Visualizzazione post con etichetta circuito-off-venezia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta circuito-off-venezia. Mostra tutti i post

17 luglio 2008

Circuito Off Venezia 2008

A Venezia torna il festival internazionale del cortometraggio o film corto: Venezia Circuito Off 2008.


circuito off venezia

Dal 30 agosto al 5 settembre, teoricamente in contemporanea con il festival del cinema di Venezia (ah, santa pigrizia, perchè controllare ora su Google?).

Location d'eccellenza: un'isola. Sì, questi hanno un'isola tutta loro, a Venezia. E che isola.
Ci piacque il Circuito Off dell'anno scorso, (a tratti) buona selezione di corti, quest'anno rimpolpati, party così così, personaggi curiosi, non male il dj.
Tre feste: apertura del 30, queer party il 3 settembre, festa di chiusura il 5 cui abbiamo partecipato l'anno scorso. Quando - nel mentre per farci strada verso il traghetto gratis per la plebe (che puzza) - scambiamo qualche chiacchiera con Colin Farrell, il quale urla e ci salta addosso. Voleva l'autografo, comprendiamolo. Sapete benissimo che non è nel mio stile e lo stavo per liquidare con "Colin, Colin... devi farti una vita tua ragazzo", ma quando fa la sua celebre faccia da cane irlandese bastonato, ottiene ciò che vuole.

festival corti circuito off venezia 2008

Chi è il vip ora, chi-è-il-vippp? Manco Raul Merda Bova.
Un plauso all'organizzazione che ha capito tutto:

cari sentenziosi

circuito off inizia il 30 agosto, spero che possiate fare un salto, magari accreditandovi come guest stars stavolta...(altro che colin farrell)

ciao
a presto

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
CIRCUITO OFF
VENICE
INTERNATIONAL
SHORT FILM
FESTIVAL

29 settembre 2007

Dj Fabrizio Mammarella

Fabrizio Mammarella & co. al Circuito Off di Venezia

ovvero arte, filmesse, mosica, ggente de ballà

Istruzioni per l'uso: riprende dal post precedente. Impressioni sui corti, su Marc Carò e sulla festa del Circuito Off by Levi's & Fabrizio Mammarella & co. Articolo lungo, se non avete alcuna velleità cinefila, andate subito a metà dove si parla di pheega.

A questo punto decidiamo di condurre anche noi i rispettivi deretani verso l'area proiezioni, che per inciso è all'aperto mentre viene meno la temperatura da bella stagione (ricordo a tutti che siamo su un'isola della laguna) e cominciano a spirare minacciosi venti di tempesta. Oltre ci sarà da ridere infatti.
Giungiamo tardi come detto, le proiezioni sono già iniziate da mo'. Al nostro ingresso comprendiamo quattro cose: 1- è buio; 2- è gremito; 3- è buio; 4- è gremito. Non è solamente il nostro cervello ad intellegere in maniera sinusoidale, è un dato di fatto. Qualche centinaio di posti è occupato, ci si appoggia dove si può, salvo venire scaraventati altrove appena colui a cui viene coperta la visuale si lascia andare a soavi lusinghe veneziane: "Dai mooona!".

Dai mona
Se non è una costante, è una costante. Sempre quella, ovunque nella Serenessima, da Mestre a Venezia questi cretini hanno in mente solo una cosa: "Dai moona!" "Ma va là mooona!" "Ma sito mooona?" "Che moona!". El mona, stretto parente della mona. A Verona la bestemmia, a Venezia el mona.

Il primo corto, ribattezzato Quella robà simbolista lì
Ora concentrazione, sorbiamoci il corto in corso. Si tratta di questo:

Chiamatemi scettico, ma io inizio a nutrire i primi dubbi sulla qualità della rassegna, che mi pare tenda verso "l'intellettualoide, annoiato". Si tratta di una sorta di rappresentazione magico-simbolista(?) della realtà sociale le cui interazioni umane sono trasfigurate o filtrate (non si può intendere) attraverso maschere, tra le quali l'immancabile maschera clownesca, il solito fool o pazzo di corte insomma - nulla di shakespeareano comunque - il quale infine non sopravvive a... boh, le sofferenze della vita, immagino. La pellicola- titolo sconosciuto e/o dimenticato - è opera di un qualche non specificato regista dell'est europeo e i sottotitoli fanno capire che "sì, gli piace l'alcol". Ma quello piace pure a noi, che siamo entrati col cocktail d'ordinanza, quindi non costituisce problema: il problema reale è che nessuno c'ha capito un cazzo. Intendo un cazzo delle dimensioni di Rocco Siffredi, è tutto un bisbigliare del tipo "Ma che roba è?" "Ma cosa voleva dire?" "Non capisco..." "Che ha fatto l'Italia?" e via dicendo. Lo scroscio di applausi non è infatti di quelli esemplari.

