Wah Wah Club Festival Venezia
Wah Wah? Na na, Kap Bambino!
La Location
Il Wah Wah Club si tiene a Forte Marghera, vecchia fortificazione d'impianto austriaco o simile, location azzeccata per un festival: è spaziosa, è "bella", è isolata sicchè il casino potrebbe andare avanti fino all'alba. Siamo a metà settembre, la temperatura permette di restare persino in t-shirt, meglio magari in camicia come noi. Il palco prende posto nel cortile, mentre il bar più una zona lounge, la pista e il dj set sono al coperto sotto l'ampia tettoia della "caserma" in mattoni che si sviluppa in verticale. In attesa del freddo, alcuni veli colorati trasparenti schermano l'accesso.
Gggiovani da festival
'Sti festival di musica indie - etichetta che a ottobre 2007 vuole dire tutto o niente - solitamente sono i campi da battaglia del Fruttone, personalmente preferisco passare mano. Mi trovo infatti combattuto: da un lato detesto la logica dozzinale da festival, un calderone di gruppi che si gettano in esibizioni striminzite di trenta minuti scambiandosi il palco a raffica, saluti cinque-sei canzoni saluti; dall'altro gli avventori da festival, stimolano il mio senso del disgusto, a metà tra l'alternativo trasandato unto sporco puzzo pure un po' sicuramente indosso un pigiama (e lo indosso davvero, credimi) e l'alternativo creativo fuseaux o robe scollacciate o abbinamenti multicolore il tutto portato con probabilità senza troppa classe. Insomma, solitamente non c'è eleganza, stop. Se poi, come sottolineò il Fruttone, teniamo presente che "l'alternativo" di Venezia già si salva... la mente per un attimo vola a quell'ex baraccone della nostrana Chimica: rabbrividiamo. Ad ogni modo, non si può non tener conto che in del resto si tratta di concerti:
-en plain air
-de ballà (a volte purtroppo pure de pogà)
-de sudà
-de sacrificà i propri spazi vitali
Ma tal'è, Sentenziosi si adatta ad ogni coordinata, è giusto provare un po' tutto, figurati. Poi però puoi sputare, eh!
La pheega
La prima impressione che si ha qui è: punto a favore per la location, punto piuttosto a sfavore per la pheega, pochissimi esemplari degni di nota. Due per l'esattezza, ovviamente accompagnate da relativi boy friend. Ti restano i cessi, se proprio ti senti Rambo questa sera. Un Rambo magari un po' ubriaco, ok?
Troppa gente
Piccolo appunto: qualche giorno prima dell'inizio, gli organizzatori caldamente segnalano sul loro myspace la necessità di preacquistare i biglietti, a quanto pare c'è troppa richiesta. Domanda: perchè? Hey guys, non fate i furbi, dove avete nascosto tutta quella gente, eh? Gente ce n'era, d'accordo, poche centinaia non migliaia: il Wah Wah Club Festival non è ancora Woodstok. Spazio ce n'è, ce n'è. E per fare numero non vale buttare quegli inutili buttafuori in versione servizio di stato lì davanti al palco, in mezzo alla folla: sinceramente ridicoli, dai!
Le band
Procediamo all'analisi sensoriale, in un serrato quanto tautologico tete-a-tete Frut1 vs. Butel1. Che resti fra noi, ma Frut1 secondo me non ha fatto i compiti a casa e ha abusato del copia-incolla.
Midas
Frut1: "N.d.", preferisce non eprimersi, non vale la pena.
Butel1: "Questi bamboccioni, per dirla con Padoa Schioppa, saranno mica i figli dei figli della cultura grunge? E invece pare di sì. Un suono attuale come un computer con chip 386. Una canzone sarei pronto a etichettarla come plagio di "Brakeout" dei Foo Fighters. Prima termina l'esibizione, meglio è"
Man Like Me
Butel1: "Sound caraibico? Ma che cazzo stai dicendo? Ah ho capito, sei un sommelier della musica, presto l'orecchio verso le casse ed esprimi un giudizio: "Sì... un sound frizzante, ggiovane... sento le incidenze del battere di noci caraibiche, di salti sulle spiagge hawaiane... da abbinare con un dessert a base di elettronica francese, magari bollicine". Sarà.
Istrionici musicisti, uomini di gran performance scenica. In studio probabilmente lavorano tutt'e quattro. Sul palco no. C'è: un batterista senza bacchette che non suona ma muove unicamente mani e braccia a ritmo, tra una canna e l'altra (al termine verrà salutato all'unanimità come "Sei inutile!"); un cantante rapper ballerino, anima della scena, magro e nerd, vestito da niggaz anni '80; una seconda voce, vestito con un abito anche questo anni '80 e l'occhiale altrettanto, gioca con un foulard da donna che occasionalmente e inspiegabilmente usa per coprirsi il capo; l'unico musicista è il dj che smanetta la "macchina dei suoni". Canzoni dalle basi elementari, beat semplici semplici, occhiatacce al finire degli anni '80 (ridaje) ma soprattutto energia, passi di danza coordinati, un one man show del cantante che canta quasi rappa, incita, coinvolge, ma non è solo un assolo, anche l'altro fa la sua parte. Le coreografie poi sono pure spiritose, passi al limite della cretinaggine. Questo gruppo nelle prove live gioca l'arma della performance dada, sono dei giocherelloni. Tutti hanno ballato. Buoni, da vedere. Anche se dubito che sarei riuscito a sopportarli oltre la mezz'ora, 'sto genere power-pop, così definiscono, una sorta di incrocio electro-pop-raggae, dopo un po' non ha proprio tanto da dire ecco."
