05 ottobre 2006

A volte ci osservano. Troppe volte.

Ho sempre trovato molto curioso studiare le reazioni ai nostri gesti da parte della gente che quotidianamente ci circonda. Le persone giungono a scrutarti perfino con fronte corrugata, talvolta. Si tratta infatti, secondo me, di una costante del nostro paesaggio urbano, come anche di quello extraurbano: qualcuno ti sta guardando, costantemente.

Al che, anni fa, mi sovvenne un dubbio: "Ma la gente, che cazzo si guarda?".
Mi ricordo di un episodio significativo ai fini del mio ragionamento, ma di per sè insignificante (prendiamolo qualo epifania da routine): durante il mio periodo di pratica alla scuola guida, intorno alla settima guida circa, mi trovavo in coda ad un semaforo. Il mio istruttore mi consiglia di mettere il freno a mano e la folle, chè lui savrebbe dovuto smontare dall'auto per buttare una bottiglia di plastica nei bidoni poco oltre il marciapede che costeggiavano la vettura. Così fa: apre lo sportello, sceglie con cura il contenitore dei rifiuti plastici e affini, risale e chiude. A questo punto mi chiede di osservare con attenzione lo sguardo indagatore dell'anziana signora posta nell'auto restrostante la nostra: aveva una vista a raggi x e, mi assicura lui, aveva osservato con attenzione ogni suo gesto.
E' quanto mai plausibile ipotizzare che la "vecchia" abbia voluto sondare la precisione e la dimestichezza del mio istruttore con i cassonetti della spazzatura. Chiamasi: sega mentale.

Potremmo ora declinare il mio vivo e attuale dubbio (tal'è) in alcune domande che articolano la precedente:
-perchè la gente ci guarda?
-quando?
-cosa?
-ma guarda o fa finta?
-teleologia: qual è il fine del loro interesse?
-quello del guardone, è un fenomeno tutto italiano?
-sono sociologi o psicologi, o semplicemente rompicoglioni?

Molto ancora s'ha da scriverne.

1 commenti:

frgulla ha detto...

certo che si osserva e si è osservati
è nell'ordine delle cose
rimedio?
fottersene