l'altro, in apertura pezzo dei Daft Punk poi tanta elettronica (pure Stardust), ma ci butta dentro generi diversissimi (rap, brasil, grunge, anche suonate d'archi... tutto) che con i suoi giochetti si uniscono in un mix da applausi.

Il delirio sale verso la fine quando - dopo aver già perso la testa e infilato tracce tra il techno e la trance - sorprende tutti con un tocco di "quel magico suono grunge" che ricorda al pubblico di iZona chi sono, da dove vengono. Siamo agli sgoccioli, nel momento in cui io e il Fruttone vogliamo sparare ad una cazzo di nana alternativa alta 1,30 che si sballa davanti alla console e se agita un altro po' le braccia qua e là quasi la tira giù (sarebbe stato epico!).

Conclusione
Ottimo Daddy Kev, grande Daedelus. Frut1, recupera un suo cd per il nostro prossimo rave party in cantina, va'.
Nozione di merito a Interzona per la serata e per il nuovo allestimento: minimale, d'accordo, non senza privarsi di un po' di sana psichedelia con mega video wall (ormai lo standard anche per le feste di condominio) e con quattro torrette luminose mutuate direttamente dal cofano di K.I.T.T.

16 ottobre 2008

Cortez Verona: breve manuale di sopravvivenza

Missione trash: espugnare il Caffè Cortez (che è Cortes, ma a Verona la s finale non esiste)

Venerdì sera. Tra questo ammasso di gggente delle 19.30 in sosta al Cortez (ammasso comunemente noto come das Böse, trad. il Male),

Caffè Cortez Verona

si è introdotta una copia esterna ai giri: sono Butel1 e Butel2, in total look (mimetico) da Butel©. Questa breve guida, vi insegnerà a sopravvivere 30-40 minuti verso l'ora di aperitivo. Ovviamente non garantiamo niente.

Quando?
E' risaputo che il Cortez (pron. Cortets, dal greco "deficiente") non ha ragione di funzionare in orario precedente alle 19.30. E' quella l'ora X che vede scattare quotidianamente uno dei più grandi raduni di pirla del nord-est: il blasonato aperitivo dei commessi del centro città, evento che richiama l'Uomo Medio venti-trentenne per eccellenza.
Biglietti in vendita esclusiva sul circuito Cortez.it!

E come si comporteranno i nostri?
Come fare propri gerghi, espressioni e riti in luogo dell'unica posa che sanno esibire (gomito fisso al bancone mentre lo sguardo si rincorre allo specchio) e che farebbe saltare la copertura in meno di trenta secondi?
I più rigorosi studi di Tattica Militare e Arte della Mimesi nonchè di Cultura del Vuoto Pneumatico e Semiologia Dialettale del Nulla, ci portano al perfezionamento di un piano pentagonale:

1-Linguaggio
I cortezzari sono persone umili, si accontentano di poco e si esprimono con poco. In cerca di una prima conversazione con l'utente cortezzaro, Butel2 non si lascia sfuggire l'occasione di stringere nuove superficiali relazioni: "COM'ELA?!?" esclama avvicinandosi ad un pelato con pizzo qualsiasi (del resto c'è qualcuno non rasato e/o senza pizzo? E' la moda di partito o cosa?) e prima che questi possa rispondergli "Da fogo vecio", si gira verso Butel1 in cerca di approvazione: "[Come sono andato?]" sussurra. Una mascella che sale e scende sembra confermargli la riuscita di questa prima azione socializzante.

2-Usanze
Persone semplici, dicevamo. Niente sofisticherie al bancone.
B2: "Sa bevem?"
B1: "Birretta vecio!", cui deve ovviamente seguire - presto o tardi - uno spritz qualsiasi. Birra a due euro, costa di più la Fanta.

3-Scelte politiche
Passa uno skater boy. Butel2 non ha dubbi sull'unità d'intenti che una simile situazione richiede: "Adesso ghe do a chel merda co el scheit!", seguito da un coro di gente improvvisamente entusista (e sicuramente beota) come bambini in vista dei regali alla vigilia di natale.