Revolution - Xavier Diskeuve
Se il primo lasciava adito ad una nutrita schiera di dubbiosi, questa commedia-satira breve sul rapporto di coppia mediocre e sul mondo del lavoro in una iperbolica low-middle class: (La) Revolution del francese (credo, francese...) Xavier Diskeuve a tratti ha rischiato di ammazzarmi. Breve sinossi: lui è il classico inappagato da un lavoro mediocre e da un rapporto di coppia deludente, il tutto è amplificato dalla scelta dell'attore (il prototipo dello sfigato - breaking news: dall'estero mi segnalano che l'attore in verità è un docente universitario di economia e, mi si chiede, come mai l'abbiano fatto sembrare così "stupid!" in questo corto. Risposta: perchè si poteva farlo sembrare anche non stupido?) e dall'occhio di favore posto sulla disastrosa vita sessuale del tizio, totalmente incapace di scoparsi la compagna, in ultimo anche per le dimensioni ridottissime del suo pene, come sottolineano quelle pacche sulle spalle che lei gli riserva al terminre del non-amplesso e le dimensioni delle carote che gli vengono servite a cena. Se poi ci aggiungiamo la situazione lavorativa da stress e mobbing nella quale è facile rintracciare diversi riferimenti (involontari?) fantozziani quali la mega ditta, i colleghi tutti stampinati, il lavoro d'ufficio da nerd, la moglie/fidanzata cesso (letteralmente una versione giovanile della Pina), il quadro è completo. Il film è muto nei dialoghi - forse a segnalare l'assenza di comunicazione - e ci mancava solo lui se ne uscisse con "Com'è umano lei...". Propongo un'esauriente sinossi qui di seguito:

Giungiamo al titolo: la rivoluzione ci sarà, per entrambi. Per lui, nel momento in cui inizia ad disinibirsi grazie ad una rivista porno e a scoparsi FINALMENTE la moglie nel giusto dei modi, da dietro! Per lei, che gode come una femme deve godere. Svolta conseguente: lei diviene famosa scrivendo un libro - La Revolution appunto - nel quale svende la propria precedente vita da sfigata/insoddisfatta e spiega come è cambiata la vita di una donna inappagata sessualmente tramite... il sesso anale. Lui scopre la sua latente omosessualità e decide di convivere con il nuovo collega gay, un umano agli antipodi.
Soggetto divertente, la commedia fa ridere, segnalo un'ottima qualità tecnica.

Gli altri corti
Nulla di astruso: ci sono (e ci saranno nei giorni seguenti) pellicole di qualità, altre meno, com'è normale che sia. Eh sì, è bello essere Butel1 e potersela cavare con poco e malamente dettagliato per soffocare la propria ignoranza, eh?

Marc Caro
Marco Carò è l'ospite internazionale (e quando il partner del Festival è l'Etrange di Parigi, è proprio inattesissimo...), sperimentatore filmico già apprezzato regista di pellicole da sala, co-autore negli anni '90 insieme a Jeunet di un paio di film a loro modo anche cult (Delicatessen e La Cité des enfants perdus - La città dei bambini perduti). Ciò che né io - né nessun altro ovviamente (vd. la voce su Butel1 di poco fa) - sapeva, è che Marc Caro non solo inizia coi corti, come un po' tutti i registi, ma ne fa il suo linguaggio d'espressione principale, venendo spesso e volentieri sovvenzionato dalla repubblica francese stessa (come da noi, come da noi). Marc Carò, un simpatico uomo buffo e basso, direi tutto il contrario dell'uomo francese di charme e snobbismo, è annunciato da una delle organizzatrici

