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20 agosto 2008

Austrian pills/4: gossip teutonico! Il libro choc di Sonia Rossi, il killer inscovabile, il concerto di Madonna

Passiamo al fondamentale gossip austro-germanico, direttamente dalle pagine dei giornali più malfamati di Vienna.

In Germania - e di riflesso qui a Vienna - in questi giorni si parla senza malizia e senza caccia alle streghe dello scandaletto mediatico della durata di 15 minuti (qui è un fatto normale, solo i giornali italiani riprenderanno la notizia in pieno stile Studio Aperto) intorno al libro di Sonia Rossi, studentessa italiana 25enne residente a Berlino.
Sonia viene da una piccola città italiana, cerca di sbarcare il lunario trasferendosi a 20 anni a Berlino dove fa la cameriera e studia. Ma i conti non tornano, mantenersi è dura per lei: "I miei genitori non mi hanno abituato a risparmiare, non mi è mai mancato nulla".
Ah, come uscirne? Le sovviene allora quel piccolo sogno da ragazzetta, fare la romanziera, scrivere romanzi romanzi, arte arte (avete presente quando chiedete alle pheeghette che hanno all'attivo 2-3 esami all'anno cosa pensano di fare della propria vita? "Faccio l'artista", certo, fai allora).

il libro

Ci riesce e scrive un piccolo capolavoro realista dal titolo eloquente e assai poco metaforico: "Fucking Berlin" (fottendo Berlino) sottotitolo "Studentin und Teilzeit-Hure" (studentessa e prostituta part-time), cronache della sua reale doppia vita di studentessa di giorno e troia di notte (in Germania i bordelli sono legali, ca va sans dire).
Ora i conti tornano, si fa un culo così ma si mantiene alla grande. Sentenziosi è per la parità dei diritti e crede che le donne possano batterci in tutto: vai Sonia! E chissà non riesca a sfondare anche nel mondo dello spettacolo, è risaputo che prima occorre farsi sfondare DAL mondo dello spettacolo e crediamo non troverà difficoltà.


Sollievo intanto in Austria per l'arresto dello spietato killer di Strasshof, Josef Branis, che sterminò la propria famiglia, lasciando una scia di quattro cadaveri e latitando per un anno. Qui in una foto di repertorio.



Oh, non si riusciva a beccarlo in tutto il paese, era introvabile.
Parlava forse dieci lingue? Passaporti falsi e contatti in tutto il mondo? Plastica facciale? Macchè!
L'Inscovabile girava con questi discreti occhiali (Rayban Serial Killer series) indossando un'insospettabile parrucca da albino:

josef branis perucke

Ma dai! Se me lo fossi trovati davanti gli avrei chiesto: "Quanti ne hai ammazzati oggi vecchio?".
Confessato anche il motivo: provava invidia per la sorella. Pare gli mangiasse tutti i crauti.


Intanto Madonna festeggia i 50 anni e continua a non dimostrarli, no?

madonna compleanno 50 anni e sempre in forma

E' incredibile come questa donna, (like a) vergine da oltre 2.000 anni, continui a cantare in mutande mentre riesce a riempire di contenuto tutte le nostre bestemmie. In Austria è una star di tale fama che i giornali le dedicano interi inserti extra. Lei dice che ringrazierà di persona il calore dei fan austriaci al concerto che terrà a settembre sulla Donauinsel, l'isoletta del Danubio. Ciò che lei non sa, è che d'estate le due estremità di tale isola, presa ovviamente d'assalto dai bagnanti, sono riservate - non scherzo - al naturalismo/nudismo.
Abbiamo un dettaglio dell'ultimo concerto tenuto lì:


Donauinsel a Vienna: ultimo concerto, un pieno di pubblico e critica

Un successo di pubblico e critica, mi dicono.

18 agosto 2008

Austrian pills/3: "Wo ist die Szene?" - Szene, Vienna

Wo ist die szene? Dov'è la ggente ggiusta a Vienna? Eh, saperlo.