4-Riti
Queste pareti e questi sanpietrini nascondono segrete assonanze, misteriose regole di convivio. Esserci per vedere chi c'è, guardare per essere guardati, sparlare le persone. Inventate, inventate storie mediocri su chicchessia, sarete rispettati e imitati. Magari gettate appena l'amo, il gossip virale farà il resto (in caso pescate una trama random da quella specie di soap dove i commessi di un centro commerciale sono protagonisti di trame che manco James Bond, chiamata Centovetrine). Brevi esempi:

B2: "Quella lì quella lì... una volta ad un mio amico... non ti dico cosa gli ha fatto guarda..."
B1: "Maaaamma mia che super figa allora..."
Cortezzaro1: "...e ziokan!"

B1: "Oh quel tipo quel tipo lì... praticamante cioè una volta non stava con la Vale? (ci sarà una Vale qui, no?)"
B2: "(Tzè, figurati se non c'è: la Vale, anzi la LaVale c'è sempre) Sì ma dopo i a cioccado e..."
Cortezzaro2: "... ziokan tutte stesse le fighe!"

5-Abbigliamento
La parola chiave è: uniformità. Un'estetica vestiaria che miri all'armonia totale. E laddove ora non c'è armonia, occorre anticipare le prossime svolte modaiole tese a raggiungerla.
B1: "Ghe sboro?"
B2: "Giubbo in pelle vecchio"
Cortezzaro3: "Ziokan!".

Ore 20.30: i risultati
Al momento dei saluti, i nostri nuovi amici, ci aspettano l'indomani per l'ape-vecio alla stessa ora.

Fine



p.s.
Ma i commessi, che fine avevano fatto?
Dai Dolce e Gabbana boys ai Grifoni cowboys, dai Guccis ai Carnabys, e via via lungo l'ottovolante dell'abbigliamento low profile, c'è un po' di tutto. Per il commesso medio del centro - che vi ricordo è quel professionista dell'Inutile con licenza di quinta elementare che si limita a reiterare clichè quali "Guarda, ti sta da dio, è il tuo" o, nei momenti di difficoltà, "Guarda, se lo lavi, diventa il tuo" - l'appuntamento al Cortez delle 19.30 è cosa talmente saggia e giusta che il solo arrivare in ritardo significa essere fuori dai giri. Finisci fuori dai giri, perdi il lavoro.

E' una lotta per la soppravvivenza fondamentale per gestire il proprio network di conoscenze nell'ambiente: un ex-commesso di Diesel con importanti problemi di alitosi (ribattezzato Dott. Arfio), un giorno ci spiegò che loro lavorano in genere nelle solite dieci-dodici boutique, con turnover matematici decisi dall'ascendente di Ariete che si scorna con Leone. Ecco perchè, in barba ad ogni topografia, è assolutamente normale vedere i commessi di Dolce e Gabbana chiudere alle 19.30, uscire alle 19.35, attraversare la strada e trovare i colleghi di Gucci già lì a spritzare da almeno 5 minuti.

"Ma come avete fatto ad arrivare prima di noi?" stizza
"Apriamo alle 9.25, chiudiamo 5 minuti prima" ghigno
"Capisco... [Memorandum: i commessi di Gucci sanno troppe cose. Eliminarli]" contro-ghigno

L'amisci sua
Il commesso - ovvero il lacchè di primo livello - del Cortez ha al proprio seguito un entourage di lacchè di secondo livello (i lacchè dei lacchè), vivono nell'attesa di un aperitivo ristoratore in compagnia dei loro cari amici griffosi a cui mostrare tante belle foto su Facebook. La restante parte del tempo viene da questi impiegata a pavoneggiarsi del proprio status di fuori corso (se universitario) o di commerciale/rappresentante (se i genitori intorno ai trenta gli avessero dato un calcio in quel posto), ma con tanti progetti da perseguire (il capodanno a Barcellona, le ferie a Ibiza, ecc.).

Basato su storie vere.