marc caro circuito off

la quale invece era italiana e decisamente più affascinante - anche se insomma non era proprio 'na figa, vuoi per l'età, vuoi per il misto altezza/silhouette - e ci prepara a quello che vedremo: Marc Carò ha portato una selezione di 12 corti, ciascuno di 2-3 minuti al massimo tra cui alcuni video musicale, tutti della seconda metà degli anni '80. Che corti? Beh, Carò in quel periodo fu tra i primi a sperimentare nuove tecniche di cinema 3d, l'odierna computer grafica. E' lo stesso regista che ci avvisa che, insomma, oggi non sembrano il massimo, potrebbero restituire al pubblico un effetto da archeologia del cinema. Lo dice e lo ridice, mentre si dilunga è sempre più imbarazzato, come quello che mette le mani pericolosamente avanti "Beh sappiate che potrebbe essere tutto un'enorme stronzata".
Si parte.
Vediamo il primo.
Io e il fruttone ci guardiamo. Sorridiamo.
Vediamo il secondo.
Io e il fruttone ci guardiamo. Ridiamo.
Vediamo il terzo.
Io e il fruttone ci guardiamo. Due idioti si scompisciano in prima fila (l'avevamo guadagnata nell'intervallo tra una proiezioni e l'altra).
Di questo passo, al dodicesimo saremo morti di carne greva, zioskan!

Archeologia?
Ben detto Marc! Per datare esattamente si parla di pleistocene dell'"animazione mista al carne e ossa". Chiariamo, non è male eh, anzi! E' a tratti davvero interessante scoprire i primi lavori del genere, gli inizi della computer grafica in appoggio al cinema, e le risate sono giustificate perchè, insomma, è davvero tutto spartano. E' un po' come vedere oggi uno che guida una vettura con motore a scoppio del 1890 in viale Piave. Inoltre tutte queste pellicole respirano aria anni '80, specie le scelte di certi look per i video musicali di questi gruppi francesi a noi sconosciuti.
Tra i temi riproposti con insistenza notiamo il ruolo della tecnologia, una fissa anche per il robotico, che a tratti si fa pure macabro.

Al corto n° 7 succede che...
Premesso che YouTube questo corto non l'approverebbe, mi preme tuttavia descrivervelo per farvi capere capire perchè a quel punto mi sono voltato verso Marc Carò (alla mia destra di pochi metri) con fare compiaciuto da vero gggiovane e il pollice verso. Lui ricambia imbarazzato, come chi capisce d'averla fatta grossa e si appresta a ricevere le sentenze dei più bigotti.
Si trattava di - in breve - una sorta di video in loop, ambientato in una capsula-astronave, tutto sui toni del grigio, nel quale tre modelle nude veniamo penetrate meccanicamente e ripetutamente e pure velocemente da un numero imprecisato di falli robotici. Il confine tra eros, arte, porno era lì, senza poterlo cogliere. La cosa va avanti tre minuti, che passano tutto sommato in fretta, merito della martellante colonna sonora: il rapporto 1 battuta = 1 ditalino di ferro reggeva. Capito? Da morire dal ridere. Noi. Gli altri... beh l'atmosfera passa quattro stadi: molto sconvolta, sconvolta, lievemente sconvolta, ci sta e rido pure io.
Ma il Vaticano distava solo 700 km e dall'alto qualcuno si sentiva in dovere di fermare il tutto: fulmini e saette, pioggia leggera, un vento della madonna, due casse audio che fracassano per terra, lo schermo che a momento ci vola addosso... il tutto giusto per quei cinque minuti utili a far annullare ogni proiezione in corso, ad annunciare il termine ufficiale della giornata di cinema e ad indire l'inizio della festa.
Tutto ciò ovviamente non prima che Marc Carò ad audience spiegata venisse nuovamente accolto dall'organizzatrice per sottoporsi alle domande del pubblico. Poichè siamo in Italia, nessuna domanda all'autore, e la domanda che avevo in mente non sarebbe mai stata tradotta, temo. Marc Carò ringrazia il Signore, paradossalmente lo stesso che gli aveva rovinato la proiezione, mentre inizia il party.