Nel viaggio viennese alla ricerca della bbella ggente austro-germanica, di quei ggiovani che si divertono e si piacciono, si distingue protagonista un unico tormentone: "Wo ist die Szene?" (dov'è la scena?).

Die Szene?
Parlare della szene, è come parlare dell'aria fritta. E sapete quanto ci piace. A Vienna come a Berlino, è letteralmente La scena, la ggente ggiusta, il locale o la serata importante del momento. Un ipotetico (e mai confermato) crogiuolo di bbella ggente che sa come e dove divertirsi. Quelli tra il vip e il wannabe che sanno sempre dove andare e dove no, cosa è in e cosa e out. Nei giri si dice sia gente talmente ggiusta che è tale anche quando non lo vuole. Far parte della szene di Vienna, di Berlino, di Francoforte è un tedio riservato a pochi.
A Sentenziosi - in questa infinita ricerca del loisir austriaco - giunge voce che alcuni frequentino appositi psicologhi perchè a Vienna nessuno può essere così ggiusto tutto il tempo senza subirne ripercussioni di personalità (salvo art. 4/bis "Siete i Butei").

Ma voi, voi, l'avete vista la szene di Vienna?
Beh, la szene forse sì e forse no, la zinne sicuramente sì.

la szene di Vienna? Macchè, le zinne di Vienna!

Ad ogni modo nessuna delle due (che evidentemente convergono) è entusiasmante fin qui.
Alla fine scopri la szene, ed è una mezza stronzata.

Come e dove trovare la szene?
Non per forza al Szene Wien, ecco. Piuttosto al Leopold Cafè, all'American Bar, in verità si rischia di incrociarLa (Lei, quest'entità più astratta dell'inflazione) pure in particolari serate del Flex, un posto über-underground per chi vi entra la prima volta, ma appunto frequentato da estrosi finto-alternativi afferenti part time la szene (si sentirà stuprata?). E in altri due-tre bar e disco di tendenza che dobbiamo ancora scoprire, stiamo scoprendo e ovviamente mai scopriremo.
Trovare la szene richiede un po' di lavoro, in genere due-tre sbronze assestate nell'ex-locale del momento, quello che tutti ancora ricordano, specie i looosers, e al quale verrete guidati quasi per risposta d'eco sussurrando in giro per la città: "sszeeenneee...".

Per darvi un'idea: se la szene veronese ora è al Piper (e qui si misura tutta la consistenza della nostra scena notturna), si comincia a pattugliare al Malta, la vecchia moda e qualcuno vi indirizzerà al New Mazzanti passando comodamente per Sottoriva, Carega, via Roma33, Riva Mancina e altri locali fino ad approdare in Torricelle (dove la bestemmia è permessa, tranquilli).

Regole di buon senso impongono naturalmente di chiedere ai butei del luogo (die Buteien), in locali affollati, alla moda ma allo stesso ben riparati dai turisti (la szene non frequenta i turisti!). Può ovviamente pagare - in tutti i sensi - parlare inizialmente con la vostra barista di fiducia (bevete quanto i butei e ogni barista diventa di vostra fiducia nell'arco di un paio d'ore) chiedendo dritte in maniera del tutto disinteressata, facendo capire che sì, vi hanno parlato dell'esistenza di questa szene ma poi sai... alla fine... ma a noi che ce frega, ancora 'sta szene, dio che noia.

Questa parte è molto importante: non basta chiedere "quale locale è in questo momento", troppo facile, o peggio (sciocchi!) "scusa, sai mica dov'è la szene?". Sì bravo, e lo vengono a dire a te, ciuccio che non sei altro! Occorre fingere un interesse annoiato, un interesse superfluo, quelli della szene sono come dei cani e odorano la vostra paura di restarne fuori (eh questi so'sgarri... che mi tocca continuare a sbronzarmi!). Dovrete essere astuti, non farvi individuare subito, una brutta etichetta è come lo sperma sulla pancia, se resta fino alla mattino dopo, fa male.