Poseur: ode al bancone

In preziose fogge trovo riparo
mentre alcol medicinale mi inietto
dal bancone non mi separo
chè il birdwatching è diletto.

Che io vada o che rimanga
il bicchiere mai non pianga,
sulla mio desco preparato
e dalla destra tanto amato,
aspro o forte d'una nota impazzita
rum, mojito e margarita(s).

Posta dei lettori: "Ci state andando ancora al nuovo Mazzanti?"
Sentenziosi: "Chi, noi?"


Butel1 e Butel2 hanno il posto prenotato sul bancone del Mazzanti bar in Piazza Erbe

13 ottobre 2008

Diesel Party XXX Milano (= Festa a Milano della Diesel chiamata traipol ics). Recensione, senza foto.

Viva la Diesel, abbasso la Diesel. Era il party più atteso, è il party più tamarro.
Il party più atteso del... Gli inviti più ricercati di... Un parterre più vip dai tempi di... Una line up più cool da quella volta che... prrroooooottt. Scusate, deretano rebelling.

Chiamato Diesel XXX (ma senza Vin) o Triple X pardon traipol ics (che fa molto 'ntennesciunà), è il party del trentennale di Diesel. Il party di Milano si porta a casa un filotto di pro di tutto rispetto:
- pheeghe, copiose
- alcol, gratis (che ce frega de pagà, noi c'abbiamo l'open bà)
- affluenza in pompa magna (hanno aperto le gabbie?)

Apparentemente il party perfetto
Allora perchè festa per il trentenntale di Diesel (nostra signora del jeans tutt'su'pè'u'culu) è stata tutto sommato una tamarra noia?
Venite amici, scopriamolo insieme dopo lo stacco pubblicitario
(n.b. per la direzione marketing: sorry guys, dopo questa recensione Diesel Italia ritira gli investimenti pubblicitari su Sentenziosi. Riusciamo mica a trovare un nuovo inserzionista di pari profilo... chessò Datch, non ci vuole?)






- Il Marketing di Diesel batte i pugni e parla chiaro: "Deve essere una festa molto cool, un party molto Diesel!" "Abbiamo pronta la festa più cool!" "Nooo, dev'essere ALMENO 17 volte più cool!" "Cazzo... facciamo 17 party no?" "Dio mio... ma è geniale...!".
Benissimo. Ora, sarà che il mercato rincorre soprattutto merci simboliche, ma a casa nostra se una cosa cool è Diesel, qualcosa non va.

party Diesel Milano - XXX trentennale Diesel
by francesglass

Il primo sintomo della patologia Delirium Spakkonis, precede la festa ("divertentissimo" finto porno a parte). Definito dalla stessa Diesel (per la serie Vi stiamo già credendo) sia "The biggest party ever" (il copywriter è Puff Daddy?) che "Il party che cambierà il concetto di part...zzzzzz" perchè in contemporanea, con tanto di streaming video, si festeggiava in 17 città del mondo e perchè gli artisti chiamati erano quotatissimi e perchè si sarebbe andato avanti fino alle 4, ecc.
Ergo è stato molto disol e poco cuul: che dire, ad esempio, dei mangiafuoco direttamente mutuati da (il circo di) Ibiza? E degli acrobati danzerini arrampicatori di funi? E dell'area vip con le telecamere di ClassLife? Trash 1, cool 0.

- La ggente. Troppa. Un successone questo party gratuito ('anvedi). In particolare ci incuriosce l'appellativo frequente di fan in luogo di ospiti. "Presenti centinaia di fan". Cioè una ditta fa dei jeans e anzichè avere acquirenti, ha dei fan. Fan della Diesel: mettetelo nel vostro profilo duepppuntozzzero, mi raccomando. Ah, il fan della Diesel è un tamarro. Non ce n'è. C'è scritto anche nei commenti al profilo duepppuntozzzero.