Il party: la Levis e il Dj Fabrizio Mammarella e amisci sua
L'enome distesa erbosa nel cortile centrale è l'ideale per accogliere un pubblico numeroso. E così sarà: gremita di gente, 'sta festa! Fabrizio Mammarella - il quale gentilmente aveva risposto ad alcuni nostri quesiti nei giorni precedenti all'evento - è il nostro osservato speciale. Date un'occhiata al MySpace del dj. Fabrizio e altri dj sono i nuovi portabandiera della Levi's, il titanico sponsor dell'evento, come annunciavano a chiare lettere gli omonimi loghi buttati qua e là.
Il palco ricalca il trend del momento: complesso centrale per i dj, mega sistema di casse ai lati e l'immancabile coppia di schermi. Un appunto sull'impianto audio: avvicinatevi oltre i 10 m. Sarete sordi in 0,01 secondi. Frut1 fece tale errore. Oggi al telefono gli ho chiesto se preferisse il primo o il secondo album degli Strokes, lui ha risposto che scegliere l'album migliore di Cristina D'Avena non è così facile come può sembrare.
Mentre Fabrizio e Co. iniziano con la prima selezione scaldapista - una pista che si riempie non proprio velocemente - di là, nel cortile "piccolo"

fabrizio mammarella festa circuito off
prendono rapidamente posto posto parvenu e poseurs. All'unanimità, per scambio di sguardi, si decreta che questo è il posto "chic" dell'evento: di qua tutti gli over 28 sostano e se la raccontano con l'immancabile prosecco in mano, di là gli under 28 se la danzano. Noi migriamo come cellule impazzite un po' di qua un po di la' naturalmente: insomma, alle feste queste si fa, mica... eh. Sta di fatto che l'afflusso di gente si fa straordinario ad una certa, intorno all'una la pista è piena e pare il concerto di un festival di musica elettronica.

festa circuito off

La musica
Suonano in tre-quattro, tutti propongono una buona selezione di musica elettronica "fresca". Fino all'ultimo non capivo quale dei dj fosse Fabrizio Mammarella, se questo


dj fabrizio mammarella
o questo


fabrizio mammarella
così alla fine abbiamo deciso per il primo, tramite arbitrario lancio della monetina. Chè se ora salta fuori che invece è il secondo, quelle che seguiranno saranno le righe conclusive più inutili della storia e questo post si autodistruggerà tra cinque secondi. Abbiamo anche in questo caso un video:


Se è buona la selezione in generale, il livello diventa molto soddisfacente quando sale in cattedra Fabrizio Mammarella e fa quindici minuti indisturbato: secondo me la sua è una proposta elettronica molto personale, a tratti pure funky. Funkyelectro o electro funk insomma. A voler essere davvero pignoli, forse non c'è poi così tanta varietà stilistica, ma ci è piaciuto praticamente sempre.

Mammarella è "Sentenziosi Approved!"
(regia, preparare gli adesisivi Sentenziosi Approved! e spedirglieli, grazie)
(ndRegia: qua non ci sono adesivi, stronzo)
(come non detto, mi allontano in retro alla Moonwalker...)
Non mi vergogno di dire che l'80% della playlist (per non dire il 99,9% della playlist) non la conoscevo, ergo o io non capisco un cazzo (naaaa) o Fabrizio Mammarella è anche un dj produttore (molto probabile a mio avviso - notate come in questo caso io abbia facoltà di insistere su questa seconda ipotesi per discolpare la mia ignoranza e tirare acqua al mio mulino).
Il pubblico reagisce più che positivamente, si balla come dei dannati a tratti. Bravo Fabrizio (dimmi che eri tu, dimmi che eri tu...).
Intanto l'afflusso è incessante: per ogni 2 che vanno, 3 vengono. E così fino alle tre e mezza quando decidiamo di telare, ma hai voglia con 'sti traghetti dei dannati che ti abbandonano lì sull'isola! Al momento di salire, la coda sfiora duecento unità. In qualche modo - un modo da "Italia dei furbi" - fotto tutti ed entro fra i primi, mentre Frut1 dalle retrovie avanza facendosi strada tra i cadaveri.

Le pheeghe
Mah, mica tante alla fine eh. Poco stile inoltre. Una delusione in fondo.