Siate discreti e distinti tipo: "Wo kann ich mit irgendeine der Szene ficken?" ("Dove posso scoparmi una della szene? No così..."). Saranno felici di fornirvi tutti i dettagli, compresi particolari attitudini fetish di questa o quella tipa (non che alcuni non si conoscessero già: ricordate la loro fissa per l'eco-friendly che le porta a non sprecare l'acqua in inutili cure del capello?).

Szene Wien
www.szenewien.com
Uno dei posti in cui potrebbe condurvi la ricerca della szene. Voglio dire: può forse mancare la szene di Vienna in un posto che si chiama Szene Wien? Ovviamente sì.
Lo Szene Wien infatti nasce come music club, una specie di club Arci ma più curato, più intimo e più "salone per concerti". Suonano di tutto, sono passati anche nomi importanti, il cartellone offre molti generi e non sembrano specializzati ergo è possibile evitare i punkabestia austriaci. I quali, credetemi, sono i nostri punkabestia al quadrato, appena usciti dallo zoo di Berlino (dalle gabbie, intendo). Occhio anche alla differenza tra serate di musica locale e internazionale: ancora ignorate cosa possa offrire la scena musicale austriaca.

La ricerca della szene continua...

Austrian pills/2: Leopold Café - Vienna

I fashionistas(?) di Vienna, vanno al Café Leopold.
I fashionistas in generale, non vanno a Vienna.


Il Leopold Café è un pretenzioso cafè/bar/bistro/lounge all'ultimo piano del celebre Leopold Museum, nella zona dei musei viennesi (Museums Quartier): arredo moderno e minimale, lampadari Francesco Giuseppe (esiste?), lungo bancone,

cafè leopold wien

tavolini e lounge per tutti, curiosa "terrazza" che in verità è una serra in vetro che affaccia sulla piazza dei musei.

leopold cafè vienna

Quando?
Di giorno preso d'assalto dagli avventori del museo per uno spuntino, per lo più turistas sfahionista, fatto salvo qualche austriaco che non può fare a meno di farsi pelare per un'insalata condita da un gatto (e forse con un gatto).
Di sera - ed ecco la particolarità del Leopold Caffè - si trasforma in un night bar con dj set dal vivo: artisti rigorosamente electro, spesso della scena viennese. Ci sono serate tutto il mese, il programma viene consegnato al tavolo e si può consultare anche sul sito.

Sentenziosi dice
- il bar è bello, tutto sommato

leopold caffè vienna

- di giorno piatti piuttosto scontati, da evitare se la meta è il cibo. Gli austriaci inoltre non sanno condire l'insalata, non è nel loro dna (insieme a tante altre cose).
- carina l'idea di riqualificare il locale trasformandolo in una sorta di disco pub molto elegante e ricercato (dalla polizia probabilmente).
- l'impressione è che sgarri sempre qualcosa: dove sono le fighe? Dove sono i cocktail da spettino? Dov'è Butel1? Ah è sbronzo al bancone, allarme rientrato. Comunque, più che un cocktail bar elegante col sound giusto, pare un ritrovo per birraioli trendy e finti bohemian bourgeois che amano sfondarsi i timpani di "buon" sound elettronico viennese.
- Com'è il sound elettronico viennese? E' viennese, ha la varietà stilistica di una panca in legno da sagra della birra. Vienna è stata la culla della nuova musica elettronica a inizio di millennio, molte cose sono nate prima qui che in Germania, quindi un po' ovunque nei locali c'è questo caratteristico sound elettronico che potremmo esemplificare così: alcuni tipi con delle cuffie in testa che trapano con un martello pneumatico mentre altri bevono e danzano (beh, più che danzare sembra una jump session) o ancora una catena di montaggio di mazze ferrate che vengono scaraventate pedissequamente contro manufatti di eternit della Perego & figli. Se avete sbottato "No le acciaierie tedesche!" col sound di Berlino, preparatevi ad una macumba di bassi serviti senza criterio e, sinceramente, oggi piuttosto demodè.