Kap Bambino
Butel1: "Hey furbetto questa chi te l'ha detta? T.V.B. Incredibili può andare bene. Definire il loro genere non ha senso: sul myspace si dichiarano death-metal e dub e new-wave. Per farvi un'idea, pensate all'hardcore e alleggeritelo, buttateci dentro più elettronica, più scratch e distorsioni, definite meglio ogni battito ma, mi raccomando, non interrompetelo mai, aggiungeteci una voce femminile straziata manco avesse ingoiata il microfono e gracchiasse. Bene, ora avete una vaga idea del sound dei Kap Bambino. Da qualche parte chiamano questa cosa anche trash, somigliano un po' ai Crystal Castle (ospiti dell'ultima Kitsune Maison). Ma non sapete ancora nulla della loro performance. Qui vi volevo. All'inizio del post dissi: Wah Wah Club Festival per me è Kap Bambino. E' così.
I Kap Bambino sono Lui e Lei. Lui è un cazzo di dj smanettone che per tutta la durata del concerto sta in piedi nei suoi due cm quadrati di spazio a mettere canzoni dalla sua consolle pompando il sound - tutto è preregistrato ovviamente - mentre fa headbanging come un osesso. Lei è francese come Lei, si fa chiamare Khima France - è anche solista, come Lui - in verità si chiama Catherine o Cathrine o Cathrine che ne so, mi ha detto il nome dopo il concerto quando abbiamo scambiato quattro battute stronzissime in francese, giusto per tagliare il Fruttone fuori dalla conversazione.
Lei - forse omaggiando Madonna in uno dei suoi recenti look - indossa collant contenitivi viola ultra strech e body altrettanto viola, è leggermente manza tant'è che tette cosce e culo sono compressi in 'sta veste che dovrebbe donare un effetto Momix, finendo invece per confezionare un effetto omino Michelin. Forse quello a Madonna è davvero un omaggio, tant'è che porta appeso al collo una cornetta telefonica (Hang up?). Lui intanto lasciamolo perdere, chissenefrega.
Lei ad inizio concerto da le spalle al pubblico, la vediamo lì:
caschetto rosso fuoco, alta un metro e una scorreggia, stivale nero con super tacco, tuta viola e culo scolpito nel burro. Non è la più desiderabile delle visioni, ma ha un suo perchè, si mimetizza al genere. Diciamo che dopo sei-sette cocktail, te la puoi pure scopare, se è questa la domanda [ndSentenziosi: mh, no, non crediamo fosse questa la domanda dei lettori].
Lui attacca. Tunz-tunz-tunz-tunz e già tutto ballano come ossessi. Minchia, ma che succede? Le mie gambe si muovono! Da sole! O no, pure le mie braccia. Cristo santo, pure il resto del corpo. Qualcuno lo fermi: quel sound è il diavolo! Mi ruberà l'animaaa! Ecco, la cosa va avanti per i quaranti minuti del concerto. Ma...
... non è solo il sound a coinvolgerti. Anzi, ad un certo punto non è più il sound. E' Lei. Il termine energia, il termine entusiasmo, i termini vitalismo, voglia di divertirsi, di concedersi... non significano niente. L'espressione corretta è crisi epilettica. Lo vedrete nel video a partire da... subito, sino alla fine. Quella donna è dannata, chiamate l'esorcista, ci sta stregando tutti con il suo ballo e il suo incitare la folla. Rispondiamo con l'Inquisizione, presto: si dimena incontrollata come una trottola senza guida, di qua, di là, sbatte la testa contro le casse, usa il telefono come un lasso, si inginocchia, quasi si getta, scalcia, canta e urla. Che spettacolo, anzi che show, una performance estrema, una grande esibizionista! Spiritata la cantante dei Kap Bambino, spiritati tutti noi, non uno che si sia fermato un singolo secondo a respirare. E' un tour de force della danza scordinata, la maratona del saltello.
Negli ultimi dieci minuti Catherine scende tra la folla, e li che fa?
Ad ogni modo sono promossi alla grande. Bravi, bravi, bravi i Kap Bambino. Brava Catherine. Al posto dell'altro, poteva starci anche Fantozzi. O Filini.
Al termine del concerto, come spesso capita con artisti dalla forte personalità "di ruolo", quella legata alla performance, conosciamo Catherine. Tanto è indiavolata sul palco, tanto è un angelo indifeso nel privato: timida, dolcissima, disponibile, appare pure un po' sorpresa. E con la marcatissima "r" tipica delle femme francesi, sei pure disposto a togliere un paio di cocktail a quei sei-sette necessari per fartela. Quattro battute (lei è très enchanté ecc. ecc.), quindi un paio di foto con entrambi. In questa Catherine mima quello che mi andavano promettendo con quell'ecc.ecc."
Questo è il video di parte della loro performance, da visionare.
Dj set
Conclusione