Conclusione
In generale l'evento è promosso appieno: da farci un salto. Ovviamente conviene spararsi la ragionevole combo corti + festa. Un'altra festa - un queer party - era prevista il mercoledì (annunciata altrove anche la presenza di Johhny Depp, mah).

19 settembre 2007

Festival Circuito Off Venezia

Festival Circuito Off - San Servolo, Venezia

Aggiornamento su Circuito Off Venezia 2008

Ovvero: la decadenza veneziana, un evento su un'isola & Colin Farrell


Continua dal post precedente.
Si tratta in breve (in corto, ha-ha) di un festival cinematografico contestuale al ben più blasonato Festival del Cinema di Venezia: Circuito Off è il Festival del corto di Venezia, parallelo dunque ma non competitor diretto, bensì evento complementare alle Biennale, la quale non prevede la proiezione di film corti.
Circuito Off giunge quest'anno all'ottava edizione e, a ben vedere l'ultimo comunicato, è stato un successone, tanto che la prossima nona edizione vede già annunciato il luogo (invariato) e la data (leggermente anticipata, forse per condizioni climatiche?).

Questo festival Circuito Off del cortometraggio è evidentemente l'ideale per amanti o semplici curiosi del genere di film corto, qui solitamente per un minutaggio non superiore ai 10-12 minuti. In concorso pellicole internazionali le più disaprate, si sono distinti diversi francesi, del resto Circuito Off dovrebbe essere gemellato con l'Etrange di Parigi.
Confermate durante le proiezioni dei film in queste sette giornate numerose presenze di registi, produttori, professionisti del settore. Ma anche no: il pubblico presente durante le proiezioni era piuttosto variegato, la schiera di chi siede e applaude ci pareva composta da amanti, professionisti o anche semplici interessati/curiosi/neofiti, per terminare con gli eterni acritici per i quali - in scia alla filosofia warholiana - tutto è bello, registrando pure quelli del "non me ne frega un cazzo, ma ci sono: presenzialismo SEMPRE!". Del resto guadagnarsi l'ingresso è alla portata di tutti, con appena 5 euro.

Circuito Off sceglie di non avere un presidente di giuria, favorendo il comitato selezionatore: sono stati visionati negli scorsi mesi qualcosa come 1.500 pellicole. Non vorrei dire, ma credo che in questi casi la selezione rispecchi con fedeltà la legge marketing sulla qualità aziendale: è alta quanto il proprio punto più debole. Considerando certi "punti deboli" visionati la sera del primo settembre (vediamo oltre), non voglio proprio sapere che calvario dev'essere stato andare a fondo di tutti quei 1.500 film. Sante persone questi del comitato selezionatore. O abituè dei barbiturici.

Road to Circuito Off
Eravamo attesi sabato 1° settembre alle ore 18.30 per ritirare i nostri accrediti (avete presente quella faccenda delle persone importanti, i VIB - very important butei - ecc. ? Quella). Leggeri, leggerissimi ritardi, come da protocollo Sentenziosi standard. Qui una sintesi video del viaggio verso l'isola di San Servolo, con conseguente arrivo e presentazione della location del Circuito Off.

Ore 20
Stiamo per parcheggiare con violenza, inaudita violenza, nei mai troppo economici e suitable parkings di Piazzale Roma. L'alternativa, chissà se qualcuno segue le cronache giudiziarie di questi giorni, sarebbe stata una simpatica gita con i traghetti abusivi dalle parti del Tronchetto, l'isola parcheggio il cui racket è tuttora in mano ai seguaci del fu Felice Maniero, alla modica cifra di 5-6 €. Oppure un rene.
E sia Piazzale Roma. Coda di, arrotondo per difetto, 2 ore? Bene. Coda causata e dall'affollamento generale - perchè? Perchè? La gente è scema: c'è il festival del cinema? Tutti a Venezia. Questo è provincialismo. Ma a Venezia in quei giorni NON C'E' NE' SUCCEDE UN CAZZO GENTE, ficcatevelo in testa! - e dall'esaurimento dei posti nei parcheggi privati. Surreale ma vero, si entra unicamente quando una vettura esce!