La gggente
Sostiamo al centro di questo Café Leopold con una birra pesante come Maurizio Costanzo (da evitare come la peste la Ottakringer scura!) e pensiamo che se questo è il massimo - immaginiamo di no - che Vienna sa o pensa di offrire, qualcosa non torna: se ad esempio il locale è trendy e di design, il pubblico ad esempio è agli antipodi. Ovviamente non proviamo nemmeno a catalogare il vestiario dell'austriaco medio (vincono annualmente da decenni il primo premio alla Fiera Delle Scarpe Fottutamente Orride), nè pensiamo di ricavare da questo locale un numero accettabile di pheeghe: niente da fare, la Vienna di massa non ha lontamanente gusto nella scelta del codice vestiario, nè girano fighe che non siano scofanate (A.B.P. = Austrian Booty Project).

Conclusione
"Sì sì bello ma... alla fine... è tutto molto italiano" dice una macchietta in Boris, telefilm italiano di serie B. Ecco, qui il Café Leopold è bello, niente di nuovo all'orizzonte ma vale una visita proprio per darci un'occhiata (occhio alla parete specchiata nell'anfratto verso il fondo, Butel1 ha rischiato di rimanerci intrappolato tutta la vita) e l'idea del locale tutto-in-uno è ottima negli intenti ma... è tutto un po' troppo austriaco (non nel senso di Impero, nel senso di "mi compro l'auto verde smeraldo perchè va l'ecologico...").

16 agosto 2008

Austrian pills/1

Ad un certo punto io e il Fruttone intravediamo Salisburgo, Vienna, Linz, montagne paesaggi birra Gulasch Sacher Torte Wiener Schnitzel fighe di rara bruttezza e inaudita untezza.
E lì che capiamo che il giro a cercare un bar per l'aperitivo nelle Golo, ci ha in verità portato in Austria. Ci tratteremo qui per un po'. Seguiranno recensioni su eventi quali il Frequency Festival di Salisburgo e diversi locali anzi localllini di Vienna.

Intanto, alcune FONDAMENTALI linee guida a questa esperienza extrasensoriale in una terra effettivamente splendida ma sostanzialmente ambigua, per alcuni (a noi) incomprensibili fenomeni:

- capisci di trovarti in Austria, quando comprendi che un tipo (beh, diversi tipi, molti tipi, moltissimi tipi) decide di spendere 60 mila euro per una Audi verde smeraldo oppure azzurro pantone metalmeccanico e attaccarci degli adesivi.



- capisci di essere in Austria quando le fighe sono dei cessi MASTODONTICI, avranno tutte gli occhi azzurri (e chissenefrega) ma sono un vero pugno nello stomaco. Dopo tre giorni in Austria, ti sembra di aver fatto a pugni con Tyson (quello dei tempi d'oro, diciamo metà anni '90). La domanda spontaneamente sorge ed è una: "Pecchè le austriache so'brutte, grasse?". E' un mistero che nemmeno il Principe di Metternich riuscì a risolvere, la sua unica conclusione fu: "L'Italia è una semplice espressione geografica, ma hanno fighe che noi ci sogniamo".

- l'Osservatorio austriaco di Sentenziosi (=Frut1 e Butel1 ubriachi come due merde all'Alt Wien di Vienna) si sente a questo punto di pubblicare i fondamenti di una teoria che farà discutere anche Frut1 e Butel1: apparentemente il problema è la birra. Ma è un problema solo conseguente. IL problema è anzitutto culturale: la birra non è affatto il corrispettivo dell'italico vino, non è una bevanda extra-ordinaria che talvolta può accompagnare i pasti e talvolta viene consumata di sera nei locali "quando ti va". No, la birra non è birra in Austria, è acqua. Tutti e soprattutto TUTTE LE FIGHE AUSTRIACHE devono bere birra a litri. La conseguenza fisica immediata è evidente: diventi meno affascinante di Federica Pellegrini (riuscite solo a immaginare una cosa del genere? Persino Kobe Bryant - che nei confronti della Pellegrini ha espresso ammirazione - avrebbe difficoltà). Siamo tutti d'accordo che è un problema, giusto?
No, macchè, per gli austriaci non è un problema: un armadio, un cesso, una squanfa, 'na cosa del genere, va pure bene! Meglio una bevitrice brutta come la Pellegrini, che una Heidi Klum astemia (astemio, per la precisione, non compare nel dizionario austriaco).