- Selecta. Un party così cool, così esclusivo, così Diesel, ovviamente non è per tutti. Inviti, amico mio, inviti. E procuriamoci sti inviti, thanks Upstream.
Bene. A cosa servissero, ci si chiede. Al massimo hai la priorità. Per il resto, salvo due scrofe - ma c'è il dubbio pure su quelle - nessuno è rimasto fuori. Pian piano, poco a poco, si entra tutti. Al massimo "se non hai un caro amico autista di ambulanza non esci".

- Le pheeghe e la legge dei grandi numeri, che ricordiamo recitare "I cessi, colpiscono i piccoli numeri, non i grandi", questa volta non sbaglia: su 4 ragazze, 2 sono carine; su 1000, 600 erano carine. E' tra queste 600 che troviamo esemplari che non dobbiamo avere paura di definire: Pheegha Atomica, Pheega Imperiale, Pheega da Coltelli, Pheega della Madonna, figa. Insomma, sarà il contesto capannonico, ma la pheega c'è e a dosi imperiali. Inoltre sono quasi - quasi - riusciti a escludere il target teenager. Il problema, semmai, sono les hommes (beh, anche les culatonnes, ad essere onesti): quanti tarri raduna Milano? Un fenomeno di proporzione endemiche che prima o poi dovrà portare alla costituzione di una Commissione Parlamentare seria: le scuse sulla congiuntura economica sfavorevole non reggono più.

- Il locale. Un capannone, in verità. Studio2000. Il numero indica i gradi celsius. Probabilmente un'ex industria di forni inox, che qualcuno si è dimenticato di spegnere. Ve l'ho detto che la scenografia prevedeva contorsionisti e mangiafuoco? (Sì). All'aria stantia, per cortesia, aggiungiamo pure una perenne cappa di fumo che esalta l'impianto luci, nonchè il rossore degli occhi.
Comunque sia, tolti gli arrampicatori spastici, non succede un cazzo. Tutti si scelgono una posizione e se ne stanno lì in attesa di uno show, che a noi non pare mai un granchè. Gli altri non si rassegnano e iniziano un tour de force di 20-30 km a piedi. E gira il mondo e gira il mondo.
Qualcosa accade: il dj set iniziale. Terribile. Ricordo solo che ad un certo punto qualcuno pompa della techno. La gente salta mentre dall'alto irrompono le meduse meccaniche: ZION NON CADRA'!

- Alcol. Sì. Per tutti. Open bar. Colossalmente sbronzi/e. Il quieto vivere. Le suddette pheeghe (voi pensate) ci stavano pure. Sarà la provenienza dei dj, ma si respirare un'adorabile atmosfera nordica vieni qui bella bionda lingua in bocca vogliamoci bene.
Effetti collaterali: impegnatissima l'ambulanza. Ah, dio mio, certa gente non sa proprio bere. State a casa, incapaci.

- Moda. Premesso che in generale questo è catalogabile come evento dove la gente non E' alla moda bensì pretende di FARE la moda (sì vabbè, sposatevi e aprite un bar, va'), ovviamente le cose non stanno così. C'è tutto il solito repertorio massista degli ultimi cinque e passa anni: indiroghesse, a gogo; boho chic, ma va?; vari esemplari di quelli che il già noto(?) scrittore veronese Alberto Fezzi codificò come straccione modaiolo; il sedicente copywriter milanese con barbetta accennata e occhiale da architetto (tzè), che chissà perchè - perchè è vero - mi immagino sempre come stagista trimestrale (rigorosamente non riconfermato) in qualche società di comunicazione e/o pr; l'alternativo (di che? A cosa? Non sa, non dice); diversi Giovane Universitario Vissuto, con quel look che è una crasi tra il clochard e il disfatto-chic, ancora visibilmente in lutto per la scomparsa di Wallace (ma fatela finita!) e che ora come fa a trovare ancora l'ispirazione per fare lo scrittore maledetto?

GUV1: "Non ce la faccio a continuare a trovare l'ispirazione, è morto Wallace, che si fa ora?"
GUV2: "Party della Diesel con pheega?"
GUV1: "Andata!"
GUV2: "[e comunque chi era Wallace?]"