E' il momento dell'araundeuorl, il potentissimo cocktail Sentenziosi che dilata e distorce la tua percezione sensoriale spazio-tempo. Mi concedo un goccio, giusto per convincermi che tutto sta per passare e "domani sarà... un giorno migliore vedrai.. se lo vuoi". Dopo cinque minuti, stavo scrivendo la letterina annuale a babbo natale, mentre mi consultavo via telefonica con B2 per il travestimento del prossimo carnevale, e comunque a casa presto perchè 'sta sessione di esami di giugno è alle porte a secondi.
A questo punto si preme il Turbo Boost (copyright Michael Night) della Butmobile e dopo una manovra da ritiro-arresto-butta-le-chiavi (= tagliamo la strada a circa 50 vetture) siamo in lizza per entrare, o noi fortunati. Certo, l'araundeuorl aveva agito bene, ma la moglie del cialtrone in Cayenne al quale abbiamo selvaggiamento fottuto il parcheggio e scesa a smontare e urlare a nostro indirizzo - e aveva ovviamente ragione da vendere - senza soluzione di continuità: "Vagli addosso, VAGLI ADDOSSO!", quella dicevo me la ricordo benissimo. Je t'aime aussi, cherie.


Ore 21.00
Primo traghetto verso S. Lazzaro, da lì poi traghetto speciale verso l'isola di S. Servolo. Partiti, mentre la temperatura è un misto di Luglio col bene che ti voglio mixata con L'estate sta finendo, la giacca noi ce l'abbiamo, ma non la mettiamo ancora. Ma intanto...
Oh sì, Venezia, bella, dannatamente bella, bellissima. Che arte, che spettacolo.
Una fogna all'aria aperta, marveilleus. In qualunque periodo dell'anno, qui si respira un fetido tanfo, tutto il fetume che una laguna sporca e unta può sottoporre all'attenzione della tua narice. Che ti viene subito in mente il classico legame tra decadentismo letterario e Venezia, come ci spiegavano le nobili antologie da scuola superiore, definizioni tipo "per i decadenti Venezia è figurativamente la città malata par excellence" ora comprendi perchè: cazzo erano proprio dei geni eh. Frut1 scalpita e sta per comandare alle frecce tricolore di Udine un codice Broken Arrow (attacco aereo totale) su Venezia, che sia la volta buona che la città sull'acqua diventa la città sott'acqua. Già me li vedo i tedeschi, pronti a fare immersioni.


Questa prima tappa ci riserva due curiose costanti: la campagna pubblicitaria Dolce e Gabbana a copertura di chissà quale palazzo storico, la festa privata con circa un centinaio di invitati in chissà quale palazzo storico. Certo è che i nostri occhi vedono una ventina di schiene nude, di una qualità sufficiente a trasformarmi nel conte Vladimir Butelin, professione vampiro succhia culi.

Ore 21.30
Cambio a S. Lazzaro. Sentenziosi stappa momentaneamente il naso per il primo contatto con la terraferma e, sorpresa, si respira aria di celebrità, oltre al solito vomitevole fetore. Non faccio in tempo a sgranchirmi le gambe che mi si fa incontro l'aitante Colin Farrell, lì quel giorno per presentare il nuovo film di Woody Allen "Cassandra's Dream". Solo come un tossico, a passeggio sul litorale come un turista qualsiasi, senza amici, nè scorta, col cappello di paglia da barbone e nessuno dico nessuno che lo riconoscesse.
Mi si fa incontro, ci scambiamo un'occhiata, lo saluto, mi controapostrofa. Ancora prima che potesse partire il motivetto morriconiano dell'amaro Montenegro e levarsi una tempesta di sabbia che ovviamente non avrebbe non insabbiato le mutande di tutti i presenti, siamo in modalità "pacche e saluti". E subito chi a leccare il culo (io), chi a fare battute stronzissime su quanto sono noiosi questi festival (lui), chi a inventare cazzate sul cinema (io) e chi a fare lo sborone (entrambi), chi a guardare e non capire nè comprendere e chiedere "Chi è?" (Frut1), inizia, dura e finisce la conversazione.
I fumetti mentali di Butel1 raggiungono vette mai viste di isteria da fama planetaria: mi si parano davanti scene da scalata sociale quali io e Colin sui red carpet di mezzo mondo, io e Colin a recitare nel remake di Ben Hur, io e Colin ad acchiappare top models a Parigi, Soho, Manhattan, io e Colin a cucinare insieme (?) e così via.