- anche tralasciando la loro evidente bellezza alterata (ovviamente ragioniamo per assurdo), le fighe austriache presentano un problema secondario non da sottovalutare: hanno un rapporto esclusivo e diverso con l'igiene personale, sicuramente in riferimento alla frequenza che pertiene alla cura del capello. La pheegha austriaca non si lava i capelli, oh là. Se se li lava, parliamo di due volte alla settimana, nella migliori delle ipotesi. Finora 6 ragazze su 10 si sono dimostrate unte. Ieri sull'autobus una era così unta che aveva l'olio in testa. Avevamo appena fatto la spesa quando la fame si fece sentire: l'idea era di darle fuoco per cucinarle in testa le nostre bistecche di maiale impanate.

- capisci di trovarti in Austria, quando all'Autogrill dici Arnold Schwarzenegger (es. "Sai che questo è il paese di quel cinghiale di Scharzenegger?") e tutti si girano compiaciuti.



Fossi in loro lo farei con meno orgoglio ma, per carità, noi abbiamo Costantino Vitagliano quindi che ci puoi dire agli altri?
Certo che Schwarzy... Ricordo una sua intervista degli anni '70, ai tempi degli splendori di Mr. Universo. Si vantava del fatto che "avere muscoli così gonfi, guardarmi mentre ho queste vene che esplodono... per me è meglio di un orgasmo". Vidi quel video molti anni fa, in tempi davvero non sospetti, e pensai: "Questo coglione potrebbe fare il presidente degli Stati Uniti".

- la birra austriaca è più ambigua di Amanda Lear: non si capisce, è birra per uomini o per fighe? Ti sbronza oppure no? La conclusione è che: boh, te ghe da provarla. Ora ti sbronza, ora va giù come acqua senza alcuna conseguenza. Ci sono birre di gradazione alcolica ridicola, altre che s'avvicinano al vino. Non lo sai prima, non potresti perchè ce ne sono troppe. Quando te ne rendi conti, il rischio di stare già cantando lo jodel nella Stube con Karl Hainz è molto alto.

- Mozart merchandising: avete presente quando vi dicono che Mozart è austriaco? Beh, Mozart è molto austriaco, Mozart E' l'Austria e qui non ve lo fanno scordare un singolo secondo. Mozart è mascotte/patrono/souvenir di ogni città austriaco, con tanto di shop aperti 24 h su 24. Si rivelano eccellenti - sarà capitato anche a voi - quando di uscita da un party alle 6 di mattino vi viene in mente quella vostra vecchia troia ninfomane che non sentite da un po' e - beh, che le regalate? - le regalate un "bel" pupazzo con parrucca attaccato ad un pianoforte di marzapane.

- il centro di Vienna è a prova di automobile. E' un labirinto mefistofelico di sensi unici studiato talmente bene, talmente perfettamente, che solo un piano preventivamente elaborato dai cervelloni del Pentagono sez. P.a.c.m.a.n. permetterebbe di giungere a destinazione. Altrimenti - e capiterà circa 99 volte su 100 - finite dritti in una botola che catapulta voi e il vostro mezzo in figa (e abbiamo visto come non sia piacevole). Non potendo contare sui suddetti cervelloni, ci siamo affidati ad un conducente della sezione O.l.f.i. di Sentenziosi per raggiungere il nostro centralissimo hotel, con risultati a dir poco disastrosi.

- gli austriaci, da buoni rappresentanti del mondo germanico, non si prodigano nel dimostrare un diffuso buon gusto nel vestire. Se diciamo che si vestono di merda (B1 feat. Giobboia), rendiamo loro molta giustizia: praticamente, si vestono come il veronese medio.

- il sense of humour degli austriaci è molto vicino a quello dei thailandesi. Avrete tutti presente il celebre sense of humour thailandese... Certe battute proprio non le colgono. A quel punto non nascondono un faccia sommessa che si avvicina al pianto. E vi tocca ridere loro in faccia (eh, chevvuofà?).

Seguono recensioni.