- Area Vip. Chi? Cosa? Quando? Ah sì... il fantastico mondo dei media milanesi. Below the line magari.

- Butei look. E' pur sempre il trentennale di una marca di jeans, quindi... niente, Ferragamo marrone per B1, Margiela sui toni del verde per B2. Non senza una certa vergogna, sia chiaro, ma è il vestiario ideale per fingersi, a seconda delle occasioni, importanti giornalisti, importanti pubblicitari, importanti e basta. Caso open bar: vigeva, mi chiedo per quanto, la ferrea regola del 1 persona:1 bevanda. Con la scusa dei "Colleghi che..." non siamo mai venuti via con meno di tre consumazioni a testa.
La cosa non è sconvolgente, siamo d'accordo. E' sconvolgente, consumare tre drink a testa, senza avere sedie o tavolini o altri appoggi intorno. Dopo anni di open bar, impari dei trucchetti: avete mai provato a sedurre una alta 1.60, con capello rasato e orecchie a sventola? Un vassoio con manubrio, che te lo dico a fa'.

- De frosciaroli. Sentenziosi difende da sempre il diritto a essere gay, checche, ignoranti, neri, e via dicendo. La stessa Sentenziosi Inc., in virtù di una stronza non-ipocrisia, difende altrettanto il diritto di chiunque a sparlare le persone, ad esempio le suddette categorie se vi va, ad esempio le checche. Ecco: w i gay, w i trans, w le drag queen e avanti con tutto il cucuzzaro. Ma le checche, le checche isteriche, le checche molestatrici, no. Giusto per assolutizzare in maniera sbrigativa e certamente scema: se a Londra vai in un locale 100% gay/checche oriented, quasi invisibile diventi, bell'eterone mio. Se vai a Milano, in un capannone a 90.000 gradi fahrenheit per un party di una ditta che fa jeans e ti lasciano 5 minuti da solo e sei Butel1, preparati per abbordaggi di natura selvaggia. Quello con il giubbo in volpe che mi utilizzò come suo mannequin per uno spinto servizio fotografico - con la compiacenza iniziale del sottoscritto, hey sono un poseur! - ad esempio.

Frosciarolo: "Uuuhh ciao posso fare delle foto con te?"
B1: "Cosa ti porta ad averne bisogno?"
Frosciarolo: "Beh, ma come ricordo no?"
B1: "Di che natura?"
Frosciarolo: "Beh..."
B1: "... ah. Ok" [partono diversi fumetti spazio-temporali tutti terminanti con un real augello che scarica la propria libido su di una certa foto]

- Musica. Trentennale, trent'anni, partiamo col sound 70' e avanziamo.
Capiamo e in un certo senso approviamo la scelta, di una line up meno "mainstream" di quella degli altri party in contemporanea (Mr Oizo a Tokyo, Justice da un'altra parte, ecc.) anche se c'è la netta sensazione che qua a Milano più che una scelta strategica, ci siamo beccati le ruote di riserva: le scamorze, i sosia poveri. Del resto nella maison Sentenziosi serpeggia da sempre il dubbio che Diesel sia la copia trash di Levi's (però, obiettivamente, i party Levi's, ad esempio quello al Circuito Off dell'anno scorso, sono una cagata micidiale in confronto a questo).

Arriva Albertino. "Hey hey ragazzi, io sono vestito Diesel". E si vede, dj Angelo - nella sua assoluta noncuranza del cool - è più apprezzabile. Annuncerà gli artisti uno ad uno, anche se pare buttato dentro a spinta.