Io e Colin, Thelma e Louise, Simon e Garfunkel, Batman e Robin: ad un certo punto ogni duo viene a cessare, e pure noi prendiamo la strada del commiato. Senza rancori, senza foto ricordo, con tante lacrime. E un pirla che da dietro persevera con: "Ma chi era quello?". "But Colin..." protesto io, deluso dalla brevità del tutto e "Fuck off man, that's life" è il suo romantico addio. Lo ricorderò tutta la vita così, con quel dolce invito a fottermi di brutto.
Ok Butel1, ok, puoi farcela, puoi andare avanti, "Domani è un altro giorno". Detto fatto, ma non si fa in tempo a salire sul traghetto diretto all'Isola di San Servolo, che la stampa mi assale.
Butel1: "Cioè con Colinnn... siamo amisci da 'na vita..."
Stampa tutta: "Ok è un cazzone, taglia taglia".
Butel1: "No no beh, stiamo concretizzando una collaborazione... fiction, teatro, scinema... e poi..."
Frut1: "stai parlando da solo da cinque minuti"
Butel1: "Fiction, teatro, scinema...", che dire, l'auraundeuorl a volte ritorna. Con prepotenza.

Ore 22
Giungiamo infine su 'sta maledetta Isola di San Servolo, teatro del Circuito Off, il festival del cortometraggio di Venezia. E magari c'hanno pure seppellito un tesoro, che ne so...

Partiamo con le certezze
- 2Night.it, al contempo nostro amore e nostra nemesì, c'è!


festival circuito off venezia


- questione accrediti ovvero ingresso omaggio: dunque, l'ingresso come detto è alla portata di tutti, per appena cinque euro. Ma secondo voi, se questi mi piazzano lì un accredito online sotto la voce "Professionisti" (de che? Onanista di professione, rientra tra i professionisti no?). Tutto fila liscia, abbiamo i nostri pass, più qualche gadget. Notiamo come ottenere l'accredito sia un gioco da ragazzi, molti altri hanno fiutato l'affare: credo che siamo di fronte ad un effetto Vinitaly, chi non entra gratis, alzi la mano. Come accreditarsi? Semplice: ti spacci per un professionista dell'informazione, del cinema, del mondo della cultura, ecc. e per quelli di Circuito Off - ripeto, sante persone! - tu sei chi dici di essere. La parola, la finzione, l'irrealtà vince sul reale qui.
Per dire, noi eravamo Marco e Michele di una nota rivista online. Ovviamente inventata. Invece, nè i pass, nè la dicitura "Marco - actor" (si sono pure sbagliati, ma questa sera è destino!), erano inventate. Nelle tre ore successive Butel1 non farà altro che legittimare il proprio nuovo status con tutte le fighe dell'evento. Del resto, se lo status (finto) non è funzionale, che status è?

La location
Siamo su un'isola. Cioè (cioè, cioè... entriamo in modalità Giovanni Paolo II), questi per il loro evento e la loro festa hanno un'isola tutta loro! L'architettura del palazzo, i suoi interni, gli esterni, i cortili... beh è da massimo dei voti: 10 meno, una location da urlo questa di San Servolo.


circuito off

La prima stanza è un pugno barocco da quanto sono pompose quelle lingue di luce, ma ci sta e apprezziamo (c'è nel filmato di cui sopra).
Sapienti illuminazioni dinamiche sono poi distribuite con sobrietà e gusto qua e là, appena si trova un'arcata da valorizzare:


festival circuito off

circuito off san servolo venezia

Al momento del nostro arrivo, il primo cortile col bar e una consolle è ancora semi deserto,

circuito off festival isola san servolo
"Veecio evento sponsorizzato Levi's e All Music veecio!"

mentre l'enorme spazio verde adibito ad ospitare il party di mezzanotte è vuoto e basta, al momento c'è un palco senza un dj che boccheggia spot tramite i propri due pannelli video:


festival corti circuito off venezia

circuito off venezia


A quest'ora, sono ancora tutti nella terza area, l'area delle proiezioni, il cinema all'aperto. Spostiamoci lì anche noi [ndLettore: "Che suspence vecio, no dico vuoi farci morire?].

Continua al post successivo