Sosia poveri, a parte gli EWF (Earth Wind & Fire), la mitica band anni '70 di neri che tanto avrebbero apprezzato i pactri nosctri. All'apparenza i sosia poveri di MFSB (The sound of Philadelphia?) con tre cantanti sosia poveri ora di James Brown ora di Stevie Wonder. Ma col cazzo: hey, sono gli EWF, quelli in circolazione da quarant'anni, con alcuni pezzi mitici, dall'R&B al funky sono degli animali da palcoscenico. Vabbè, a noi non entusiasmano, ma cazzo se sanno suonare. "You're-my-only-desire".
Nel cachè sono compresi i momenti di team building tipici del settore: "Hands up in the air!" che alcuni come sempre non capiscono e si infilano le mani nei capelli ("Ha detto proprio hands in the hair?" "Certo, puoi pure grattarti la forfora ora!") e l'immancabile brief focalizzato sugli elementi chiave della serata (della quale loro, figuriamoci, niente sanno): "Hey Milano... Diesel party here, yes... Big night...". Ma basta!
Che complesso, che sound, che carisma. Peccato che dopo venti minuti, ci si scrutasse in cerca dell'uscita. Ed è solo il preludio. Avranno suonato tre interminabili quarti d'ora. Eccheppalle. Cos'è, un festival? Si chiude con "Do you remember na na na na du iu rimemba?" ed eravamo finiti tutti in qualche spot televisivo di bevande conviviali da aperitivo.

La durata si farà un problema pure per il secondo artista: il dj Disk Jokke (che gioco di parole geniale...). Dalla Norvegia, con la electro-space-minkia è il sosia povero dei Tangerine Dream feat. Jean Michel Jarre (o di lavatrice feat. bicchieri di cristallo). Dopo 5 minuti tutti comprendono che i successivi 40 saranno identici. E ballano. Boh. Eh, non fossero venuti i norvegesi a rinvigorire il genere...

Seguono le Chicks on Speed. Nulla di che. Etichettate come electro-funk, sono in verità le sosia molto incazzate delle Pipettes. Brave, casinare, si balla. Anche perchè...

"Toc-toc"
"Hey, chi è?"
"Come chi è? Sono io: Quella Magica Voglia di Anni '80, vi sono mancato ragazzi?"
"Mah, a me manco per il cazzo (non te l'hanno detto che i '90 sono in ascesa?), comunque entra va' e fatti la sauna"

Ah, grandi artiste, con quelle basi in esecuzione senza strumenisti... Buone performer allora, questo sì. Fanno ballare tutti, belli e brutti. Minutaggio ideale, 20 minuti scarsi.

E' il momento dei Who made who?, Danimarca. Vestiti con tutine b/w che infondono gioia nei cuori della parte meno etero del pubblico, sono i sosia poveri di... non so, ditemi una band electro-funky qualsiasi, la prendiamo per valida. Questa band l'abbiamo scoperta un paio di anni fa con Space for Rent, loro unico vero successo. Certo che poi, qualcuno forse li avrà notati a questo punto, ti fanno la cover di Satisfaction (Benassi, non Jagger). Poi non saprei, qualche pezzo più danzereccio. Chi si ricorda.
Comunque, partono: 1) Space for rent (grande sul cd, live così così) 2) cover di Satisfaction 3) Non saprei, qualche pezzo più danzereccio, chi si ricorda. In parte "spakkano vekkio", in parte no. Fanno un po' pena perchè sul palco restano le Chicks on qualcosa, a prestare vocaleggi e - soprattutto - a troieggiare come delle pazzerelle.

Per animare finalmente la baracca, seguono i dj ggiusti Sister Bliss (che dai commenti ci dicono "spaccasse il culo") e soprattutto Lindstrom, che immagino sia l'artista che abbia catalizzato l'attenzione dei più (noi ad esempio). Anche lui norvegese? Sì, l'ambasciata della Lega Anseatica ha sborsato mazzette alla Diesel.
Saranno stati bravissimi. Lindstrom probabilmente è l'unico per il quale varrebbe una trasferta in concerto. Ma ci stiamo annoiando. Molto. Ciao Diesel Party in Milano, ciao. Yaaaawwwnnn.

Conclusione
- topa a livelli altissimi
- alcol gratis
- ovvero topa sbronza e abbordabilissima, grazie bambole, un saluto alle nostre due nuove amiche lesbiche
- artisti così così
- tutto il resto no: Triple Tamarreit
- viva la Diesel, abbasso la Diesel